...medaglia per il Kgb

Roma. Il giornalista Lino Jannuzzi vive da 35 anni con una grande medaglia al petto: nel l967 ha rivelato - in un articolo scritto in combutta con Eugenio Scalfari per l’Espresso – che il generale dei carabinieri Giovanni De Lorenzo, ex capo del Sifar, aveva tentato, nell’estate del 1964, nientemeno che un colpo di Stato. Ma l’altro ieri Jannuzzi – che da eroe dell’informazione è intanto diventato senatore di Forza Italia – ha rischiato di finire all’improvviso nel girone dei truffaldi, dei magliari dell’informazione, delle mezzecalzette manovrate da chissà quali burattinai. Il suo scoop – hanno controrivelato Paolo Guzzanti ed Enzo Fragalà, uomini di punta della commissione Mitrokhin - non era farina del suo sacco: le notizie gli erano state passate dal Gru, lo spionaggio militare sovietico, tramite un colonnello del Kgb che sotto la barba finta di corrispondente della Izvestia, attirava i
giornalisti nella sua casa di Roma e li imbottiva di vodka e veline. “L’affare De Lorenzo non fu altro che un’operazione di disinformatja”, ha concluso Fragalà, ascoltata la relazione di Kosolov in un convegno organizzato da Alleanza nazionale per riabilitare l’ex generale.

“Una farsa”, replica Jannuzzi, soffocato dal sigaro e dalle risate. “L’ho trovata così divertente che ho voluto metterci del mio e ho appena finito di scrivere per Panorama un racconto, ovviamente satirico e paradossale, sulla mia doppia vita di giornalista al servizio degli spioni sovietici. Concludo con un rammarico: peccato che la differenza di età con il vostro direttore non ci ha consentito di incrociare le nostre strade, perché io avrei rivelato a lui i segreti del Kgb e lui avrebbe rivelato a me quelli della Cia; e insieme avremmo forse salvato il mondo”.
Tra una risata e una sfumazzata resta in piedi la domanda: il compagno Kosolov veniva o no all’Espresso? “Boh, il nome non mi dice nulla. In ogni caso, che importanza ha? Ammettiamo che le notizie ci siano venute da Mosca. Erano vere? Io dico di sì, perché nessuna delle tre commissioni di inchiesta nate dopo lo scoop, ha mai smentito il fatto che De Lorenzo aveva preparato il piano e
che quel piano prevedeva l’arresto e la deportazione nel poligono militare di capo Marrargiu, in Sardegna, di 731 persone ritenute pericolose per l’ordine pubblico. Dunque, ammesso che le informazioni siano venute da lui, Kosolov merita intanto una medaglia.
Perché ha consentito agli italiani di sapere cose altrimenti destinate a rimanere segrete. Altro che disinformatija. E’ stata informazione pura, per la quale una medaglietta spetterebbe anche a Scalfari e a me. O no?”.
Per carità. Ma quello che avete scritto era tutto oro colato? Fragalà sostiene che il piano De Lorenzo era solo un progetto di ordine pubblico e che l’obiettivo dei sovietici era quello di disarticolare il nostro servizio segreto, il Sifar appunto. “Temo che abbia letto poco di quegli anni. Perché nemmeno De Lorenzo ha negato di avere mandato ai comandi regionali le liste di proscrizione e di avere chiesto alla Marina militare due navi per trasferire gli enucleandi, li chiamava proprio così, in Sardegna. Si è difeso sostenendo che, però, erano solo preparativi; e su questo, obiettivamente, la discussione resta aperta. Non riesco a capire invece che cosa c’era ancora da frantumare nel
Sifar. La storiaccia delle schedature era già venuta fuori e di quel servizio segreto restavano solo i dossier illegali che il governo avrebbe gettato poi in un inceneritore”.
Mettiamo in dubbio anche le verità della Mitro? “Ma quali verità… L’unica certezza è che, con queste commissioni, non ne abbiamo azzeccata una. La Mitro, come la chiamate voi, finora ci ha solo rivelato che in Italia operavano, durante la guerra fredda, spioni dell’Est e dell’Ovest: pensa tu che scoop. La Telekom-Serbia è riuscita a fare arrestare dalla Svizzera i propri deputati spediti lì per indagare. E l’Antimafia serve solo per inviare, dopo ogni retata, un telegramma a polizia e carabinieri. Di altro, nulla. Tanto che per sapere qualcosa sul verminaio dei pentiti di mafia, siamo stati costretti a chiedere una nuova commissione.

Speriamo che non fallisca pure questa”.


saluti