L'Ulivo alle prese con il nodo referendum
Fassino non fa concessioni a Bertinotti. Correntone per il sì. D'Alema
potrebbe decidere di votare
ROMA - Dice Piero Fassino che la via migliore per doppiare la boa del
referendum di domenica prossima, senza troppi danni per la sinistra e per i
ds, è quella di «non drammatizzare». E nella riunione del direttivo della
Quercia di ieri, che proprio dell'articolo 18 doveva decidere, ha cercato di
dimostrare che con una navigazione accorta si può cercare di portare a riva
il partito - diviso sul quesito di domenica - senza troppi scossoni. Fassino
ha proposto e imposto la linea della segreteria, e cioè che non si va a
votare. Parla di «astensione attiva», di un non voto poco caro alla
tradizione della sinistra, ma che è motivato dall'idea «che bisogna ridurre
i danni del referendum» e che soltanto «le leggi trovano le soluzioni adatte
per problemi complessi», come quelli del mondo del lavoro.
LA MINORANZA - Il correntone diessino, che tra le sue fila conta alcuni dei
promotori del referendum, ha confermato il suo no a questa linea e chiede di
andare a votare e scegliere il sì, cioè l'estensione della tutela dell'
articolo 18 anche alle imprese più piccole. Ma dopo la scelta di Cofferati
di schierarsi con Fassino per l'astensione, il referendum non costituisce
più un motivo di forte lacerazione nei ds e non a caso ieri il segretario
dei Ds proprio mentre si discuteva del voto di domenica ha riproposto la
gestione unitaria del partito: una sorta di appello alla minoranza per
sancire quella tregua che Fassino ha già firmato con Cofferati. Se ne
parlerà nella direzione in programma a fine mese, il 26 e il 27 a Roma. Per
ora dal correntone arrivano risposte caute: più possibilisti i veltroniani,
assolutamente contrari Salvi e la sinistra. Ma per questo c'è tempo e
soprattutto prima incombe un'altra incognita sui ds e sulla sinistra, che
rischia di essere un macigno sul tentativo dei leader di ds e anche della
Margherita di capitalizzare il voto positivo delle amministrative.
L'AFFLUENZA - I dati degli ultimi sondaggi in mano ai ds indicano che l'
affluenza, se anche lontana dal quorum, dovrebbe essere alta. E sarà alta
soprattutto nelle «regioni rosse», Emilia e Toscana. Per questo, quasi a
tessere una tela per evitare di regalare quello che rischia comunque di
diventare un successo d'immagine per Rifondazione e sinistra diesse, da
qualche giorno i vertici del Botteghino stanno ragionando se forse, «coloro
che hanno ricoperto cariche istituzionali non debbano andare comunque a
votare». La formula un po' vaga significa che il presidente del partito,
Massimo D'Alema e magari l'attuale capogruppo alla Camera Luciano Violante,
potrebbero alla fine - visti gli ultimi sondaggi o i primi dati sull'
affluenza - scegliere di andare ai seggi. Non a caso la «Velina rossa», voce
informale di area dalemiana, ieri spiegava che la decisione di astenersi
imposta da Fassino non fosse altro che «una sorta di libertà di coscienza»,
quasi ad aprire uno spiraglio a eventuali scelte personali contro la linea
della segreteria.
Ci spera molto Rifondazione comunista, impegnata in questi giorni in una
campagna molto intensa per portare al voto più gente possibile. Un gruppo di
deputati verdi ha persino iniziato uno sciopero della fame contro la poca
informazione sul referendum. E quanto sia difficile la scelta astensionista,
pur condivisa da un ampio schieramento che va da D'Amato a Fassino, e quanti
dubbi ci siano sull'affluenza che rischia comunque di essere massiccia se
anche insufficiente, lo dimostra la scelta della Margherita, schierata per
il no al referendum ma senza scegliere tra l'astensione e il voto contrario:
«Invitiamo i cittadini a far fallire la consultazione o non andando a votare
o votando no sulla scheda, siamo contro al e nel referendum», ha spiegato
Rutelli.
OBIETTIVO ULIVO - Se passeranno senza troppe lacerazioni il test di domenica
i ds sono orientati a cogliere subito i risultati del voto delle
amministrative e ad accelerare sull'Ulivo: l'obiettivo è quello delle
elezioni europee, che come dice Pierluigi Bersani «non dobbiamo
assolutamente perdere». Macchina avanti dunque, con un'attenzione
particolare alla coalizione e all'unità del centrosinistra: per questo i ds
stanno ragionando, come anche la Margherita, se modificare il proprio
simbolo per le Europee aggiungendo nel logo della Quercia il simbolo dell'
Ulivo.
Gianna Fregonara




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