...rutelliani.
Abbiamo dato quel che abbiamo potuto e sentito di dovere dare, né più né meno, per assicurare il ritorno alla vera legalità, che non è il fanatismo moralista di una giurisdizione esercitata con le remore o i pregiudizi della lotta politica, ma il suo contrario. Con la posizione istituzionale di Silvio Berlusconi, è stata messa in salvo la sovranità di chi lo ha eletto.
Ha un bel dire il Consiglio superiore della magistratura: fosse vero che i magistrati non fanno politica, a parte tutto il resto, non avremmo letto l’intervista di Gherardo Colombo, pm in quel processo ora sospeso, in cui tramite il Corriere della Sera il paese era informato del fatto che la Bicamerale era “figlia del ricatto”. Non avremmo letto il giorno dopo su Repubblica la controfirma della signora Ilda Boccassini a questa dichiarazione di guerra a una maggioranza parlamentare che stava cercando di riscrivere la Costituzione, esercitando il mandato democratico. Invece abbiamo letto, firma e controfirma.
Dopo dieci anni di interviste e inchieste, inchieste e interviste, e di battaglie garantiste che hanno fatto la storia di questo paese, la faccenda è stata infine risolta con una lettera al Foglio, una al Corriere, un paio di deposizioni formidabili in tribunale, e un voto coraggioso della maggioranza, con la sostanziale copertura terza, e imparziale, delle massime autorità dello Stato. Finalmente.
Ma adesso siamo tutti rutelliani, nel senso della bella intervista all’Espresso del portavoce dell’opposizione. Il caso Sofri va chiuso con la Grazia, dopo quasi otto anni di pena espiata con la decenza degli innocenti soltanto dal detenuto di Pisa. Una responsabilità seria incombe su ogni parte civile e politica.
Tutte le condizioni sono riunite per procedere senza che un provvedimento di quel genere suoni offesa per alcuno. Nessuno deve fare giochi in proprio, e l’esercizio della clemenza in questo e in altri casi degni di clemenza non contrasta con la certezza della pena e corrisponde al dettato costituzionale del carattere non afflittivo della detenzione.
Per Sofri, oltre Sofri. Ci sono capitoli drammatici della nostra storia che possono essere riesaminati e vagliati con occhi più distaccati, e con una mira precisa, che punti dove è possibile a rimarginare vecchie ferite, a sanare il corpo del paese. Il caso Sofri è ormai il simbolo della battaglia contro l’uso afflittivo e vendicativo della pena.
Berlusconi ha parlato per tempo, irreprensibile e insospettabile, ora bisogna che il governo agisca.
saluti




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