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" ANALISI E COMMENTI
Una vittoria per la pace
Da editoriali della stampa israeliana
11 aprile 2003
Scrive il Jerusalem Post: "Prendiamoci almeno un minuto per assaporare questo momento. Vi sono pochi momenti nella storia in cui accade qualcosa di cosi' innegabilmente, inequivocabilmente e totalmente positivo: la caduta del muro di Berlino, Entebbe, l'Operazione Salomone. Sono momenti in cui vengono presi grandi rischi, con grande coraggio, e vengono conseguiti grandi risultati. Non sono momenti di pura gioia perche' sono attenuati dalla mesta gratitudine verso coloro che hanno contribuito al successo, ma non possono vederlo perche' hanno perduto la vita. Nessuno di questi momenti viene raggiunto senza terribili sacrifici i quali, lungi dal diminuirne l'importanza, accrescono piuttosto il nostro dovere di apprezzare cio' che e' stato realizzato. Il terrore e la tirannia sono contagiosi, ma lo e' anche la liberta'. Come israeliani, noi oggi festeggiamo la rinnovata speranza di liberta' araba. Vogliano che essi possano condividere cio' che noi abbiamo. Siamo convinti che le forze che odiano Israele, l'America e l'occidente in definitiva sono le stesse che tengono soggiogati gli arabi nella tirannia e nella miseria . Questo e' un giorno di grande speranza non solo per gli arabi, ma anche per noi israeliani. E' un giorno di vittoria non solo per la liberta', ma anche per la pace. Il processo che porta alla pace non consiste tanto nella stesura di bozze d'accordo, quanto nel far capire a coloro che odiano la pace che la loro bellicosita' e' destinata alla sconfitta e loro a cadere con essa."
Scrive Yediot Aharonot: "Bagdad emerge da una dittatura pluri-decennale. I cittadini iracheni vedono le forze armate anglo-americane come forze di liberazione, un esercito della democrazia. Come in Giappone dopo la seconda guerra mondiale, la creazione di una democrazia in Iraq, ad opera degli iracheni e al servizio degli iracheni, prendera' tempo. Ma provochera' un terremoto in tutto il Medio Oriente. Alla fine la verita' verra' a galla: e cioe' che il vero problema del mondo arabo e del mondo islamico non e' affatto il conflitto israelo-palestinese, ma sono i regimi autoritari, dittatoriali e antidemocratici. Sbaragliare uno di questi regimi puo' innescare una reazione a catena che porti alla caduta, una dopo l'altra, delle dittature in Siria, Iran, Sudan, Libia e Arabia Saudita .
Scrive Ha'aretz: "E' ancora troppo presto per dire che la guerra in Iraq e' finita, ma senz'altro il principale capitolo della campagna militare contro il regime di Saddam Hussein si e' concluso. Nel corso delle ultime tre settimane le forze armate del presidente americano George W. Bush e del primo ministro britannico Tony Blair, appoggiate da altre forze come quelle australiane, hanno conseguito successi impressionanti. Naturalmente solo dopo che saranno disponibili tutti i dati si potra' fare un'analisi completa e trarre insegnamenti da questa campagna militare, ma gia' ora la cosa evidente e' che i preparativi fatti dalla coalizione occidentale si sono dimostrati efficaci. Secondo i piani, il governo che verra' formato a Bagdad cessera' di rappresentare una minaccia per i suoi vicini, Israele compreso. Il nuovo, moderato Iraq restera' una potenza regionale importante, con una forza armata tale da scongiurare la tentazione da parte dell'Iran di invaderlo, o da parte dei curdi di separarsi (con il rischio di creare una minaccia per la Turchia) . Il nuovo Iraq potra' liberarsi dell'antica ostilita' verso Israele, dal momento che non esiste alcuna disputa bilaterale tra i due paesi che la giustifichi . Proprio uno sviluppo di questo genere a Bagdad potra' aiutare Bush e Blair a perseguire con maggiore energia il loro impegno di rinnovare il processo di pace israelo-palestinese, con l'obiettivo di arrivare a stabilire relazioni pacifiche e sicure fra due stati indipendenti ".
(Jerusalem Post, Yediot Aharonot, 19.04.03 - Ha'aretz, 9.04.03) "
Ormai il concetto "due Popoli, due Stai", a condizione di una garanzia certa per la sicurezza dello Stato di Israele, ha preso definitivamente piede fra la grande maggioranza degli israeliani. Ovviamente la pace è però un fatto quanto meno bilaterale, e sicuramente ci sono ancora nello stesso Israele forze contrarie, presenti nella stessa maggioranza di governo. Tuttavia la caduta del regime di Saddam può essere la premessa di una stabilizzazione dell'area tale da favorire la svolta necessaria per portare a soluzione uno dei problemi fondamentali per la pace non solo nella regione, ma nel Mediterraneo e nel mondo intero. Ci auguriamo che l'amministrazione americana e quella britannica mantengano gli impegni pubblicamente assunti in questi mesi, e che l'Unione Europea sappia giuocare un ruolo di stimolo, senza assumere posizioni ambigue, contraddittorie e controproducenti per la pace e la nascita di una Terrasanta pacificata in cui tutte le etnie, le religioni, le nazionalità abbiamo garantiti pienamente i loro diritti e la loro sicurezza.
Shalom!!!




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