Diffamazione: Maiolo condannata
Dovrà pagare 25 mila euro di risarcimento a Giancarlo Caselli, il querelante, per considerazioni espresse nel 1998 a un congresso di Forza Italia sull'uso dei pentiti di mafia
Milano. Multa di 700 euro, risarcimento di 25 mila euro: è la cifra che Tiziana Maiolo, assessore ai servizi sociali del comune di Milano, è stata condannata a pagare per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Giancarlo Caselli, ex procuratore della Repubblica di Palermo. Carlo Smuraglia, parte civile per Caselli, aveva chiesto un risarcimento di 130 mila euro, il pm aveva chiesto l'assoluzione.
Maiolo era stata querelata per aver definito la Procura di Palermo nel 1998, durante una convention di Forza Italia, "un'associazione a delinquere di tipo istituzionale, che pur di arrivare a incriminare Berlusconi per reati mostruosi manda in giro i pentiti con libertà di uccidere". Aveva anche aggiunto: "A Palermo c'è un fascicolo contro Berlusconi con l'accusa di essere nientemeno che il mandante degli assassini di Falcone e Borsellino. Perciò gli ho detto: candidati al parlamento europeo e restaci, lì hanno un'immunità vera: quando ti accusano di aver rubato il Duomo, intanto scappa all'estero, poi ti difenderai".
L'assessore, che ha ricevuto la solidarietà del Coordinamento regionale della Lombardia di Forza Italia, ha già annunciato che ricorrerà . "Sono stupita per la condanna - ha commentato Tiziana Maiolo - visto che la querela era stata presentata da una persona che io non avevo citato nelle mie considerazioni sulla sentenza Musotto".
La condanna segue il voto del 23 novembre 1999 della Camera dei deputati (che aveva deliberato l'insindacabilità delle dichiarazioni di Tiziana Maiolo, allora parlamentare) e un pronunciamento contrario della Corte Costituzionale depositato il 26 giugno 2002.
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