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Discussione: Telecom

  1. #1
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    tra la dorica e la dotta.
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    Predefinito Telecom

    Leggo su altra fonte che Telecom Italia ha raggiunto un accordo con la Triplice sindacale che contempla anche interventi sull'occupazione. In particolare è confermata l'uscita di personale con l'utilizzo della mobilità, leggasi paghiamo noi Padani per i problemi T. I.. Contestualmente verranno attivate due nuove strutture di telecontact a Caltanisetta ed a Catanzaro. Voglio ricordare agli amici Padani che dal 2000 T.I. è praticamente scomparsa dalle piccole Regioni del Nord, crendo, fra l'altro, anche grandi problemi nel rapporto con gli utenti. L'intervento di distruzione di posti di lavoro è stato particolarmente incisivo in Liguria, Trentino e Sudtirolo, Friuli Venezia Giulia, Marche e Umbria. In queste Terre, sopratutto utilizzando l'arma del trasferimento, si sono ottenute molte migliaia di dimissioni; mentre al Sud non è uscito praticamente nessuno e, naturalmente, praticamente nessuno è stato trasferito. Quindi, ancora una volta, lavoratore padano: TACI, LAVORA, PAGA ed UBBIDISCI!!!
    Saluti nordisti dalla Terra dei Senoni

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  2. #2
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    La rete a rischio
    Tre domande al premier sul suo famoso colloquio con Tronchetti Provera

    Da quando Telecom Italia fu privatizzata, dapprima secondo un modello di public company con un piccolo nocciolo duro e poi con un azionariato privato di controllo a seguito della scalata di Colaninno e la successiva acquisizione da parte di Olimpia, a sua volta controllata da Pirelli, è migliorata l'efficienza gestionale, la redditività è stata salvaguardata, il fatturato è rimasto stabile, ma il livello dei debiti finanziari è molto aumentato (più che doppio del capitale di rischio, cioè più del doppio di quanto sarebbe fisiologico) perché gli investitori che l'hanno comprata hanno fatto ricorso largamente al credito e hanno scaricato sulla società i nuovi debiti. Le conseguenze sono molteplici: in conto economico gli oneri finanziari hanno rappresentato in questi anni il 10% circa del fatturato netto (moltissimo); gli ammortamenti sono stati impiegati per restituire il debito molto più che per rinnovare il patrimonio tecnico; sono scarseggiate le risorse per nuovi investimenti (all'inizio degli anni '90, all'epoca della Stet del gruppo Iri, gli investimenti tecnici si aggiravano intorno a 8 miliardi di euro ogni anno ed erano forse troppi, e infatti avevano anche la finalità di foraggiare le clientele fameliche dei maggiori partiti di governo; oggi gli investimenti sono più che dimezzati e sono indubbiamente insufficienti, vista anche la concorrenza mondiale spietata); come conseguenza inevitabile, il patrimonio tecnico ha perso più di un terzo del valore netto che aveva nel 2000. In queste condizioni, Telecom Italia non può più andare avanti. La cosa grave è che gli attuali proprietari non furono abbastanza lungimiranti quando nel 2002 acquisirono il gruppo.



    Ogni qualche anno, o anche più frequentemente, il gruppo Telecom elabora un piano e opera fusioni, incorporazioni, poi scorpori, separazioni societarie, sempre annunciando che questo e il suo contrario rispondono a visioni strategiche nell'interesse del paese e dei suoi azionisti (ma quali?).

    Ora viene adombrato il rischio che possa essere ceduto a terzi il controllo della telefonia fissa o di quella mobile. Poiché capitali di rischio nel settore privato italiano non abbondano certo, questo rischio equivale per il nostro paese a perdere il controllo di assets importanti.

    Nasce quindi un'altra questione, niente affatto secondaria. A differenza delle autostrade, della cui rete è proprietaria l'Anas, dell'energia elettrica e del gas, della cui rete sono proprietarie Terna e Snam Rete Gas a controllo statale, nel caso della telefonia fissa la rete è di proprietà di Telecom Italia.

    Qualsiasi gestore voglia operare, sia pure in concorrenza, deve passare attraverso Telecom Italia. Chiunque voglia e possa entrare nella rete, per finalità legittime o meno, deve bussare alla porta di Telecom Italia e intrattenere rapporti con il gruppo. Ecco allora che alcuni illuminati avanzano un'idea: Telecom Italia rivenda la rete allo Stato e, visto che ci si trova, se la faccia pagare un prezzo tale che i suoi problemi finanziari si aggiustino.

    Prima di entrare nel merito delle questioni, assai delicate, e di sicuro ci entreremo nei prossimi giorni, desideriamo chiedere in via preliminare al presidente del Consiglio: quando lei ha ricevuto il dott. Tronchetti Provera, se è vero che non avete parlato dell'imminente operazione di scorporo, avete forse esaminato la questione della ristatalizzazione della rete telefonica? Se sì, avete parlato di corrispettivi? Terza domanda: quale fu il valore stimato dell'asset "rete" quando il Tesoro sotto i governi di centro-sinistra provvide a privatizzare Stet-Telecom Italia?

    Roma, 13 settembre 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  3. #3
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    Ci mancherebbe solo che adesso lo Stato si ricomprasse la rete fissa, dopo aver svenduto Telecom (che stava benissimo) e consentito che venisse scalata da finanzieri senza soldi!!! Ma scherziamo???

  4. #4
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    Comincia ad assillarmi un dubbio atroce... che avessero ragione le Brigate Rosse?

  5. #5
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    La partita Telecom



    Vedo che c'è un sacco di gente che abbocca, o finge di abboccare, all'amo lanciato da chi controlla Telecom Italia, agitando così le acque del laghetto politico, colmo di chiacchiere e d'ipocrisia. Spettacolo un filino patetico. Una premessa: quello che succede oggi è la logica e naturale conseguenza di quel che denunciamo già da anni, non sostenibilità finanziaria, camarille di poteri, dissennata e sospetta distruzione di ricchezza all'estero compresi (e compresi i contatti con Parmalat e Cirio). Chi è stato zitto ieri, chi ha fatto finta di non leggere quello che scrivevo, chi è annegato nei soldi della pubblicità, chi s'è riscaldato vicino a quello che credeva il potere, chi ha favorito attivamente le scalate condotte da cordate a dir poco opache, facciano tutti la cortesia di non vestire il lutto degli offesi interessi nazionali. Sono loro, che li hanno offesi. E veniamo all'oggi.



    Tronchetti Provera è ammirevole. La sua partita è persa, l'avventura in Telecom ha dimostrato l'incapacità di governare il rischio finanziario, sommatasi all'assenza di visione strategica. Ma non molla, anzi, rilancia. Dato che gli hanno consentito di tutto, a cominciare dal considerare sua un'azienda che difendeva grazie ai debiti e senza neanche la minima decenza di obbligarlo a consolidarli, oggi dice: quel che è mio posso anche venderlo. Prendo Tim e la cedo a chi mi da più soldi, anche all'estero. Prendo la rete fissa e la sventolo sotto il naso di una sinistra che ragiona solo d'aziende pubbliche, quindi che preparino i soldi dello Stato. Prendo le televisioni e le porto dall'editore che ancora mi copre. Intanto rintontonisco i polli cianciando di media company, che, semmai, la fa Murdoch. Adesso che vi ho detto cosa posso fare, cominciate tutti ad avere paura, a dire che non ne sapevate niente, a dirvi esterrefatti (quando vi siete esterovenduti), e dopo questo bel bau bau cercate di farvi venire qualche bella idea, perché non ho nessuna intenzione di essere l'unico ad affondare con i debiti. Spettacolare.
    E mentre i pescetti battono la coda, a nessuno che venga in mente il più elementare degli interessi nazionali: il rispetto del diritto, la trasparenza del mercato, autorità di controllo dove non siedano avanzi di politica. Non torna alla mente, perché non c'è mai stato.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it



    tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
    http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=2848

  6. #6
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    La Lega Nord difende le operazioni spericolate di Tronchetti Provera
    Martedì, 12 settembre "Essendo un gruppo privato non credo che il governo possa interferire, non siamo in un regime sovietico. L'azienda risponde ai suoi azionisti e ai suoi stakeholder, tra cui non mi risulta ci sia il governo". Con queste parole il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Maroni, intervistato dal quotidiano online Affaritaliani.it, replica alle osservazioni del premier Romano Prodi sul riassetto del gruppo Telecom Italia.

    "Dopodiché ciascuno è libero di esprimere le proprie opinioni", spiega Maroni, che aggiunge: "Il giudizio degli esperti è sospeso, quindi non credo che sia opportuno promuovere o bocciare un'operazione che è ancora in fieri, perché sarebbe un'ingerenza della politica". Secondo l'ex ministro del Welfare "è vero che la sinistra con Telecom ci ha abituato ha interferenze anche pesanti, basta vedere la storia di Colaninno, la cosiddetta cordata padana e gli amici di D'Alema, ma non vorrei che tornasse la merchant bank di Palazzo Chigi, cosa che invece mi pare si profili all'orizzonte. Io e la Lega, che pure non abbiamo mai avuto grandi simpatie per Telecom e per Tronchetti Provera (essendo poi vicepresidente dell'Inter ancora meno) sosteniamo che bisogna scongiurare l'ennesimo intervento a gamba tesa di Palazzo Chigi in questa vicenda, che è prima di tutto industriale. E che riguarda in primo luogo gli azionisti e gli assetti".
    "Poi c'è un riflesso anche sull'occupazione, e i sindacati sono in allarme, ma tutto ciò non c'entra nulla con la politica. La politica deve stare a guardare ed evitare di interferire, perché Telecom non è l'Iri. Non è un ente pubblico. Queste prese di posizione di esponenti del governo sono delle interferenze pesanti con il mercato - sottolinea - e sarebbe bene che la Consob aprisse un riflettore su queste vicende. Ricordo quando da ministro del primo governo Berlusconi, nel'94, venni accusato, salvo poi querela, da parte del Corriere della Sera di aver interferito e di aver lucrato con alcune dichiarazioni su una vicenda di borsa di cui nessuno sapeva niente. Mi pare che oggi siamo in una situazione in cui una dichiarazione a borse aperte del presidente del Consiglio possa determinare conseguenze importanti sui titoli". "E - conclude Maroni - conoscendo la debolezza strutturale delle azioni Telecom, credo che la Consob debba intervenire per evitare che qualche dichiarazione di troppo o fatta appositamente in un modo piuttosto che in un altro possa arricchire qualcuno e danneggiare i soliti azionisti deboli. Per il resto la politica deve starne fuori".

  7. #7
    Rifondazione Leghista
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    Mi pare che poi Bossi sia intervenuto smentendolo come al solito. In realtà il vero colpevole è Prody che ha svenduto la tecnologia in campo telematico costringendo Italtel ad inchinarsi e lasciare il passo al colosso tedesco Siemens. Ricordiamo che Italtel era azienda leader a livello internazionale nel campo delle tecnologie per le telecomunicazioni.
    Ma dava un tantino fastidio agli amici tedeschi del signor Romano....
    I danni che questo signore ha fatto quando stava all' IRI fanno il paio con quelli che ha continuato a fare da Presidente del Consiglio nel suo precedente mandato, a partire dalle privatizzazioni in favore dei compagni di merende.
    Tra i quali Tronchetti Provera e, non dimentichiamolo, i Benetton che stavano vendendo le autostrade, dopo averle avute per un tozzo di pane, agli spagnoli. E adesso si lamenta perchè gli amici non lo informano...
    O così vuol far credere

  8. #8
    insubres sumus, non latini
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    L'unica cosa che mi consola della faccenda è che i sinistrati al governo hanno fatto uscire la Telecom dalla porta ed ora rientra dalla finestra...Ah!

    Ciao

  9. #9
    piemonteis downunder
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    Per fortuna che anche in una situazione cosi' complessa e piena di chiaroscuri, ci pensa un uomo di cultura come calderoli a semplificare le cose e a chiarire la strategia politica:

    TELEVIDEO RAI

    Calderoli: governo obbligato a riferire
    "Il governo è obbligato a rispondere in
    Parlamento. La cosa non può essere mes-
    sa in discussione". Così il coordinato-
    re delle segreterie della Lega Caldero-
    li, dopo le affermazioni di Prodi dalla
    Cina.

    "Quando al governo è richiesto di veni-
    re a rispondere in Parlamento deve far-
    lo. Adesso Prodi è in Cina, ma quando
    torna gli facciamo un fondo così
    ", ha
    aggiunto.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da zephir Visualizza Messaggio
    L'unica cosa che mi consola della faccenda è che i sinistrati al governo hanno fatto uscire la Telecom dalla porta ed ora rientra dalla finestra...Ah!

    Ciao

    Che cosa ti consola nella prospettiva che la TI, nelle condizioni attuali, se la becchino di nuovo gli italiani, dopo che i finanzieri e i politici loro amici ci si sono arricchiti bellamente?
    Che grandissimo schifo se finisse davvero così!

 

 
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