LE TAPPE
Il 25 giugno la nuova udienza forse con il processo già sospeso
MILANO - Parlerà nella stessa Aula Magna del Tribunale (solo riadattata ieri con alcuni tavoli e microfoni) dove i procuratori generali tengono le solenni inaugurazioni dell’anno giudiziario, e dalla quale Francesco Saverio Borrelli si congedò nel 2002 con il suo triplice «resistere come su una irrinunciabile linea del Piave». Il Tribunale ha cambiato aula, dopo che la volta scorsa fu «assediato» da giornalisti e fotografi in una stanza troppo piccola. Ma quali sono i possibili sviluppi del processo, che marcia insieme al lodo con il quale il Parlamento intende fermare i giudizi per le alte cariche?
AVVOCATI-DEPUTATI - Ieri i legali del premier, Niccolò Ghedini e Gaetano Pecorella hanno depositato in cancelleria una istanza, alla vigilia delle «dichiarazioni spontanee» ai giudici che il presidente del Consiglio farà alle 9.30, prima di rientrare a Roma per la «staffetta» europea con il presidente greco uscente del Consiglio d’Europa. In essa fanno presente che fino alle 13.30 saranno disponibili a indossare la toga di avvocati, ma dopo le 13.30 dovranno andare via per tornare a Roma come deputati, dove alle 16 iniziano alla Camera la discussione e le prime votazioni sulla legge di sospensione dei processi delle cariche istituzionali. Cioè della legge che sospenderà il processo Sme, nel quale il premier è imputato di corruzione di giudici.
NO REQUISITORIA - L’«impedimento» dei legali, che non nomineranno alcun loro sostituto processuale (che in altre occasioni è stato presente), renderà improbabile la prosecuzione pomeridiana dell’udienza, riservata al completamento delle già abbozzate richieste difensive di prove in extremis e alla conseguente decisione del Tribunale. E azzererà la possibilità che il pm Boccassini possa, di seguito, ricevere dal Tribunale la parola per la requisitoria.
LA LEGGE - Già domani probabilmente la Camera approverà definitivamente la legge che sospende il processo del presidente del Consiglio. E a quel punto l’unica incognita resterà il tempo che il capo dello Stato si prenderà per firmare la legge, che per il resto (come già per la legge Cirami) contiene in sé il codicillo che la farà entrare in vigore subito: il giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, anziché dopo 15 giorni come avviene di solito.
Così l’iter della legge sarà prevedibilmente completato entro il 25 giugno, data della successiva udienza del processo a Berlusconi.
ALLA CONSULTA - Quel giorno quindi gli avvocati difensori chiederanno al Tribunale l’applicazione della nuova legge e la sospensione del processo. A quel punto si potrà discutere della costituzionalità o meno della nuova legge, che uno degli altri soggetti processuali (Procura e parte civile Cir), o anche lo stesso Tribunale di propria iniziativa, potrebbe demandare alla Corte costituzionale, in febbraio già investita da altri giudici milanesi della dubbia costituzionalità di un’altra nuova normativa (quella sul falso in bilancio) intervenuta a cancellare con la prescrizione un altro processo di Berlusconi (All Iberian).
GENNAIO 2004 - O in applicazione della legge sino a quando Berlusconi rivestirà una carica istituzionale, o in attesa della decisione della Consulta (comunque non prima di molti mesi), il processo si fermerà.
Intanto il 9 gennaio 2004 scadrà il termine massimo di «applicazione» al processo Sme del giudice a latere Guido Brambilla, che già da due anni avrebbe dovuto prendere servizio al Tribunale di sorveglianza (incompatibile con il Tribunale di merito), al quale prima ancora del processo aveva chiesto e ottenuto di essere trasferito.
La legge di sospensione dei processi delle cariche istituzionali prevede il congelamento dei termini di prescrizione, ma l’attuale collegio formato dal presidente Luisa Ponti, dal giudice Carmen D’Elia e da Brambilla dovrà per forza sciogliersi.
Se anche Berlusconi nel 2006 non dovesse più essere premier, il suo processo non riprenderebbe dal punto al quale è oggi dopo 39 mesi di udienze (a un passo dalla requisitoria, a due dalle arringhe e a tre dalla sentenza), ma da zero e davanti a un altro collegio di giudici, con scarsissime possibilità che i termini di prescrizione non decorrano.
lferrarella@corriere.it
Luigi Ferrarella
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Incredibile ma vero: gli avvocati difensori sospendono in pratica il processo perche', come deputati, devono partecipare alla votazione sul Lodo Schifani per allungare la sospensione...
Ce n'e' abbastanza per scrivere una commedia.




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