Distogliamo per un attimo lo sguardo dalle miserie di questo governo e riandiamo con la memoria a quella sera di decenni fa allorquando, da piazza San Pietro, un Augusto Vegliardo, già debilitato e malfermo, levò la sua flebile voce : "Quando tornerete nelle vostre case stasera, fate una carezza ai vostri bambini e dite loro: questa carezza te la manda il Papa..."

Angelo Roncalli, uno dei più grandi papi di tutti i tempi, mori 40 anni fa, di questi giorni, ma la sua memoria è ancora vivissima. Nei suoi cinque anni di pontificato, con semplicità, accompagnò la Chiesa a intraprendere la straordinaria avventura del Concilio Vaticano II lasciandoci documenti straordinari come l'enciclica "Pacem in terris" e tanti altri motivi per ricordarlo

Lo chiamarono il Papa Buono. Forse che gli altri papi erano cattivi?
Non è questo il punto. Il punto è che Giovanni XXIII, cosi diverso dal suo freddo e aristocratico predecessore con le sue fattezze inequivocabilmente popolane e contadine, fu subito percepito dai comuni fedeli come uno dei loro e non come un prodotto di Curia.

Non si sbagliavano: fu il primo Papa a rinunciare ad esser trasportato sulla sedia gestatoria preferendo andare a piedi tra i fedeli, accarezzandoli e lasciandosi accarezzare. Fu il primo Papa a visitare gli ospedali e le carceri. Fu il primo Papa a schierarsi dalla parte dei poveri, degli oppressi, dei senza diritti. Fu il primo Papa a parlare apertamente di amore tra i popoli, di uguaglianza delle razze, di tolleranza tra religioni diverse. Infine fu il primo Papa a dire: "Credenti e non credenti sono tutti miei figlioli, appartengono tutti a Dio per diritto d' origine".

Un grandissmo Pontefice insomma. Sedesse oggi sul Soglio di Pietro, l' Italietta berlusconiana non gli avrebbe risparmiato l' accusa di essere un cattocomunista per di più pacifinto. Nevvero?

Gianni Guelfi