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Discussione: Il Solstizio d'Estate

  1. #11
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    Predefinito Guenon e il solstizio

    Trovo tutto molto interessante, ma chissà se sapete darmi delle indicazioni sulle spiegazioni cosmologiche all'importanza del solstizio.
    Forse Guenon disse qualcosa a proposito?

  2. #12
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    Il culto solare è ancora vivo. Anche in Piazza San Pietro...


  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da sifu lorenzo Visualizza Messaggio
    Trovo tutto molto interessante, ma chissà se sapete darmi delle indicazioni sulle spiegazioni cosmologiche all'importanza del solstizio.
    Forse Guenon disse qualcosa a proposito?
    Parla, se non erro, delle porte solstiziali in
    René Guénon, Simboli della Scienza sacra,
    in rapporto ai due San Giovanni, Battista e Evangelista, le cui feste cadono intorno ai solstizi.

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da sifu lorenzo Visualizza Messaggio
    Trovo tutto molto interessante, ma chissà se sapete darmi delle indicazioni sulle spiegazioni cosmologiche all'importanza del solstizio.
    Forse Guenon disse qualcosa a proposito?

    http://www.zen-it.com/symbol/guenonsolst.htm

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da songofthesybil Visualizza Messaggio
    Trovo molto interessante il discorso dei due periodi solstiziali simboleggianti l'ingresso delle anime nel mondo e il ritorno delle stesse a Dio.

    Conoscete altre informazioni interessanti sull'argomento?

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da sifu lorenzo Visualizza Messaggio
    Trovo molto interessante il discorso dei due periodi solstiziali simboleggianti l'ingresso delle anime nel mondo e il ritorno delle stesse a Dio.

    Conoscete altre informazioni interessanti sull'argomento?
    Posso riportarti quanto scrive Alfredo Cattabiani...


    Per capire dunque il significato profondo della festa di san Giovanni Battista e delle sue usanze occorre riflettere sul simbolismo solstiziale. Ebbene, nella tradizione greca antica i due solstizi erano chiamati «porte»: «porta degli dèi» quello invernale, «porta degli uomini» quello estivo. Omero descriveva nell'Odissea il misterioso antro nell'isola di Itaca, nel quale si aprivano due porte: «l'una, volta a Borea, è la discesa degli uomini, l'altra invece che si volge a Noto è per gli dèi e non la varcano gli uomini, ma è il cammino degli immortali» (1).

    Porfirio commentava i versi spiegando, sulla scia del neopitagorico Numenio (2), che l'antro era il simbolo del cosmo comunicante con il «cielo» attraverso due porte simboliche: «... di esse né l'una e più a sud del tropico invernale, né l'altra è più a nord del tropico d'estate. Il tropico d'estate è in corrispondenza del Cancro, quella d'inverno in corrispondenza del Capricorno... Le regioni settentrionali appartengono alle anime che discendono nella generazione, e quindi giustamente la porta dell'antro volta a nord è accessibile agli uomini; le regioni meridionali non sono un luogo degli dèi, ma di chi ritorna agli dèi, e proprio per questo il poeta disse che è cammino non di dèi. ma degli 'immortali', espressione che si addice anche alle anime perché sono immortali o in sé o nella loro essenza. Numenio dice che anche Parmenide nella Fisica fa menzione di queste due porte, come i Romani e gli Egiziani. I Romani infatti celebrano i Saturnali quando il Sole è nel Capricorno, e durante la festa gli schiavi indossano le vesti degli uomini liberi e tutti si scambiano ogni cosa reciprocamente: il legislatore con ciò ha voluto significare che per questa porta del cielo coloro che ora per la generazione sono schiavi diventano liberi grazie alla festa in onore di Saturno e alla casa a lui attribuita, ritornando a vivere e allontanandosi dal mondo della genesi» (3).


    NOTE
    (1) 13. 102-112. Omero dice che la porta degli uomini è volta a Borea cioè a nord, perché al solstizio d'estate il sole si trova a nord dell'equatore celeste: mentre quella degli dei è volta a Noto, ovvero a sud perché l'astro al solstizio invernale si trova a sud dell'equatore celeste.
    (2) Delle opere di Numenio di Apamea (sec. II d.C.) ci sono pervenuti molti frammenti: cfr. l'edizione di E. Des Places. Budé 1973.
    (3) Porfirio, L’antro delle ninfe, 21 e 23.



  7. #17
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    Secondo una credenza popolare, ancor viva negli Abruzzi e nel Molise, le giovani che la mattina del 24 giugno, festa di san Giovanni Battista, si volgono ad oriente possono vedere sul disco del sole nascente il volto del Santo decapitato: colei che lo avrà visto per prima si sposerà entro l'anno. Anche in Sardegna è diffusa la credenza perché si dice che il 24 giugno il sole saltelli tre volte come la testa del Battista appena spiccata dal busto.


    Caravaggio - Decollazione di Giovanni Battista (1607-1608)


    Tutte queste leggende alludono a un evento che si svolge nel cielo ma ha un riflesso sulla terra secondo un’ astro-logica diffusa in ogni tradizione: il 24 giugno infatti il sole, che ha superato da qualche giorno il punto solstiziale, comincia a decrescere, pur impercettibilmente, sull'orizzonte. Inizia il semestre del sole discendente che si concluderà con il solstizio d'inverno quando l'astro sembrerà morire, dissolversi tra le brume dell'orizzonte per poi rinascere come «sole nuovo», ovvero risalire nel cielo. Il sole di San Giovanni è dunque un sole che muta direzione, un sole «colpito a morte».

    «In molti luoghi di Sicilia e particolarmente in quel di Assaro», scriveva Giuseppe Pitrè, «la mattina di San Giovanni, in sul far dell'alba, ogni persona, maschio o femmina, esce per veder girare il sole. Il fatto è stranissimo, eppure novantanove su cento popolani lo credono, vedono spuntare il sole girante, e quando è già alto, metton fuori una catinella con acqua per vederlo riflesso. Non si dimentichi che siamo nel solstizio d'estate, e perciò questa fantastica credenza può essere nata dall'idea mistificata nel volgo che il sole nel suo moto apparente si volta dal tropico all'equatore. In Santa Ninfa (provincia di Trapani) nel sole si vede qualcosa, cioè 'il cappello di San Giovanni'. L'osservazione del sole girante si fa a mezzogiorno attraverso un cristallo affumicato» (1).

    Quale significato può avere il collegamento del Battista con il periodo solstiziale estivo? La spiegazione più semplice si ispira a un episodio del Vangelo di Giovanni: «Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un giudeo a proposito della purificazione. Andarono perciò dal Battista e gli dissero: "Rabbi, colui che era con te dall'altra parte del Giordano e al quale hai reso testimonianza (il Cristo), ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui.'' Giovanni rispose: "Nessuno può prendere qualcosa se non gli è stato dato dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui... Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire''» (2).

    Il sole che comincia a calare simboleggerebbe dunque il Battista, detto anche nel folklore «Giovanni che piange». Ma se ci spostiamo nel periodo solstiziale invernale troviamo, è vero, la Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, ma a distanza di due giorni, il 27 dicembre, quella di san Giovanni apostolo, detto anche «Giovanni che ride». Dunque i due santi sono strettamente collegati ai solstizi, quasi le loro feste si fossero sovrapposte a una tradizione precristiana, come è avvenuto d'altronde con il Natale che, come si sa, si cominciò a celebrare soltanto nella prima metà del secolo IV, nel giorno del Natalis Solis Invicti, festa dedicata alla «nascita» del Sole.


    NOTE

    (1) Giuseppe Pitrè. Meteorologia popolare sicilana, in «Archivio per le tradizioni popolari», vol. IV.
    (2) Giovanni III. 25-30.

    Da Calendario – Alfredo Cattabiani (Rusconi 1993)

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    Al solstizio d'estate, quando il sole raggiunge la sua massima inclinazione positiva rispetto all'equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso, comincia l'estate
    Tale giorno era considerato sacro nelle tradizioni precristiane ed ancora oggi viene celebrato dalla religiosità popolare con una festa che cade qualche giorno dopo il solstizio, il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la natività di San Giovanni Battista.
    E nella festa di San Giovanni convergono i riti indoeuropei e celtici esaltanti i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda di erbe, di messi e di fiori.
    Tali riti antichi permangono, differenziandosi in varie forme, nell'arco di duemila anni, benché la Chiesa ostinatamente abbia tentato di sradicarli, o perlomeno di renderli meno incompatibili con la solennità e si esauriscono soltanto con la sistematica repressione dei governanti laici dell'Italia unita: nelle zone rurali si mantengono tuttavia i riti più semplici e naturali, propri della società contadina e pastorale.
    Tutte le leggende si basano su di un evento che accade nel cielo : il 24 giugno il sole, che ha appena superato il punto del solstizio, comincia a decrescere, sia pure impercettibilmente, sull'orizzonte : insomma, noi crediamo che cominci l'estate, ma in realtà, da quel momento in poi, il sole comincia a calare, per dissolversi, al fine della sua corsa verso il basso, nelle brume invernali. Sarà all'altro solstizio, quello invernale, che in realtà l'inverno, raggiunta la più lunga delle sue notti, comincerà a decrescere, per lasciar posto all'estate.
    E' così che avviene, da millenni, la corsa delle stagioni.
    Nella notte della vigilia di San Giovanni, la notte più breve dell'anno, in tutte le campagne del Nord Europa l'attesa del sorgere del sole era (è ?) propiziata dai falò accesi sulle colline e sui monti, poiché da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre con le tenebre e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo. Attorno ai fuochi si danzava e si cantava, e nella notte magica avvenivano prodigi : le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell'aria scura promesse d'amore e di fortuna, il Male si dissolveva sconfitto dalla stessa forza di cui subiva alla fine la condanna la feroce Erodiade, la regina maledetta che ebbe in dono il capo mozzo del Battista. Nella veglia, tra la notte e l'alba, i fiori bagnati di rugiada brillavano come segnali ; allo spuntar del sole si sceglievano e raccoglievano in mazzi per essere benedetti in chiesa dal sacerdote. Bagnarsi nella rugiada o lavarsene almeno gli occhi al ritorno della luce era per i fedeli cristiani un gesto di purificazione prima di partecipare ai riti in chiesa.
    La rugiada ricordava il battesimo impartito dal Battista nel Giordano, le erbe dei prati e dei boschi riproponevano l'austera penitenza di Giovanni nel deserto prima della sua missione di precursore del Messia. Anche in Valsesia ritroviamo l'usanza dei falò, del lavacro con la rugiada e della benedizione in chiesa del mazzo di erbe e di fiori. Conservate gelosamente in casa, portate all'alpeggio in estate - verso il quale da molti paesi si partiva la stesso giorno del 24 di giugno - le erbe benedette riconsacravano la baita di montagna lasciata l'anno prima mantenendo tra le famiglie dei pastori un legame con la sacralità della festa e del rito d'inizio d'estate. Al ritorno dall'alpe, quelle stesse erbe essiccate, unite ad un ramo di olivo e ad uno di ginepro, venivano bruciate nella stalla a protezione degli animali. Non a caso, dunque, il precursore di Cristo, rappresentato con l'Agnello mistico e vestito da eremita, pastore del deserto, fu assunto dai pastori come patrono privilegiato fino dai primi secoli cristiani.
    IL rito della benedizione dei "fiori di San Giovanni", erbe benefiche e medicine medievali per curare il corpo ed evitare il malocchio, per proteggere la casa e gli animali domestici era assai diffuso in Valsesia, fino a pochi decenni fa. Ma ancora adesso, a Rossa, piccolo paese della Val Sermenza, valle minore della Valsesia, il parroco di Boccioleto, Don Luigi, mi ha raccontato che i fedeli richiedono la preghiera "magica", quella che proteggerà dai mali i raccolti. E la richiederebbero anche ad Oro di Mezzo, frazione di Boccioleto, se non fosse che non ci sono più anime a popolare la piccola frazione. Tutti se ne sono andati, ormai. Rimangono le montagne, immobili, maestose, gravide di leggende di cui nessuno ricorda più la trama, e tanto meno il significato.
    E rimane, l'antica, suggestiva preghiera che un anno dopo l'altro, un secolo dopo l'altro, ha convinto di aiuto e pietà generazioni di donne e ancora adesso, in questo mondo impazzito, in un piccolo paese nascosto tra le montagne, raccoglie le donne lì giunte in processione a chiedere aiuto e pietà ad un Dio di cui si prega l'ascolto :
    "Dio onnipotente ed eterno, che hai santificato nell'utero di tua madre il beato Giovanni Battista, e nel deserto hai voluto nutrirlo di erbe, di radici e di locuste silvestri, degnati di benedire questi rami, i fiori e le nuove biade, i frutti e le erbe che i popoli ......raccolgono, affinché .....siano una medicina per tutte le anime e per i corpi.
    Dio, che in principio hai creato tutte le cose con la Tua onnipotenza e ad esse hai assegnato una forza, degnati di benedire questo insieme di erbe e di fiori, affinché tutti quelli che li portano con sé o li conservano nelle loro case, siano liberati da ogni inganno diabolico.
    Dio onnipotente ed eterno, che ti sei degnato di nutrire nelle grotte del deserto il beato Giovanni Battista di locuste e di miele selvatico, degnati pure, Signore, di benedire e di santificare questi fiori oggi preparati in onore al Tuo nome, affinché a tutti quelli che li portano in mano o li conservano nelle loro abitazioni, siano di protezione per i corpi e per le loro anime e di medicina per tutte le malattie.
    Dio onnipotente ed eterno, creatore di tutte le cose per l'utilità del genere umano degnati di benedire e di santificare queste creature di erbe e di fiori, affinché tutti quelli che da esse ne abbiano presi alcuni e li abbiano portati con sé ricevano la guarigione tanto del corpo come dell'anima, e affinché per propria forza, e in onore di Tuo Figlio e Nostro Signore e in onore del beato Giovanni Battista siano nuovamente beati e santificati e abbiano potere contro le tenebre, le nubi e le malignità delle tempeste e contro le incursioni dei demoni ....."
    Ed ancora le donne si recano in processione, recando con loro i fiori da benedire.
    I fiori di San Giovanni, dunque : l'artemisia, l'arnica ; le bacche rosso fuoco del ribes ; la verbena, della quale è credenza diffusa che, colta a mezzanotte della vigilia di San Giovanni, costituisca un'infallibile protezione contro i fulmini, ed è conosciuta in Bretagna come "erba della croce", perché si ritiene che protegga chi la porta con sé da qualsiasi male ed anche come "erba della doppia vista" perché il berne un infuso facilita la visione di realtà altrimenti nascoste.
    E l'erica, la pianticella sottile.
    L'erica è un fiore delle nevi e dei terreni poveri ed ostili. Infatti, il suo nome deriva dal verbo greco "ereiko", spezzo, rompo, proprio perché l'erica è più forte della dura crosta di terra invernale o della neve che la ricopre, tant'è che la buca senza fatica, emergendo all'aria aperta.
    I fiori dell'erica, che vanno dal bianco alle varie tonalità di rosa, assomigliano, rovesciati, ai copricapi degli elfi.
    Della stessa famiglia dell'erica è un'altra pianticella, detta brugo (cognome assai diffuso nei paesi ai piedi delle nostre montagne, e davvero molto a Romagnano Sesia), da brucus, termine tardolatino di origine celtica, da cui deriva il termine brughiera, poiché in questa terra povera e arida la pianticella riesce a vivere meglio di altre, coprendo immense distese.
    L'erica, dal nome più romantico, era tenuta in grande considerazione fin dall'antichità, tanto da essere utilizzata per costruire le scope che sarebbero servite a pulire i templi degli Dei, e successivamente, in tempi più severi, il forno dove cuocere il pane.
    L'utilizzo dell'erica per costruire scope era così diffuso che, in alcune regioni, l'erica stessa viene chiamata scopa e ancora oggi, alcune località soprattutto della Toscana, dove l'erica ricopre a distesa campi e colline, vengono chiamate Scopeto, Poggio delle Scope, Pian di Sco'. Stessa origine dovrebbero avere i paesi di Scopa e Scopello, della nostra Valsesia.
    Le leggende associano spesso l'erica alle Entità Fatate, facendole dimorare fra i suoi rami e sconsigliando di
    sdraiarsi a dormire fra queste piantine, per non correre il rischio di essere rapiti dal mondo delle fate. Di contro, era possibile accedere ai segreti dell'Aldilà, semplicemente dormendo su un letto di erica, che è anche spesso giaciglio degli amanti in numerose leggende.
    E l'erica è posta a guardia del solstizio d'estate, periodo nel quale raggiunge la fioritura più completa. Usanza derivante probabilmente dal mondo celtico, dove l'erica è collegata sia all'Aldilà sia all'amore : le api, simbolo di saggezza segreta che proviene dall'Altromondo, sono particolarmente ghiotte dei fiori di questa piantina e producono così un miele squisito, da sempre legato a riti e significati di immortalità e di rinascita.
    E ancora, tipico della notte di San Giovanni, il raro, misterioso fiore della felce che cresce nella notte magica, e si dice fiorisca a mezzanotte.
    La storia relativa ai fiori magici è interessante, ed è frutto di credenze molto diffuse. In Boemia, ad esempio, si crede che il fiore della felce risplenda come l'oro, o come il fuoco, nella notte di San Giovanni : chiunque lo possieda in questa magica notte, e salga una montagna tenendolo in mano, scoprirà una vena d'oro, e vedrà brillare di fiamma azzurra i tesori della terra.
    In Russia, i contadini raccontano che chi riesce ad impadronirsi del meraviglioso fiore nella vigilia di San Giovanni, se lo getta in aria, lo vedrà ricadere per terra nel punto preciso dove è nascosto un tesoro. Pare che questo fiore fiorisca improvvisamente, talvolta, a mezzanotte precisa della magica notte del solstizio d'estate ; e, sempre in Russia si racconta che chi abbia la fortuna di cogliere l'istante di quella fioritura improvvisa, potrà nello stesso tempo assistere a tanti altri spettacoli meravigliosi : gli sarebbero apparsi tre soli, e una luce avrebbe illuminato a giorno la foresta, e avrebbe udito un coro di risa, ed una voce femminile chiamarlo. IL fortunato a cui accade tutto questo non deve spaventarsi : se riesce a conservare la calma, raggiungerà la conoscenza di tutto ciò che sta succedendo o succederà nel mondo. Anche se resta da vedere se quest'ultima sia una buona magia.
    Ma anche il seme della felce, che si vuole risplenda come oro nella notte di San Giovanni, non diversamente che dal magico fiore, farebbe scoprire i tesori nascosti nella terra : i contadini del Tirolo credono che alla vigilia di San Giovanni si possano veder brillare come fiamme i tesori nascosti e che il seme della felce raccolto in questa mistica notte possa portare alla superficie l'oro celato nelle viscere della terra. Nel cantone svizzero di Friburgo, il popolo usava un tempo vegliare vicino ad una felce la notte di San Giovanni, nella speranza di guadagnare il tesoro che qualche volta il diavolo in persona portava loro.
    Un altro fiore, questo facilmente rintracciabile e che appare d'oro anche ad occhio nudo, è legato nella memoria popolare al solstizio d'estate. La densità della sua fioritura è tale da risaltare sulle grandi distese, come una gran macchia di colore giallo oro misto a rame ; i fiori infatti, così numerosi e brillanti, durano poco, un giorno soltanto, e subito appassiscono e assumono un colore rosso ruggine. Si tratta dell'iperico, un fiore dei campi che è detto erba di San Giovanni, perché anticamente chi si trovava per strada la notte della vigilia, quando le streghe si recavano a frotte verso il luogo del convegno annuale, se ne proteggeva infilandoselo sotto la camicia insieme con altre erbe, dall'aglio, all'artemisia, alla ruta. IL suo stretto legame col Battista sarebbe testimoniato dai petali che, strofinati tra le dita, le macchiano di rosso perché contengono un succo detto per il suo colore "sangue di San Giovanni". E' davvero difficile risalire alla motivazione di questo accostamento - perché il Battista e non un altro martire ? - se non forse il fatto che l'iperico è un fiore che si accontenta di poco, per sopravvivere, e vive anche nei climi desertici, come fece un tempo Giovanni il Battista.
    Nelle leggende si parla anche di un 'erba piccolissima e sconosciuta, detta Erba dello Smarrimento. Si dice che essa venisse seminata dalle Fate e dai Folletti nei luoghi da loro frequentati e, calpestata, avrebbe allontanato dalla retta via il malcapitato. A questa leggenda si intreccia quella, di origine tedesca ma alquanto diffusa nel biellese, che, se taluno passa vicino alla magica fioritura della felce, nella notte di San Giovanni, senza raccogliere il seme che la pianta lascia cadere, sarà condannato a smarrirsi per via, anche se percorre strade a lui note.
    Altrettanto conosciuta era l'Erba Lucente, che consentiva, se portata sul corpo, di vedere la verità delle cose senza mascheramenti o inganni. Poiché quest'erba era invisibile agli uomini, ma non ai bovini domestici, la si poteva raccogliere solo seguendo un vitello al suo primo pascolo, oppure le mandrie, nella notte di San Giovanni. Si raccontava infatti che in quelle occasioni i bovini mangiassero solo quell'erba, dando così la possibilità a chi proprio lo desiderava di individuarla. Le vecchie storie non tramandano cosa accadesse agli incauti che ci riuscivano, cui da allora, conoscendo ogni verità, era negata la possibilità dell'illusione.
    Anche in Valsesia, come abbiamo già detto, ritroviamo l'usanza dei falò, del lavacro con la rugiada e della benedizione in chiesa del mazzo di erbe e di fiori. Conservate gelosamente in casa, portate all'alpeggio in estate - verso il quale da molti paesi si partiva la stesso giorno del 24 di giugno - le erbe benedette riconsacravano la baita di montagna lasciata l'anno prima mantenendo tra le famiglie dei pastori un legame con la sacralità della festa e del rito d'inizio d'estate. Al ritorno dall'alpe, quelle stesse erbe essiccate, unite ad un ramo di olivo e ad uno di ginepro, venivano bruciate nella stalla a protezione degli animali. Non a caso, dunque, il precursore di Cristo, rappresentato con l'Agnello mistico e vestito da eremita, pastore del deserto, fu assunto dai pastori come patrono privilegiato fino dai primi secoli cristiani.

    http://www.ginevra2000.it/fiori/Fior...nde/Giugno.htm
    altro significato del fuoco. rigenerazione. nuova vita.

  9. #19
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    Un caloroso quanto tardivo benvenuto agli interessati...

 

 
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