Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito "road map"... verso cosa?

    Arafat: «Ma quali passi verso la pace! Da Sharon solo fumo».


    «Sharon non ha offerto nulla di tangibile». Arafat, escluso dall’incontro di Aqaba, ritorna sulla scena e con queste parole si esprime nei confronti del primo ministro israeliano e sulle dichiarazioni di pace sfoggiate il giorno prima davanti a Bush e Abu Mazen.

    Chiuso nel suo quartier generale semi distrutto, Arafat incontra il primo ministro Palestinese Mahmud Abbas, meglio conosciuto come Abu Mazen per farsi riferire l’esito del vertice tra Bush, Sharon e Mazen. Ma, il presidente palestinese ha già emesso il suo verdetto negativo sulle intenzioni espresse da Sharon circa la formazione di due stati indipendenti in Medio Oriente. Secondo Arafat, nel discorso del premier israeliani, non si intravede nessuna azione concreta, molte parole, e frasi significative sulla pace. Ma quando si tratta di concretizzare, la faccenda diventa meno chiara. Uno dei temi più scottanti e più sentiti dai palestinesi riguarda lo smantellamento degli insediamenti «non autorizzati» A tal proposito Sharon ha affermato che Israele provvederà « immediatamente», ma Arafat ribatte così: «se Sharon rimuove una roulotte e poi ci dice che ha smantellato una colonia, che cosa vuol dire?».

    Sempre nel suo quartier generale a Ramallah, Arafat dovrebbe inoltre incontrare in serata l'inviato dell' Unione europea in Medio Oriente, Miguel Angel Moratinos. Un colloquio che sembra aver suscitato la preventiva irritazione degli Stati Uniti, che secondo Colin Powell non hanno nascosto il malumore per l'intenzione degli europei di continuare a incontrare il presidente palestinese, nonostante l'ostracismo che Washington (assieme a Israele) ha decretato nei suoi confronti.

    Intanto giovedì a Gaza si è tenuta una manifestazione a sostegno del presidente palestinese indetta da Al Fatah. In circa quattrocento si sono ritrovati per richiedere il rilascio dei prigionieri dell’Intifada reclusi nelle carceri israeliane. Partiti dal centro di Gaza i palestinesi hanno raggiunto la sede del Consiglio legislativo inneggiando ad Arafat.

  2. #2
    agitatore elettronico
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    Predefinito da un giornale israeliano

    traduzione: alfredo tradardi

    IL FALLIMENTO GARANTITO DELLA ROAD MAP
    Tanya Reinhart
    Yediot Aharonot, May 14, 2003

    Con una certa frequenza un "piano di pace" esce fuori dai cassetti della casa Bianca e coinvolge i discorsi pubblici per qualche settimana. Sebbene questo rituale ha un percorso prestabilito e una fine predeterminata, è curioso come in Israele molti sono ancora portati a credere che questa volta la cosa è differente dal passato.

    La Road Map annuncia che questa volta "l'obiettivo è un regolamento finale e completo del conflitto Israelo-Palestinese entro il 2005". Per verificare se c'è qualche cosa di concreto in questa direzione, è necessario chiarire innanzitutto di che conflitto si tratta. Dal punto di vista israeliano uno potrebbe avere l'impressione che riguarda il diritto al ritorno: i Palestinesi stanno tentando di minare alle fondamenta la stessa esistenza dello stato di Israele con la richiesta di permettere ai loro rifugiati di tornare, e cercano di raggiungere tutto questo con il terrore. Sembra che sia stato dimenticato che in pratica si tratta di un semplice e classico conflitto sulla terra e sulle risorse (l'acqua). Il documento della Road Map si caratterizza per la completa assenza di ogni dimensione territoriale.

    Le richieste ai Palestinesi sono chiare: mettere in piedi un governo che sia definito dagli USA democratico, di organizzare tre forze di sicurezza che siano definite affidabili da Israele e di schiacciare il terrorismo. Una volta che queste richieste siano state adempiute, inizierà la terza fase, nella quale l'occupazione miracolosamente finirà. Ma il documento non pone alcuna condizione a Israele su questa terza fase. Molti Israeliani capiscono che non c'è alcuna strada per finire il conflitto senza il ritiro dell'esercito israeliano dai territori e senza lo smantellamento degli insediamenti. Ma questi concetti base non sono nemmeno accennati nel documento, che parla solo di congelamento degli insediamenti e dello smantellamento dei nuovi avamposti, già nella prima fase.

    La prima fase è più concreta perchè riprende il piano Tenet. In questa fase si prevede anche che Israele "si ritiri dalle aree palestinesi occupate dal 28 settembre 2000... [e restituisca] lo statu quo che esisteva allora". Non ci sono dubbi che l'adempimento di questa richiesta può contribuire notevolmente a stabilire una certa calma, anche se temporanea. Se credessi che i rappresentanti europei nel quartetto avessero la capacità di realizzare questo piano, lo avrei accolto con favore. Ma non c'è alcun fondamento per questa speranza. Il piano Tenet è caduto sotto i riflettori più volte nel passato. L'ultimo round fu quello che sembrò essere una iniziativa americana di cessate il fuoco nel marzo 2002, per il quale Zinni and Cheney furono mandati nella regione. Già allora Sharon disse con chiarezza che egli non era d'accordo con questa richiesta, mentre era solo disponibile ad alleviare le condizioni della popolazione nelle aree nelle quali la calma fosse assicurata (Ha'aretz, Aluf Ben, 19.3.02). Questo non ha impedito agli USA di indicare nei palestinesi la parte che ha rifiutato il cessate il fuoco. Con la fine di questa iniziativa, Israele ha scatenato l'operazione di distruzione "Defensive Shield", con la benedizione degli USA.

    Israele ha anche risposto alla Road Map con le stesse vecchie obiezioni. Ha inoltre sottolineato che non è sufficiente un alt negoziato al terrorismo e che ciò che è richiesto è un scontro chiaro tra le nuove forze di sicurezza e le organizzazioni delle opposizioni (cioè, una guerra civile ). Israele chiede anche che una dichiarazione palestinese di fine del conflitto e di rinuncia del diritto al ritorno deve essere fatta come precondizione all'inizio di ogni processo, e non alla fine. Di nuovo, nulla di tutto questo mina la convinzione degli USA che Israele è la parte che sta cercando la pace, la parte "la cui sicurezza è la chiave per la sicurezza del mondo", come sostiene Condoleezza Rice.

    Gli Stati Uniti sono governati oggi da falchi la cui visione è una guerra infinita. Israele, i cui leaders sono sempre ansiosi di iniziare un'altra guerra, è un punto di forza in questa visione. Non vi è quindi nessuna base per credere che gli USA permetteranno a nessuno di forzare Israele a fare la minima concessione.

    Il 13 marzo 2002, alla vigilia della visita di Zinni nel round precedente, l'esercito israeliano lo accolse con un attacco nel campo profughi di Jabalya, nel quale 24 Palestinesi furono uccisi in una notte. Ora Powell è stato accolto con una ondata di arresti e di deportazioni di attivisti internazionali. Nella Pax Americana, non vi è spazio per i pacifisti. La pace sarà portata dai tanks.

  3. #3
    agitatore elettronico
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    Predefinito da www.ilnuovo.it

    Arafat richiama Abu Mazen, Hamas rinuncia al dialogo


    Il presidente palestinese chiede al primo ministro di illustrargli i risultati del vertice con Bush. Critiche a Sharon: "Non propone nulla di tangibile". Gli integralisti non ci stanno.


    GERUSALEMME – Il vertice di Aqaba sarà ricordato come un successo della diplomazia americana, un momento cruciale per la storia del Medio Oriente. Ma mettere fine all'Intifada sarà più difficile del previsto per il nuovo premier palestinese Abu Mazen.

    I gruppo integralisti, Hamas in testa, giurano che non accetteranno mai l'accordo raggiunto in Giordania e il presidente palestinese Yasser Arafat, escluso dai colloqui di pace, ha deciso ora di rialzare la testa. Il leader dell’Anp ha chiamato a rapporto il primo ministro palestinese Abu Mazen per chiedergli un resoconto sul summit di Aqaba. Arafat ha già espresso pesanti critiche al discorso del premier palestinese. E al-Fatah, il partito politico da lui guidato, non nasconde i suoi malumori

    Ma la preoccupazione principale sta nella reazione di Hamas. I rapporti tra il gruppo integralista di Hamas e l'Autorità nazionale palestinese si sono fortemente incrinati. Il movimento islamico ha annunciato di aver interrotto ogni forma di dialogo con il partito di Arafat. Un dirigente di Hamas ha dichiarato che non è più possibile trattare con il premier palestinese dopo gli impegni che questi ha preso mercoledì scorso nel vertice di Aqaba. Abu Mazen è accusato di avere ignorato i diritti dei profughi, la questione di Gerusalemme e dei detenuti politici palestinesi. "Il dialogo è finito, Abu Mazen si è impegnato su punti che non sono accettabili da parte di Hamas".

    E Arafat non è lontano da queste posizioni. Alla vigilia del faccia a faccia con Sharon, il raìs non risparmia le critiche al governo israeliano. Secondo il presidente palestinese, infatti, Sharon non avrebbe offerto “nulla di tangibile”. Critiche anche nei confronti dello sgombero annunciato nei cosiddetti “avamposti illegali” creati dai coloni israeliani nei Territori.

    Intanto, nel suo quartier generale di Ramallah, il leader dell’Anp ha accolto l’inviato dell’Unione europea in Medioriente, Miguel Angel Moratinos.

    Resta tesa, intanto, la tensione in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Solo ieri due giovani israeliani, un uomo di 27 anni e una donna di 17, sono stati trovati morti alla periferia di Gerusalemme. Il sospetto è che i due siano rimasti uccisi in un attentato palestinese.

    (6 GIUGNO 2003, ORE 81, aggiornato alle 190)

  4. #4
    agitatore elettronico
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    Question Sharon scombussola i piani di pax americana?

    www.repubblica.it

    L'esercito israeliano ha cercato di uccidere Rantissi
    ma il raid è fallito e sono morte persone innocenti
    Missile contro il leader di Hamas

    Bush: "In pericolo piano di pace"
    Il presidente Usa accusa Sharon: "Non è così
    che si rende Iasraele più sicura"


    WASHINGTON - La tesnione, oltre a tornare alta in Israele e nei Territori, sale anche tra gli Stati Uniti e il governo di Ariel Sharon. Per la prima volta George W. Bush critica direttamente Israele per aver tentato di uccidere in un attentato un leader palestinese di Hamas contrario al piano di pace. Un'azione che rischia di compromettere, secondo il presidente Usa, l'esito della road map.

    "Sono convinto - ha detto Bush - che questi attacchi renderanno più difficile per la leadership plaestinese arginare le azioni terroristiche. E nello stesso tempo non credo che questi attacchi rendano Israele più sicura". "Sono determinato - ha concluso - a portare avanti la road map e credo che se le leadership di entrambe le parti saranno responsabili, possiamo portare la pace nella regione".

    E' raro che l'amministrazione Usa critichi il grande alleato mediorientale e questo dà l'idea di quanto Bush consideri grave il fallito blitz israeliano di ieri a Gaza. Doveva essere un'operazione "pulita" nei piani dell'esercito: un elicottero avrebbe dovuto lanciare un missile sull'auto in cui era a bordo Abdel-Aziz al-Rantissi, il dirigente di Hamas che ha respinto la road map e accusato gli Usa di essere uno Stato "terrorista".



    Invece il missile ha ucciso altre due persone e ne ha ferite 20. Al-Rantissi è riuscito a saltare giù dall'auto e se l'è cavata con un ricovero in ospedale da dove, appena arrivato, ha rilanciato in tv l'Intifada contro Israele.

    Bush sta cercando di correre ai ripari affinché il processo di pace non subisca un duro stop e per prima cosa ha espresso il suo rammarico per la morte di persone innocenti. La condanna pubblica del raid israeliano dovrebbe servire a fornire al premier palestinese Abu Mazen una copertura politica per continuare a sedersi al tavolo del negoziato. Ma da ieri le organizzazioni radicali contrarie alla road map sono molto più forti.

    (11 giugno 2003)

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    Predefinito è guerra, come al solito

    Un kamikaze si è fatto esplodere all'interno di un autobus
    nel centro della città. Almeno 65 i feriti, otto gravi

    Attentato a Gerusalemme
    Quindici le vittime

    Incursione a Gaza: uccisi sei palestimesi
    tra cui due leader di Hamas. Dura condanna di Bush


    GERUSALEMME - La risposta al fallito raid israeliano contro il numero due di Hamas è arrivata puntuale, come aveva annunciato lo sceicco Ahmed Yassin, leader spirituale del movimento integralista. Un kamikaze si è fatto esplodere su un autobus della linea 14 in Jaffa Road, una delle strade più frequentate di Gerusalemme ovest, seminando morte e terrore, davanti a un grende centro commerciale. Almeno quindici le vittime, tra cui l'attentatore, e 65 i feriti, di cui otto in gravissime condizioni.

    Nel giubbotto che portava addosso, il kamikaze aveva piazzato una grande quantità di esplosivo, come ha dichiarato la polizia. Jaffa Road, arteria strategica di Gerusalemme ovest si è trasformata in pochi minuti in un inferno. Un testimone ha raccontato che la carcassa dell'autobus era letteralmente ridotta in pezzi. Decine di ambulanze hanno iniziato a fare la spola tra il luogo dell'attentato e gli ospedali.



    Subito dopo l'attentato c'è stato un nuovo raid aereo israeliano su Gaza: due missili sono stati lanciati contro un'auto provocando la morte di sei persone tra cui due leader di Hamas. La stessa organizzazione poco dopo ha rivendicato, anche se non esplicitamente, l'attentato. L'attentato suicida di questo pomeriggio a Gerusalemme, ha detto lo sceicco Ahmed Yassin "è una risposta al tentativo di assassinio" di Abdelaziz Rantisi, il numero due di Hamas sfuggito ieri a Gaza a un raid di elicotteri da combattimento israeliani. Yassin non ha tuttavia attribuito ad Hamas la responsabilità dell'attentato.

    E ferma è arrivata la condanna del presidente statunitense George W. Bush che da giorni preme perché si arrivi alla pace tra israeliani e palestinesi. La Casa Bianca, ha riferito un portavoce, condanna "nei temini più forti possibili" l'attentato di oggi a Gerusalemme. E già ieri, il presidente americano si era detto "sconvolto" dagli attacchi mirati israeliani a Gaza contro leader palestinesi.

    (11 giugno 2003)

  6. #6
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    Predefinito da www.rivistaindipendenza.org

    La “Road Map”? Il solito “gioco sionista” già visto nell’accordo di Wye Plantation e nell’incontro di Camp David. Lo sostiene Al-Rantissi, dirigente politico di Hamas. «Essi stabiliscono il piano e gli danno forma, o, al limite, è l’Amministrazione statunitense che gliela dà (…) lo propone come “piano americano”, e i sionisti lo rifiutano, mentre l'Autorità palestinese si affretta ad accettarlo allo scopo di mettere in imbarazzo la parte sionista. In seguito, la parte sionista appone delle correzioni (…) la parte statunitense le accetta con la scusa che non vuole ostacolare il “processo di pace”. La palla passa così ai palestinesi, che non trovano via di scampo all'accettazione delle correzioni sioniste. Poi arriva il momento della messa in atto, e la parte palestinese applica il piano (…) con completa abnegazione; la parte sionista invece non concede niente, con la scusa che quanto hanno fatto i palestinesi non è sufficiente. Così, la parte palestinese s'impegna a fare delle rinunce senza conseguire alcuna realizzazione per quanto ha offerto». Perché allora l’Amministrazione palestinese sottostà a questo “gioco”? Al-Rantissi afferma: «non trovo risposta, tranne che coloro i quali fecero gli accordi di Oslo (…) non hanno che due scelte davanti a sé: accettare di mettere in pratica la richiesta che viene rivolta loro di sopprimere la Resistenza spaccando il fronte palestinese e rinunciando alla patria, oppure ritornare da dove sono venuti, poiché il rifiuto di eseguire ciò che viene dettato loro significherebbe la rinuncia al “processo di pace”, grazie al quale sono entrati in Palestina».

 

 

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