Il P38 Lighting, il caccia bimotore usato dagli americani per l'abbattimento.
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Il P38 Lighting, il caccia bimotore usato dagli americani per l'abbattimento.
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Questa e' una prova indiretta che gli americani avevano forzatoOriginally posted by marcejap
In the late afternoon of April 17, 1943, a top-secret message arrived at Army Air Force headquarters on Guadalcanal. Code breakers working for the U.S. Navy had deciphered a critical message sent by the Imperial Japanese Navy.
Adm. Isoroku Yamamoto, commander in chief of the Imperial Navy and the architect of the attack on Pearl Harbor, was scheduled to arrive in Bougainville the next morning. The admiral's arrival placed him in range of American P-38 Lighting fighters based on Guadalcanal.
Unknown to Yamamoto, the U.S. Navy had found a way to break the Imperial codes. American forces used the critical cipher breakthrough to defeat the Japanese Navy at Midway. Now the code breakers had information that placed Yamamoto himself in peril.
The top-secret message sent to the U.S. Army outpost at Guadalcanal outlined the admiral's trip, giving the exact time of takeoff and landing. It ended simply, "Maximum effort should be made to destroy Yamamoto."
In the early morning hours of April 18, 1943, two flights of P-38 Lightings took off. At 9:33 a.m., after two hours of wave-hopping low-level flight, radio silence was dramatically broken.
"Bogey. Ten o'clock high."
In less than three minutes, Capt. Thomas Lamphier was able to maneuver his Lighting onto the tail of Adm. Yamamoto's Betty bomber. Lamphier fired a long single burst of .50 caliber machine gun fire directly into the bomber, sending it in flames to the jungle floor below, killing Yamamoto.
Although the war in the Pacific would last for over two more years, the loss of Yamamoto was a blow from which Imperial Japan would never recover.
i codici segreti giapponesi e quindi di conseguenza provano cosi' quello che non hanno mai ammesso e cio' di conoscere
perfettamente quanto concerneva l'attacco su Pearl Haorbour
da loro provocato in tutti i modi.Ma di Peaerl Harbour non doveva mai esser detta la verita'.Dunque...................
Un saluto


Originally posted by Ferruccio
Questa e' una prova indiretta che gli americani avevano forzato
i codici segreti giapponesi e quindi di conseguenza provano cosi' quello che non hanno mai ammesso e cio' di conoscere
perfettamente quanto concerneva l'attacco su Pearl Haorbour
da loro provocato in tutti i modi.Ma di Peaerl Harbour non doveva mai esser detta la verita'.Dunque...................
Un saluto
Non è detto. Gli americani affermano di aver codificato i codici giapponesi DOPO l'attacco a Pearl Harbour. Tra l'altro neanche durante lo scontro alle Midway avevano ancora decodificato tale codice, che vinsero perchè una squadriglia di bombardieri capitò per caso sulle portaerei giapponesi mentre queste avevano il ponte occupato dagli aerei che dovevano decollare, e quindi in condizioni di grande vulnerabilità.
Naturalmente potrebbero mentire, ma su questo non abbiamo nessuna prova, a parte le dichiarazioni di alcuni storici americani.


Originally posted by marcejap
Non è detto. Gli americani affermano di aver codificato i codici giapponesi DOPO l'attacco a Pearl Harbour. Tra l'altro neanche durante lo scontro alle Midway avevano ancora decodificato tale codice, che vinsero perchè una squadriglia di bombardieri capitò per caso sulle portaerei giapponesi mentre queste avevano il ponte occupato dagli aerei che dovevano decollare, e quindi in condizioni di grande vulnerabilità.
Naturalmente potrebbero mentire, ma su questo non abbiamo nessuna prova, a parte le dichiarazioni di alcuni storici americani.


Mentono e non possono fare altro che mentire.Lo storicoi americano Roberto Stinnete ha portato prove tali da rendee imposssibile aun controprova qualsiasi.Originally posted by marcejap
Non è detto. Gli americani affermano di aver codificato i codici giapponesi DOPO l'attacco a Pearl Harbour. Tra l'altro neanche durante lo scontro alle Midway avevano ancora decodificato tale codice, che vinsero perchè una squadriglia di bombardieri capitò per caso sulle portaerei giapponesi mentre queste avevano il ponte occupato dagli aerei che dovevano decollare, e quindi in condizioni di grande vulnerabilità.
Naturalmente potrebbero mentire, ma su questo non abbiamo nessuna prova, a parte le dichiarazioni di alcuni storici americani.
Gli americani non posson o ammettere di avere forzato con " magica " il codicve " purple " giapponese altrimenti verrebe alla luce che i veri responsabili di Pearl Harbour era Roosvelt ed i suoi piu' dirertti collaboratori.
Legere in proposito di Robert Stinnett: Pearl Harbour il giorno dell'inganno e magari anche PERAL HaRBOUR di Stewart Granger.
Era come essere al tavolo della Stato Maggiore giapponese dira' poi il generale Marshall !
Gli USA avevano assoluto bisogno che fossero i giapponesi a tirare il primo co,lpo per forzare una opinione pub blica contraria alla gujrra.
E del resto ancora oggi...............dove sono le armi di distruzione di massa di Saddam ? Nella fantasia di Rumsfeld !.Se non e' zuppa e' pan bagnato.
Vedi guerra Cuba ed incendio corazzata Maine. affondamento Lusitania, oncidente del Tonchino ! Sempre lo stesso cliche',lo stesso " brevetto " tanti gli ingenui abboccano sempre basta orchestare una adeguata campagna di stampa o meglio di " disinformazia "
Un saluto


originally posted by Ferruccio:
... questa e' una prova indiretta che gli americani avevano forzato i codici segreti giapponesi e quindi di conseguenza provano cosi' quello che non hanno mai ammesso e cio' di conoscere perfettamente quanto concerneva l'attacco su Pearl Haorbour da loro provocato in tutti i modi. Ma di Peaerl Harbour non doveva mai esser detta la verita'. Dunque...
... and replied by marcejap:
... non è detto. Gli americani affermano di aver codificato i codici giapponesi dopo l'attacco a Pearl Harbour. Tra l'altro neanche durante lo scontro alle Midway avevano ancora decodificato tale codice, che vinsero perchè una squadriglia di bombardieri capitò per caso sulle portaerei giapponesi mentre queste avevano il ponte occupato dagli aerei che dovevano decollare, e quindi in condizioni di grande vulnerabilità...
cari amici
vi ringrazio di aver aperto questa discussione interessantissima che anticipa tra l'altro alcune cose che approfondirò al momento opportuno sul thread dal titolo L'arma che ha vinto la seconda guerra mondiale... e non solo....
Tra i vostri due pareri poi la mia preferenza và decisamente per quello di Ferruccio, anche perchè ha trovato recente conferma da parte delle stesse autorità degli Stati Uniti. A questo proposito ho scritto nel thread Qual è l'obiettivo del 'progetto per il nuovo secolo'?..., aperto sul forum della CdL, il seguente postato, tratto da http://www.geocities.com/Pentagon/6315/pearl.html , che sottopongo alla vostra attenzione perchè assai eloquente...
... contando di approfondire l'interessante argomento vi auguro...
... cordiali saluti!...
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La nave da battaglia Arizona in fiamme in seguito all'esplosione dei depositi di munizioni di poppa. Più di mille furono i morti a bordo e oggi queste parole sono scritte sul Uss Arizona Memorial...
Da questo giorno fino alla fine del mondo
noi tutti ricorderemo…
Noi, pochi e felici, una banda di fratelli…
Chi oggi ha dato il sangue per me
sarà mio fratello in eterno…
Pearl Harbour - La madre di tutte le cospirazioni
‘ … tutto ciò che i giapponesi stavano pianificando era noto agli Stati Uniti…’ [da un report ‘top secret’ dello stato maggiore dell’esercito Usa, ottobre 1944]
Il presidente Roosevelt [FDR nel seguito] provocò deliberatamente l’attacco giapponese. Egli era a conoscenza di tutto e tento poi di mascherare la mancata messa in stato di allarme dei comandi militari delle Hawaii. FDR aveva bisogno di quell’attacco per avere un pretesto per muovere guerra ad Hitler, dal momento che la stragrande maggioranza del Congresso era contro l’intervento militare in Europa. E’ stata l’occasione per entrare in guerra passando per la ‘porta di servizio’.
FDR rese ciechi i comandi a Pearl Harbour in questo modo…
1. nascondendo loro tutto il materiale dell’intelligence
2. informando falsamente, il 27 novembre 1941, che i negoziati con il Giappone volti a scongiurare la guerra stavano procedendo mentre di fatto essa era ormai inevitabile
3. fornendo false informazioni circa la dislocazione della squadra di portaerei giapponesi
Le tappe preliminari…
1940 – FDR ordina il trasferimento della flotta del Pacifico dalla costa occidentale degli Stati Uniti alle Hawaii, in posizione assai più esposta. Ordinò inoltre che la flotta stazionasse a Pearl Harbour senza tener conto delle rimostranze del comandante in capo ammiraglio Richardson che lamentava la inadeguata protezione da attacchi aerei e sottomarini fornita da quella base. Convinto fermamente di ciò, Richardson per due volte disattende l’ordine di tenere la flotta all’ancora e questo gli vale l’esonero dal comando nell’ottobre del ’40. Il suo successore, ammiraglio Kimmel, manifesta al presidente gli stessi timori di Richarson nel giugno del ’41.
7 ottobre 1940 – L’analista del comando supremo della Marina McCollum scrive una memoria in 8 punti su come forzare il Giappone ad entrare in guerra contro gli Stati Uniti. A partire dal giorno successivo FDR comincia a tradurre tutti gli 8 punti in disposizioni operative.
11 novembre ’40 – Ventuno apparecchi britannici, decollati dalla portaerei Illustrious, attaccano la flotta italiana a Taranto usando un nuovo tipo di siluro in grado di passare sotto gli sbarramenti e dotato di spoletta magnetica. Tre corazzate sono colpite e una di esse, la Cavour, non rientrerà più in servizio.
11 febbraio ’41 – FDR propone il sacrificio di 6 incrociatori e 2 portaerei nella baia di Manila pur di entrare in guerra. Gli ribatte il comandante in capo della marina Stark: ‘… già in precedenza mi sono dovuto opporre a questo e lei ha dovuto convenire. Le ricordo in particolare che in una recente conferenza Mr. Hull ha suggerito di trasferire più forze a Manila e a tale proposta si è obiettato che non ha senso puntare sulla perdita di un incrociatore o due, e neppure su cinque o sei…’ [Charles Beard – President Roosevelt and the coming of war, p. 424]
marzo ’41 – FDR invia munizioni ai belligeranti in Europa fornendo anche la scorta alle navi che li trasportano [entrambe queste cose costituiscono violazione delle leggi internazionali] in virtù della legge ‘Affitti e Prestiti’
23 giugno ’41 – L’advisor Harold Ickes prepara per FDR una memoria il giorno successivo all’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania. ‘… vi è necessità di creare in Giappone, tramite l’embargo di petrolio, una situazione tale da rendere non solo possibile ma anzi inevitabile la sua discesa in guerra. Se noi riuscissimo in questo eviteremmo inoltre di essere criticati per esserci alleati con la Russia comunista…’.
22 luglio ’41 - FDR riceve un rapporto, assai apprezzato, dall’ammiraglio Richmond Turner : ‘… è opinione generale che l’interruzione delle forniture di petrolio [al Giappone] creerà le premesse per l’invasione delle Indie Olandesi […]… sembra pressochè certo che questa comporterà anche un’azione militare contro le Filippine, cosa che ci coinvolgerebbe immediatamente in una guerra nel Pacifico…’.
24 luglio ’41 – FDR proclama di fronte al Volunteer Partecipation Committee : ‘… se solo avessimo deciso l’embargo di petrolio un anno fa, ora saremmo già in guerra…’ . Il giorno dopo sempre FDR congela tutti i crediti giapponesi negli Stati Uniti, tagliando definitivamente le forniture di petrolio al Giappone e forzandolo alla guerra contro gli Stati Uniti. Da questo momento in poi viene fortemente limitato il flusso informatico dell’intelligence verso le Hawaii.
14 agosto ’41 – Durante la Conferenza Atlantica Churchill annota nel suo diario: ‘…il desiderio acuto di guerra da parte di Roosevelt mi lascia addirittura attonito…’. Telegrafa al proprio gabinetto in Inghilterra: ‘… [FDR] è assai determinato e seguire la nostra causa…’
18 ottobre ’41 – Dal diario del segretario agli interni Harold Ickes: ‘… da lungo tempo sono convinto che l’unica strada per entrare in guerra passa dal Giappone…’
Codici…
Codice Porpora – La principale macchina cifrante diplomatica giapponese, usata nelle comunicazioni telefoniche per cifrare separatamente ogni carattere. Esso fu penetrato dal Army Signal Intelligence Service [331 unomini]
J-19 – il cifrario diplomatico giapponese maggiormente in uso. Anch’esso fu penetrato.
JNA-20, detto anche Coral Machine Cipher – Versione semplificata del ‘Codice Porpora’ usato dalla marina giapponese. Solo un messaggio trasmesso con questo codice e decifrato prima di Pearl Harbour è stato desecretato.
JN-25 – Il sistema criptografico ‘standard’ della marina giapponese [un esemplare si può vedere in http://www.geocities.com/Pentagon/6315/jn25b.gif ]. Introdotto nel giugno ’39 era un codice di vecchio tipo, simile a quello usato dall’esercito e dalla marina americani fino al 1898 e successivamente abbandonato perché ritenuto non più sicuro. La versione A consisteva in un dizionario di 5600 numeri, parole e frasi, ciascuno codificato con un numero di cinque cifre. Questi venivano sopracifrati con una sequenza di numeri casuali contenuta in un secondo dizionario. Il dizionario base era stato cambiato nel dicembre ’40 e sostituito con la versione B, leggermente più estesa. Il dizionario dei numeri casuali era cambiato di norma ogni 3-6 mesi, l’ultima volta il 1 agosto ’41. I giapponesi utilizzarono questo codice fino a che non fu sostituito con lo JN-25B, il quale però nei primi due mesi continuò ad usare il precedente dizionario di sopracifratura, già noto agli americani. Fu così un gioco da bambini per il gruppo della marina OP-20-G [composto da 738 uomini, il cui principale ed unico compito era occuparsi dei codici giapponesi] ricostruire il nuovo dizionario. Nel 1994 la Nsa ha reso pubblico il codice JN-25B, completamente penetrato già del dicembre ’40 e passato ai criptoanalisti britannici nel gennaio ’41. Tale codice fornì il supporto di segretezza alle comunicazioni giapponesi durante l’intera operazione di Pearl Harbour. La fonte ufficiale americana sul codice JN-25B è la Naval Security Group History to Wolrd War II, scritta dal comandante J. Holtwitch nel giugno ’71. Si legge a pagina 398: ‘… all’inizio di dicembre del ’41 avevamo risolto completamente il problema della decodifica dei messaggi del nemico[…]. Churchill scriveva: dalla fine del ’40 gli americani avevano fatto breccia nei vitali codici giapponesi ed eravamo cosi in grado di leggere gran parte dei telegrammi militari e diplomatici. Il capo dei criptoanalisti americani Safford scriveva nel ’41: il gruppo COMINT della marina fu in grado di sferrare un colpo disastroso ai giapponesi, senza alcun aiuto da parte dei colleghi dell’esercito. Il primo paragrafo del rapporto al Congresso nr. 151 afferma testualmente che ‘in questo momento [istantly] gli Stati Uniti erano in grado di leggere il codice JN-25B e scambiare le ‘traduzioni’ con i britannici ben prima dell’attacco a Pearl Harbour.
Il capo dei criptoanalisti della marina ha scritto in Cryptologia nel luglio ’82:
‘… per quanto concerne la sicurezza lo JN-25B era solo di poco migliore al codice usato da Giulio Cesare e da Augusto [!!…- n.d.t.]. Il dizionario era in giapponese con l’aggiunta di alcuni caratteri cinesi e in pratica la diffcoltà intrinseca della lingua ha dato la migliore sicurezza e creato le maggiori difficoltà ai criptoanalisti…’
Nel ’79 la Nsa ha riportato che, dei 26581 messaggi codificati con il codice JN-25B e intercettati tra il 1 settembre e il 1 dicembre ’41, 2413 furono quelli decifrati. Sempre la Nsa aggiunge: ‘… ora possiamo rivelare che essi contenevano importanti dettagli concernenti l’esistenza, l’organizzazione, gli obiettivi, e perfino la dislocazione della forza d’attacco destinata all’operazione contro Pearl Harbour [Parker, p 21]…’. Riguardo alle altre migliaia di messaggi inviati da Tokio alla squadra d’attacco, ognuno è stato inviato ad ogni ora dispari della giornata con un proprio numero di serie. A partire dai primi di novembre del ’41, quando la squadra si riunì e cominciò a ricevere istruzioni via radio, l’OP-20-G lavorò 24 ore su 24 e il ‘First Team’ di criptoanalisi fu costantemente impegnato sul codice JN-25B. Per tutto il mese di novembre e i primi di dicembre l’OP-20-G spese l’85% delle proprie risorse per decifrare i messaggi della marina giapponese, il 12% per il codice diplomatico giapponese e solo il 3% per i messaggi della marina germanica. FDR era tenuto al corrente almeno due volte al giorno riguardo al traffico cifrato col codice JN-25B dal proprio aiutante, il comandante John Beardell, e pretendeva gli fossero consegnati i messaggi originali tradotti in inglese [evidentemente FDR non aveva sulla scrivania della stanza ovale la controfigura di Monica Lewinsky… troppo pericolosa in questi casi…]. Dopo la guerra per oltre un quarto di secolo il governo americano ha negato, in nome della ‘sicurezza nazionale’, la divulgazione di qualsiasi messaggio in codice JN-25B decifrato prima di Pearl Harbour.
AD, detto anche ‘Administrative Coding - Si tratta di un codice a trasposizione di caratteri [quattro] di vecchio tipo usato dal personale amministrativo. Introdotto nel ’38, venne usato saltuariamente fino al ’40. Nessun importante messaggio è stato mai inviato codificato con questo codice assai debole.
Magic - Con tale nome era designato il codice diplomatico giapponese. E’ difficile non concordare con l’opinione dello storico Charles Bateson: ‘…i messaggi codificati con Magic parlavano in maniera così evidente dell’attacco a Pearl Harbour che è inconcepibile che qualcuno abbia sbagliato nell’interpretare le intenzioni dei giapponesi…’. La Nsa è pervenuta alle stesse conclusioni nel ’55.
Segnali premonitori…
27 gennaio ‘41 – Il Dr. Ricardo Shreiber, funzionario di origine peruviana inviato a Tokio per incontrarsi con Max Bishop, terzo segretario dell’ambasciata americana, riferisce che fonti di intelligence hanno rivelato l’esistenza di un piano di attacco a sorpresa su Pearl Harbour. Questa informazione è trasferita al dipartimento di stato, all’intelligence navale e all’ammiraglio Kimmel alle Hawaai.
31 marzo ‘41 – Un report della marina, redatto da Bellinger e Martin, prevede che in caso di guerra contro gli Stati Uniti i giapponesi attacchino senza preavviso Pearl Harbour con gli aerei partiti da una squadra formata da non meno di sei portaerei [Tale previsione dovrà rivelarsi esatta. Le sei portaerei furono la Akagi (Castello Rosso), la Kaga (Gioia Esaltante), la Hiryu (Dragone Volante), la Soryu (Dragone Verde), la Shohaku (Gru che sale) e la Zuihaku (Gru Felice). Chissà perché il numero sei è legato ad altre affermazioni profetiche… per esempio sei… ehm meglio lasciar perdere… - n.d.t.]. Per anni gli strateghi navali avevano dato per scontato che il Giappone avrebbe attaccato la flotta americana nelle primissime ore di ostilità, ovunque essa si trovasse [Un significativo precedente si era avuto nella guerra russo-giapponese del 1904-5. Poche prima dell’apertura ‘ufficiale’ delle ostilità una squadriglia di siluranti giapponesi attaccò la flotta Russa del Pacifico ancorata, a causa della bassa marea, fuori dalla sua base di Port Hartur. I danni non furono per la verità molto significativi, in quanto rimasero danneggiate, non in modo irreparabile, solo due navi, la corazzata Poltava e l’incrociatore Yemtchug… - n.d.t.]. La flotta era in effetti l’unico ostacolo all’espansione giapponese. Logicamente il Giappone non avrebbe mai potuto sfidare la flotta americana nelle sue acque di casa, in quanto le sue opzioni strategiche non erano illimitate.
10 luglio ’41 – L’addetto militare americano a Tokio Smith-Hutton riferisce di un finto attacco portato da aerosiluranti alle maggiori navi della flotta ancorate nella baia di Ariake, molto simile alla baia di Pearl Harbour.
luglio ’41 – L’addetto militare in Messico riferisce che i giapponesi stanno allestendo speciali minisommergibili destinati all’attacco della flotta americana a Pearl Harbour, e che il programma di addestramento degli equipaggi è in corso.
10 agosto ’41 – Il ‘top agent’ britannico Dusko Popov, nome in codice Trycycle, riferisce all’Fbi dell’esistenza di un piano di attacco contro Pearl Harbour in uno stadio assai avanzato. L’Fbi replica che le informazioni da lui fornite sono ‘troppo precise e complete per essere credute. Il questionario e altre informazioni saranno inviate agli organi di competenza. Si ha la sensazione che si tratti di una trappola’. Popov riferisce inoltre che un’alta carica della marina giapponese si è recata a Taranto per raccogliere elementi utili per l’elaborazione del piano di attacco. L’informazione è passata al comando in capo della marina.
24 settembre ’41 – Viene decifrato un ‘messaggio bomba’ in codice J-19 inviato dal dipartimento di intelligence navale giapponese al console ad Honolulu, nel quale si richiede di specificare l’ancoraggio di ogni nave allo scopo di suddividere i bersagli tra bombardieri e aerosiluranti in modo opportuno. Non v’è ragione di conoscere l’esatta posizione di ogni nave, a meno che non le si voglia attaccare, è l’ovvia conclusione. Il capo della pianificazione di guerra Turner e il capo delle operazioni navali Stark chiedono l’autorizzazione affinchè le informazioni decifrate da Safford siano trasmesse alle Hawaii. L’autorizzazione viene negata e il comandante Kirk dell’intelligence navale, il quale insiste affinchè il comando delle Hawaai sia allertato, è rimosso dall’incarico. Fu proprio la mancanza di informazioni di questo che causò l’esonero e la messa sotto processo dei comandi delle Hawaii, con l’accusa di non essere stati in gradi di prevedere l’attacco giapponese.
Il ‘messaggio bomba’ fu inviato al ‘Capo dell’ufficio 3 del Naval General Staff con la qualifica Secret Intelligence Message e uno speciale numero di serie, cosicchè la sua importanza non può essere messa in dubbio. Il testo:
‘Con priorità assoluta desideriamo ricevere il più sollecitamente possibile rapporto concernente le navi da guerra presenti nei seguenti scali:
Area A. Acque tra Fort Island e l’Arsenale
Atrea B. Acque adiacenti il South Island e Fort Island [Tale area è al lato opposto l’Area A]
Area C. East Lock.
Area D. Middle Lock.
Area E. West Lock e le acque di comunicazione.
Con riguardo a navi da battaglia e portaerei vorremmo avere nel rapporto informazioni se sono all’ancora oppure in bacino. Se possibile designare classe di appartenenza e se due o più di esse sono ormeggiate affiancate.
ottobre ’41 – La ‘top spy’ sovietica Richard Sorge, l’agente segreto più famoso della storia, informa il Cremlino che Pearl Harbour sarà attaccata entro 60 giorni. Mosca gli rende noto che l’informazione sarà passata agli Stati Uniti. Particolare interessante è che ogni riferimento a Pearl Harbour nella copia in possesso al dipartimento di guerra delle confessioni [32000 parole] rese da Sorge ai giapponesi è stato cancellato [NY Daily News, 17 maggio ‘51]
16 ottobre ’41 – FDR umilia gravemente l’ambasciatore giapponese e rifiuta di incontrare il premier Konoye, in modo da favorire l’ascesa al potere del partito dei ‘falchi’, guidato dal generale Tojo.
1° novembre ’41 – Viene decifrato un ordine codificato in JN-25B che prescrive di continuare la sorveglianza sulle unità principali della flotta all’ancora in modo da preparare ’l’attacco e la completa distruzione della marina americana’. Il messaggio accenna anche a bombe perforanti e siluri a bassa profondità di immersione.
13 novembre ’41 – L’ambasciatore tedesco negli Stati Uniti Dr. Thoemsen, antinazista, avvisa il comando supremo militare americano che Pearl Harbour sarà attaccata.
14 novembre ’41 – La marina mercantile giapponese è allertata che il codice di segnalazioni prescritto per il tempo di guerra entrerà in vigore a partire dal 1° dicembre.
22 novembre ’41 – Tokio comunica all’ambasciatore Nomura a Washington affinchè sposti la data ultima per la stipula di una soluzione negoziata al 29 novembre: ‘… questa proroga significa che tale data non può assolutamente essere differita oltre. Da questa data in poi avrà luogo quanto si è stabilito…’
23 novembre ’41 – Ordine cifrato con Jn-25B: ‘Il primo attacco aereo avrà luogo alle ore 03.30 del giorno X [Ora di Tokio, corrispondenti alle 8 antimeridiane di Honolulu]’
25 novembre ’41 – I criptoanalisti britannici decifrano un messaggio del 19 novembre, cifrato con il codice J-19. Esso preannuncia che l’ordine di attacco sarà trasmesso da Radio Tokio mascherato da bollettino meteorologico che preannuncia uragano proveniente da est [Higashi].
Il segretario alla guerra Stimson annota nel suo diario: ‘… FDR ha comunicato che è probabilmente saremo attaccati prima di lunedì. FDR ha detto: il problema è come costringerli a sparare il primo colpo senza troppo danno per noi. A dispetto del rischio connesso, lasciare che i giapponesi sparino per primi ci permetterà di ottenere il pieno consenso del popolo americano, a condizione che sia certo per chiunque da che parte stiano gli aggressori…’
Il dipartimento della marina a tutte le navi nel Pacifico di tenere una rotta che passi a sud del parallelo delle Hawaii [la squadra d’attacco giapponese aveva avuto ordine si seguire una rotta a nord del parallelo delle Hawaii… - n.d.t.]. L’ADM Turner testimonierà: ‘… instradammo tutto il traffico navale a sud delle Stretto di Torres, in modo che la task force giapponese non incontrasse nessuno sulla rotta…’
Yamamoto comunica via radio in JN-25B:
a) la forza d’attacco, tenendo rigorosamente segreti i propri movimenti e mantenendo stretta sorveglianza nei confronti si sommergibili ed aerei, dovrà avanzare in direzione delle Hawaii fino all’apertura delle ostilità, attaccare la forza navale principale degli Strati Uniti là dislocata ed assestarle un colpo mortale. L’attacco è programmato per il giorno X, data che verrà comunicata a tempo debito.
b) nel caso che il negoziato con gli Stati Uniti proceda con successo la forza d’attacco dovrà predisporre il ritorno e il raggruppamento nelle proprie basi
c) la forza d’attacco muoverà da Hitokappu Wan la mattina del 26 novembre e procederà in modo da trovarsi nel punto stabilito per il rifornimento per il pomeriggio del 4 dicembre
Tale ordine viene decodificato dagli inglesi il 25 novembre e dagli olandesi il 27 novembre. Quando è stato decodificato dagli americani è tuttora segreto, anche se il 26 novembre ’41 la Naval Intelligence segnala la concentrazione della flotta giapponese in assetto di guerra in località sconosciuta.
26 novembre ’41 – Churchill invia un messaggio segreto urgente a FDR, probabilmente contenente il messaggio decodificato il giorno prima. Questo messaggio causa a Washington compresibile agitazione. Di tutta la voluminosa corrispondenza tra Churchill e FDR, questo è il solo che non è stato mai reso noto, sempre in ossequio della ‘sicurezza nazionale’. Stark ha testimoniato che ‘il 26 novembre ricevemmo una specifica segnalazione circa l’evidente intenzione giapponese di promuovere un’offensiva contro Gran Bretagna e Stati Uniti’. Il direttore della Cia William Casey, che nel 1941 lavorava nell’Oss, nel suo libro The secret war against Hitler a pagina 7 scrive: ‘… gli inglesi ci segnalarono che la flotta giapponese era in rotta verso est in direzione delle Hawaii…’.
In accordo con le decisione prese nella riunione riguardo al first shot del giorno prima, Washington ordina alle portaerei Enterprise e Lexington di uscire da Pearl Harbour ‘nel più breve tempo possibile’. L’ordine implica di lasciare a terra 50 aeroplani, in gran parte antiquati e non in grado di garantire adeguata difesa. In risposta al messaggio di Churchill, FDR telegrafa in segreto quello stesso pomeriggio: ‘… negoziato sospeso. Servizi informativi attendono attacco entro due settimane…’.
Viene inviato quello che è stato chiamato ‘il documento più scottante’, l’ultimatum di Hull, che impone al Giappone di ritirarsi dalla Cina e dall’Indocina. L’ambasciatore americano in Giappone ha affermato: ‘con esso si è premuto il bottone della guerra’.
27 novembre ’41 – Il segretario alla guerra Stimson lancia un confuso ‘all’erta per possibile azioni ostili’. Secondo la corte di giustizia della marina questo messaggio ha diretto l’attenzione lontano da Pearl Harbour. In base a tale direttiva all’esercito, che di norma non ha compiti di ricognizione a largo raggio, viene assegnato proprio tale incarico, togliendolo alla marina, per la quale essa è una routine. La zona che la marina deve sorvegliare viene circoscritta 5000 miglia lontano da Pearl Harbour. Washington specifica, ripetendo tre volte per essere bene intesa, che queste istruzioni provengono direttamente dal presidente. Era inusuale che il presidente assumesse direttamente su di sé le prescrizioni di sicurezza cui i comandi militari periferici , delle Hawaii in questo caso, dovevano confermarsi. La domanda è semplice: quale genere di ‘iniziativa’ si aspettava a Pearl Harbour da parte giapponese?…
29 novembre ’41 – Hull mostra in Lafayette Park, posto di fronte alla Casa Bianca, al reporter della United Press Joe Leib un messaggio nel quale è scritto che Pearl Harbour sarà attaccata il 7 dicembre, proprio come predetto nel messaggio di Churchill del 26 novembre. Il New York Times dell’8 dicembre ’41 riporterà a pag. 13 sotto il titolo Attack was expected che negli stati Uniti si sapeva dell’attacco a Pearl Harbour almeno una settimana prima. Leib non era stato il solo reporter con il quale Hull aveva parlato.
30 novembre ’41 – La flotta giapponese è raggiunta dal seguente ordine codificato in Jn-25B : ‘Il Giappone, a causa dell’imprescindibile necessità di autoconservazione e autodifesa, ha preso la decisione di dichiarare guerra agli Stati Uniti d’America’. Da un messaggio codificato con J-19 del giorno seguente i servizi americani traducono dettagliate istruzioni trasmesse dal Giappone per l’internamento dei cittadini americani e britannici residenti in Asia, istruzioni da eseguirsi ‘nelle prime ore di ostilità’.
1° dicembre ’41 – Il ministro degli esteri Togo telegrafa all’ambasciatore a Washington Nomura raccomandandogli di continuare i negoziati ‘in modo da non insospettire gli americani’.
La petroliera Shiriya, facente parte della forza d’attacco giapponese, comunica via radio: ‘Procediamo verso la posizione 30.00 N, 154.20 E. Data del previsto arrivo, 3 dicembre’. Questo messaggio, conservato negli archivi di Washington, di fatto sfata io mito secondo il quale la flotta d’attacco mantenne un assoluto silenzio radio. Non vi era in realtà alcun ordine al riguardo. I numeri di serie dimostrano che la forza d’attacco giapponese inviò 663 messaggi radio tra il 16 novembre e il 7 dicembre, circa uno ogni ora. Il 29 novembre la Hiyei [una corazzata di scorta alla forza d’attacco…- n.d.r.] aveva inviato un messaggio al comando della 3-a flotta. Il 30 novembre la Akagi aveva inviato diversi messaggi alle petroliere. Nel suo Day of Deceit [pag 209] Stinnet riporta che quasi 100 messaggi inviati dalla forza d’attacco in quei giorni sono conservati nei National Archives. Tutti i messaggi captati dalle stazioni di radiorilevamento a terra furono crudelmente tagliati. Dall’analisi del traffico risulta chiaro che la squadra di portaerei giapponese si trovava nel Pacifico Settentrionale. Il fatto più sconcertante è che in risposta a questi rapporti il comando di Mc Artur inviò una serie di tre messaggi [26 e 29 novembre, 2 dicembre] nei quali le portaerei giapponesi erano segnalate nel Mar Cinese Meridionale. Questa erronea informazione, che la Nsa definisce ‘inesplicabile’, fu la ragione per la quale il report delle stazioni di rilevamento venne giudicato non affidabile.
FDR decide di interrompere la sua programmata vacanza di dieci giorni dopo un giorno soltanto per incontrarsi con Hull e Stark. Il risultato del meeting è riportato sul Washington Post del 2 dicembre:’… il presidente Roosevelt ieri ha evocato a sé le direttive diplomatiche e militari nei confronti del Giappone.
Il ministro degli esteri Togo comunica all’ambasciatore in Germania: ‘… tenete in gran segreto e solo per voi il fatto che vi è una situazione di estremo pericolo nelle relazioni tra il Giappone e le Nazioni Anglosassoni, e che la guerra può iniziare prima di quanto nessuno si aspetti…’. Questo è il primo dei tre messaggi ‘diplomatici’ dei quali era nota in precedenza la decifrazione.
2 dicembre ’41 – Messaggio codificato in JN-25B inviato alla squadra d’attacco: ‘Radiogramma No. 994 per la forza d’attacco. Due navi da battaglia [Oklahoma e Nevada], una portaerei [Enterprise], due incrociatori pesanti, dodici cacciatorpediniere salpati. Flotta salpata 26 novembre ha fatto rientro in porto. Navi all’ancora il 28 novembre: sei navi da battaglia [due classe Mariland, due classe California e due classe Pensylvania], una portaerei [Lexington], nove incrociatori pesanti [cinque classe San Francisco, tre classe Chicago, uno classe Salt Lake City], cinque incrociatori leggeri [quattro classe Honolulu e uno classe Omaha]’.
Il comandante della flotta imperiale Yamamoto trasmette via radio in chiaro: scalate il Monte Niitaka 1208 [8 dicembre secondo la data giapponese, 7 dicembre secondo la data americana].
L’ordine operativo giapponese No 902 specifica che le vecchie tavole di sopracifratura del codice JN-25 versione 7 continueranno ad essere usate fino a che non saranno disponibili le tavole in versione 8. Ciò significa che i criptoanalisti americani continueranno a leggere i messaggi giapponesi per tuta la durata dell’attacco.
4 dicembre ’41 – Nelle prime ore del mattino Ralph Briggs, in servizio alla East Coasta Intercept Station della marina, riceve il messaggio che segnala ‘uragano in avvicinamento da est’, il che significa guerra. Egli lo inserisce immediatamente nella telescrivente e avverte il comando. Tale messaggio è stato cancellato poi dal traffico di quel giorno. A tutti i comandi militari e alle ambasciate dell’estremo oriente è impartito l’ordine di distruggere codici e documentazione segreta. Pearl Harbour non è avvertita. Gli olandesi si appellano al trattato di mutua difesa ADB nel caso che i giapponesi oltrepassino la linea 100 E, 10 N. Il generale americano Thorpe dall’isola di Giava invia quattro messaggi di all’erta, fino a che da washington non gli si ordina di cessare le trasmissioni.
5 dicembre ’41 – Tutte le navi giapponesi hanno fatto ritorno nei porti. Nella prima mattina FDR detta una lettera per il primo ministro australiano: ‘… bisogna sempre considerare i giapponesi. La situazione è veramente seria e può peggiorare da un momento all’altro. Probabilmente i prossimi quattro o cinque giorni porteranno definitiva chiarezza…’.
Il un meeting governativo il ministro della marina Knox dichiara: ‘… bene, signor presidente, lei sa che noi sappiamo dove si trova la flotta giapponese?…’ sì, lo so…’, risponde FDR. ‘… penso che dovremmo dire a tutti quanto è grave la presente situazione. Allora dimmi tu come stanno le cose Frank…’. Al che Knox, visibilmente eccitato, aggiunge: ‘… bene, allora noi sappiamo, attraverso canali segreti, dove si trova la flotta giapponese. La nostra fonte informativa è…’. A questo punto FDR, scuritosi in volto, lo interrompe bruscamente… [Infamy, Toland 1982, cap 4].
Viene consegnato il seguente messaggio J-19 del decifrato dall’esercito:
1. Navi all’ancora nella baia: Area A. Una nave da battaglia classeOklahoma e una petroliera. Area C. Tre navi da guerra del tipo incrociatore pesante all’ancora.
2. Il giorno 17 portaerei Saratoga non in porto. Portaerei Enterprise e altre navi minori in Area C. Due incrociatori pesanti classe Chicago e uno classe Pensacola al dock ‘KS’. Quattro mercantili in Area D.
3. Alle 10 antimeridiane otto cacciatorpediniere in entrata nel porto
Naturalmente questo messaggio non viene trasmesso al comando delle Hawaii.
Alle 9.30 pomeridiane FDR può leggere le prime 13 parti del della dichiarazione di guerra giapponese decodificata. Esclama: ‘… ciò vuol dire guerra!…’. Che cosa fa il presidente in tale situazione?… ritorna al tavolo dove sono i suoi 34 convitati e annuncia: ‘… la guerra avrà inizio domani…’.
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato


Complimenti caro Fecia di Cossato !
Posso aggiungere una cosina ?
Nel 1996 e' terminato il processo con il quale i familiari volevano la riabilitazione dell'Ammiraglio Kimbell sul quale Roosvelt aveva caricato Tutte le responsabilita' dell'accaduto.
Bene.Il tribunale nego' l'accesso ai docomenti richiesti in quanto
" LA LORO RIVELAZIONE AVRBBE GRAVEMENTE NUOCIUTO ALLA SICUREZZA DEGLI USA ".,
Sarebbe stato lo sputtanemento del codice comportamentale
americano fin dall'inzio, dell'altro ieri,di ieri di oggi, di domani
DI SEMPRE !
e del resto ancora oggi constatiaamo
Un saluto