Originally posted by guelfo nero
PURIFICA, O SIGNORE, COL FUOCO
DELLO SPIRITO SANTO
LE NOSTRE VISCERE
E IL NOSTRO CUORE:
AFFINCHè TI SERVIAMO
CON CASTO CORPO
E TI SIAMO GRADITI
PER LA PUREZZA DEL CUORE.
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Originally posted by guelfo nero
PURIFICA, O SIGNORE, COL FUOCO
DELLO SPIRITO SANTO
LE NOSTRE VISCERE
E IL NOSTRO CUORE:
AFFINCHè TI SERVIAMO
CON CASTO CORPO
E TI SIAMO GRADITI
PER LA PUREZZA DEL CUORE.
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Originally posted by guelfo nero
CARI AMICI,
LA PRIMA CARATTERISTICA DEL CATTOLICESIMO ROMANO è IL GRANDE REALISMO NEL LEGGERE ED ANALIZZARE IL CUORE DELL'UOMO.
TUTTO IL MONDO CON LE SUE FESTE, I SUOI RITROVI, LA SUA MANCANZA CRONICA DI PUDORE E DI DIGNITà, CON LA SUA RILASSATEZZA MORALE, CONGIURA CONTRO IL RISPETTO DEL SESTO COMANDAMENTO, CONGIURA CONTRO LA PUREZZA.
E ALLORA? DOBBIAMO FORSE ARRENDERCI? DOBBIAMO SCIVOLARE FORSE VERSO LA TIEPIDEZZA O, PEGGIO, VERSO IL PECCATO MORTALE?
NO. SANT'ALFONSO CI DONA DEI SEMPLICI MA EFFICACI RIMEDI, PER ESSERE RAGAZZI IN QUESTO MONDO SENZA APPARTENERE A QUESTO MONDO E AI SUOI SBALLATI PRINICIPI DI PERMISSIVISMO LIBERTINO.
NON INFANGHIAMO LA NOBILTà E L'ELEVATEZZA DEL SENTIMENTO AMOROSO CON LO SQUALLORE DELLA LUSSURIA, FUGGIAMO QUELLE OCCASIONI E QUELLE SITUAZIONI CHE POSSONO ESSERE DI VERO DANNO PER LA NOSTRA ANIMA, NON ABBIAMO PAURA DI ESSERE CASTI.
PERDONATE QUESTE DUE RIGHE, BUTTATE GIù CON IL CUORE, COME IN UNA BELLA CONVERSAZIONE TRA AMICI.
GUELFO NERO
S. Alfonso Maria de' Liguori
Istruzione al popolo
PARTE I. De' precetti del decalogo.
* CAP. VI. Del sesto precetto.
* RIMEDI CONTRA LE TENTAZIONI DISONESTE
RIMEDI CONTRA LE TENTAZIONI DISONESTE
12. A coloro che non sanno contenersi in questo vizio, o pure stanno in
gran pericolo di cadervi, Iddio ha dato il rimedio, cioè il prendere lo
stato del matrimonio, come dice san Paolo: Quod si non se continent,
nubant. Melius est enim nubere quam uri1. Ma madre, dirà taluno, è un gran
peso il matrimonio. Chi te lo nega? Ma non hai inteso, come dice
l'apostolo? è meglio maritarsi e sopportar questo gran peso che andar a
bruciar nell'inferno. Del resto non pensare che per quelle persone che non
vogliono o non possono maritarsi, non ci sia altro rimedio per osservar la
castità che il matrimonio; colla grazia di Dio, e col raccomandarsi a Dio
ben si possono superare tutte le tentazioni dell'inferno. E con quali
rimedi? eccoli.
13. Il primo rimedio è umiliarsi sempre avanti a Dio. Il Signore castiga la
superbia di alcuni con permettere che cadano in qualche peccato contro la
castità. Bisogna dunque esser umile ed affatto diffidare delle proprie
forze. Davide confessava che per non essere stato umile, ed aver troppo
forse confidato in sé stesso era caduto in peccato. Priusquam humiliarer,
ego deliqui2. Bisogna dunque sempre tremare di noi stessi e confidare in
Dio che ci liberi da questo peccato.
14. Il secondo rimedio è di subito ricorrere a Dio per aiuto, senza
mettersi a discorrere colla tentazione. Quando si affaccia alla mente
qualche specie impura, subito allora bisogna procurar di rivolgere il
pensiero a Dio, o a qualche altro affare indifferente. Ma il meglio è
subito allora nominare Gesù e Maria, e seguire a nominarli, sin tanto che
la tentazione non si parte, o almeno che non si raffredda. E quando la
tentazione è forte giova allora rinnovare il proposito: Dio mio, voglio prima
morire che offenderti. E subito poi cercate aiuto: Gesù mio aiutami, Maria
aiutami. I nomi di Gesù e di Maria hanno una forza speciale di scacciare
le tentazioni del demonio.
15. Il terzo rimedio è di frequentare i sacramenti della confessione e
della comunione. E nella confessione giova molto scovrire le tentazioni
disoneste al confessore. Dice s. Filippo Neri: La tentazione scoverta è
mezza vinta. E quando per disgrazia alcuno cadesse in qualche peccato di
questa materia, subito vada a confessarsi. Così s. Filippo Neri liberò un
giovine da questo vizio, ordinandogli che cadendo, subito fosse andato a
confessarsene. La comunione poi molto vale a dar forza di resistere a tali
tentazioni. Il Ss. Sacramento si chiama Vinum germinans virgines3. Vinum,
s'intende il vino convertito poi colla consagrazione in sangue di Gesù
Cristo. Il vino terreno è contrario alla castità, ma il vino celeste la
conserva.
16. Il quarto rimedio è la divozione alla madre di Dio Maria che si chiama
Vergine delle Vergini, sancta Virgo virginum. Quanti giovani colla
divozione della Madonna si sono mantenuti casti e puri come angeli! Narra
il padre Segneri, che andò a confessarsi un giorno ad un padre gesuita un
certo giovane talmente infangato nel vizio disonesto, che il confessore non
poté assolverlo, onde lo licenziò, e gli disse che ogni mattina avesse
dette tre Ave Maria alla purità della b. Vergine acciocché l'avesse
liberato da questo peccato. Ritornò quel giovine, ma passati più anni, e
dopo la confessione appena di qualche peccato veniale, disse al confessore:
Padre, non mi conoscete? io sono quello che anni sono non mi poteste
assolvere per lo peccato d'impurità; ma con dire ogni mattina quelle tre
Ave Maria, per grazia di Dio me ne sono liberato. E diè licenza al
confessore che questo fatto l'avesse predicato così in generale. L'intese
un certo soldato che tenea una mala pratica con una donna; cominciò a dire
le tre Ave Maria, e se ne liberò. Un giorno il demonio lo tentò di
ritornare a casa di quella donna, ma con buon fine di convertirla. Ma che
avvenne? quando fu per entrare in quella casa, sentì darsi una forte
spinta, che lo trasportò molto lontano. Allora egli conobbe maggiormente la
protezione di Maria Vergine, perché se fosse entrato in quella casa
coll'occasione vicina, facilmente sarebbe tornato a cadere. Ognuno pratichi
questa breve divozione di dire ogni mattina tre Ave Maria alla Madonna, con
aggiungere dopo ogni Ave Maria: per la tua pura ed immacolata concezione, o
Maria, fa puro e santo il corpo e l'anima mia.
17. Il quinto rimedio, ed il più necessario in questa materia, è fuggire
l'occasione. Generalmente parlando, fra tutti i mezzi per mantenersi sempre
casto, il primo è fuggir le male occasioni. I mezzi sono frequentare i
sacramenti: ricorrere a Dio nelle tentazioni: esser divoto della Madonna:
Ma di tutti i mezzi il primo è fuggir l'occasione. Dice la scrittura: Et
erit fortitudo vestra quasi favilla stuppae... et non erit qui extinguat4.
La fortezza nostra è come la fortezza della stoppa posta sovra del fuoco,
che subito arde e si perde. Se uno buttasse la stoppa sovra del fuoco, e
quella non bruciasse, non sarebbe un miracolo? e così miracolo sarebbe
mettersi nell'occasione, e non peccare. Scrisse s. Bernardino da Siena:
Maius miraculum est in occasione non peccare, quam mortuum resuscitare. S.
Filippo Neri dicea che in questa guerra del senso vincono i poltroni, cioè
quelli che fuggono l'occasione. Tu dici: Spero che Dio mi aiuti! Ma Dio
dice: Qui amat periculum, in illo peribit5. Dio non soccorre chi
volontariamente senza necessità si mette nell'occasione. E bisogna
intendere che chi si mette nell'occasione prossima di peccare, già sta in
peccato, benché non avesse intenzione di commettere il peccato principale.
18. Coll'occasione vicina son caduti anche i santi. E si son perduti anche
i moribondi, che stavano prossimi a spirare. Narra il p. Segneri nel suo
Cristiano istruito6, che una donna avendo avuta mala pratica con un
giovine, stando per morire, fe' chiamarsi un confessore, e con lagrime si
confessò di tutta la sua mala vita. Poi si fece chiamare l'amico con buon fine,
acciocché quegli a suo esempio si desse a Dio. Ma che avvenne? udite quanto
opera la mala occasione! Venuto il giovine, ella cominciò a guardarlo, e
poi spinta dalla passione gli disse: Caro mio, io sempre ti ho amato, ed
ora ti amo più che mai. Già vedo, che per causa tua me ne vado all'inferno,
ma per l'amore tuo non mi curo che mi danno. E così dicendo spirò.
19. Bisogna dunque fuggir l'occasione se vogliamo salvarci; e per primo
bisogna guardarci dal mirare quelle persone che ci possono tentare a far
mali pensieri. Scrive s. Bernardo: Per oculos intrat in mentem sagitta
impuri amoris. Per gli occhi entrano quelle saette nell'anima, che poi
l'uccidono. E lo Spirito santo dice: Averte faciem tuam a muliere comta7.
Come? è peccato guardare le donne? sì signore, quando son donne giovani, il
guardarle almeno è peccato veniale; e quando si replicando gli sguardi, vi
è pericolo anche del peccato mortale. Dice s. Francesco di Sales, che fa
danno il guardare, ma più danno poi fa il riguardare. Un certo filosofo
antico per liberarsi dalle suggestioni impudiche si accecò volontariamente.
A noi cristiani non è lecito accecarci fisicamente, ma dobbiamo accecarci
moralmente con voltare gli occhi da oggetti che possono tentarci. S. Luigi
Gonzaga non guardava mai donne; anche parlando con sua madre, tenea gli
occhi bassi per guardar la terra. Lo stesso pericolo poi vi è nelle donne
nel guardare i giovani.
20. Bisogna per secondo fuggire i mali compagni, e tutte quelle conversazioni,
dove, come suol dirsi, si parla allegro fra uomini e donne: Cum sancto
sanctus eris, cum perverso perverteris8. Te la fai co' buoni, sarai buono:
te la fai co' disonesti, sarai disonesto tu ancora. Dice s. Tommaso
d'Aquino, che l'uomo sarà tale, quali sono i compagni con cui se la fa:
Talis erit, qualis est conversatio, qua utitur. E quando mai ti trovi in
qualche conversazione, dalla quale non puoi appartarti, dice lo Spirito
santo, Sepi aures tuas spinis9. Metti una siepe di spine alle tue orecchie,
acciocché non vi entrino quelle parole oscene che gli altri dicono. S.
Bernardino da Siena, quando era giovinetto, e sentiva una parola di queste,
si copriva di rossore; onde i compagni poi si guardavano di dire alcuna
parola sconcia, quando s. Bernardino era presente. S. Stanislao Kostka
quando sentiva una parola disonesta, era tanto l'orrore che n'avea, che
sveniva, e perdeva i sensi. Zitella, quando senti alcuno che parla così,
volta le spalle e fuggì. Così facea s. Edmondo, come si legge nella sua
vita, ed un giorno avendo lasciati i suoi compagni che parlavano sboccato,
incontrò per la via un bellissimo giovinetto, che gli disse: Dio ti salvi,
diletto mio. Il santo dimandò chi fosse. Gli rispose: Guardami in fronte, e
vi leggerai il mio nome. Alzò gli occhi, e lesse: Gesù Nazareno re de'
giudei. Scomparì poi Gesù Cristo, ma lo lasciò pieno di gioia. Almeno
quando ti trovi in qualche conversazione di giovani che parlano così, e non
puoi andartene, almeno non ci dare udienza, volta la faccia, e dimostra,
che ti dispiacciono quelle parole.
21. Ma qui voglio riferire il castigo che ebbero due sboccati che parlavano
disonesto. Narra il Turlot, che un giorno s. Valerico, ritornando al suo
monastero in tempo d'inverno, ma non potendo giungervi prima della notte,
andò a ricoverarsi in casa d'un uomo. Entrato che fu, intese, che quegli
parlava oscenamente con un altro; il santo li riprese, ma quelli
seguitavano l'indegno discorso. S. Valerico, non ostante il gran freddo che
faceva in quella sera, se ne fuggì da quella casa. Partito che fu il santo,
il padrone in un tratto restò cieco, e 'l compagno fu assalito da una
schifosa infermità. Onde corsero dietro al santo, acciocché ritornasse; ma
il santo non volle più ritornarvi, e 'l padrone già rimase cieco, e l'altro
morì consumato da quel male. Oh che danno fa il parlar disonesto! Una
parola disonesta può esser causa di far perdere tutti coloro che la
sentono. Si scusano poi, che dicono queste parole per burla. Per burla? e
frattanto tu dicendole ci hai compiacenza? e lo scandalo che dai agli
altri? Queste burle, povero te, ti faranno piangere per tutta l'eternità
all'inferno.
22. Ma ritorniamo al punto di fuggire le occasioni. Bisogna di più
astenersi dal guardare pitture poco oneste.
S. Carlo Borromeo proibiva a tutti i padri di famiglia di tenere in casa
tali pitture. Bisogna di più guardarsi dal leggere libri cattivi: e non
solo quelli che parlano positivamente di cose oscene, ma anche quelli che
parlano di amori profani, come sono certi poeti, l'Ariosto, il Pastor fido,
e simili. E voi padri proibite a' vostri figli di leggere i romanzi; questi
talvolta fanno più danno che i libri osceni: infondono ne' poveri giovani
certe affezioni maligne, che tolgono loro la divozione, e poi gli spingono
a rilasciarsi ne' peccati. Vana lectio (dice s. Bonaventura) vanas generat
cogitationes, et extinguit devotionem. Fate leggere a' vostri figli libri
spirituali, le istorie ecclesiastiche, le vite de' santi. E qui, replico,
proibite alle vostre figlie che si facciano insegnare a leggere da uomini,
ancorché sia s. Paolo, e s. Francesco d'Assisi. I santi che si stiano in
paradiso.
23. Così ancora impedite a' vostri figli che recitino nelle commedie, ed
ancora che vadano a sentire le commedie immodeste. Scrive s. Cipriano: Quae
pudica ad spectaculum processerat, revertitur impudica. Anderà quella
zitella, o quel giovine in grazia di Dio, e se ne tornerà alla casa in
disgrazia di Dio. Così anche proibite a' vostri figli che vadano a certe
feste, che sono feste del demonio, ove vi sono balli, amoreggiamenti, canti
poco onesti, burle, e divertimenti di peccati. Dicea s. Efrem: Ubi
tripudia, ibi diaboli festum celebratur. Dicono: Ma si burla, che male ci
è? Che male ci è? Non sunt haec ludicra, sed crimina, dice s. Pier
Grisologo: queste non sono burle, sono offese gravi di Dio. Un certo
compagno del servo di Dio il p. Giambattista Vitellio volle contro la
volontà di esso padre andare ad una festa di tal fatta in Norcia; ivi prima
perdé la grazia di Dio, poi si abbandonò a fare una mala vita, e finalmente
morì ucciso per mano d'un suo fratello.
24. Finalmente parlando di questa materia mi dimanderà taluno, se è peccato
mortale il fare all'amore. Che voglio dire? ordinariamente parlando, dico,
che questi tali difficilmente stan fuori dell'occasione prossima di peccar
mortalmente. La sperienza fa vedere, che di essi rari son quelli che si
trovano esenti da colpe gravi. Se non le commettono a principio
dell'amicizia presa, in progresso di tempo facilmente vi cadranno, perché a
principio parlano insieme per genio, quindi il genio diventa passione, e
quando poi la passione ha pigliato piede, accieca la mente, e fa
precipitare in mille peccati di mali pensieri, di parole immodeste, ed in
fine anche di fatti. Il cardinal Pico della Mirandola vescovo di Albano
ordinò a' suoi confessori, che non assolvessero questi amoreggianti, se
dopo essere stati corretti non vogliono lasciare di conversar tra di loro,
specialmente se discorrono insieme da solo a solo, o per lungo tempo, o di
nascosto, o di notte. Ma, padre, io non ci ho mal fine, neppure ci ho mali
pensieri. Fuggite, giovani, zitelle, questi discorsi di amore con persone
di altro sesso. Così fa il demonio; a principio non ti mette mali pensieri,
ma quando poi l'affetto si è radicato, non ti fa vedere più quello che fai,
e ti troverai senza quasi saper come perduta l'anima, Dio, ed anche
l'onore. Oh quante povere giovani guadagna il demonio per questa via!
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1 1. Cor. 7. 9.
2 Psal. 108. 67.
3 Zach. 9. 17.
4 Is. 1. 31.
5 Eccli. 3. 27.
6 Par. 1. rag. 24.
7 Eccli. 9. 8.
8 Ps. 17. 27.
9 Eccli. 28. 28.
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''Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono". (Col 3, 5-6)
"Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio". (Rm 8,5-8)
"Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all'impurità, ma alla santificazione". (1 Ts 4,3-7)
"Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?". (1 Cor 6,18-19).








Custodire i sensi, custodire il cuore, custodire l'anima.Originally posted by guelfo nero
CARI AMICI,
LA PRIMA CARATTERISTICA DEL CATTOLICESIMO ROMANO è IL GRANDE REALISMO NEL LEGGERE ED ANALIZZARE IL CUORE DELL'UOMO.
QUINDI NON NASCONDIAMOCI DIETRO UN DITO: LA BELLA STAGIONE PUò ESSERE ED è CERTAMENTE UNA STAGIONE DOVE OGGETTIVAMENTE LE OCCASIONI PER INFRANGERE (ANCHE SOLO CON UNO SGUARDO OD UN PENSIERO) IL SESTO COMANDAMENTO AUMENTANO A DISMISURA.
TUTTO IL MONDO CON LE SUE FESTE, I SUOI RITROVI, LA SUA MANCANZA CRONICA DI PUDORE E DI DIGNITà, CON LA SUA RILASSATEZZA MORALE, CONGIURA CONTRO IL RISPETTO DEL SESTO COMANDAMENTO, CONGIURA CONTRO LA PUREZZA.
E ALLORA? DOBBIAMO FORSE ARRENDERCI? DOBBIAMO SCIVOLARE FORSE VERSO LA TIEPIDEZZA O, PEGGIO, VERSO IL PECCATO MORTALE?
NO. SANT'ALFONSO CI DONA DEI SEMPLICI MA EFFICACI RIMEDI, PER ESSERE RAGAZZI IN QUESTO MONDO SENZA APPARTENERE A QUESTO MONDO E AI SUOI SBALLATI PRINICIPI DI PERMISSIVISMO LIBERTINO.
NON INFANGHIAMO LA NOBILTà E L'ELEVATEZZA DEL SENTIMENTO AMOROSO CON LO SQUALLORE DELLA LUSSURIA, FUGGIAMO QUELLE OCCASIONI E QUELLE SITUAZIONI CHE POSSONO ESSERE DI VERO DANNO PER LA NOSTRA ANIMA, NON ABBIAMO PAURA DI ESSERE CASTI.
PERDONATE QUESTE DUE RIGHE, BUTTATE GIù CON IL CUORE, COME IN UNA BELLA CONVERSAZIONE TRA AMICI.
BUONA ESTATE! SANTA ESTATE!
GUELFO NERO
S. Alfonso Maria de' Liguori
Istruzione al popolo
PARTE I. De' precetti del decalogo.
* CAP. VI. Del sesto precetto.
* RIMEDI CONTRA LE TENTAZIONI DISONESTE
RIMEDI CONTRA LE TENTAZIONI DISONESTE
12. A coloro che non sanno contenersi in questo vizio, o pure stanno in
gran pericolo di cadervi, Iddio ha dato il rimedio, cioè il prendere lo
stato del matrimonio, come dice san Paolo: Quod si non se continent,
nubant. Melius est enim nubere quam uri1. Ma madre, dirà taluno, è un gran
peso il matrimonio. Chi te lo nega? Ma non hai inteso, come dice
l'apostolo? è meglio maritarsi e sopportar questo gran peso che andar a
bruciar nell'inferno. Del resto non pensare che per quelle persone che non
vogliono o non possono maritarsi, non ci sia altro rimedio per osservar la
castità che il matrimonio; colla grazia di Dio, e col raccomandarsi a Dio
ben si possono superare tutte le tentazioni dell'inferno. E con quali
rimedi? eccoli.
13. Il primo rimedio è umiliarsi sempre avanti a Dio. Il Signore castiga la
superbia di alcuni con permettere che cadano in qualche peccato contro la
castità. Bisogna dunque esser umile ed affatto diffidare delle proprie
forze. Davide confessava che per non essere stato umile, ed aver troppo
forse confidato in sé stesso era caduto in peccato. Priusquam humiliarer,
ego deliqui2. Bisogna dunque sempre tremare di noi stessi e confidare in
Dio che ci liberi da questo peccato.
14. Il secondo rimedio è di subito ricorrere a Dio per aiuto, senza
mettersi a discorrere colla tentazione. Quando si affaccia alla mente
qualche specie impura, subito allora bisogna procurar di rivolgere il
pensiero a Dio, o a qualche altro affare indifferente. Ma il meglio è
subito allora nominare Gesù e Maria, e seguire a nominarli, sin tanto che
la tentazione non si parte, o almeno che non si raffredda. E quando la
tentazione è forte giova allora rinnovare il proposito: Dio mio, voglio prima
morire che offenderti. E subito poi cercate aiuto: Gesù mio aiutami, Maria
aiutami. I nomi di Gesù e di Maria hanno una forza speciale di scacciare
le tentazioni del demonio.
15. Il terzo rimedio è di frequentare i sacramenti della confessione e
della comunione. E nella confessione giova molto scovrire le tentazioni
disoneste al confessore. Dice s. Filippo Neri: La tentazione scoverta è
mezza vinta. E quando per disgrazia alcuno cadesse in qualche peccato di
questa materia, subito vada a confessarsi. Così s. Filippo Neri liberò un
giovine da questo vizio, ordinandogli che cadendo, subito fosse andato a
confessarsene. La comunione poi molto vale a dar forza di resistere a tali
tentazioni. Il Ss. Sacramento si chiama Vinum germinans virgines3. Vinum,
s'intende il vino convertito poi colla consagrazione in sangue di Gesù
Cristo. Il vino terreno è contrario alla castità, ma il vino celeste la
conserva.
16. Il quarto rimedio è la divozione alla madre di Dio Maria che si chiama
Vergine delle Vergini, sancta Virgo virginum. Quanti giovani colla
divozione della Madonna si sono mantenuti casti e puri come angeli! Narra
il padre Segneri, che andò a confessarsi un giorno ad un padre gesuita un
certo giovane talmente infangato nel vizio disonesto, che il confessore non
poté assolverlo, onde lo licenziò, e gli disse che ogni mattina avesse
dette tre Ave Maria alla purità della b. Vergine acciocché l'avesse
liberato da questo peccato. Ritornò quel giovine, ma passati più anni, e
dopo la confessione appena di qualche peccato veniale, disse al confessore:
Padre, non mi conoscete? io sono quello che anni sono non mi poteste
assolvere per lo peccato d'impurità; ma con dire ogni mattina quelle tre
Ave Maria, per grazia di Dio me ne sono liberato. E diè licenza al
confessore che questo fatto l'avesse predicato così in generale. L'intese
un certo soldato che tenea una mala pratica con una donna; cominciò a dire
le tre Ave Maria, e se ne liberò. Un giorno il demonio lo tentò di
ritornare a casa di quella donna, ma con buon fine di convertirla. Ma che
avvenne? quando fu per entrare in quella casa, sentì darsi una forte
spinta, che lo trasportò molto lontano. Allora egli conobbe maggiormente la
protezione di Maria Vergine, perché se fosse entrato in quella casa
coll'occasione vicina, facilmente sarebbe tornato a cadere. Ognuno pratichi
questa breve divozione di dire ogni mattina tre Ave Maria alla Madonna, con
aggiungere dopo ogni Ave Maria: per la tua pura ed immacolata concezione, o
Maria, fa puro e santo il corpo e l'anima mia.
17. Il quinto rimedio, ed il più necessario in questa materia, è fuggire
l'occasione. Generalmente parlando, fra tutti i mezzi per mantenersi sempre
casto, il primo è fuggir le male occasioni. I mezzi sono frequentare i
sacramenti: ricorrere a Dio nelle tentazioni: esser divoto della Madonna:
Ma di tutti i mezzi il primo è fuggir l'occasione. Dice la scrittura: Et
erit fortitudo vestra quasi favilla stuppae... et non erit qui extinguat4.
La fortezza nostra è come la fortezza della stoppa posta sovra del fuoco,
che subito arde e si perde. Se uno buttasse la stoppa sovra del fuoco, e
quella non bruciasse, non sarebbe un miracolo? e così miracolo sarebbe
mettersi nell'occasione, e non peccare. Scrisse s. Bernardino da Siena:
Maius miraculum est in occasione non peccare, quam mortuum resuscitare. S.
Filippo Neri dicea che in questa guerra del senso vincono i poltroni, cioè
quelli che fuggono l'occasione. Tu dici: Spero che Dio mi aiuti! Ma Dio
dice: Qui amat periculum, in illo peribit5. Dio non soccorre chi
volontariamente senza necessità si mette nell'occasione. E bisogna
intendere che chi si mette nell'occasione prossima di peccare, già sta in
peccato, benché non avesse intenzione di commettere il peccato principale.
18. Coll'occasione vicina son caduti anche i santi. E si son perduti anche
i moribondi, che stavano prossimi a spirare. Narra il p. Segneri nel suo
Cristiano istruito6, che una donna avendo avuta mala pratica con un
giovine, stando per morire, fe' chiamarsi un confessore, e con lagrime si
confessò di tutta la sua mala vita. Poi si fece chiamare l'amico con buon fine,
acciocché quegli a suo esempio si desse a Dio. Ma che avvenne? udite quanto
opera la mala occasione! Venuto il giovine, ella cominciò a guardarlo, e
poi spinta dalla passione gli disse: Caro mio, io sempre ti ho amato, ed
ora ti amo più che mai. Già vedo, che per causa tua me ne vado all'inferno,
ma per l'amore tuo non mi curo che mi danno. E così dicendo spirò.
19. Bisogna dunque fuggir l'occasione se vogliamo salvarci; e per primo
bisogna guardarci dal mirare quelle persone che ci possono tentare a far
mali pensieri. Scrive s. Bernardo: Per oculos intrat in mentem sagitta
impuri amoris. Per gli occhi entrano quelle saette nell'anima, che poi
l'uccidono. E lo Spirito santo dice: Averte faciem tuam a muliere comta7.
Come? è peccato guardare le donne? sì signore, quando son donne giovani, il
guardarle almeno è peccato veniale; e quando si replicando gli sguardi, vi
è pericolo anche del peccato mortale. Dice s. Francesco di Sales, che fa
danno il guardare, ma più danno poi fa il riguardare. Un certo filosofo
antico per liberarsi dalle suggestioni impudiche si accecò volontariamente.
A noi cristiani non è lecito accecarci fisicamente, ma dobbiamo accecarci
moralmente con voltare gli occhi da oggetti che possono tentarci. S. Luigi
Gonzaga non guardava mai donne; anche parlando con sua madre, tenea gli
occhi bassi per guardar la terra. Lo stesso pericolo poi vi è nelle donne
nel guardare i giovani.
20. Bisogna per secondo fuggire i mali compagni, e tutte quelle conversazioni,
dove, come suol dirsi, si parla allegro fra uomini e donne: Cum sancto
sanctus eris, cum perverso perverteris8. Te la fai co' buoni, sarai buono:
te la fai co' disonesti, sarai disonesto tu ancora. Dice s. Tommaso
d'Aquino, che l'uomo sarà tale, quali sono i compagni con cui se la fa:
Talis erit, qualis est conversatio, qua utitur. E quando mai ti trovi in
qualche conversazione, dalla quale non puoi appartarti, dice lo Spirito
santo, Sepi aures tuas spinis9. Metti una siepe di spine alle tue orecchie,
acciocché non vi entrino quelle parole oscene che gli altri dicono. S.
Bernardino da Siena, quando era giovinetto, e sentiva una parola di queste,
si copriva di rossore; onde i compagni poi si guardavano di dire alcuna
parola sconcia, quando s. Bernardino era presente. S. Stanislao Kostka
quando sentiva una parola disonesta, era tanto l'orrore che n'avea, che
sveniva, e perdeva i sensi. Zitella, quando senti alcuno che parla così,
volta le spalle e fuggì. Così facea s. Edmondo, come si legge nella sua
vita, ed un giorno avendo lasciati i suoi compagni che parlavano sboccato,
incontrò per la via un bellissimo giovinetto, che gli disse: Dio ti salvi,
diletto mio. Il santo dimandò chi fosse. Gli rispose: Guardami in fronte, e
vi leggerai il mio nome. Alzò gli occhi, e lesse: Gesù Nazareno re de'
giudei. Scomparì poi Gesù Cristo, ma lo lasciò pieno di gioia. Almeno
quando ti trovi in qualche conversazione di giovani che parlano così, e non
puoi andartene, almeno non ci dare udienza, volta la faccia, e dimostra,
che ti dispiacciono quelle parole.
21. Ma qui voglio riferire il castigo che ebbero due sboccati che parlavano
disonesto. Narra il Turlot, che un giorno s. Valerico, ritornando al suo
monastero in tempo d'inverno, ma non potendo giungervi prima della notte,
andò a ricoverarsi in casa d'un uomo. Entrato che fu, intese, che quegli
parlava oscenamente con un altro; il santo li riprese, ma quelli
seguitavano l'indegno discorso. S. Valerico, non ostante il gran freddo che
faceva in quella sera, se ne fuggì da quella casa. Partito che fu il santo,
il padrone in un tratto restò cieco, e 'l compagno fu assalito da una
schifosa infermità. Onde corsero dietro al santo, acciocché ritornasse; ma
il santo non volle più ritornarvi, e 'l padrone già rimase cieco, e l'altro
morì consumato da quel male. Oh che danno fa il parlar disonesto! Una
parola disonesta può esser causa di far perdere tutti coloro che la
sentono. Si scusano poi, che dicono queste parole per burla. Per burla? e
frattanto tu dicendole ci hai compiacenza? e lo scandalo che dai agli
altri? Queste burle, povero te, ti faranno piangere per tutta l'eternità
all'inferno.
22. Ma ritorniamo al punto di fuggire le occasioni. Bisogna di più
astenersi dal guardare pitture poco oneste.
S. Carlo Borromeo proibiva a tutti i padri di famiglia di tenere in casa
tali pitture. Bisogna di più guardarsi dal leggere libri cattivi: e non
solo quelli che parlano positivamente di cose oscene, ma anche quelli che
parlano di amori profani, come sono certi poeti, l'Ariosto, il Pastor fido,
e simili. E voi padri proibite a' vostri figli di leggere i romanzi; questi
talvolta fanno più danno che i libri osceni: infondono ne' poveri giovani
certe affezioni maligne, che tolgono loro la divozione, e poi gli spingono
a rilasciarsi ne' peccati. Vana lectio (dice s. Bonaventura) vanas generat
cogitationes, et extinguit devotionem. Fate leggere a' vostri figli libri
spirituali, le istorie ecclesiastiche, le vite de' santi. E qui, replico,
proibite alle vostre figlie che si facciano insegnare a leggere da uomini,
ancorché sia s. Paolo, e s. Francesco d'Assisi. I santi che si stiano in
paradiso.
23. Così ancora impedite a' vostri figli che recitino nelle commedie, ed
ancora che vadano a sentire le commedie immodeste. Scrive s. Cipriano: Quae
pudica ad spectaculum processerat, revertitur impudica. Anderà quella
zitella, o quel giovine in grazia di Dio, e se ne tornerà alla casa in
disgrazia di Dio. Così anche proibite a' vostri figli che vadano a certe
feste, che sono feste del demonio, ove vi sono balli, amoreggiamenti, canti
poco onesti, burle, e divertimenti di peccati. Dicea s. Efrem: Ubi
tripudia, ibi diaboli festum celebratur. Dicono: Ma si burla, che male ci
è? Che male ci è? Non sunt haec ludicra, sed crimina, dice s. Pier
Grisologo: queste non sono burle, sono offese gravi di Dio. Un certo
compagno del servo di Dio il p. Giambattista Vitellio volle contro la
volontà di esso padre andare ad una festa di tal fatta in Norcia; ivi prima
perdé la grazia di Dio, poi si abbandonò a fare una mala vita, e finalmente
morì ucciso per mano d'un suo fratello.
24. Finalmente parlando di questa materia mi dimanderà taluno, se è peccato
mortale il fare all'amore. Che voglio dire? ordinariamente parlando, dico,
che questi tali difficilmente stan fuori dell'occasione prossima di peccar
mortalmente. La sperienza fa vedere, che di essi rari son quelli che si
trovano esenti da colpe gravi. Se non le commettono a principio
dell'amicizia presa, in progresso di tempo facilmente vi cadranno, perché a
principio parlano insieme per genio, quindi il genio diventa passione, e
quando poi la passione ha pigliato piede, accieca la mente, e fa
precipitare in mille peccati di mali pensieri, di parole immodeste, ed in
fine anche di fatti. Il cardinal Pico della Mirandola vescovo di Albano
ordinò a' suoi confessori, che non assolvessero questi amoreggianti, se
dopo essere stati corretti non vogliono lasciare di conversar tra di loro,
specialmente se discorrono insieme da solo a solo, o per lungo tempo, o di
nascosto, o di notte. Ma, padre, io non ci ho mal fine, neppure ci ho mali
pensieri. Fuggite, giovani, zitelle, questi discorsi di amore con persone
di altro sesso. Così fa il demonio; a principio non ti mette mali pensieri,
ma quando poi l'affetto si è radicato, non ti fa vedere più quello che fai,
e ti troverai senza quasi saper come perduta l'anima, Dio, ed anche l'onore. Oh quante povere giovani guadagna il demonio per questa via!
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1 1. Cor. 7. 9.
2 Psal. 108. 67.
3 Zach. 9. 17.
4 Is. 1. 31.
5 Eccli. 3. 27.
6 Par. 1. rag. 24.
7 Eccli. 9. 8.
8 Ps. 17. 27.
9 Eccli. 28. 28.
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Buon Mese di Maggio!
Guelfo Nero


Originally posted by guelfo nero
Il sacro Cuore di Gesù perdona ai peccatori i loro falli
Ecco io sto alla porta e batto. Se alcuno ascolterà la mia voce e mi aprirà per entrare, io sarò a lui e con lui cenerò ed egli con me.
1. Tieniti qui fisso fisso presso al Cuore di Gesù in atto di abbracciarsi al peccatore che lo riceve. Lo stesso cuor tuo ne riboccherà di consolazione altissima.
Figurati che tu stando immerso in sonno profondo, un amico caro batta alla porta di casa tua e dimori là solo solo, e che emetta non solo voci di richiamo, ma gemiti di pietà. Finalmente ti svegli dal tuo sopore e vieni alla porta. Cielo, chi mai s'affaccia! È la persona stessa della prima maestà in terra, ossia del sommo pontefice. Ebbene chi batte alla porta del cuor tuo non è solo il Vicario del divin Salvatore, ma è lo stesso vero Figliuol di Dio, il Verbo incarnato, e tu ancora attendi per spalancargli l'ingresso?
2. Gesù Cristo batte alla porta del cuor tuo. Oh quante volte e in quanti modi ti fa udire il picchio de' suoi rimorsi! Finalmente il tuo cuore sente un vuoto profondo. Allora inorridito, quasi persona che si trova sull'orlo di un abisso, tu corri a Dio come un Andrea Corsini, come un Giovanni Colombini. E se ancor non ti muovi, Iddio alza il grido della sua voce e allora ti affretti come il Zaccheo, allora solleciti come il pubblicano, allora a guisa di Antonio abate ovvero di Matteo apostolo lasci tutto e ti poni a seguire Gesù come un fanciullo. Che consolazione al Cuor di Gesù! Che onore alla maestà del Verbo! Poteva violentarti a seguirlo, perché finalmente ti avrebbe chiamato per beneficarti. Ma egli vuol che venendo tu muova spontaneo i passi tuoi. Rispetta il tuo libero arbitrio.
3. Così fa un padre. Egli potrebbe imporre collo imperio al figlio che lo segua al lavoro, ma lo invita con amorevolezza perché è pietoso. Gesù di continuo ti chiama colla soavità della sua voce. Ti chiama ora col discorso di un amico santo, ora collo esempio di un cristiano pio. Quando ti chiama dalla chiesa col giubilo sacro di una solennità, e quando dal cimitero con il mesto sospiro di chi piange la morte di un caro. Carlo Borromeo udì più vivamente la voce di Dio dal cadavere di suo fratello, Francesco Borgia su quello della imperatrice Isabella. Naaman siro fu perfino chiamato dalla voce di una lebbra fetida, il cieco di Gerico fu chiamato dalla voce di sciagura con cui Dio lo premé, e così altri furono guadagnati in altri modi. Ma se57 mentre Dio ti chiama tu chiudi le orecchie ovvero che ti affretti a muovere un frastuono maggiore in mezzo agli amici che si divertono nelle vanità, allora Gesù non cesserà ancor di chiamare, ma a te darà il cuore di lasciare ancora a lungo fuori esposto in positura sì pietosa il tuo Gesù?
4. Dirai che a levarti su dal letto delle tue ree abitudini duri fatica. Ma non era già un letto morbidissimo quello della Maddalena peccatrice, quello della adultera infedele? Pure si levarono. E se provi difficoltà assai gravi, prega Dio. Sforzati e poi va alla porta e schiudi. Appena tu abbia aperto, Gesù è dentro ed è con te. Ti pare che allora te ne troverai contento?
5. Il prodigo del Vangelo, già dolente per tanti suoi eccessi, dirigeva i passi verso alla casa del padre. Allora il genitore, che già da tempo stava guardando, scende dalle scale e corre sì veloce che par abbia le ali ai piedi. Si abbraccia poi al figlio e lo introduce in casa e poi lo riveste delle più preziose robbe di casa sua, e intanto chiama parenti, chiama amici, chiama vicini perché ha bisogno di sfogare il colmo della sua gioia.
6. Intanto si imbandisce una magnifica cena e tutti siedono là intorno. Il prodigo ravveduto occupa il primo posto, ma non cessa di scusarsene a tutti. Egli tiene in dito l'anello nuziale, ma lo mostra a tutti come un pegno della generosità paterna. Intanto volge l'occhio amorevole al suo genitore e gode in protestargli che gli sarà poi per tutta la vita devoto, che troppo sciagurato e cattivo fu in allontanarsene una volta.
Fratello mio, ecco il dover tuo quando Gesù entra nella casa del cuor tuo. Devi subito apprestare una mensa di opere sante e Dio poi ti ha in pronto la mensa delle sue ispirazioni e del suo aiuto divino. Così tu e il Signor tuo sedete ad una mensa confidentemente come due amici diletti. E poi di' che Iddio non è buono!
7. Di suo per te aggiungerà le sue consolazioni. Queste saranno proporzionate al cibo di penitenze, di opere buone che tu doni a lui. Però i santi ne ricevevano tali conforti che il loro cuore già pareva soffocarsi per l'estremo della gioia. Dovevano però dire a Dio: "Basta, o Signore, o noi moriamo di pura contentezza!". Domandalo ai Saverii, agli Ignazii, ai Venceslai re! Ma è perché quelli sostennero molti patimenti per Iddio. E tu ti lamenterai a dare al tuo Signore la contentezza di una fatica tua?
8. Adoperati, fratel mio. Senza molta fatica tu non puoi adunare un tesoro che prosperi poi la vita tua. Schierati dinanzi alla mente le persone venerabili degli apostoli, dei martiri, dei confessori, dei vergini del Signore. Hanno patito tanto epperciò ora sono in tanto tripudio. Tu devi patire anche assai. Dopo che abbia di molto affaticato, Dio ti sarà prodigo di consolazione come lo è a tutti i perfetti suoi.
9. [201]Benché in terra si cena a lume di lucerna, e per tanto significa che le gioie spirituali quaggiù hanno un confine. Dove si mangia a splendor di sole è nel paradiso, epperò lassù le consolazioni sono senza misura. Sta sempre però il patto che tu pel primo su questa terra continui <ad> ospitare il tuo Gesù e offerirgli la cena di tutte quelle opere buone che a te sono possibili.
Oh quanto godrai quando Iddio chiamerà te al suo convito nel paradiso! Non ti senti già adesso il giubilo innondare il cuore? Sfogati pure con dire: "Dolce Cuore del mio Gesù, fa che io ti ami sempre più", e attendi come devi ancora nel caso pratico diportarti con Gesù tuo ospite divino.
Esempio
Agostino si affogava nel letto soffice di tanti vizii, chi nol sa? Ma Gesù chiamollo con il battito di tanti rimorsi al cuore, colla voce di tante ammonizioni che sovrat<t>utto gli indirizzava una madre santa. Agostino finalmente si mosse, ma oh quanto durò fatica in rinunciare al suo letto di rose! Gli costò la fatica di viaggiare da Africa a Roma, poi da Roma a Milano.
In questa città finalmente aprì le porte del suo cuore e Gesù subito cenò con lui. Agostino prese animo. Mantenne Gesù alla sua mensa sì lautamente con tante opere e di patimento e di sacrificio, che Agostino in breve poté allestire quelle vivande, ossia quelle opere buone che può dare un sacerdote pio, un vescovo illustre, un dottore santissimo e un patriarca che a guisa di Abramo lascia ancora a continuare il bene dopo di sé una turba di figli santi, numerosi e splendidi come le stelle del firmamento.
Non ti dico le consolazioni che provava poi Agostino. Ti basti sapere che erano le più care che Dio suol dare ai diletti suoi. Non ti dico della gloria che ottenne in cielo. Ti basti intendere che egli lassù risplende come la più fulgida stella del mattino.
Orazione
O Cuore del mio Gesù! Intendo adesso come è vantaggioso ascoltare gli inviti amorosi del Cuor vostro. Stolto che io fui in farvi attendere fin qui. Or siete con me. Siatelo per sempre. Che gioconda cosa per me ad essere con voi! Che giubilo sedere alla mensa che mi apprestate. Quando, o Signore, sederò alla vostra mensa nel paradiso, quando?


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DALL'ULTIMO VANGELO DELLA MESSA DI DOMENICA 5 GIUGNO 2005: LA PECORELLA SMARRITA
Una santa e casta estate a tutti i moderatori e forumisti di Tradizione Cattolica e Civiltà Cattolica
Vostro
Guelfo Nero![]()


Dedicato in particolar modo agli amici che con me hanno ascoltato oggi la mirabile predica di Don Giugni all'Oratorio Sant'Ambrogio.Originally posted by guelfo nero
Cuore di Gesù disprezzato.
Non v'è pena maggiore ad un cuore che ama quanto vedere disprezzato il suo amore; e tanto più quando i contrassegni dimostrati di questo amore sono stati grandi, ed all'incontro è grande l'ingratitudine. Se ogni uomo rinunziasse a tutti i suoi beni e se ne andasse a vivere in un deserto, a cibarsi d'erbe, a dormir sulla terra, a macerarsi colle penitenze, ed in fine si facesse trucidare per Gesù Cristo; qual compenso renderebbe alle pene, al sangue, alla vita che questo gran Figlio di Dio ha data per suo amore? Se noi ci sagrificassimo ogni momento alla morte, certamente neppure ricompenseressimo in minima parte l'amore che Gesù Cristo ci ha dimostrato nel darsi a noi nel SS. Sagramento. Un Dio mettersi sotto le specie di poco pane e farsi cibo d'una sua creatura! Ma, oh Dio, qual è la ricompensa e gratitudine che rendono gli uomini a Gesù Cristo? Qual è? maltrattamenti, disprezzo delle sue leggi e delle sue massime, ingiurie tali che non le farebbero a un loro nemico o loro schiavo o peggior villano della terra. E possiamo noi pensare a tutti questi maltrattamenti che ha ricevuti e riceve tutto giorno Gesù Cristo e non sentirne pena? e non cercare col nostro amore di compensare l'amore immenso del suo Cuore divino che sta nel SS. Sagramento acceso del medesimo amore verso di noi, e desideroso di comunicarci i suoi beni e di donarci tutto se stesso, pronto a riceverci nel suo Cuore sempre che andiamo a lui? Qui venit ad me, non eiiciam foras (Io. VI, 37).
Abbiam fatto l'uso a sentir nominare Creazione, Incarnazione, Redenzione: Gesù nato in una stalla, Gesù morto in croce. Oh Dio, se sapessimo che un altro uomo ci avesse fatto alcuno di questi benefici, non potressimo far di meno di amarlo. Solo Iddio par che abbia, diciam così, questa mala sorte cogli uomini, che non avendo più che fare per farsi da loro amare, non può giungere a questo intento; e in vece d'essere amato si vede vilipeso e posposto. Tutto nasce dalla dimenticanza che hanno gli uomini dell'amor di questo Dio.
Affetti e preghiere.
O Cuore del mio Gesù, abisso di misericordia e d'amore, come a vista della bontà che mi avete usata e della mia ingratitudine, io non muoio e non mi struggo di dolore? Voi, Salvator mio, dopo avermi dato l'essere, mi avete dato tutto il vostro sangue e la vita, abbandonandovi alle ignominie ed alla morte per amor mio; e di ciò non contento, avete di più inventato il modo di sagrificarvi ogni giorno per me nella santa Eucaristia, non ricusando di esporvi alle ingiurie che dovevate ricevere - e che già voi prevedevate - in questo Sagramento d'amore. O Dio, come posso vedermi poi così ingrato a voi senza morir di confusione! Ah Signore, date fine alle mie ingratitudini con ferirmi il cuore del vostro amore e farmi tutto vostro. Ricordatevi del sangue e delle lagrime che avete sparse per me e perdonatemi. Deh non siano perdute per me tante vostre pene.
Ma voi, benché m'abbiate veduto così ingrato ed indegno del vostro amore, non avete lasciato d'amarmi ancora quando io non v'amava e neppure desiderava che voi mi amaste; quanto più dunque io debbo sperare il vostro amore ora che non voglio né sospiro altro che amarvi ed esser amato da voi? Deh contentate appieno questo mio desiderio; dirò meglio questo desiderio vostro, perché voi siete che me lo date. Fate che questo giorno sia il giorno della mia total conversione, sicch'io cominci ad amarvi, per non cessare mai più d'amare voi sommo bene. Fate ch'io muoia in tutto a me stesso, per non vivere che a voi e per ardere sempre del vostro amore.
O Maria, il vostro cuore fu quell'altare beato che fu sempre acceso dal divino amore; madre mia cara, rendetemi simile a voi; pregatene il vostro Figlio, che gode di onorarvi col non negarvi niente di quanto gli domandate.
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COR JESU, PROPITIATIO PRO PECCATIS NOSTRIS, MISERERE NOBIS!
Guelfo Nero
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