Medio Oriente. Hamas e Jihad respingono la tregua. Yassin: sarò felice di morire come martire
Ahmed Yassin
Gaza, 14 giugno 2003
Hamas non cede: il gruppo integralista islamico insieme alla Jihad islamica respinge la tregua proposta da Israele. E' lo stesso Abdel Aziz al Rantissi, il leader di Hamas scampato pochi giorni fa ad un raid israeliano, a dichiarare che se perdura l'occupazione israeliana, non è possibile alcun cessate il fuoco. Per l'anziano sceicco Yassin, leader di Hamas, che si dice pronto a morire come un martire, è indispensabile anche lo smantellamento delle colonie.
I tre giorni di tregua erano stati proposti dal premier Sharon dopo una settimana di attentati e ritorsioni, che ha provocato 50 morti. Intanto il ministro della sicurezza interna palestinese Dahlan ha smentito l'incontro previsto per questa sera con i responsabili israeliani. Dopo la riunione di stamane del direttivo palestinese presieduta dal leader Arafat, Dahlan ha confermato che l'Autorità nazionale palestinese è pronta ad assumere la responsabilità della sicurezza nella Striscia di Gaza dopo il ritiro israeliano, ma che dal governo Sharon non è ancora giunta alcuna proposta formale.
Yassin: sarò felice di morire come martire
Nessuna tregua da parte degli integralisti di Hamas è possibile "senza la fine dell' occupazione israeliana e lo smantellamento delle colonie" e la comunità internazionale deve "pretendere dall'aggressore di smettere di violentare la vittima, il popolo palestinese, che sta solo difendendo se stesso". Lo ha dichiarato oggi all'Ansa a Gaza lo sceicco Ahmed Yassin, leader spirituale di Hamas.
In risposta a una domanda sulla minaccia di una sua "esecuzione mirata" da parte d'Israele, lo sceicco Yassin ha poi affermato: "Non ho paura. Sarò felice di morire come un martire. Il credente muore una sola volta, il pauroso molte volte".
Lo sceicco Yassin ha quindi confermato che contatti sono in corso con l'Autorità nazionale palestinese (Anp) e con l'Egitto per la definizione di una 'hudna', una tregua temporanea negli attacchi anti-israeliani,
ma che Hamas "non ha ancora dato la sua risposta". "Non abbiamo ancora incontrato gli amici egiziani", ha proseguito il leader spirituale di Hamas, riferendosi al capo dei servizi di sicurezza egiziani Omar Suleiman, che mercoledì ha incontrato a Ramallah il presidente palestinese Yasser Arafat e il premier Mahmud Abbas (Abu Mazen).
"Se tregua vuol dire la garanzia dei nostri diritti e il rilascio di diecimila prigionieri palestinesi, allora saremo pronti a fermare subito la resistenza e a deporre le armi. E' questa l'unica garanzia che m'interessa, quella per il mio popolo, non che Israele s'impegni a non assassinarmi. Ma Hamas non accetterà una tregua gratuita, vogliamo il riconoscimento di tutti i nostri diritti ", ha proseguito lo sceicco Yassin.
Quanto al ventilato trasferimento al governo palestinese delle responsabilità di sicurezza nelle aree della striscia di Gaza da cui l'esercito israeliano potrebbe ritirarsi, il leader spirituale di Hamas ha affermato che "l'Anp non ha altra scelta che accettare". Ma, ha aggiunto, "il problema è che Israele vorrebbe assicurarsi la fine della resistenza a Gaza, dopo aver già occupato la Cisgiordania, per garantirsi la sua sicurezza senza pagare alcun prezzo".
Hamas, ha affermato, non ha però intenzione di rinunciare senza contropartite alle "operazioni di martirio", vale a dire agli attentati suicidi. "Non butteremo la nostra arma in cambio delle false promesse d'Israele".
DA RAINEWS24




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