Ieri il Gay pride nel capoluogo pugliese. Dopo le polemiche, la città in piazza
Una giornata gaia per Bari
Oltre 30 mila persone sfilano per le vie della città nella giornata dell'orgoglio omosessuale. Canti, balli e festa fino a notte fonda insieme ai cittadini, che la destra avrebbe voluto tappati in casa. Gli organizzatori: «Un successo superiore alle aspettative». In piazza anche partiti della sinistra, no global ed enti locali
GIANNI ROSSI BARILLI
INVIATO A BARI
«E'un trionfo!». Alle cinque del pomeriggio, quando finalmente il corteo del Bari Pride 2003 comincia a muoversi, gli organizzatori si lasciano andare e festeggiano con un pizzico di incredulità il successo della manifestazione che preparavano da un anno. I timori che i partecipanti fossero meno del previsto sono già un gradevole ricordo di fronte alle decine di migliaia di persone che sfilano sotto un sole africano. Addirittura eroiche le rappresentanze istituzionali dei comuni di Barletta, Melpignano, Pancrazio salentino e della provincia di Lecce: in testa al corteo dall'inizio alla fine, resistono al caldo con giacche e cravatte, fasce tricolori e stendardi. Lo stesso vale per alcune gigantesche drag queen ancora più abbigliate, con parrucche e vestiti che fanno sudare al solo pensiero di indossarli (per non parlare del maquillage). Ma quando ci vuole ci vuole.
Subito dietro ai sindaci il drappello dei vip politici (Pietro Folena e Fabio Mussi dei Ds, Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi, Marco Cappato dei Radicali) con ressa di giornalisti e telecamere al seguito. Accanto, i tre deputati che vengono dal movimento glbt: Niki Vendola e Titti De Simone del Prc e Franco Grillini dei Ds, anche loro intervistatissimi ma soprattutto contenti del risultato raggiunto e indaffarati a baciare e abbracciare vecchi e nuovi compagni di lotte.
La foto di gruppo più riuscita del Pride è un enorme camion che procede nelle prime file su cui si agitano al ritmo della musica (Gloria Gaynor, Raffaella Carrà e ritmi latini) gay, lesbiche, trans, etero, bianchi, neri, asiatici e quant'altro tra uno sventolio di bandiere arcobaleno. Svetta nella massa umana Vladimir Luxuria (già madrina del World pride romano di tre anni fa) vestita da Madonna (non la cantante), con un velo arcobaleno in tono con le bandiere e un'aureola gonfiabile che somiglia in modo drammatico a un preservativo arrotolato pronto all'uso, se non fosse per le dimensioni francamente disumane. Urla dal microfono che «siamo più fotografati della Gioconda» e «siamo in 45 mila» suscitando le ovazioni degli astanti.
La sintesi politica visibile sul camion introduce alla sterminata prospettiva di cartelli, striscioni e carri che le dà il necessario spessore. Ci sono i circoli Arcigay di tutta Italia, il Movimento identità transessuali e transgender, Arcilesbica, Le Lupe (Lesbiche unite per esprimersi), le femministe e lesbiche del collettivo Clitoristrix di Bologna, gli Orsi italiani, le mamme dell'Agedo (associazione genitori di omosessuali), il Triangolo silenzioso (gay sordomuti), i motociclisti amanti del cuoio, il Coordinamento omosessuali cristiani, i gruppi sportivi, Azione Gaylesbica di Firenze, il Gay Village di Roma, le comunità virtuali nate su Internet, il Gay Film Festival di Torino. Uno stupendo guazzabuglio di sigle che è impossibile citare una per una per ragioni di spazio e che a ogni Pride rivela quanto sia vivace il movimento e quanto sia in crescita la voglia di «uscire fuori» del popolo glbt.
A Bari però c'è anche parecchio altro. C'è la sinistra cittadina che scende in piazza, dai Ds ai Centri sociali, la Cgil, il movimento pacifista che non ha alcun imbarazzo a condividere il simbolo arcobaleno con gli omosessuali, le associazioni di volontariato, gli atei anarchici e razionalisti e Amnesty international. Il tutto in mezzo alle classiche ali di folla che assiste ai bordi della strada o si gode lo spettacolo dai balconi delle case. La gente è per lo più curiosa e simpatizzante, anche se qualcuno qua e là da segni di imbarazzo o di riprovazione (c'è persino uno sporadico lancio di uova, puntualmente filmato senza ulteriori strascichi). Bari mantiene la promessa di accogliere il Pride come si deve, si vedono signore che sporgono le mani per «dare un cinque» alle ragazze che sfilano in corteo, vigili e vigilesse che battono il tempo con i piedi lasciandosi coinvolgere (con cautela) dalla musica, e facce di celerini e finanzieri finalmente sorridenti a una manifestazione.
Alba Sasso, deputata Ds e barese doc, è impressionata dalla reazione favorevole, anche se non proprio sorpresa, perché «Bari è una città laica». «Il tentativo iniziale di una parte della destra di creare un'atmosfera di diffidenza intorno a questo evento - dice - è fallito. La gente alla fine lo ha accolto bene e la sinistra è scesa in piazza avendo ben presenti i legami che esistono tra i pride e la battaglia generale per i diritti, la pace e le libertà, la scelta di dedicare la manifestazione al tema delle discriminazioni nei luoghi di lavoro ha reso la cosa ancora più chiara, comincia finalmente a entrare nella mente di molte persone che le diversità non vanno tollerate per virtù democratica ma sono piuttosto un'occasione di arricchimento e di crescita per tutti».
Gli slogan sono pochi, ma la politicità dell'evento salta agli occhi ugualmente. Sui cartelli che parlano di articolo 18 e lotta alle discriminazioni sul lavoro, e della libertà di amare come e chi si vuole. Ma anche nella gioia di praticare l'obiettivo baciando il proprio amore davanti a tutti, senza più nascondersi perché mamma non vuole e babbo nemmeno. L'entusiasmo continua fino al calare del buio e anche oltre. Il comizio conclusivo in piazza Prefettura si apre con il lancio di migliaia di palloncini a forma di cuore, seguiti da ringraziamenti e incitamenti ad andare a votare il 15 giugno. Poi comincia una lunga notte di festa.
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Rispondi Citando
Ma chi sei della questura?
4 adsum
) o gli annini e compagnia varia che si mobilitano manco fossero arrivati gli unni con le solite menate della famiglia, dei valori e via cazzeggiando....