Roma, 02 giu 2003 - 18:09
Berlusconi: stop scioperi danneggiano l'economia
A due giorni dalle note preoccupate del governatore della Banca d'Italia sulla situazione economica italiana, Silvio Berlusconi ha invitato i lavoratori a produrre di più e scioperare di meno. Parlando al margine della riunione del G8 a Evian, in Francia, dedicata in gran parte alle questioni del rilancio dell'economia mondiale il presidente del consiglio italiano ha fatto una dichiarazione che è sembrata rivoltare sui lavoratori la causa della stasi economica che in governatore aveva attribuito in gran parte al sistema delle imprese: "Ciascuno deve sentire la propria responsabilità, rendersi più produttivo e non astenersi dal lavoro a seguito di scioperi che possono incidere sui risultati dell'economia nazionale".
Immediate le reazioni negative dell'opposizione politica e, in particolare, delle organizzazioni sindacali.
Cgil. Per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, si tratta di una battuta di pessimo gusto: "Ancora una volta il presidente del Consiglio non sa esimersi da una battuta di pessimo gusto e, al fondo, vagamente antidemocratica. Al dunque pare non aver capito quello che ha detto il governatore della Banca d'Italia sui problemi del Paese e sullo stato dell'economia".
Cisl. Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, rispedisce al mittente le accuse: "Se il governo ripristinasse in maniera stabile la politica di concertazione; se si facessero corrette e partecipate relazioni sindacali; se si rinnovassero tutti i contratti pubblici; se si facessero tutte queste cose importanti, probabilmente ci sarebbe in Italia meno conflittualità e si produrrebbe meglio"
Uil. "Spero che Berlusconi, in questa circostanza, abbia parlato esprimendo solo un auspicio da imprenditore", dice il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: "Scioperando si perde salario: il primo danno, dunque, lo subiscono gli stessi lavoratori. Lo sciopero è lo strumento estremo a disposizione di chi non ha ottenuto risposte per altre vie. Quella via negoziale che un buon sindacalista e un buon imprenditore non vorrebbero fossero mai abbandonate".
Ugl. Secondo Renata Polverini, il numero due dell'Ugl, la confederazione di destra, "non sono i lavoratori che devono riflettere: non è per colpa loro che l'economia va male. Sarebbe il caso invece che si aprisse una riflessione generale, dove ognuno si assume le sue responsabilità, a cominciare dal governo. Come per la delega previdenziale dove, prima di preoccuparsi della decontribuzione, sarebbe opportuno che l'esecutivo facesse decollare i fondi di previdenza privati".
Centrosinistra. "All'indomani della severa requisitoria di Fazio sulla gravità della situazione economica del Paese e dall'invito al Governo a dare risposte serie, credibili e strutturali, il premier preferisce abbandonarsi alle chiacchiere da bar", dice l'ex ministro del Lavoro Tiziano Treu (Margherita): "Siamo al paradosso: basti pensare all'aumento esponenziale delle ore di sciopero lo scorso anno, frutto di chi, come Berlusconi, ha preferito attizzare il conflitto sociale piuttosto che contribuire a creare quel clima di fiducia e coesione che ancora oggi Ciampi richiama".
Centrodestra. D'accordo con Berlusconi il capogruppo della Lega nord alla Camera, Alessandro Cè: "Siamo d'accordo con Berlusconi, è giusto il suo richiamo contro gli scioperi. E' chiaro che Berlusconi non vuole toccare in nessun modo il diritto di sciopero ma condividiamo il suo invito a evitare scioperi politici, quelli che vengono fatti per ragioni strumentali."
In precedenza il presidente del Consiglio aveva lodato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti per la "genialità" con la quale ha fatto quadrare i conti in questi due anni. Tremonti era stato indirettamente criticato sabato dal governatore della Banca d'Italia, secondo il quale i conti pubblici non sono in linea e la spesa italiana ha bisogno di riforme strutturali, a partire da quella delle pensioni. (red)




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