Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Nebbia
    Ospite

    Predefinito Chi sono stati i padrini della Pop Art?

    Facciamo un rapido ragionamento sulla Pop Art:
    Ma cos'aveva mai inventato di così eccezionale Warhol? Come ha potuto la semplice promozione dei prodotti del XX secolo in chiave artistica ottenere un così grande successo? Come è stato possibile per dette opere superare la bariera della critica dell'arte e sfondare con quotazioni da capogiro?
    Non è che dietro la Pop Art ci siano state le influenti multinazionali di mezzo mondo? Oggi al Metropolitan museum di NY assistiamo a opere d'arte contemporanea in esposizione permanente... oppure a semplici cartelloni pubblicitari?



    La Pop Art del quotatissimo Mario Schifano

  2. #2
    Moderatore
    Data Registrazione
    13 Dec 2002
    Località
    Milano
    Messaggi
    2,969
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La carenza di idee nuove e la smania di guadagno dei managers d'arte, hanno dettato le condizioni affinchè a divenire i nuovi soggetti protagonisti dell'arte moderna, fossero i più banali oggetti e simboli della società consumistica.
    Nulla di più semplice che affidare la loro interpretazione in chiave artistica, all'abilità dei manipolatori mass-mediatici ed esperti di marketing artistico, per tramutare il tutto in tanti, anzi tantissimi dollari per tutta la congrega.


  3. #3
    Moderatore
    Data Registrazione
    13 Dec 2002
    Località
    Milano
    Messaggi
    2,969
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito



    LEO CASTELLI

    Comunque questo signore, scomparso da poco, può essere considerato senza ombra di dubbio, uno dei padri della pop art.

    Tendenze
    Ho trovato l'America
    Negli anni '60 c'era soltanto Leo Castelli. Oggi una nuova generazione di galleristi italiani ha conquistato i quartieri dell'arte di New York
    di Clara Bona e Elisabetta Pincherle
    Foto di Clara Bona e Elisabetta Pincherle


    Quando nel '62 Leo Castelli presentò nella sua galleria al 420 West Broadway le tele a fumetti di Roy Lichtenstein, New York rimase stupefatta e leggermente disgustata. Ma in breve tempo dovette riconoscere che la proposta di quel minuto gallerista, arrivato vent'anni prima dall'Italia del nordest, avrebbe cambiato il corso dell'arte contemporanea americana. Quel giorno Castelli inaugurò l'era della pop art e si consacrò come uno dei più prestigiosi galleristi del panorama mondiale. Fu lui che aprì le porte di New York a tre generazioni di galleristi made in Italy. Basta girare per le vie di SoHo per accorgersene: fra i magazzini di mattoni con le travi in ghisa e le insegne dipinte sono in molti a parlare la nostra lingua. Non solo alcuni tra i più affermati galleristi sulla scena, da Annina Nosei a Sperone, ma anche direttori di gallerie, curatori di mostre e artisti. "Molti artisti italiani, da noi spesso quasi sconosciuti, qui sono contesi dalle gallerie e vezzeggiati dalla critica, con quotazioni da capogiro", racconta Caterina Pazzi, fiorentina, che ha lavorato per tre anni alla Gagosian Gallery, galleria tra le più note sia per il calibro degli artisti che rappresenta - da Francesco Clemente a Eric Fischl - sia per i suoi clienti multimiliardari. "A New York è all'ordine del giorno quello che in Italia è solo un sogno: succede spesso che un collezionista entri in una galleria, veda le opere di un giovane artista esordiente o emergente e decida di investire, concretamente, su di lui. Magari comprando la sua intera produzione senza neanche contrattare il prezzo", continua Caterina. Certo oggi non c'è più il grande fermento culturale degli anni '70, ma New York rimane sempre capitale indiscussa dell'arte contemporanea: solo chi passa da questa città ottiene visibilità sul mercato internazionale. Ricordare quei tempi, comunque, continua ancor oggi a far sognare. E si potrebbe stare per ore ad ascoltare Castelli, quando racconta i suoi esordi. "Fu la mostra di Lichtenstein a fulminare Andy Warhol: a quei tempi era illustratore e vetrinista nei negozi della Fifth Avenue e in quell'occasione decise di abbandonare tutto e dedicarsi solo all'arte", racconta Leo Castelli, "Warhol iniziò a corteggiare il mio curatore, Ivan Karp, e nel giro di due anni raggiunse la meta, entrando nel gruppo dei miei artisti". Con lui ci sono Cy Twombly, Jasper Johns, Claes Oldenburg, Robert Rauschenberg, solo per citarne qualcuno. Tutti scoperti o portati alla fama da questo "piccolo grande vecchio" dell'arte americana, che oggi, quasi novantenne, continua a lavorare con lo spirito di sempre. "Seguo personalmente i miei artisti e i miei clienti", spiega seduto nella sede storica della sua galleria. E in molti l'hanno seguito: a ogni piano di questa anonima palazzina ha sede un'importante galleria. Qui si trova anche la Sonnabend Gallery, fondata da Ileana Sonnabend, prima e leggendaria moglie di Leo Castelli, oggi diretta da un italiano, famosa per aver rappresentato giovani emergenti e grandi nomi, come Gilbert&George o Jannis Kounellis. "In questi giorni stiamo allestendo la mostra di Jeff Koons", racconta Antonio Homem, il direttore italiano della galleria. Due strade più a est, al 142 di Greene Street, in una palazzina industriale ristrutturata in stile minimal, si trovano gli spazi di Sperone Westwater, aperti alla fine degli anni '70 da Gian Enzo Sperone, che si alterna tra la galleria di Roma e quella di New York. Sperone gioca su due fronti: da una parte ha trapiantato a SoHo la transavanguardia italiana di Chia e Paladino, dall'altra ha portato in Italia i nuovi figurativi americani, tra cui Alexis Rockman, nonché una serie di grandi nomi, da Long a Richter, da Nauman a Wegman. L'ultima sua mostra newyorkese, è dedicata Wolfgang Laib, artista tedesco che ha realizzato un'installazione di scale di cera progettate per riempire lo spazio dal pavimento al soffitto. Sempre a SoHo lavora Stefano Basilico, milanese che rappresenta la terza generazione di galleristi italiani a New York. Trentasei anni, uscito dalla "famiglia" di Castelli - prima archivista da lui, poi condirettore da Sonnabend - per due anni Basilico ha montato mostre volanti, affittando di volta in volta gli spazi e guadagnandosi la fama di "gallerista itinerante". Dal 1994 ha aperto una sua galleria in Wooster Street, dove coltiva artisti giovani e inediti. Spostandosi ancora verso est si incontra la Esso Gallery, il cui nome sta proprio a significare a "Est di SoHo". Socio della galleria, fondata tre anni fa con Jennifer Bacon, è Filippo Fossati, trentareenne torinese. "Mi sono sempre occupato d'arte, per colpa, o per fortuna, della mia famiglia", racconta, "il nonno era pittore, la mamma aveva una galleria, mio padre è professore di storia dell'arte: la scelta di avere una galleria è stata naturale. In Italia, purtroppo, si sperimenta poco e il mercato dell'arte giovane è quasi fermo. Così ho scelto New York: non esiste città migliore al mondo". Cambiando zona, verso Midtown, si arriva nella 57ma strada, l'altro grande polo delle gallerie "storiche" di arte contemporanea. E qui, dall'inizio degli anni '70, c'è lo spazio di una nota signora dell'arte, Marisa Del Re. Lasciata la sua galleria milanese negli anni '60, ha lavorato a New York trattando la grafica dei maestri del Novecento. Poi sono arrivati nuovi artisti: Arman, Mitoraj e Anson. E oggi, Del Re segue anche un gruppo di giovani, tra cui Bettina Werner, trentaduenne milanese che da dieci anni riveste le sue tele con cristalli di sale, oggi quotate dai 4 mila ai 20 mila dollari. Il terzo centro artistico della città, cresciuto negli ultimi anni fino a contendersi il primato dell'avanguardia con SoHo, è la zona di Chelsea, un'ex area industriale semiabbandonata e oggi diventata il nuovo cuore artistico di Manhattan. Qui si trovano i galleristi emergenti, ma anche molti nomi storici che hanno lasciato il Village, ormai troppo inflazionato da negozi di lusso e da gallerie commerciali. I primi a spostarsi furono due grandi: Matthew Marks e Paula Cooper. E oggi, nel quadrilatero compreso tra la 10ma e la 11ma Avenue e la 20ma e 26ma strada, si contano più di 40 gallerie. I grandi magazzini abbandonati sulle rive dell'Hudson hanno attratto anche l'italiana Annina Nosei, che dopo 15 anni passati a SoHo, ha traslocato sulla 22ma con tutti i suoi artisti, per lo più italiani e latino americani. Tra i pionieri di Chelsea c'è anche il gallerista napoletano Massimo Audiello, che nel '95 ha aperto sulla 26ma la Audiello Fine Art, un piccolo spazio che propone solo artisti "adolescenti", tra cui Andy Collins e Christopher Schanck. "Ho studiato a Firenze e, dopo aver lavorato in teatro con Eduardo De Filippo, nell'81 mi sono trasferito a New York per occuparmi di arte: in questa città ogni giorno si hanno stimoli", racconta Audiello. "Chi vuole lavorare in questo campo deve per forza essere qui".



  4. #4
    Moderatore
    Data Registrazione
    13 Dec 2002
    Località
    Milano
    Messaggi
    2,969
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  5. #5
    Moderatore
    Data Registrazione
    23 Dec 2002
    Località
    Da nessuna parte e in qualunque posto
    Messaggi
    536
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Pop Art

    L’espressione Pop Art (dall’inglese, Popular Culture) fu introdotta per la prima volta dagli studiosi Leslie Fiedler e Rayner Banham nel 1956 e definitivamente adottata nel 1961 dal critico inglese Lawrence Alloway, per indicare quell'insieme d'esperienze figurative ispirate all'universo tecnologico e alla cultura popolare urbana, nato parallelamente in Inghilterra e negli Stati Uniti, intorno al 1955, come reazione alla pittura degli espressionisti astratti.

    L'interesse estetico di queste realtà trascurate dalla cultura ufficiale, trovò una propria formulazione teorica nell'Indipendent Group inglese (tra i cui membri figuravano Hamilton e Paolozzi), che realizzarono un importantissimo catalogo per la mostra tenutasi presso la Royal Academy of Arts di Londra nel 1990.

    Quasi contemporaneamente la poetica pop si sviluppò anche negli Stati Uniti. All’inizio degli anni Sessanta, si diffuse, infatti, in America una nuova corrente artistica differente dall’Action Painting che aveva dominato negli anni precedenti. Se l’Action Painting aveva "mostrato" le pulsioni interiori dell’artista e quindi la sua soggettività, con la Pop Art ritorna la neutralità dell’oggetto d’uso quotidiano. Non oggetti veri e propri ma ready-made, ripresi dal movimento dada, con rifacimenti, enfatizzati nelle dimensioni o nella colorazione.

    Ma essi non solo adottano le immagini e gli oggetti della realtà urbana e quotidiana (l'automobile, i prodotti di consumo, i personaggi famosi), ma attingono forme e linguaggio dal vastissimo repertorio dei mass media: la carne, la fotografia, la stampa, i fumetti e la pubblicità.
    In questo modo ogni separazione tra arte e vita, viene definitivamente eliminata; insomma, essi si servono di immagini e oggetti già esistenti che manipolati e prelevati in vario modo si caricano di una nuova espressività.

  6. #6
    Lurido
    Ospite

    Predefinito

    hummm... Warhol sul libro paga della ESSO e della COCA COLA?
    Potrebbe essere un punto di vista interessante...

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 25-02-13, 09:54
  2. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 06-08-05, 13:06
  3. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 09-10-04, 22:46
  4. Chi sono i veri padrini dei "no global"
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 27-10-02, 18:26
  5. Chi sono i veri padrini dei "no global"
    Di Der Wehrwolf nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 24-10-02, 18:20

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito