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Risultati da 1 a 10 di 31
  1. #1
    Qoelèt
    Ospite

    Exclamation Per non dimenticare: gli 800.000 martiri che testimoniarono Cristo

    Il sanguinario regime di Ante Pavelic martirizzò più di 800.000 serbo-ortodossi e migliaia furono costretti con torture e violenze a convertirsi al cattolicesimo romano. Le atrocità subite dagli ortodossi furono indicibili: si pensi ad es. che il Vescovo Platone di Banja Luka (proprio dove il papa è arrivato domenica mattina : http://www.corriere.it/Primo_Piano/E.../22/papa.shtml )fu portato dagli Ustascia assieme a un prete arrestato in precedenza, Padre Dusan Jovanovic, al villaggio di Vrbanja, dove le loro barbe furono rase con un coltello smussato, i loro occhi estratti, i loro nasi e orecchie tagliati e un fuoco fu acceso sul loro petto: i loro corpi, assieme a quelli di diversi altri martiri del clero, furono gettati nel fiume Vrbanja. Molte altre sono purtroppo le cronache di queste sataniche barbarie...si pensi alle conversioni in massa della popolazione sotto minaccia della tortura o della fucilazione se solo "osavano" farsi il segno della croce secondo la tradizione ortodossa,all'Arcivescovo Pietro di Sarajevo,orribilmente torturato e lasciato morire in un pozzo insieme ad altri 55 preti ortodossi...mio Dio, quanta sofferenza patirono i tuoi Figli!
    In tutto questo sangue ecco apparire la figura del Cardinale di Zagabria Alojzije Stepinac ,con il documentato appoggio del clero cattolico alle stragi compiute dagli ustascia nei confronti dei serbi-ortodossi , la sostanziale connivenza di tutta la gerarchia cattolica del tempo...ma vogliamo ancora ricordare l'eroico cardinale cattolico quando accoglieva l'assassino Ante Pavelic facendo celebrare il Te Deum in tutte le Chiese?
    Ora il papa arriva in queste, che hanno conosciuto la testimonianza ortodossa del sangue di tanti martiri, e chiede perdono per «le colpe contro l'uomo, anche da parte della Chiesa» ... mi scusi, papa, ma dov'era dunque quel 3 ottobre 1998 quando , nel santuario mariano di Maria Bistrica a Zagabria, beatificò infallibilmente Alojzije Stepinac ???!!!???

  2. #2
    Qoelèt
    Ospite

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    L'articolo che segue è apparso su "il manifesto" del 3 Ottobre 1998, giorno della beatificazione di Alojzije Stepinac da parte del "papa" di Roma:

    L'arcivescovo Stepinac, altro che martire

    di MARCO AURELIO RIVELLI



    Costituito il 10 aprile 1941 lo Stato Indipendente Croato, cioè il regime ustascia di Ante Pavelic, fu immediatamente posta in atto una mostruosa crociata volta al totale sterminio dei serbi ortodossi, degli ebrei e dei Rom, gli zingari. Nel corso di quattro anni vennero sterminati all'incirca un milione di esseri umani in una maniera così feroce che non ha avuto eguali, per le modalità, in tutto il corso della seconda guerra mondiale. Se l'atroce sterminio di sei milioni di ebrei avvenne nel chiuso dei campi, e per i più la constatazione dell'Olocausto ebbe luogo solo alla fine del conflitto, i massacri ustascia furono invece posti in atto con la maggiore pubblicità di fronte agli occhi di tutti: nelle strade, nelle piazze, nelle campagne. I torturatori si facevano un vanto di essere ripresi dalle macchine fotografiche nell'atto di uccidere le vittime. Mentre i vescovi tedeschi sostennero sempre di essere stati all'oscuro degli avvenimenti, lo stesso non si può dire dell'episcopato croato, dell'"Ambasciatore Vaticano", Monsignor Ramiro Marcone e dell'Arcivescovo Stepinac. Il numero delle vittime varia da settecentomila ad un milione. L'Enciclopedia Britannica riporta settecentomila, secondo il rapporto redatto dal Sottosegretario di Stato Usa Stuart Eizenstadt nel giugno 1998, inerente l'oro predato alle vittime degli ustascia e nascosto - secondo il rapporto stesso - in Vaticano, sono sempre settecentomila, per l'autore si aggirano intorno al milione. Andrjia Artukovic, Ministro degli Interni dello Stato Croato Indipendente e capo di tutti i campi di sterminio, affermò al suo processo che nel solo campo di Jasenovac i trucidati furono settecentomila. L'orrore della crociata diventa ancora più fosco quando si considera la partecipazione fisica ai massacri di centinaia di preti e frati, in particolare i monaci francescani. Secondo la politica ustascia, i serbi dovevano essere tutti convertiti al cattolicesimo. Il Ministro Mile Budak affermò a proposito dei serbi "... un terzo lo convertiremo, un terzo lo uccideremo, un terzo verrà rimandato in Serbia".

    A capo del campo di sterminio di Jasenovac, vi fu per un certo periodo il frate francescano, Filipovic-Majstorovic, detto Frà Satana. Al suo processo si vantò di aver ucciso oltre quarantamila prigionieri. Gli successe alla guida del campo un altro religioso. Nel mio saggio indico i nomi di circa 160 religiosi, colpevoli di partecipazione diretta all'eccidio, ma furono molti di più. Il Resto del Carlino, quotidiano bolognese, in due articoli del 18 e 22 settembre 1941, in pieno periodo fascista, pubblicò a firma di Corrado Zoli due articoli nei quali, inorridito, narrava gli eccidi commessi dai francescani. Altre testimonianze oculari, quelle degli appartenenti all'esercito italiano, la maggior parte delle quali accessibili a tutti conservate negli archivi dello Stato Maggiore - Ufficio Storico.

    L'Arcivescovo Alojs Stepinac accolse con calore l'arrivo di Ante Pavelic, il Poglavnik (duce), ordinando che fosse cantato il Te Deum in tutte le chiese dello stato e diffondendo una lettera pastorale che incitava ad appoggiare il nuovo Stato perché esso "... rappresenta la Santa Chiesa Cattolica ...". La Pastorale di totale appoggio al regime di Pavelic vedeva la luce quando già le prime notizie di massacri si erano diffuse e Galeazzo Ciano, Ministro degli Esteri Italiano e genero del Duce, annotava nel suo diario, il 28 aprile 1941, "... spoliazioni, rapine, uccisioni sono all'ordine del giorno". Il 26 giugno 1941, Ante Pavelic, che aveva già al suo attivo il massacro di 180 mila tra serbi ed ebrei, compresi tre vescovi e oltre cento pope ortodossi, concedeva udienza all'episcopato cattolico e, anche in quell'occasione, Stepinac non mancava di esternare lodi per il Poglavnik come documentato dai periodici cattolici, "Katolicki List" e "Hrvatski Narod" del 30 giugno 1941. Da ricordare che il 17 maggio precedente, Ante Pavelic, accompagnato da 120 ustascia in divisa, era stato ricevuto a Roma da Papa Pio XII. Alla fine dell'anno, l'Arcivescovo, che precedentemente con altri 11 religiosi cattolici era stato nominato deputato al Parlamento Croato, riceve la carica di capo dei cappellani delle Forze Ustascia. Più tardi riceverà anche un'altra onorificenza ustascia. Superfluo aggiungere che mai condannerà le efferatezze compiute davanti ai suoi occhi da individui con i quali per quattro lunghi anni intratterrà cordiali rapporti.

    Nell'aprile del 1945, gli ustascia in fuga depositano, per ordine di Pavelic, tutti gli atti e i documenti governativi, oltre ad oro gioielli e preziosi rubati alle vittime serbe ed ebree, nell'Arcivescovado di Zagabria, dove verranno nascosti e scoperti dopo alcuni mesi dalle autorità del Nuovo Stato Jugoslavo.

    Stepinac non punì mai - naturalmente in maniera ecclesiastica - i sacerdoti che si erano resi colpevoli di delitti, non proibì ai cappellani ustascia di continuare - quanto meno - ad essere testimoni di crimini, né vietò alla stampa cattolica la continua esaltazione del regime e delle sue leggi, e tanto meno censurò pubblicamente un regime reo di siffatte scelleratezze. Qualche apologeta ha scritto in questi giorni che Stepinac elevò alcune proteste contro, si badi bene, le modalità della conversioni ma non,l'affermo recisamente contro i massacri. Mi chiedo se, di fronte ad un eccidio di tale proporzione e nefandezza, per di più non isolato ma commisto ad infiniti altri si possa tacere e non esprimere lo sdegno di uomo di chiesa verso tali assassini. Mi chiedo come si possa assistere a cerimonie cui presenziano criminali conclamati e i loro capi senza rendersi conto di dare con la propria presenza un sostegno di fatto a quel regime sanguinario. Da non dimenticare che il sostegno fu anche dato, dopo la costituzione del Nuovo Stato Jugoslavo alla fine della guerra, alle attività clandestine di terrorismo condotte dagli ustascia che si erano dati alla macchia e dei quali benedì, dentro l'Arcivescovado, alcuni gagliardetti. Infatti, rientrato clandestinamente a Zagabria l'ex capo della polizia ustascia, Lisak, al fine di svolgere un'attività di terrorismo contro la Federazione, appena composta, l'Arcivescovo lo nascose nel suo palazzo, come dichiarato durante il processo dallo stesso Lisak.

    Stepinac non fu certamente un martire. Lo stesso Tito chiese a Monsignor Patrizio Hurley, rappresentante ufficiale del Vaticano, di richiamare a Roma l'Arcivescovo, non desiderando una rottura con la Santa Sede, altrimenti avrebbe dovuto arrestarlo, come riportato dall'Unità del 7 novembre 1946 in relazione ad un colloquio fra Tito e Togliatti.

    No. Stepinac non fu un martire. Chi scrive, pur avendo visionato migliaia di atti, non ne ha mai trovato uno dove l'Arcivescovo manifestasse la sua pietà per i tanti innocenti trucidati, fra i quali i migliaia di donne e bambini; non ha mai trovato la fiera condanna del Presule per l'uccisione barbara dei vescovi e dei preti ortodossi, nonché dei rabbini: sarebbe stato un gesto di carità cristiana di amore verso il prossimo in un contesto dove imperversava il "Male". No. Questo, Alojis Stepinac non lo fece. Seguitò le sue frequentazioni con i criminali, che in seguito, aiutò a fuggire. Condannato a sedici anni di carcere, fu posto, dopo quattro anni di detenzione, agli arresti domiciliari nel suo paese natale. Morì nel suo letto. Pochi giorni or sono il Centro Simon Wiesenthal ha chiesto al Papa di soprassedere alla beatificazione fino a che non fossero stati meglio accertati i fatti.

    Oggi, a Zagabria, Giovanni Paolo II beatifica Alojis Stepinac. Nella teologia cattolica, la santità è il complesso delle perfezioni morali. Propria di Dio in senso assoluto, e, in grado diverso, delle persone che hanno riprodotto in qualche modo la perfezione divina e che hanno modellato la loro vita ad imitazione di quella. Non ci sembra il caso del Cardinale Stepinac.

  3. #3
    Qoelèt
    Ospite

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    da: Karlheinz Deschner
    Politica dei papi del XX secolo


    Così ebbe inizio una crociata cattolica che non ha nulla da invidiare ai peggiori massacri del Medioevo, ma piuttosto li supera. Duecentonovantanove chiese serbo-ortodosse della "Croazia Indipendente" furono saccheggiate, annientate, molte trasformate persino in magazzini, gabinetti pubblici, stalle.
    Duecentoquarantamila Serbi ortodossi furono costretti a convertirsi al cattolicesimo e circa settecentocinquantamila furono assassinati. Furono fucilati a mucchi, colpiti con la scure, gettati nei fiumi, nelle foibe, nel mare. Venivano massacrati nelle cosiddette "Case del Signore", ad esempio duemila persone solo nella chiesa di Glina. Da vivi venivano loro strappati gli occhi, oppure si tagliavano le orecchie ed il naso, da vivi li si seppelliva, erano sgozzati, decapitati o crocifissi. Gli Italiani fotografarono un sicario di Pavelic che portava al collo due collane fatte con lingue ed occhi di esseri umani.
    Anche cinque vescovi ed almeno 300 preti dei Serbi furono macellati, taluni in maniera ripugnante, come il pope Branko Dobrosavljevic, al quale furono strappati la barba ed i capelli, sollevata la pelle, estratti gli occhi, mentre il suo figlioletto era fatto letteralmente a pezzi dinanzi a lui. L'ottantenne Metropolita di Sarajevo, Petar Simonic, fu sgozzato. Ciononostante l'arcivescovo cattolico della città di Oden scrisse parole in lode di Pavelic, "il duce adorato", e nel suo foglio diocesano inneggiò ai metodi rivoluzionari, "al servizio della Verità, della Giustizia e dell'Onore".
    Le macellerie cattoliche nella "Grande Croazia" furono così terribili che scioccarono persino gli stessi fascisti italiani; anche alti comandi tedeschi protestarono, diplomatici, generali, persino il servizio di sicurezza delle SS ed il ministro degli Esteri nazista Von Ribbentrop. A più riprese, di fronte alle "macellazioni" di Serbi, truppe tedesche intervennero contro i loro stessi alleati croati.
    E questo regime - che ebbe per simboli e strumenti di guerra "la Bibbia e la bomba" - fu un regime assolutamente cattolico, strettamente legato alla Chiesa Cattolica Romana, dal primo momento e sino alla fine. Il suo dittatore Ante Pavelic, che era tanto spesso in viaggio tra il quartier generale del Führer e la Berghof hitleriana quanto in Vaticano, fu definito dal primate croato Stepinac "un croato devoto", e dal papa Pio XII (nel 1943!) "un cattolico praticante". In centinaia di foto egli appare fra vescovi, preti, suore, frati. Fu un religioso ad educare i suoi figli. Aveva un suo confessore e nel suo palazzo c'era una cappella privata. Tanti religiosi appartenevano al suo partito, quello degli ustasa, che usava termini come dio, religione, papa, chiesa, continuamente. Vescovi e preti sedevano nel Sabor, il parlamento ustasa. Religiosi fungevano da ufficiali della guardia del corpo di Pavelic. I cappellani ustasa giuravano ubbidienza dinanzi a due candele, un crocifisso, un pugnale ed una pistola. I Gesuiti, ma più ancora i Francescani, comandavano bande armate ed organizzavano massacri: "Abbasso i Serbi!". Essi dichiaravano giunta "l'ora del revolver e del fucile"; affermavano "non essere più peccato uccidere un bambino di sette anni, se questo infrange la legge degli ustasa". "Ammazzare tutti i Serbi nel tempo più breve possibile": questo fu indicato più volte come "il nostro programma" dal francescano Simic, un vicario militare degli ustasa. Francescani erano anche i boia dei campi di concentramento. Essi sparavano, nella "Croazia Indipendente", in quello "Stato cristiano e cattolico", la "Croazia di Dio e di Maria", "Regno di Cristo", come vagheggiava la stampa cattolica del paese, che encomiava anche Adolf Hitler definendolo "crociato di Dio". Il campo di concentramento di Jasenovac ebbe per un periodo il francescano Filipovic-Majstorovic per comandante, che fece ivi liquidare 40.000 esseri umani in quattro mesi. Il seminarista francescano Brzien ha decapitato qui, nella notte del 29 agosto 1942, 1360 persone con una mannaia.
    Non per caso il primate del paradiso dei gangsters cattolici, arcivescovo Stepinac, ringraziò il clero croato "ed in primo luogo i Francescani" quando nel maggio 1943, in Vaticano, sottolineò le conquiste degli ustasa. E naturalmente il primate, entusiasta degli ustasa, vicario militare degli ustasa, membro del parlamento degli ustasa, era bene informato di tutto quanto accadeva in questo criminale eldorado di preti, come d'altronde Sua Santità lo stesso Pio XII, che in quel tempo concedeva una udienza dopo l'altra ai Croati, a ministri ustasa, a diplomatici ustasa, e che alla fine del 1942 si rivolse alla Gioventù Ustasa (sulle cui uniformi campeggiava la grande "U" con la bomba che esplode all'interno) con un: "Viva i Croati!". I Serbi morirono allora, circa 750.000, per ripeterlo, spesso in seguito a torture atroci, in misura del 10-15% della popolazione della Grande Croazia - tutto ciò esaurientemente documentato e descritto nel mio libro La politica dei papi nel XX secolo [Die Politik der Pëpste im XX Jahrhundert, Rohwohl 1993 - non ancora tradotto in italiano].

  4. #4
    Qoelèt
    Ospite

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    Intervista a Marco Aurelio Rivelli




    Il suo volume "L'Arcivescovo del genocidio"( Milano '99 Kaos edizioni L. 35.000) ha destato grande scalpore per la documentazione sul genocidio effettuato dagli ustascia di Ante Pavelic nei confronti dei serbo-ortodossi negli anni '41-'45 con la complicità del clero cattolico e con l'avvallo del Card. Stepinac, allora Primate di Croazia.Cosa l'ha indotto a scrivere di questo argomento?

    Ho sviluppato la tesi di laurea che ho dato nel '81 all'Università "la Sapienza" di Roma. L'argomento allora ed in seguito mi ha coinvolto moltissimo sia per la mia passione per gli studi storici sia perché mi sono reso progressivamente conto che questo aspetto della seconda guerra mondiale era tra i più ignorati nella cultura occidentale e che questa ignoranza era inconcepibile per la gravità dei fatti che sono riuscito a ricostruire.

    Ha avuto qualche sponsor?

    No, ho lavorato da solo. Non sono uno storico di professione, è l'unico libro che ho scritto; ho approfittato di miei viaggi per altre mie attività per esaminare documenti e cercare testimonianze dirette in Argentina, in USA, in Spagna oltre che naturalmente in Croazia e in Italia. E' un lavoro che porto avanti da quasi vent'anni. La bibliografia in calce al libro testimonia che ho esaminato tutto quanto c'è in materia e che ho cercato fonti dirette. Mi ha indotto a rompere gli indugi e a concludere il libro il documento ufficiale del Sottosegretario di Stato americano Stuart E. Eizenstat del giugno '98 che parla esplicitamente dello sterminio nel '41-'45 di 700.000 serbi e della conoscenza che di ciò avevano sia gli Alleati che il Vaticano. L'occultamento non è più possibile. Il documento americano è stato fatto in occasione delle ricerca dell'oro trafugato agli ebrei a partire dalla Conferenza internazionale tenutasi a Londra nel dicembre '97 su questo argomento con la partecipazione di 41 paesi.

    Perché il titolo dell'edizione francese è "Le genocide occulté"?

    Perché si tratta appunto di un "genocidio occultato". Non è conosciuto in Occidente ed è stato trascurato dalla storiografia ; gli sterminatori erano fanatici fascisti che impugnavano la croce ed il pugnale, erano appoggiati da gran parte del clero cattolico e dai Vescovi. I militari italiani, pure fascisti, cercavano di frenarli ; gli sterminati non erano ebrei ma altri cristiani giudicati scismatici perché ortodossi. Il Vaticano sapeva tutto e tacque. Innumerevoli segnalazioni giunte da Londra, dagli Usa, dal governo iugoslavo in esilio con richiesta di intervento non furono raccolte dal Vaticano (l'unico a protestare era il Card. Tisserant, allora uno dei pochissimi non italiani nella Curia). Ciò spiega anche in buona parte la guerra civile scoppiata in Jugoslavia nel '91.

    Anche all'estero questo genocidio è occultato?

    Mi sembra di sì. In Jugoslavia però esiste un'opera monumentale in parecchi volumi di Milan Bulajic. Questo storico ha passato la sua vita a ricostruire il genocidio, villaggio per villaggio, famiglia per famiglia, campo di concentramento per campo di concentramento. Ci sono i nomi, i luoghi, le date. In Jugoslavia tutti sanno per esperienza diretta, le notizie passano di generazione in generazione; si tratta poi di fatti non ancora troppo lontani. Si trovano ancora testimoni diretti.

    Perché questa sua ricerca è stata edita in Francia prima che in Italia?

    Non ho trovato un editore in Italia. Allora l'editore svizzero-francese "L'age d'homme" ha tradotto il libro in francese. A Parigi è stato ben accolto e presentato dall'ex-ministro Gabriel Kaspereit con grande affluenza di pubblico. Finalmente con l'editore "Kaos" è stato pubblicato anche da noi ed ora si sta vendendo. Il libro è stato ripreso in molti articoli, dal "Corriere della sera" (Ettore Mo) a "Repubblica" (Marco Politi) al "Giornale", all' "Osservatore romano", ad altre pubblicazioni.. Forse l'occultazione del genocidio non continuerà per sempre.

    La lettura del libro è un incubo. Pensavamo di sapere già il peggio del peggio con la conoscenza della Shoà. In che cosa questo genocidio è diverso da tutto quello che già sappiamo?

    Il genocidio inizia immediatamente, senza alcuna organizzazione o preparazione (come invece avvenne per l'Olocausto meticolosamente preparato e gestito). Come gli ustascia si insediano a Zagabria ( a metà dell'aprile '41 ) inizia il massacro. e continua per settimane e anni. I massacri non sono occultati (come invece cercavano di essere i lager tedeschi) ma ben noti, visibili, per le strade, nelle Chiese ortodosse....Non c'erano nazisti contro ebrei ma fanatici fascisti di confessione cattolica contro altri cristiani ma serbi e di osservanza ortodossa (cioè non dipendenti da Roma ma dal Patriarcato serbo di Belgrado e dai loro Vescovi ortodossi croati). In Croazia il genocidio degli ebrei, che erano solo novantamila, fu un'appendice di quello principale e fu sollecitato dai nazisti. I mussulmani furono lasciati in pace; non erano "concorrenti", non facevano proselitismo. Ultima differenza: lo sterminio avvenne con tale crudeltà (nei confronti di donne, bambini, con mutilazioni, accecamenti, sventramenti.....) da essere un unicum tra le atrocità della seconda guerra mondiale e nella storia degli ultimi secoli. Al confronto le camere a gas erano un assassinio soft.

    Le truppe italiane assistettero al massacro passivamente?

    No. Le truppe italiane di occupazione già nell'agosto del '41 ampliarono l'area che occupavano dall'Istria e dalla Dalmazia verso Est di un centinaio di chilometri, estromettendo del tutto gli ustascia dove arrivavano. I militari italiani impedivano i massacri sia per motivi umanitari sia per prevenire l'ingrossarsi delle file partigiane che in quel periodo cominciavano ad organizzarsi e che raccoglievano i tanti che erano spinti dalla situazione a passare alla macchia. I tedeschi che occupavano la parte orientale della Croazia e la Serbia lasciavano agire in libertà gli ustascia. Gli italiani riaprirono le Chiese ortodosse e ciò suscitò la reazione di Stepinac presso i militari italiani.

    Ci fu chi non stette zitto nella Chiesa cattolica?

    Ci fu il parroco della Chiesa di S.Pietro a Zagabria che fu condannato a morte da Pavelic (ebbe poi salva la vita per l'intervento di Stepinac di cui era stato "padre spirituale"). Ci fu il Vescovo di Mostar Alois Misic che denunciò al Card. Stepinac le violenze degli ustascia in quanto rendevano difficile una spontanea conversione degli ortodossi al cattolicesimo.

    Che possibilità avevano i serbi di sfuggire al massacro?

    Tutti i serbi, compresi i bambini e le donne, erano a rischio di massacro. Si calcola che lo sterminio abbia eliminato un milione di serbi su un totale di due milioni. L'unica possibilità era la conversione al cattolicesimo che infatti in parte avvenne ( si parla di duecentomila conversioni forzate) La salvezza con la conversione indica quanto il genocidio avesse radici nel fanatismo religioso.

    E le responsabilità di Stepinac?

    Partecipò fin dai primissimi giorni dopo l'invasione nazifascista all'accreditamento del regime ustascia, spesso presenziando alle manifestazioni del regime; membro del Parlamento-fantoccio di Pavelic, condivise l'oltranzismo antiserbo e sostanzialmente tacque sulle stragi (salvo -pare- in alcune omelie che non lasciarono traccia in alcun documento scritto o in alcuna direttiva al suo clero); condivise la linea delle conversioni forzate salvo questionare con gli ustascia su chi dovesse accettarle e gestirle. Stepinac fu definito dal noto storico delle democrazie popolari Francois Fejto " il simbolo esasperato dello sciovinismo cattolico croato".

    Il processo fattogli dal regime comunista fu veramente una farsa?

    Volutamente non ho scritto niente sul processo. Ho fatto una ricerca sugli anni '41-'45. Per me Stepinac deve essere giudicato a partire da quegli anni e tenendo ben presente quello che successe, l'efferato genocidio dei serbo-ortodossi.

    Tito cercò di fare in modo che Stepinac lasciasse la Croazia per non processarlo e per non farne un martire ; il processo infatti si tenne ben sedici mesi dopo la fine della guerra.

    La mia ricerca del resto non si occupa solo di Stepinac ma di tutta la vicenda del genocidio e della fuga degli ustascia dopo la sconfitta. Ho contribuito a scoprire " The rat Channel " (il canale dei topi) con cui migliaia di criminali nazisti ed ustascia furono aiutati a fuggire in Sudamerica. Al centro di questa rete di complicità e di questo smistamento c'era il prelato ustascia Mons. Draganovich ed il Collegio ecclesiastico di san Girolamo degli Illirici in Via Tomacelli a Roma.

  5. #5
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    Predefinito Beati voi uomini che avete certezze

    Rispondo a te Qoelet che mi hai segnalato questo sito e questa discussione perchè sia chiaro che le affermazioni "per partito preso" non meritano risposta.
    Ringrazio, anticipatamente, quanti avranno la pasienza e il fraterno amore di leggermi anche se il mio cuore ha voglia di tacere.
    Il "signore" che ti da del fascista accusando la tua chiesa serba di aver aizzato fratelli contro fratelli è degno figlio di quella non cultura che ha abbattuto le torri gemelle di chi pensa di potersi fare scudo del Santissimo nome di Dio per massacrare "le sue creature" dimenticandosi del giudizio finale.
    Non spetta a me o a nessun altro il giudizio morale, ma nessuno può impedire un'analisi storica di fatti che hanno testimoni ancora viventi.
    - forse che U.S.A. e Britannici sono o erano Ortodossi ? Direi proprio di no ! E perchè scrissero alla Santa Sede per segnalare quanto avveniva se non perchè in quell'operazione di "evangelizzazione" erano presenti uomini ( li si può definire tali? ) che da quella realtà dipendevano ?
    Chi ha orecchie per intendere intenda !
    L'amico ti risponde affermando che il papa è una fonte autorevole.
    Ed io gli chiedo Paolo VI era Papa ? In quanto tale secondo l'insegnamento della Chiesa di Roma "infallibile in materia di fede ?
    Mi sembra che non possa esserci altra risposta che SI !
    Promulgò Paolo VI un vero e proprio atto di scomunica contro coloro che veneravano e diffondevano ( cito testualmente ) "la immagine del così detto volto misericordioso di Cristo e le visioni di suor Faustina come vere"?
    Bene l'autorevole fonte che occupa oggi il colle ignorando l'affermazione sanzionatoria del suo predecessore non solo ha autorizzato e benedetto la diffudione di quell'immagine ma ha anche fatto santa la suor Faustina.
    E che dire della sntificazione di Pio IX ?
    Universalmente conosciuto come colui che costrinse al battesimo gli Ebrei ?
    Anche queste fandonie caro amico ?
    Il Senatore a vita Giulio Andreotti, che certamente è cattolico romano professante, la sera prima della beatificazione di Pio IX con sagacia, e non poco imbarazzo, affermò: "ognuno prega i santi che vuole".
    Gentile amico, ora mi rivolgo a te, ho grande invidia, permettimi di affermarmi pubblicamente peccatore, di chi, come te, ha solo certezze, io a 48 anni sono ancora pieno di interrogativi.
    + Nicola

  6. #6
    scemo del villaggio
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    Predefinito Re: Per non dimenticare: gli 800.000 martiri che testimoniarono Cristo

    Originally posted by Qoelèt
    Il sanguinario regime di Ante Pavelic martirizzò più di 800.000 serbo-ortodossi e migliaia furono costretti con torture e violenze a convertirsi al cattolicesimo romano. Le atrocità subite dagli ortodossi furono indicibili: si pensi ad es. che il Vescovo Platone di Banja Luka (proprio dove il papa è arrivato domenica mattina : http://www.corriere.it/Primo_Piano/E.../22/papa.shtml )fu portato dagli Ustascia assieme a un prete arrestato in precedenza, Padre Dusan Jovanovic, al villaggio di Vrbanja, dove le loro barbe furono rase con un coltello smussato, i loro occhi estratti, i loro nasi e orecchie tagliati e un fuoco fu acceso sul loro petto: i loro corpi, assieme a quelli di diversi altri martiri del clero, furono gettati nel fiume Vrbanja. Molte altre sono purtroppo le cronache di queste sataniche barbarie...si pensi alle conversioni in massa della popolazione sotto minaccia della tortura o della fucilazione se solo "osavano" farsi il segno della croce secondo la tradizione ortodossa,all'Arcivescovo Pietro di Sarajevo,orribilmente torturato e lasciato morire in un pozzo insieme ad altri 55 preti ortodossi...mio Dio, quanta sofferenza patirono i tuoi Figli!
    In tutto questo sangue ecco apparire la figura del Cardinale di Zagabria Alojzije Stepinac ,con il documentato appoggio del clero cattolico alle stragi compiute dagli ustascia nei confronti dei serbi-ortodossi , la sostanziale connivenza di tutta la gerarchia cattolica del tempo...ma vogliamo ancora ricordare l'eroico cardinale cattolico quando accoglieva l'assassino Ante Pavelic facendo celebrare il Te Deum in tutte le Chiese?
    Ora il papa arriva in queste, che hanno conosciuto la testimonianza ortodossa del sangue di tanti martiri, e chiede perdono per «le colpe contro l'uomo, anche da parte della Chiesa» ... mi scusi, papa, ma dov'era dunque quel 3 ottobre 1998 quando , nel santuario mariano di Maria Bistrica a Zagabria, beatificò infallibilmente Alojzije Stepinac ???!!!???
    L'unica cosa sbagliata è quell'"infallibilmente": Mons. Wojtyla non è papa che materialiter e non gode dell'infallibilità.

  7. #7
    scemo del villaggio
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    Predefinito Re: Beati voi uomini che avete certezze

    [QUOTE]Originally posted by padre Nicola
    [B]
    E io gli chiedo: Paolo VI era Papa?,,, Mi sembra che non possa esserci altra risposta che SI'
    E invece l'unica risposta corretta è NO: Mons. Montini non era Papa che materialiter, almeno dal 7 dicembre 1965, avendo promulgato i decreti vaticanosecondisti (in particolare la Dignitatis Humanae), che contraddicono in alcuni punti chiave il Magistero di sempre (Tesi di Cassiciacum). D'altra parte nemmeno Mons. Wojtyla è ormalmente Papa.
    E che dire della santificazione di Pio IX? Universalmente conosciuto come colui che costrinse al battesimo gli ebrei?
    Premesso che Pio IX non è ancora santo ma beato e che peraltro la beatificazione è nulla data l'assenza di autorità di chi l'ha promulgata, Pio IX è santo indipendentemente da tale atto perché ne ha tutti i requisiti. Magari avesse "costretto al battesimo gli ebrei" (come: con la minaccia delle camere a gas o che altro?) che al suo tempo, insieme con la massoneria e il protestantesimo, appoggiavano il "Risorgimento" scristianizzatore e oggi sono più potenti e più arroganti di allora. Pio IX si limitò a fare quello che la sua condizione e la sua autorità gli imponevano, ossia fece educare cristianamente il piccolo Egidio Mortara, battezzato di nascosto dalla domestica quando era in pericolo di vita. Così ottenne due grandi risultati: direttamente la salvezza di un'anima e indirettamente quella di tante altre che Egidio Mortara, divenuto un dotto re pio predicatore e che sempre rifiutò di tornare alla falsa religione dei suoi avi, contribuì a salvare.
    Il senatore a vita Giulio Andreotti, che certamente è cattolico romano professante
    No, è solo uno dei tanti neomodernisti, con le mani sporche del sangue di milioni di bambini uccisi nel ventre materno "grazie" alla legge sull'aborto che, da capo del governo, firmò nel 1978 per non perdere la sua "preziosissima" poltrona.

  8. #8
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    A proposito del "mezzo papa" giovanni paolo II, osserverei che è di nazionalità polacca, nazionalità che ebbe molto a soffrire dall'occupazione nazista e non parlo solo degli ebrei polacchi, ma anche dei polacchi cattolici.

    Inviterei a riflettere su questo....

  9. #9
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    Originally posted by Pasquin0
    A proposito del "mezzo papa" giovanni paolo II, osserverei che è di nazionalità polacca, nazionalità che ebbe molto a soffrire dall'occupazione nazista e non parlo solo degli ebrei polacchi, ma anche dei polacchi cattolici.

    Inviterei a riflettere su questo....
    Dire che G.P. II è "mezzo papa" è come dire che un genitore degenere è "mezzo genitore".

  10. #10
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    Wink GIUSTI CHIARIMENTI

    Mi si conceda una premessa. Finalmente interventi moralmente onesti e corretti. Qui non siamo a discutere per scannarci ma per compiere un cammino, ciascuno nelle rispettabilissime diversità.
    Tutto ciò l'ho premesso per chi non fosse a conoscenza che nei giorni scorsi abbiamo dovuto "scontrarci" con dalmatino che è stato scorretto al punto tale da far intervenire, senza richiesta da parte di alcuno, il gestore del forum che lo ha escluso da questo e da altri.
    Pasienza !
    Ho poco da dire agli interventi degli amici se non che, per quanto mi riguarda nel novero dei non-papi ci inserirei anche Pio IX.
    Triste vicenda quella del beato ( pardon per la svista ).
    Sul signor Voityla ? No comment.
    A presto Nicola risollevato nel vedere che c'è ancora gente con la quale confrontarsi civilmente - Ringraziamo il Signore -

 

 
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