VICENZA - Alzo zero e giu' bordate contro il Governo ('fatto di chiacchieroni'), contro il ministro dell' Interno Pisanu ( ''un pucnhing ball, un democristiano d' altri tempi'') e contro gli alleati di oggi (''riforme non ne vedo, e noi a stare al Governo ci rimettiamo voti''). Umberto Bossi non sta a pensarci tutto tanto e attacca a testa bassa sul tema dell' immigrazione e su chiunque, a Roma, a suo avviso, sta tentando di sabotare la legge che porta il nome suo e quello di Gianfranco Fini.
Il comizio del Senatur,a Noventa vicentina, in provincia di Vicenza, si trasforma cosi' in un' offensiva inusitata e mai cosi' pesante nei confronti degli alleati nell' esecutivo. E a chi gli chiede cosa ne pensera' il premier Silvio Berlusconi di queste sue 'uscite', Bossi replica seccamente: ''anche lui sa bene che d' impotenza si muore'', dice.
Il leader del Carrocio e' esplicito. Prima ricorda che 'ci sono tre cose per cui la Lega puo' fare la crisi di governo''. Si riferisce a pensioni, devoluzione e immigrazione clandestina. Ed aggiunge: ''se non verranno prese decisioni su questi tre punti, sara' dificile per la Lega rimanere al Governo''. E non esita, subito dopo, a definire 'impotente' il Governo stesso. Bossi punta il dito contro il ministero dell' Interno Pisanu: ''e' un vero e proprio punching bull - dice - fa finta di niente, e' un democristiano'' e ''la gente invece vuole che i ministri abbiano gli attributi, non dicono tre ma almeno due''. Ed insiste: ''mandi le navi per fermare gli immigrati''.
Ed ancora giudizi assai poco positivi sull' operato del Governo: ''e' fatto di chiacchieroni'', dice. ''Quello di sinistra era una banda di ladri, almeno questo siamo riusciti a non farlo rubare''.
E il fuoco d' artificio si conclude con una bordata finale: Noi - afferma Bossi - a restare al Governo ci perdiamo... se le riforme non ci sono, valuteremo...''.
PERA INVITA AD ABBASSARE I TONI - La verifica ha una data certa (venerdi', annuncia Umberto Bossi in un'intervista) ma un assai incerto esito. La tensione nella Cdl resta alta e ne e' una prova la secca risposta della Lega al Presidente del Senato Marcello Pera. ''Chi alza la voce abbassa la mente'', dice oggi Pera affrontando il tema immigrazione. ''Alzeremo la voce ancora di piu' - replica il presidente dei senatori leghisti Francesco Moro - e siamo pronti ad urlare perche' in un mondo di sordi e di ciechi e' l'unico modo per farsi sentire. Ci dispiace invece che la seconda carica dello Stato tratti da deficienti chi vuole il rispetto dei patti elettorali''.
Questo e' il clima. E la maggioranza ha posizioni difficilmente conciliabili per altre questioni sul tappeto, dall'immigrazione alla devolution, dalle pensioni al super dipartimento economico fino alla ripartizione delle risorse disponibili per il Dpef. Fini vuole determinare le scelte economiche del governo ma Giulio Tremonti non accetta di essere condizionato; Bossi chiede un commissario straordinario per l'immigrazione e gli alleati replicano 'non e' previsto dalla legge'; Udc e An puntano ad incardinare la devolution nelle briglie dell'interesse nazionale e il Carroccio si inalbera. Ne' la dialettica interna alla Cdl e' piu' piana su questioni come pensioni, giustizia, immunita' parlamentare, politiche per la sicurezza. Tanto che, al di la' dell'ottimismo ostentato e dell'instancabile opera di mediazione, c'e' chi racconta l'irritazione del premier Silvio Berlusconi, alla vigilia del semestre europeo italiano ostacolato dalla litigiosita' della sua compagine di governo.
Le Europee, con la verifica proporzionale del peso di ciascuna forza della coalizione, non sono proprio dietro l'angolo. Ma Lega e Alleanza Nazionale sentono con impellenza, dopo il risultato negativo delle amministrative, la necessita' di marcare la propria identita', alzando i toni. Cosi' Umberto Bossi, in un'intervista a 'Repubblica', a chi gli chiede se per l'immigrazione si spingerebbe fino ad una crisi di governo, risponde: ''Siamo andati alle elezioni dicendo che avremmo bloccato l'immigrazione. E la Lega non e' una forza che tradisce il popolo''. Per essere piu' esplicito il leader della Lega chiosa: ''Dico chiaramente che a me nel sedere non me lo mette nessuno''. Ne' sembra che un punto di intesa nella Cdl sulla grana immigrazione possa essere il commissario straordinario invocato a gran voce da Bossi. ''Nella legge questa figura non c'e''', chiude il portavoce di An Mario Landolfi. Del resto sia An che l'Udc non accettano piu' ultimatum dalla Lega e invitano Bossi a considerare che non puo' pesare piu' dei voti che ha.
Intanto il Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha convocato per martedi' una conferenza dei capigruppo per discutere (come ha chiesto l'Ulivo e ribadito oggi Fassino) della opportunita' di un dibattito in Parlamento sulla politica del governo in tema di immigrazione. Un'idea da respingere, per il capogruppo dei deputati della Lega Nord Alessandro Ce', che afferma: ''Non trovo alcuna motivazione per una discussione parlamentare su questo tema; il Parlamento ha gia' discusso varando una legge''. ''La maggioranza - aggiunge - deve respingere al mittente il tentativo della sinistra di strumentalizzare la situazione''. Per il presidente dei deputati Udc, Luca Volonte', invece ''un dibattito parlamentare puo' tornare sempre utile per tutti, anche se decideranno i capigruppo''.
''Serve una verifica in tempi brevi, per troncare le chiacchiere e questo stato di fibrillazione per troncare l'eccesso di chiacchiere non tempestive e poi smentite'', esorta il ministro Maurizio Gasparri in vista del redde rationem di venerdi'. Ma a dire il vero - sebbene Bossi ieri a parole abbia sconfessato l'annuncio di Alessandro Ce' di una politica delle 'mani libere' - oggi il quotidiano leghista la 'Padania' riporta con grande evidenza l'affondo del capogruppo Ce' e le dure critiche dei vertici leghisti al governo, accompagnandoli con una scheda delle ''sette prove che si va verso l'inciucio'' tra destra e sinistra. E' un fatto intanto che Fassino oggi inviti ad isolare la Lega e apprezzi i toni piu' moderati di alcuni settori della Cdl sull'immigrazione.
Nel gioco tattico di An e Lega, fino ad oggi ha giovato far trapelare un possibile disimpegno dal governo, sia pure come ipotesi remota. Forse Umberto Bossi non intende davvero scegliere la politica delle 'mani libere', ma devono far riflettere le parole di Ce', che non si sente sconfessato dal suo leader e precisa: ''tra me e' Bossi c'e' una sintonia totale e le mie affermazioni sull'immigrazione sono frutto di un'analisi ampiamente condivisa, anche se e' chiaro che il segretario e' lui ed e' lui che decide''.
21/06/2003 23:00




Rispondi Citando