Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: I "pentiti"...

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito I "pentiti"...

    ...usa e getta!

    Diceva Leonardo Sciascia che tra “il pentito” e il magistrato si realizza come una osmosi, una reciproca intesa che consente al magistrato di lasciar intendere al “pentito” ciò che si aspetta da lui, e al “pentito” di intendere ciò che gli conviene dire per compiacere il magistrato.
    Sentite questi stralci di interrogatori tra pm e “pentito”.
    Era il 18 febbraio del ’94 e Berlusconi aveva appena annunciato al Paese la sua “discesa in campo”. Quasi in contemporanea a Cancemi, il “pentito”, venne in mente di non parlare più dei suoi delitti ma del “pizzo” passati tra Fininvest e mafia per non far saltare in aria i ripetitori Tv.
    La Boccassini lo lascia parlare per un po’ delle presunte mazzette, quante erano, ogni quanto venivano versate, da chi e a chi, poi lo interrompe e gli fa una domanda: lei è proprio sicuro che si trattasse di un “pizzo” che quelli della Fininvest versavano a voi della mafia soltanto perché costretti per salvaguardare le antenne delle loro tv?
    Cancemi resta interdetto, un attimo solo e si riprende illuminato dall’osmosi, e si precipita a dire ciò che il pm voleva sentire:”Il pizzo? Se quello era un pizzo? Era una specie di pizzo, ma c’era qualcosa di più, l’avevo intuito perfettamente…”.
    Chiaro? Quel “soltanto” del pm…ha richiamato alla memoria del “pentito” il …qualcosa di più.
    Casa? L’intuizione di Cancemi pre-intuita dalla Boccassini era: le mazzette versate dalla Fininvest alla mafia, più che un pizzo, il frutto di una estorsione, erano un regalo, un finanziamento.
    Per “finanziare” cosa? Ecco che arriva la seconda domanda del pm al “pentito”:”Queste consegne di denaro sono avvenute anche in prossimità della strage e della morte di Giovanni Falcone?”. Il “pentito” che ha tutto capito:”Certamente, ci fu una consegna non più di due mesi prima della morte del giudice…”.
    Da questo “verbale” di interrogatorio nasce il teorema di Berlusconi e Dell’Utri “mandanti occulti” della strage di Capaci.

    Dopo quattro anni, durante i quali Cancemi avverte che i suoi ricordi e il suo pentimento sono una vite arrugginita e il pm Boccassini torna a Milano, il “pentito” depone nel processo Dell’Utri e passa dalla “intuizione” alla “deduzione”. Come? Raccontando che Totò Riina gli aveva detto “Berlusconi e Dell’Utri? Quei due ce l’ho ‘nte manu”. Anche Raffaele Ganci gli aveva detto:”Non ti preoccupare, zio Totò si è incontrato con “persone importanti”.
    “Cosa intende dire?” chiede il pm al processo dell’Utri:”Forse che queste persone importanti che Ganci le ha detto che sono state incontrate da Riina prima della strage sono quei due, Berlusconi e Dell’Utri, di cui Riina le aveva parlato in un’altra occasione?”. E il Cancemi, con un sospiro:”Non so a chi faccio bene e a chi faccio male, ma proprio così devo pensare”.
    Son passati quattro anni dal momento del suo “pentimento” e ancora non sa sicuramente: ma così deve “pensare”.
    E’ una supposizione…oppure una logica “deduzione”: se Berlusconi e Dell’Utri finanziavano Riina, e se l’hanno finanziato almeno fino a due mesi prima della strage, se Riina si mostrava sicuro di averli ‘nte manu, e se li ha addirittura incontrati prima della strage, chi se non loro furono i “mandanti esterni” dell’assassinio di Falcone?

    Attenzione. Questa è e rimane solo una “deduzione”, tanto che la Procura di Caltanisetta archivia, anni dopo, la denuncia di Berlusconi contro Cancemi: quella di Cancemi, sta scritto nelle carte, era soltanto una deduzione, e quindi non si può dire che il “pentito” intendesse calunniare Berlusconi.
    Ma è poi proprio vero, questo?
    Vediamo: nel frattempo pronunciando la sua requisitoria al processo detto Borsellino ter, per la strage di via D’Amelio, il pm Anna Maria Palma si è spinta fino a sostenere pubblicamente che ciò che aveva riferito Cancemi su Berlusconi e Dell’Utri e Riina era stato “sufficientemente provato”.
    Avvenne un po’ di maretta. Berlusconi, che era già stato Premier dichiarò:”Oggi è il mio compleanno, non mi occupo di pazzi”.
    Ottaviano Del Turco, presidente della Commissione parlamentare antimafia protestò contro “il processo mediatico a Berlusconi”.
    Franco Corleone, verde, sottosegretario alla Giustizia nel governo di centrosinistra, chiese “come mai un magistrato potesse affidarsi così alle dichiarazioni di un pentito che riferisce deduzioni e non fatti”.
    Antonio Martone, presidente dell’Anm:”Questa vicenda conferma l’urgenza di una revisione della legge sui pentiti”.

    ( Due anni dopo il pm Palma ha querelato Lino Jannuzzi, che firma questo articolo su Il Giornale dell’11 giugno 2003 dal quale ho tratto liberamente, che in un articolo, pubblicato sempre dal Giornale, ricordava l’infortunio, e in primo grado ha vinto la causa: Jannuzzi è stato condannato ad altri tre mesi di carcere)

    Non è finita. Cancemi si è spinto oltre “la deduzione”: deponendo a Roma disse che le persone importanti incontrate da Riina fossero Berlusconi e Dell’Utri glielo aveva confermato personalmente lo zio Totò.
    A quel punto Del Turco, presidente dell’antimafia, ha scritto al comitato del ministero degli Interni predisposto per la gestione dei pentiti chiedendo spiegazioni per: perché nonostante le polemiche sulla sua attendibilità il comitato avesse rinnovato a Cancemi il contratto di collaboratore di giustizia; perché avesse ritenuto opportuno farlo proprio alla vigilia della deposizione di Cancemi al processo: si temeva che Cancemi, a quel punto, non avrebbe confermato le sue accuse?

    La lettera di Del Turco è rimasta senza risposta (non ha niente da dire in proposito l’ex deputato socialista ed ex segretario della Cgil?).

    Invece Cancemi è stato ringraziato, nonostante che, invece di accusare la mafia, avesse tentato di incastrare Berlusconi.
    Non sarà venuto il momento di cercare di dare una risoista che allora non fu data a Del Turco?
    E magari cercare di fare finalmente una inchiesta sull’uso politico dei “pentiti”?

    Il Giornale mercoledì 11 giugno 2003

    saluti

  2. #2
    Iterum rudit leo
    Data Registrazione
    09 Jun 2009
    Messaggi
    3,661
     Likes dati
    125
     Like avuti
    62
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: I "pentiti"...

    Questo Cancemi è il medesimo condannato a 20 anni di reclusione per l'omicidio di Salvo Lima e che non ha scontato nemmeno un giorno di carcere?
    La mente del sapiente si dirige a destra
    e quella dello stolto a sinistra.
    (Ecclesiaste 10, 2)


    Totus Tuus Network ~ FattiSentire ~ Totus Tuus Forum

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: I "pentiti"...

    Originally posted by krentak
    Questo Cancemi è il medesimo condannato a 20 anni di reclusione per l'omicidio di Salvo Lima e che non ha scontato nemmeno un giorno di carcere?
    -----------------------
    Non ho avuto il piacere di conoscerlo; conosco solo la sua storia di "pentito".

    saluti

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Il Parlamento si interessa...

    ...della gestione dei pentiti. Ma va???

    Roma. “Un bubbone da incidere e da ispezionare al più presto”. Sono anni che Lino Jannuzzi, giornalista e senatore di Forza Italia, chiede l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla gestione dei pentiti di mafia. Ma la sua insistenza si è sempre scontrata “non solo con la tenace opposizione del centrosinistra, ma anche con una inspiegabile indifferenza della maggioranza”. Ora il clima è cambiato. La sua proposta è stata sottoscritta da oltre centoventi senatori e da quasi cento deputati. E i numeri gli danno ormai la certezza che la commissione finalmente si farà. Una spinta è venuta “dall’orrore scaturito dalle ultime scandalose scarcerazioni”. Nel giro di quindici giorni sono tornati a casa – ufficialmente, agli arresti domiciliari – tre assassini responsabili di indicibili nefandezze.
    Il caso più eclatante è quello di Enzo Brusca il quale ha persino ammesso di avere sciolto con le sue mani nell’acido il piccolo Santino Di Matteo. Così, tanto per lanciare al padre, che già aveva saltato il fosso e collaborava con la procura di Palermo, il più crudele degli avvertimenti. Non solo. “Sono stati riconosciuti benefici e privilegi anche a pentiti, come Salvatore Cancemi, bollati come bugiardi e impostori” e questo, ricorda Jannuzzi, “ha sollevato un’indignazione non più contenibile: la misura è colma. Per il senatore di Forza Italia, nella giustizia italiana “c’è un buco che si trascina da oltre dieci anni”. Perché, dopo l’assassinio di Giovanni Falcone, “è arrivata una gestione dei pentiti più allegra e più oscura, finalizzata soprattutto ai processi politici”. E su ciò che è successo “non esiste una sola verità riscontrabile”. Da qui l’esigenza di una commissione d’inchiesta, “anche per verificare se vale ancora la pena di insistere con la legislazione d’emergenza”.

    Un ruolo di primo piano, in questa “operazione verità”, avrebbe potuto averlo la commissione Antimafia, la stessa che sotto la presidenza di Luciano Violante, riuscì addirittura a intelaiare, tra il 1992 e il 1993, quello che sarebbe poi diventato, con la nomina di Giancarlo Caselli alla procura di Palermo, il processo contro Giulio Andreotti.
    “Ma questa commissione – lamenta Jannuzzi – ha ormai rinunciato al proprio ruolo: lo dimostra il fatto che il comitato istituito per dare un primo, timido sguardo al funzionamento del servizio protezione, è stato affidato, dal presidente Roberto Centaro, che è di centrodestra, al deputato Giannicola Sinisi, della Margherita, che negli anni bui, da sottosegretario agli Interni,sovrintendeva, guarda caso, proprio all’ufficio che stabiliva a quali boss concedere o negare lo status di collaboratore di giustizia. Sinisi, in pratica, dovrebbe indagare su se stesso”.
    La commissione d’inchiesta, invece, avrebbe invece le mani libere. E di fronte ai suoi poteri verrebbero automaticamente meno quei due grossi ostacoli che ancora oggi impediscono l’accertamento della verità.
    Primo: il segreto istruttorio. Che in passato ha coperto qualsiasi rapporto, anche il più avventato, tra magistrati e pentiti. Balduccio Di Maggio, il killer che giurava di avere assistito al bacio tra Andreotti e Totò Riina, quando si è visto in pericolo (perché intanto era tornato a uccidere) ha detto di avere in procura “i cani attaccati”. E ha fatto riferimento ai sostituti palermitani Guido Lo Forte, Roberto Scarpinato e Gioacchino Natoli, quelli del processo Andreotti. “Un episodio di tale gravità non può restare coperto dal segreto”, sostiene Jannuzzi.
    Il secondo alibi da abbattere è quello legato alle ragioni di sicurezza. “In nome di questo principio non abbiamo mai saputo, per esempio, quali e quanti poliziotti entravano nelle carceri per i cosiddetti colloqui investigativi. Andavano per sapere o per istruire?”. Le “ragioni di sicurezza” stendono veli pesantissimi anche sui soldi amministrati dal Viminale. In particolare sui “fondi riservati” dai quali, alla vigilia di ogni processo importante, partivano grosse somme a favore di questo o quel pentito.

    Un altro capitolo di spesa, sul quale non si riescono ad avere cifre certe, è quello che comprende le parcelle degli avvocati. Si sa solo che gli onorari assorbono il quarantotto per cento di tutti i soldi stanziati per il servizio di protezione. “Ma prima o poi dovremo
    pure scoprire – insiste Jannuzzi – con quali criteri sono stati scelti questi professionisti. Sappiamo solo che alcuni sono stati chiamati a fare anche lavori sporchi per i quali poi venivano pagati molto bene e a volte pure in nero”. Al di là degli scandali, resta comunque il problema di fondo. “Dopo dieci anni di pentitismo estremo, non c’è un solo processo politico che si sia concluso con una condanna”, sottolinea Jannuzzi. “E questo la dice lunga sulla utilità dei pentiti e su chi li ha amministrati”.

    naturalmente Lino Jannuzzi su Il Foglio di venerdì13 giugno 2003

    saluti

 

 

Discussioni Simili

  1. Immigrazione, la carica dei "buonisti" pentiti
    Di trenta81 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 47
    Ultimo Messaggio: 20-04-09, 17:25
  2. Risposte: 44
    Ultimo Messaggio: 31-01-09, 17:33
  3. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 17-04-08, 16:40
  4. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 18-07-04, 10:52
  5. Britney, "pentiti"
    Di Österreicher nel forum Musica
    Risposte: 23
    Ultimo Messaggio: 19-05-02, 12:15

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito