Bellissimo articolo di Antonio Socci da Tempi. L'autore non è nuovo alla denuncia dei massacri che colpiscono i cristiani. E' da ricordare il suo libro, edito da Piemme, "I nuovi perseguitati. Indagine sull'intolleranza anticristiana nel nuovo secolo del martirio".
Continuano a essere perseguitati, ammazzati, incarcerati, discriminati nell’indifferenza del mondo. E' poco o nulla quel che abbiamo fatto finora. I cristiani sono oggi il grande buco nero dell’informazione mondiale. Ogni tanto, qua e là, sprazzi di luce - soprattutto dei giornali stranieri - illuminano stragi o assassini, ma poi subito il disinteresse e l’omertà tutto tornano a divorare come una notte cattiva. Le persecuzioni contro i cristiani, i massacri di tanta povera gente colpevole solo di professare la propria fede in Gesù, sono trattati con noncuranza e talora fastidio innanzitutto fra noi, nel mondo cattolico. Tutti - io per primo mi metto nella schiera - siamo colpevoli di omissione. Eppure siamo zelantissimi noi cattolici quando si tratta di marciare contro gli Stati Uniti e di esporre la bandiera della pace fuori dalle chiese per fermare la guerra in Irak.
E la strage perpetrata in Sudan? La strage più lunga del secolo, con i suoi 2 milioni di morti e i 5 milioni di profughi? Per quella niente? Ha provato a porre l’inquietante domanda perfino il sempre cautissimo Avvenire, per la penna del suo stesso direttore Dino Boffo, in prima pagina, poche settimane fa.
Risposta: nulla. Il Sudan è lontano. E quando provi a parlarne ti dicono che è una tua fissazione. O ti scagliano addosso articoli aggressivi dove ti spiegano con livore che ci saranno anche motivi religiosi, ma che il caso sudanese è più complesso, c’entra il petrolio e le etnie e bla bla bla. Inutile obiettare che tutto è cominciato venti anni fa quando il regime ha proclamato la shari’a e il Sud cristiano e animista l’ha rifiutata. Inutile ricordare che sempre - in ogni persecuzione - i tiranni accampano i motivi più diversi: dall’incendio di Roma al fatto che restando fedeli al Papa anziché al regime di Pechino si è asserviti a una potenza straniera... E per Cuba, dove a essere incarcerati sono ancora dei cattolici, avanguardia del grido di libertà di tutto un popolo, avete sentito una sola omelia, in una chiesa? E gli arresti che continuano in Cina e le persecuzioni ai cristiani vietnamiti? E le violenze in Nigeria e in Uganda? E le tenebre che avvolgono la Corea del Nord? Ogni anno il drammatico bollettino di guerra, di una guerra combattuta solo da una parte - quella dei carnefici - viene redatto dai pochi valorosi che non vogliono abbandonare tanti fratelli nelle mani dei persecutori. Sembra un grido nel deserto. Io penso invece che è anche su questo grido che saremo giudicati, sull’amore per le membra oltraggiate e ferite del Corpo di Cristo nel mondo. Ricordate la parabola di Gesù? «Venite benedetti dal Padre mio, perché ero carcerato e mi avete visitato... ogni volta che l’avete fatto a uno solo dei miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me» (Mt. 25, 36 e 40). Penso a tanti cristiani che in certi paesi asiatici sono costretti a fare i mestieri più bassi, a svuotare le fogne per esempio, perché a loro non è concesso altro e sopportano che i loro figli vengano sottoposti a discriminazioni e angherie perché cristiani. E mi chiedo come costoro considerino la nostra indifferenza di cristiani d’Occidente che avrebbero tutti i mezzi e le possibilità per aiutarli, per far sentire la loro voce, soprattutto noi, dall’Italia, da Roma. Mi chiedo se non siamo di scandalo a tanti cristiani che si sentono dimenticati. Penso alle parole terribili del Vangelo: «chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare» (Mt 18, 6).
Quello che colpisce è che fra qualche decennio - come spiega, dati alla mano, Philip Jenkins in The next Christendom - proprio quelle cristianità saranno la grande maggioranza nella Chiesa. A voler guardare la storia con gli occhi propriamente cristiani ci sarebbe dunque da cogliere qualcosa di satanico in questa aggressione a quelle Chiese che sono il futuro del cattolicesimo. Poi mi domando: e noi, da che parte stiamo oggi? E in che parte saremo collocati “quel giorno”, quando attorno al trono Giudice della storia - come dice l’Apocalisse - ci saranno i martiri?




Rispondi Citando
