Citazione:
In origine postato da holyfire
Sapete da che parte sto. Non m'interessa militare nei partiti, poiché a livello di "amministrazione" la linea dei Poli non è poi così diversa, mentre a livello culturale le idee latitano completamente. A mio avviso:
- la metapolitica deve avvenire prima della politica partitica
- le linee destra/sinistra sono inservibili nelle problematiche new-global della postmodernità
- solo il recupero di una democrazia partecipata, in contesti europei federali e non nazionali potrà ridare linfa alla vita sociale. Questo mettendo in discussione l'idea di progresso illimitato, la deriva ego-emotivista e individualista (che nessun partito può davvero, per il momento, mettere in discussione). Ridiscutendo la gestione dei consumi e l'idea di qualità della vita.
Detto questo, vi confesso che anch'io sono perplesso sul ruolo di An in Italia. S e fossi vicino al Polo, dubito che mi sentirei rappresentato dal partito di Fini, sebbene nella sua versione Storaciana (sociale, appunto). Se fossi vicino al Polo sarei un rampante liberale, convinto che solo la riduzione del ruolo statale può migliorare la vita degli italiani (soprattutto la mia:D ) e che i tagli sugli aiuti statali devono essere primari. In fin dei conti quale "sociale" difende questa destra? Quello che piaceva alla DC: statalista, privo di creatività, basato sull'esistenza del disagio per lavare le coscenze medioborghesi, vicino alla carità cristiana. Quel modello è obsoleto, finito. Ora come ora c'è o il liberismo di Forza Italia o il sociale che ho scelto io (faccio l'educatore) basato sull'interazione dal basso, il mutuo aiuto, l'imprenditorialità del non profit.
Di certo, se fossi un pollista, non saprei che farmene della destra sociale. E penso che essa si trovi di fornte a due scelte:
- quella certa: rimanere vicina all'iperliberista, occidentalista An e fingersi diversa
- mollare gli ormeggi e diventare altro. Ma non potrà mai farcela, perché troppo legata a nostalgismi e miti incapacitanti.
Ciao.
Claudi Ughetto.