Perché la povertà in Brasile ? Con una nota sul mito Cubano
Le analisi socio-economiche dell'America latina più conosciute in Europa sono quelle che hanno messo in luce la miseria delle favelas brasiliane.
Alcune di queste analisi hanno attribuito la causa delle favelas alla grande proprietà terriera ( le fazendas ) per cui si è dedotto che l'unica soluzione del problema consiste nella riforma agraria.
In realtà, da analisi tecniche approfondite della situazione, risulta che non vi è relazione fra il problema delle favelas ( città di baracche che sorgono alla periferia delle megalopoli del Brasile ) e la proprietà terriera.
La favelizzazione è il nome brasiliano dell'urbanizzazione: chi vive nelle favelas è stato attirato il più delle volte dal mito della grande città e dal lavoro industriale che preferisce a quello agricolo;
Una grave crisi economica è stata determinata dal fallimento della statalizzazione industriale realizzata soprattutto durante la presidenza del generale Ernesto Geisel ( '74-'79 ).
Lo sviluppo economico del Brasile, il "desenvolvimento" alla brasiliana, da cinquanta anni a questa parte è caratterizzato dallo statalismo: anche se al potere si sono susseguiti regimi democratici o militari, di destra o di sinistra, le direttive generali sono cambiate poco.
Questo processo di sviluppo statalista ebbe inizio con il governo di Getùlio Vargas negli anni trenta, che decise di prendersi carico dell'industrializzazione. Il getulismo si ispirava al fascismo portoghese di Salazar, ma da allora il getulismo è rimasto la filosofia economica dello stato brasiliano sotto qualsiasi regime.
A dimostrazione di quanto contino poco le etichette di partito c'è il fatto che Getùlio Vargas, dopo aver esercitato una dittatura dal '30 al '45, ha ripreso il potere democraticamente nel '50 e ha dato alla statalizzazione industriale un colore politico laburista.
In Brasile lo Stato è lo strumento dello sviluppo economico, tutti i capitali disponibili sono nelle mani della burocrazia statale, tutte le risorse pubbliche vengono destinate allo stato produttore e non resta nulla per la casa, la salute e l'istruzione. Le piccole imprese che non rientrano in questa ottica faraonica, sopravvivono a malapena, l'agricoltura viene sacrificata.
Questa crescita statalista fondata sull'investimento massiccio esclude i tre quarti della popolazione, fa prosperare una clientela di falsi imprenditori per " grazia ricevuta dallo stato ": si tratta di uno sviluppo costosissimo che fa fruttare situazioni di monopolio senza creare vere ricchezze, uno sviluppo finanziato dall'inflazione e dall'indebitamento internazionale con il solo profitto per la burocrazia dello Stato. Nonostante questa situazione, la zootecnia brasiliana ha avuto un tasso di incremento annuo medio del 2 % negli ultimi dieci anni. Il numero dei proprietari rurali è cresciuto in dieci anni con un tasso annuo del 2% e nell' '80, data dell'ultimo censimento zootecnico, il 49 % della popolazione agricola attiva risulta proprietario di terre. In dieci anni, dal '60 al '70, il numero delle famiglie povere è diminuito dal 44 % al 18 %. Nel 1960 solo il 5 % delle famiglie aveva il televisore mentre nel 1980 il 54 % delle famiglie ha il televisore.
La nazione brasiliana è caratterizzata da una forte mobilità sociale: da una generazione all'altra, il 65 % delle famiglie passa da una categoria economico-sociale bassa ad una categoria superiore.
A questo punto, come può essere risolto il problema delle favelas, come trovare lavoro a queste persone accampate ai margini delle città?
La dottrina sociale della Chiesa dice che lo stato ha il diritto di intervenire per tutelare il bene di tutti e prevede anche l'espropriazione della proprietà quando essa è necessaria per il bene comune, qualora non esista altra soluzione possibile e purché l'esproprio venga indennizzato secondo equità.
Prima che la dottrina dell'intervento dello stato venisse elaborata ed inquadrata dai papi nella dottrina sociale, già essi l'avevano applicata nello stato del vaticano. Fin dal 1200 Clemente IV concedeva la facoltà ad un estraneo di occupare fino alla terza parte di una tenuta, che il proprietario si ostinava a lasciare incolta.
Sisto IV riapplicò le stesse disposizioni e anche i successori Giulio II e Clemente VII.
(cfr Angelo Brucculeri, La funzione sociale della proprietà, ed. La Civiltà cattolica, Roma '52, pag.40-41)
In Brasile è necessario l'esproprio dei privati per risolvere i problemi sociali?
Dalle analisi tecniche risulterebbe auspicabile l'esproprio del più grande latifondo non coltivato del mondo, ma questo latifondo in realtà appartiene allo stato del Brasile, così come il settore industriale.
Il maggiore latifondista del Brasile è lo stato brasiliano. Le terre di proprietà dello stato corrispondono al 54 % del territorio nazionale, cioè a due volte le aree territoriali sommate di Francia, Germania Occidentale, Gran Bretagna, Irlanda, Italia e Spagna.
Le terre dello stato brasiliano costituiscono il maggiore latifondo agricolo non sfruttato del mondo odierno: questa immensa estensione di terre fertili inutilizzate è uno scandalo ed un'offesa per i poveri. Le invasioni dei terreni privati di cui ha parlato la stampa vengono organizzate da rivoluzionari di professione che reclutano persone che vengono da molto lontano.
Non esiste un solo caso in cui gli invasori sono i salariati dei terreni o in cui i braccianti si uniscono agli invasori.
Al contrario, i salariati si schierano sempre con il proprietario a difesa del terreno. Ebbene, nonostante questa situazione, a partire dagli anni '60 i vari governi di ispirazione socialista hanno intrapreso la strada della riforma agraria intesa come esproprio dei terreni privati.
Il primo programma di riforma confiscatorio fu fatto dal presidente Joao Goulart nel 1960. Dal '64 in poi, i governi militari hanno proseguito sulla stessa strada: nel '64 il presidente Castelo Branco ha promulgato la legge di riforma agraria confiscatoria con applicazione graduale e progressiva fino al 1985.
Il presidente Sarney ha varato un regolamento per l'applicazione più rapida della legge.
Tali progetti non mirano a diffondere la proprietà ma a ridurla a favore dell'avanzata dello stato che già possiede il più grande latifondo inutilizzato del mondo ed espropria a prezzo vile e confiscatorio le terre dei privati.
I terreni espropriati rimangono di proprietà dello stato che li affida per 5 anni ai coltivatori, ma è lo stato che gestisce i terreni e decide le coltivazioni. Dopo 5 anni il governo può assegnare il terreno in proprietà a patto che il coltivatore si impegni a non progredire con il suo lavoro aumentando la proprietà e questo soffoca l'iniziativa privata e la sua funzione sociale ( cfr beato Giovanni XXIII, Mater et Magistra n.44 ).
Completamente diversa, per esempio, è stata la riforma agraria realizzata a Formosa e che, secondo gli esperti di economia, va considerata l'unico vero successo agricolo del terzo mondo. Ma la verità è che tale riforma del latifondo ha seguito la logica della dottrina naturale e cristiana e non la logica del socialismo. Chang Kai Shek fece il contrario di quanto fece Mao: ridistribuì la terra ai contadini, un ettaro per famiglia, ma senza derubare i proprietari.
Infatti il governo li risarcì immediatamente con buoni d'acquisto di prodotti correnti ma soprattutto con azioni di imprese pubbliche in modo da privatizzare il capitale dello stato. Inoltre lo stato incoraggiò la proprietà fondiaria a reinvestire nell'industria
Il risultato è che la disoccupazione è inesistente e il benessere è diffuso a tutte le categorie.
Il Santo Padre, in America latina, ha detto:
" Allo stato incombe -l'importantissimo dovere di garantire la proprietà privata, per mezzo di leggi sagge-, poiché né la giustizia né il bene comune consentono di danneggiare qualcuno o di invadere la sua proprietà con alcun pretesto ( cfr Rerum Novarum n.55). (...) Parlare quindi di riforma agraria, non è altro che appoggiare la modernizzazione dei rapporti di lavoro nei campi, creare occupazioni produttive nell'area rurale(..)" ( Omelia di Giovanni Paolo II a Sao Luìs, Osservatore Romano ed. settimanale n.46, 25 ottobre '91, pag.8 n.4).
Il nuovo presidente Da Silva, detto Lula, continuerà con la logica dello stato produttore? Il suo vecchio amore è il comunismo di Fidel Castro, ma Fidel Castro, nonostante il mito che è stato costruito su di lui dalla propaganda del comunismo internazionale, ha saputo soltanto distruggere la ricchezza che esisteva nell’isola. Secondo la Fao la quantità di calorie per abitante è diminuita da 20 anni e i livello di vita appare più basso rispetto al 1957. Prima di Castro, nel 1959 , secondo l’ONU, Cuba disponeva del terzo reddito pro-capite dell’America latina e soprattutto della migliore assistenza sanitaria e sociale: sempre nel 1959 Cuba era già la nazione più istruita dell’America Latina, con il 75% dei ragazzi di meno di 14 anni che andavano a scuola: oggi i giovani cubani hanno un anno scolastico che si interrompe per 6 mesi perché sono obbligati a lavorare nei campi per la raccolta della canna da zucchero. Vi si aggiungono due ore di pratica militare e due ore di marxismo settimanali. L’Unità, Il giornale del Pci-Pds-Ds ( fonte non sospetta ) scrive che Cuba ha saputo produrre soltanto canna da zucchero e che questa unica attività è, per giunta, fallimentare ( precipitata al minimo storico di 4 milioni di tonnellate ):
Cuba, scrive L’Unità, è sopravvissuta grazie ad un’assistenza economica completa che le forniva l’URSS: Yuri Pavlov, che fu responsabile dell’ufficio latino-americano di Mosca, ha rivelato in un libro ( Soviet Cuban Alliance, Transaction ublischers, New York), che l’Urss aiutava Cuba alla media di 500 mila dollari all’ora
( Cfr Saverio Tutino, Sparisce nella carestia il miraggio di Fidel, l’originalità del sistema cubano fu garantita da un’assistenza economica totale dell’URSS, L’Unità 08-08-94, p.11 ).
Il Brasile non ha bisogno di Fidel Castro ma della dottrina sociale cattolica ispirata ai principi di solidarietà e di sussidiarietà per risolvere i suoi problemi.
Certe teologie di liberazione non sono la soluzione per i poveri ma soltanto l'arma strategica al servizio di progetti di statalismo tristemente famosi nella storia per aver provocato una strage di morti per fame. Dietro questi progetti esiste la complicità dell'imperialismo internazionale del denaro. Il senatore Jesse Helms ha documentato al senato americano i risultati di una sua indagine dove dimostra che il dipartimento di stato ha imposto nei paesi dell'America centrale dei governi socialisti ( e precisamente in El Salvador, Guatemala, Costarica Panama ) perché il socialismo provoca la miseria e la miseria crea un estremo indebitamento che fa il gioco dei banchieri di New York.
Monsignor Oscar Romero, il vescovo martire della dottrina sociale della Chiesa, affrontava il problema delle teologie della liberazione in questi termini:" Ogni teologia viene oggi elaborata, soprattutto nella nostra America, sul concetto di liberazione. Ma come in ogni teologia e in ogni profezia, anche in questa ci sono molti pseudoteologi e molti falsi profeti che hanno reso ambiguo questo concetto così fecondo. (...) Di fronte a queste liberazioni dalla dottrina ambigua, la vera teologia della liberazione non è altro che l'eterna dottrina della salvezza di Cristo" ( Orientaciòn, editoriale del 1973, cfr Jesùs Delgado, Monsenor, vita di Oscar Arnulfo Romero, ed. Paoline 1986, pag.98-99).
Nel '73, a proposito della cattiva opera educativa svolta da certi ambienti gesuitici nel collegio universitario Externado di San José, scrisse su Orientaciòn ( n. 2020 del 27 maggio 1973) un editoriale intitolato: "educazione liberatrice, ma cristiana e senza demagogia".
Nello scritto accusava chiaramente certi insegnanti gesuiti di " approfittare dell'innata generosità e inquietudine dei giovani per avviarli sul sentiero della demagogia e del marxismo ( e non menzioniamo questa parola per creare un facile clima di timore, ma per il fatto che certi pamphlets e la stessa letteratura, di chiara origine comunista, diffusi in un certo collegio, ci inducono a farlo"( cfr Jesùs Delgado, ibidem, pag.115-116).
E concludiamo la citazione di Romero con la sua bellissima professione di fede:
" Da parte nostra abbiamo preferito restare ancorati alle cose sicure, attaccati con timore e tremore alla roccia di san Pietro, riparandoci all'ombra del magistero ecclesiastico, ponendo l'orecchio vicino alle labbra del Papa, invece di vagare qua e là come acrobati audaci e temerari nel campo delle speculazioni, opera di pensatori azzardati e di movimenti sociali di dubbia ispirazione" ( cfr Jesùs Delgado, ibidem, pag. 97-98 ).
I progetti statalistici invece di migliorare la situazione sociale la fanno peggiorare trasformando la povertà in miseria e l'ingiustizia in schiavitù perché il capitalismo di stato rappresenta sempre la forma più feroce del capitalismo ( Divini Redemptoris 58,23, Mater et Magistra 96, 44, Sollecitudo rei socialis 15, Centesimus Annus 12, 13, 24, Dominum et Vivificantem n.3, parte III).
Infatti il vero male sociale non è la proprietà ma la mancanza di essa e questa è totale nei regimi socialisti e pertanto la dottrina della Chiesa insegna la non riformabilità del capitalismo di stato in quanto esso diverge radicalmente dallo spirito evangelico ( Laborem exercens 14, Quadragesimo anno 100 e 101 ).
I regimi collettivistici sono tristemente famosi per aver provocato una strage di morti per fame: basta pensare alle collettivizzazioni agricole della URSS che provocarono, negli anni '30, circa 12 milioni di morti per fame e alle collettivizzazioni agricole della Cina comunista che tra il '50 ed il '60 provocarono 60 milioni di morti per fame.
Anche nei regimi del cosiddetto socialismo liberale o socialismo democratico il principio dell'assistenzialismo distrugge il principio di sussidiarietà della dottrina naturale e cristiana.
Secondo il principio di sussidiarietà lo stato interviene solo per aiutare e non per sostituirsi alla iniziativa dei singoli e delle comunità. Lo stato, in tal caso, adotta un criterio selettivo e cioè aiuta solo chi si trova in condizioni di provata necessità e aiuta soprattutto attraverso la ridistribuzione in moneta e non in servizi perché ciò fa salva la libertà d'iniziativa e di scelta dei bisognosi, mentre la fornitura dei servizi verrebbe sottoposta all'iniziativa personale, alla disciplina del mercato e alla concorrenza che garantiscono l'efficienza: la solidarietà viene sollecitata e garantita dall'intervento dello stato ma realizzata soprattutto attraverso il servizio privato.
Lo stato assistenziale, ideologia del socialismo liberale, ( che interviene direttamente in economia pretendendo di stabilire ciò che serve ai cittadini – al di là del necessario che nasce dai diritti fondamentali - e che poi pretende di gestire e fornire direttamente i servizi da lui ritenuti importanti) provoca deresponsabilizzazione della società, perdita di energie umane, aumento esagerato degli apparati pubblici, enorme crescita delle spese (cfr Giovanni Paolo II, Centesimus Annus n.48).
Lo stato assistenziale provoca di fatto: aumento della spesa pubblica, aumento del prelievo fiscale, aumento del debito pubblico, diminuzione dell'iniziativa economica personale, collettivismo graduale e progressivo.
( Bruto Maria Bruti )
Guy Sorman, La nuova ricchezza delle nazioni, Longanesi '88, pag.187-190, R. Cascioli, Taipei sbanca Pechino, Avvenire 9-1-'90, pag.13, Guy Sorman, ibidem, pag.57-60, 107-120; Jesse Helms, Quaderni di Cristianità, n.5, estate -inverno '86 pag


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