...usa e getta!
Diceva Leonardo Sciascia che tra “il pentito” e il magistrato si realizza come una osmosi, una reciproca intesa che consente al magistrato di lasciar intendere al “pentito” ciò che si aspetta da lui, e al “pentito” di intendere ciò che gli conviene dire per compiacere il magistrato.
Sentite questi stralci di interrogatori tra pm e “pentito”.
Era il 18 febbraio del ’94 e Berlusconi aveva appena annunciato al Paese la sua “discesa in campo”. Quasi in contemporanea a Cancemi, il “pentito”, venne in mente di non parlare più dei suoi delitti ma del “pizzo” passati tra Fininvest e mafia per non far saltare in aria i ripetitori Tv.
La Boccassini lo lascia parlare per un po’ delle presunte mazzette, quante erano, ogni quanto venivano versate, da chi e a chi, poi lo interrompe e gli fa una domanda: lei è proprio sicuro che si trattasse di un “pizzo” che quelli della Fininvest versavano a voi della mafia soltanto perché costretti per salvaguardare le antenne delle loro tv?
Cancemi resta interdetto, un attimo solo e si riprende illuminato dall’osmosi, e si precipita a dire ciò che il pm voleva sentire:”Il pizzo? Se quello era un pizzo? Era una specie di pizzo, ma c’era qualcosa di più, l’avevo intuito perfettamente…”.
Chiaro? Quel “soltanto” del pm…ha richiamato alla memoria del “pentito” il …qualcosa di più.
Casa? L’intuizione di Cancemi pre-intuita dalla Boccassini era: le mazzette versate dalla Fininvest alla mafia, più che un pizzo, il frutto di una estorsione, erano un regalo, un finanziamento.
Per “finanziare” cosa? Ecco che arriva la seconda domanda del pm al “pentito”:”Queste consegne di denaro sono avvenute anche in prossimità della strage e della morte di Giovanni Falcone?”. Il “pentito” che ha tutto capito:”Certamente, ci fu una consegna non più di due mesi prima della morte del giudice…”.
Da questo “verbale” di interrogatorio nasce il teorema di Berlusconi e Dell’Utri “mandanti occulti” della strage di Capaci.
Dopo quattro anni, durante i quali Cancemi avverte che i suoi ricordi e il suo pentimento sono una vite arrugginita e il pm Boccassini torna a Milano, il “pentito” depone nel processo Dell’Utri e passa dalla “intuizione” alla “deduzione”. Come? Raccontando che Totò Riina gli aveva detto “Berlusconi e Dell’Utri? Quei due ce l’ho ‘nte manu”. Anche Raffaele Ganci gli aveva detto:”Non ti preoccupare, zio Totò si è incontrato con “persone importanti”.
“Cosa intende dire?” chiede il pm al processo dell’Utri:”Forse che queste persone importanti che Ganci le ha detto che sono state incontrate da Riina prima della strage sono quei due, Berlusconi e Dell’Utri, di cui Riina le aveva parlato in un’altra occasione?”. E il Cancemi, con un sospiro:”Non so a chi faccio bene e a chi faccio male, ma proprio così devo pensare”.
Son passati quattro anni dal momento del suo “pentimento” e ancora non sa sicuramente: ma così deve “pensare”.
E’ una supposizione…oppure una logica “deduzione”: se Berlusconi e Dell’Utri finanziavano Riina, e se l’hanno finanziato almeno fino a due mesi prima della strage, se Riina si mostrava sicuro di averli ‘nte manu, e se li ha addirittura incontrati prima della strage, chi se non loro furono i “mandanti esterni” dell’assassinio di Falcone?
Attenzione. Questa è e rimane solo una “deduzione”, tanto che la Procura di Caltanisetta archivia, anni dopo, la denuncia di Berlusconi contro Cancemi: quella di Cancemi, sta scritto nelle carte, era soltanto una deduzione, e quindi non si può dire che il “pentito” intendesse calunniare Berlusconi.
Ma è poi proprio vero, questo?
Vediamo: nel frattempo pronunciando la sua requisitoria al processo detto Borsellino ter, per la strage di via D’Amelio, il pm Anna Maria Palma si è spinta fino a sostenere pubblicamente che ciò che aveva riferito Cancemi su Berlusconi e Dell’Utri e Riina era stato “sufficientemente provato”.
Avvenne un po’ di maretta. Berlusconi, che era già stato Premier dichiarò:”Oggi è il mio compleanno, non mi occupo di pazzi”.
Ottaviano Del Turco, presidente della Commissione parlamentare antimafia protestò contro “il processo mediatico a Berlusconi”.
Franco Corleone, verde, sottosegretario alla Giustizia nel governo di centrosinistra, chiese “come mai un magistrato potesse affidarsi così alle dichiarazioni di un pentito che riferisce deduzioni e non fatti”.
Antonio Martone, presidente dell’Anm:”Questa vicenda conferma l’urgenza di una revisione della legge sui pentiti”.
( Due anni dopo il pm Palma ha querelato Lino Jannuzzi, che firma questo articolo su Il Giornale dell’11 giugno 2003 dal quale ho tratto liberamente, che in un articolo, pubblicato sempre dal Giornale, ricordava l’infortunio, e in primo grado ha vinto la causa: Jannuzzi è stato condannato ad altri tre mesi di carcere)
Non è finita. Cancemi si è spinto oltre “la deduzione”: deponendo a Roma disse che le persone importanti incontrate da Riina fossero Berlusconi e Dell’Utri glielo aveva confermato personalmente lo zio Totò.
A quel punto Del Turco, presidente dell’antimafia, ha scritto al comitato del ministero degli Interni predisposto per la gestione dei pentiti chiedendo spiegazioni per: perché nonostante le polemiche sulla sua attendibilità il comitato avesse rinnovato a Cancemi il contratto di collaboratore di giustizia; perché avesse ritenuto opportuno farlo proprio alla vigilia della deposizione di Cancemi al processo: si temeva che Cancemi, a quel punto, non avrebbe confermato le sue accuse?
La lettera di Del Turco è rimasta senza risposta (non ha niente da dire in proposito l’ex deputato socialista ed ex segretario della Cgil?).
Invece Cancemi è stato ringraziato, nonostante che, invece di accusare la mafia, avesse tentato di incastrare Berlusconi.
Non sarà venuto il momento di cercare di dare una risoista che allora non fu data a Del Turco?
E magari cercare di fare finalmente una inchiesta sull’uso politico dei “pentiti”?
Il Giornale mercoledì 11 giugno 2003
saluti




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