Battenti, miracoli e prodigi, cinque secoli di fede alle porte di Napoli
Nell’area vesuviana, tutti abbiamo sentito parlare dei pellegrinaggi nel Lunedì dell’Angelo e dei famosi «battenti» che si recano al Santuario della Madonna dell’Arco, a Sant’Anastasia. Ma per quale motivo? Sí certo, per devozione alla Madonna, ma perché in quel dato giorno e soprattutto, perché così tanta gente, da richiamare anche i turisti stranieri per ammirare l’evento?Ebbene bisogna andare indietro nel tempo, fino a risalire al 1450 per scoprire l’origine dell’evento. Un giorno, nei pressi della zona in cui oggi sorge il Santuario, due giovani si misuravano a pallamaglio, un gioco in cui si aggiudicava la gare chi riusciva a lanciare piú lontano una palla di legno colpendola con un maglio. Uno dei due ragazzi colpí con forza la palla e avrebbe senz’altro vinto la partita se la sfera non fosse andata a sbattere contro un albero di tiglio che ombreggiava l’immagine della Madonna con il bambino.
Colmo d’ira il giocatore cominciò a bestemmiare la Santa Vergine, prese la palla e la lanciò contro la Madonna,colpendola a una guancia. In quello stesso istante, davanti ad una moltitudine di persone, il volto della Vergine iniziò a sanguinare, come fosse carne viva. Da quel momento, ogni Lunedí dell’Angelo, moltissime persone cominciarono ad andare in pellegrinaggio sul luogo dell’evento per venerare la Madonna. Solo successivamente sul luogo fu costruita una chiesetta, che poi fu riedificata nel 1592 per disporre di una struttura ancora piú grande,dedicata alla Madonna con il bambino. Quello del volto sanguinante non fu l’unico miracolo accaduto a Sant’Anastasia. La storia, infatti, racconta che ce ne fu un altro. Era il 1573. La contadina Aurelia Del Prete, mentre spaccava la legna si ferí ad un piede e temendo il peggio fece subito un voto alla Vergine dell’Arco: se fosse guarita avrebbe portato alla chiesetta, per riconoscenza, due piedi di cera. La donna guarí, si recò a Napoli per acquistare i piedi di cera da portare alla Vergine. Sulla strada del ritorno, però, gliene cascò uno che si frantumò. Infuriata, Aurelia scaraventò per terra anche l’altro piede e lo calpestò, bestemmiando terribilmente. Qualche anno dopo, nel 1589, sempre di Lunedí dell’Angelo, anche il marito Marco Cennamo per grazia ricevuta si recò alla chiesetta con un voto di cera promesso per una grave malattia agli occhi, da cui era guarito. La moglie (Aurelia) volle accompagnare l’uomo e portò con sé anche un maialino da vendere al mercato. Il maialino, però, scappò tra la folla e Aurelia, bestemmiando e imprecando, gli corse dietro fino ad arrivare sotto l’immagine della Madonna. In quel momento arrivò anche il marito, ma la donna, ormai, aveva perso ogni pazienza e dopo aver preso il voto dell’uomo, lo scaraventò a terra calpestandolo, poi maledisse l’immagine e chi l’aveva dipinta. Ebbene un anno dopo la bestemmiatrice cominciò ad avvertire forti dolori alle gambe e ai piedi. Nella notte tra la Pasqua e il lunedí in Albis, del 1590, senza che lei se n’accorgesse, i piedi si staccarono dalle gambe. Era il tremendo castigo subíto dalla giovane contadina per aver offeso in tal modo la Madonna, che pure le aveva salvato gli arti. A nulla valse nascondere i piedi, una tale storia, infatti, non poté passare inosservata arrivando agli orecchi del Vescovo di Nola il quale istituí un processo canonico e accertò la veridicità del miracolo. Da allora i piedi sono esposti nel Santuario della Madonna dell’Arco.
Dal sito http://www.vesuviopark.it (Diritti Riservati)





Rispondi Citando












