Pantani, l'ultima crisi finisce in clinica
Il Pirata ricoverato in un centro di Abano Terme per disturbi nervosi e recupero dalle dipendenze dai vizi: dopo il no al Tour il campione è ripiombato nel dramma. E la terapia potrebbe essere molto lunga.
di Pier Augusto Stagi
Avremmo voluto rivederlo al Tour de France, dopo averlo ritrovato al Giro d'Italia. Dopo averlo ritrovato come corridore ciclista, aggrappato a quel manubrio di bicicletta che pareva essere diventata la leva ideale per riuscire a risollevare se stesso, da tutto. Invece niente Tour, niente di niente, nonostante si continui a dire che Marco Pantani sta preparando il suo rientro alle corse, sta progettando con puntiglio il suo finale di stagione.
Una stagione in pratica finita, una stagione che non vorremmo mai dovesse rappresentare tutta la sua intera carriera di corridore, giunta mestamente al capolinea. No, Marco Pantani non sta pedalando, anche se si trova a disputare l'ennesima corsa/ricorsa con se stesso, nel tentativo di salvarsi, di tirarsi fuori, di trovare un pertugio in quel groviglio di pensieri e di patemi che lo stanno minando da tempo. Da un paio di giorni, il campione romagnolo è ospite in una clinica privata di Abano, nel Padovano, di quelle dove si curano il disagio, la depressione, la dipendenza da un vizio.
Mentre il suo entourage lo racconta impegnato a decidere i programmi dei prossimi mesi, il Pelato in questo momento ne ha soltanto uno: curarsi. Un impegno senza scadenza: ci vuole pazienza, ci vuole soprattutto costanza, ci vuole molta, moltissima volontà. Non è facile uscirne, non è altrettanto facile sapere quanto tempo sarà necessario per risolvere questo problema. Il male oscuro, col quale da qualche anno in qua sta combattendo, ha dunque messo Pantani con le spalle al muro. Tornare a correre a buon livello non gli è bastato per sconfiggerlo: tutt'al più gli è servito a tenersene per un po' alla larga.
Finito un Giro nel quale il vincitore di un Giro e di un Tour aveva dimostrato di essere ancora integro e forte nel fisico, l'uomo ha fatto presto a perdersi nuovamente: il ritorno nella sua Cesenatico, dalla quale era rimasto lontano sette mesi per pensare soltanto alla bicicletta, gli ha subito presentato un conto molto salato. Le amicizie mondane, una vita sregolata, le notti di nuovo senza limiti. Risultato: l'atleta ritrovato che finito il Giro era tornato a pensare di correre addirittura il Tour e per questo i suoi sponsor si erano messi al lavoro ha presto rimesso la bici in soffitta. E l'uomo, rimasto solo con se stesso e i suoi antichi vizi, è di nuovo piombato nel buio.
E adesso, dopo mesi trascorsi ad inseguire soluzioni che non hanno prodotto nulla di buono, o perlomeno poco, eccoci arrivati alla soluzione estrema: affidarsi alle cure dei medici. Una strada obbligata, forse anche tardiva, che Pantani finalmente ha deciso di percorrere. L'aiuto arriverà adesso, nella clinica di Abano dove è ricoverato in forma anonima, come è logico che sia, come è capitato in passato ad altri illustri personaggi caduti nel vizio. Lì lo ha spedito un medico della sua Romagna, nonostante Marco non volesse assolutamente andarci, perché per lui non c'era alcun motivo: "Sto bene", ripeteva.
Come se si vergognasse di ammettere questo suo umanissimo "male di vivere". Sul quale, negli ultimi mesi, aveva aperto una piccola finestra, rivelando in un'intervista a noi concessa che "il momento più brutto della mia vita è stato un anno fa, in estate: mettevo in discussione tutto, disprezzavo tutto, anche ciò che non andava disprezzato. Si fa presto a rovinare una vita". Ma per salvarsi Marco è ancora in tempo. Forza Marco, siamo con te.




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