Oggi si celebra nella Germania unificata il cinquantesimo anniversario della tragica ed eroica rivolta degli operai a Berlino e in numerose altre città tedesche contro l’Armata Rossa. Essa fu la prima rivolta popolare nell’Europa divenuta comunista in seguito alla seconda guerra mondiale e sarà seguita in ordine di tempo da quelle di Budapest, Praga e Danzica. A scendere in rivolta furono all’inizio muratori e operai metallurgici ma ad essi si affiancarono quali subito tutte le altre categorie, comprese le casalinghe.
La brutale repressione operata dall’Armata Rossa non si limitò solo ad uccidere decine di lavoratori e ferirne alcune migliaia. Vennero subito dopo allestiti in gran fretta dei ‘tribunali straordinari’ che in gran fretta comminarono condanne a morte, all’ergastolo e a lunghe pene detentive senza possibilità di appello. Migliaia di ‘colpevoli’ furono poi deportati in Unione Sovietica, dalla quale ben pochi tornarono solo dopo molti anni.
Ecco la rievocazione di quei giorni fatta da Sandro Mazzolini sul Giornale…
Berlino, 17 giugno 1953. Operai tedeschi armati di sole pietre fronteggiano i carri armati. Scene del tutto identiche si possono vedere oggi a Gaza e in Cisgiordania...
I cittadini della Ddr chiedevano libere elezioni. In risposta i carri armati sovietici spararono sugli insorti. I morti furono 170.
Berlino Est, 1953. La rivolta operaia contro il comunismo
Muratori, tessili, metallurgici scesero in piazza contro l’aumento del livello di produzione per ottenere il salario minimo.
di Sandro Mazzolini
Berlino – ‘Il 17 giugno del ’53. La più tragica delle rivolte scoppiate nel mondo comunista ha lasciato una macchia indelebile nella coscienza di molti. Dell’Unione Sovietica che soffocò la rivolta in un bagno di sangue, di tanti intellettuali, tra i quali Bertold Brecht, che applaudirono all’intervento dei carri armati fingendo di credere si trattasse di una ‘provocazione capitalista’, delle potenze occidentali che per non compromettere gli equilibri internazionali rifiutarono qualsiasi aiuto. Mai come in quella occasione la realpolitik si identificò con il massimo del cinismo’. E’ pieno di amarezza il tono con cui Egon Bahr ricorda ciò che successe a Berlino Est il, 17 giugno di cinquant’anni fà.
Bahr, che più tardi si sarebbe conquistato un posto nella storia come uno dei protagonisti della ostpolitik di Willy Brandt, ebbe un ruolo di primo piano in quei tragici avvenimenti. Era infatti il direttore della Rias, la radio di Berlino Ovest che, essendo anche la più ascoltata dai tedeschi dell’est, divenne indirettamente il portavoce della rivolta. ‘In questo ruolo di sostegno – ricorda Bahr – incontrammo mille difficoltà. Le potenze occidentali volevano limitare la risonanza della rivolta. Ci venne impedito di diffondere l’appello allo sciopero generale lanciato dal comitato organizzativo. L’alto commissario americano Conant mi telefonò chiedendo se la Rias si rendeva conto che in quel momento bastava una scintilla per provocare la guerra mondiale. Facemmo tuttavia il nostro dovere di giornalisti. Grazie a noi la gente nelle restanti parti della Ddr seppe della rivolta a Berlino e così essa si estese a Lipsia, a Dresda, a Potsdam. Servì tuttavia a poco poiché la rivolta era disorganizzata e priva di appoggi esterni. In meno di due giorni fu stroncata con brutalità inaudita’.
I carri armati sovietici entrarono in azione poco dopo mezzogiorno sparando sui dimostranti alla Unter del Linden e alla Alexanderplatz, mentre in altre tredici città la repressione venne affidata alla Volkpolizei. I morti alla fine furono 170, 18 le condanne a morte eseguite nei giorni successivi. L’amarezza con cui Bahr parla di quella che fu la prima insurrezione del mondo comunista e un sentimento affiora, sia pure per motivi diversi, in tutte le rievocazioni che accompagnano l’anniversario. Dice Gregor Gysl, il personaggio di maggior spicco del Pds, erede della Sed, il partito di Ulbricht e Honnecker: ‘E’ una delle pagine più buie della storia del socialismo. Sebbene la Ddr abbia sempre etichettato il 17 giugno come un ‘putch fascista’ [sic!!!… - n.d.r.], in realtà fu una spontanea rivolta operaia. A differenza Budapest, Praga e Danzica non ebbe alcun incoraggiamento sul piano internazionale. Proprio questo suo isolamento avrebbe dovuto indurre il regime a trattare perché non si profilava un vero pericolo. Invece la rivolta venne stroncata con le armi proprio da un regime che si diceva espressione delle masse operaie’.
La scintilla che provocò la rivolta fu il decreto sulla normenhoehung, l’innalzamento dei livelli produttivi che i lavoratori dell’industria pesante e dell’edilizia dovevano raggiungere per ottenere il salario di categoria. Per i tedeschi dell’est erano tempi terribili . Mancanza di rifornimenti, prezzi dei generi alimentari alle stelle, salari irrisori. Il 16 giugno gli operai edili del distretto di Friedrichshain entrarono in sciopero e si radunarono sulla Stalinallee, dove elessero un comitato organizzativo e stilarono per il primo ministro Otto Grotewohl in cui si chiedeva la revoca del decreto. Erano poche centinaia ma mano mano che il corteo procedeva verso il quartiere governativo agli scioperanti si aggiunsero cittadini di ogni categoria. Quando il corteo giunse alla sede del governo Grotewohl se l’era battuta.
Per calmare i dimostranti si presentò il ministro dell’industria Selbmann ma dovette rinunciare a parlare per i fischi e le urla di protesta. La sera stessa fu proclamato lo sciopero generale. L’indomani 17 giugno la rivolta degli operai si trasforma in rivolta popolare e alle richieste economiche si aggiungono quelle politiche: libere elezioni e libertà di sciopero. Al culmine della protesta tre giovani si arrampicano sulla Porta di Brandeburgo, strappano la bandiera rossa e la gettano alla folla che le dà fuoco. Per il regime è venuto il momento di decidere se trattare o usare la forza.
Grotewohl e Walter Ulbricht, segretario del partito comunista, sono rinchiusi nel comando del Kgb di Karlshort, insieme all’alto commissario sovietico Wladimir Semjonov. Sulla scelta pesa lo scenario internazionale e nell’aria c’è ancora il progetto di Mosca per la ‘finlandizzazione’ della Germania, riunificazione in cambio di neutralità. Il progetto significherebbe la fine della Ddr e pertanto è osteggiato da Berlino Est. Prevale così la linea dura, si interviene di forza per non indebolire il già traballante stato tedesco dell’est. Il maresciallo Wasssilj Sokalowskj riceve l’ordine di stroncare la rivolta con ogni mezzo. Alle ore 19 invia a Mosca il seguente telegramma: l’ordine regna di nuovo a Berlino.
Bertold Brecht, uno dei 'giganti' della cultura di tutti i tempi: ma quali proletari, sono solo dei fascisti!…
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato







Nobis ardua
Rispondi Citando
Se fosse successo in Chile, il buon Pino si che li avrebbe sistemati!!
