LAPIDI PARTIGIANE

Uno studio serio sulle migliaia di lapidi partigiane sparse per il territorio italiano non è ancora stato fatto, soprattutto perché "la Resistenza non si tocca" e guai ad ogni tipo di analisi, rilettura o -peggio ancora- revisionismo. Invece uno studio di questo genere è auspicabile, soprattutto perché non appena si approfondisce la questione, saltano fuori notizie sconcertanti ma soprattutto assolutamente sconosciute: un caso qualunque quindi. A Tollegno in provincia di Biella, nei pressi del cimitero del paese sorge appunto una di queste lapidi condite di retorica in cui si ricorda l'estremo sacrificio di alcuni "martiri della Libertà", lapide legata ad un episodio che lo stesso partigiano comunista Cino Moscatelli in collaborazione con Pietro Secchia nel suo "Il Monterosa è sceso a Milano" (Ed. Einaudi, 1958), testo ed autori ritenuti fondamentali ed ufficiali per ciò che riguarda la storia partigiana, racconta. Il suo narrare evoca il fatto (inventato) di "tre repubblichini" sorpresi a gozzovigliare in una casa di Tollegno, indi passati per le armi dai partigiani nei pressi del suddetto cimitero. Secondo Moscatelli i tedeschi ed i fascisti, inferociti dal fatto, avrebbero compiuto una rappresaglia per vendicare i tre camerati prelevando e fucilando cinque partigiani nello stesso luogo. Ebbene tutto ciò è assolutamente falso. Un'accurata e documentatissima indagine del giornalista Giorgio Pisanò ha fatto scoprire che i comunisti avevano prelevato a titolo di esempio una donna, tre ragazze e due bambini al fine di dare un esempio: le quattro donne infatti, operaie e a tempo perso sarte, avevano tra i loro clienti alcuni militi fascisti, colpa ritenuta imperdonabile. La notte del 22 Marzo 1944 queste vennero trascinate con la forza al cimitero e lì fucilate; le urla dei due bambini di tre e quattro anni, pazzi di terrore, attirarono la popolazione ed i militi della R.S.I. che avevano sentito le mitragliate da lontano. La gente di Tollegno restò terrorizzata dall'episodio, tanto che i fascisti decisero per rappresaglia di eliminare nello stesso posto due giorni dopo cinque partigiani prigionieri. Sembrerà incredibile ma nel 2002 esiste una ricca lapide che ricorda i cinque partigiani fucilati ma nemmeno una parola per le quattro donne gratuitamente assassinate viene spesa, non fosse per una piccola corona d'alloro senza parole lì collocata dagli ex-combattenti R.S.I.: dopo la menzogna scritta da Moscatelli sul testo "ufficiale", anche l'occultazione della verità da parte delle autorità locali. E questo episodio, purtroppo, non è che un solo esempio di altre infinite storie analoghe: c'è chi chiama queste scoperte "pericolosi tentativi di revisionismo da combattere con ogni forza per rinnovare i valori della Resistenza alle nuove generazioni". Qui l'unica cosa che si rinnova, a noi sembra, è la menzogna, anche se a onor del vero va detto che finalmente altri testi su questo tormentato periodo della storia italiana, assai più veritieri di quello di Moscatelli e Secchia, cominciano finalmente a circolare.

da:
http://digilander.libero.it/tricolor...he1.htm#satana