In una delle sue ultime sparate, il berlusca ha parlato delle opere pubbliche. A sentir lui, parecchie di queste (come il ponte sullo stretto ed il passante di Mestre) sarebbero cosa già fatta.
Sarò anche poco aggiornato, ma mi risulta che i lavori delle suddette opere non solo non sono iniziati, ma non sono ancora state indette le gare di appalto.
In una puntata di Report (Rai3), che purtroppo mi sono perso, si è parlato anche del famoso ponte. Dati (e conti) alla mano, nella trasmissione in questione non si è messo il dito tanto sull’inutilità dell’opera, che pure era evidente, quanto sulla sua antieconomicità. Suddetta opera, infatti, costa un patrimonio non solo per realizzarla, ma anche per mantenerla. Per poter recuperare i costi di realizzazione e di manutenzione, gli utenti che vorrebbero attraversarlo si vedrebbero costretti a pagare un pedaggio piuttosto salato. Dal canto loro, i gestori dei traghetti (attualmente, l’unico mezzo, a parte l’aereo, per attraversare lo stretto) potrebbero essere disposti a concedere sensibili sconti, agli utenti, pur di non dover chiudere bottega.
C’è poi anche un altro problemino: dubito che ci saranno frotte di persone bisognose di attraversare il ponte, se il sistema viario (strade e ferrovie) delle due regioni interessate (Calabria e Sicilia) non diviene perlomeno discreto.
Quindi: alti costi di realizzazione, alti costi di manutenzione, scarsa affluenza di utenti potrebbero portare alle calende greche il famoso “punto zero”, cioè il momento in cui un investimento fatto inizia a rendere.
Ora, metà della spesa dovrebbe essere sostenuta dallo Stato, mentre l’altra metà da investitori privati.
Le casse dello Stato, grazie anche (ma non solo) a quel “genio” di Tremonti, sono più ricche di ragnatele che di Euro.
Per quanto riguarda gli investitori privati, avranno anche loro i loro conti. E nei loro conti, oltre le spese iniziali e di manutenzione suddette, c’è un’altra voce: gli interessi passivi o la mancanza di guadagni sull’investimento iniziale.
Sarò anche pessimista, ma non credo sarà tanto facile trovare persone disposte a tirar fuori pacchi di soldi per investire in una impresa dove, se va bene, inizieranno a vedere i primi guadagni dopo vari decenni.
Più che un’opera necessaria e di lustro, quindi, sembra la solita castronata pre-elettorale del solito politico che le spara grosse.
Un tempo, ad imperatura memoria del loro passaggio nella vita terrena, i faraoni facevano erigere le piramidi. Con i tempi, cambiano anche le tradizioni: piramide moderna per faraone (sarebbe però più corretto dire “fanfarone”) moderno.
Naturalmente, i sostenitori dell’attuale maggioranza di pseudo-destra non saranno d’accordo con quanto ho scritto. Propongo quindi un giochino: perché non dicono quale sarà, secondo loro, la data più probabile di inizio dei lavori, così vedremo chi si avvicina di più?
P.S.: mi pare che l’interessato abbia parlato di date, ma sono talmente abituato ad ignorare quello che dice che francamente non me lo ricordo più.




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