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Discussione: Matrix

  1. #21
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    In Origine Postato da Mr. Hyde
    Ho guardato recensioni perche` alcuni "fatti" del libro non sembravano come me li ricordavo (vedi, ogni tanto da solo ci penso ). E difatti avevo ragione.

    E non hai ancora risposto ai punti sopra.

    Ciao,
    Hyde
    Questo è quello che apprezzo di te Hyde, sai ammettere le cose.

    Non mi ricordo in che 3d ne parlammo ma mi pareva giusto di ricordare che ci fosse una feroce diatriba para-scientifica tra Stiglitz e l'FMI per via delle pesanti accuse da lui mosse.

    La verità? Per me sta nel mezzo...

    Tra circa sei mesi potremmo dire se la politica di Greespan del taglio mostruso (era dal 58) che sta facendo darà i suoi frutti, certo che leggendo questo 3d pare proprio che fosse l'unica soluzione...
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

  2. #22
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    Predefinito Re: non solo il capitalismo

    In Origine Postato da metapolis
    Davvero molto interessante.
    Tuttavia la chiave di Matrix trascende lo stesso capitalismo concernendo tutta la problematica esistenziale e la coscienza del Se che si esprime realmente solo se non scade nella duplice illusione riduttiva dell' Io e della Massa.

    Il film risulta pregno di significati metafisici, filosofici e sapienziali che lo superano e che ci consentono di interpretare le logiche annichilenti e nientificanti di epoche ottuse, prive di sguardo interiore, nelle quali ben si inserisce e alle quali ben si confa la mostruosita e l'illusorio benessere accecante del capitalismo
    Ai bordi dell'Off Topic, Matrix è un fantastico esempio di come si possa fare filosofia spicciola in un blockbuster movie...in soldoni un'idea vecchia come i principi dell'idealismo cartesiano o escamotage rappresentati (molto più finemente) in altra fantascienza hanno fatto di Matrix lo StarWars dell'era digitale.
    Evviva il marketing...
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

  3. #23
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    a questo punto, tutti noi dobbiamo sperare nel Grande collasso della Matrix, ovvero il Sistema Mondiale. Non importa quante sofferenze, miserie, morti provocherà nel breve periodo. L'importante è dare di nuovo all'umanità un orizzonte di speranza. E nella Matrix Mondiale la speranza è morta da tempo...

  4. #24
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    In Origine Postato da Felix
    a questo punto, tutti noi dobbiamo sperare nel Grande collasso della Matrix, ovvero il Sistema Mondiale. Non importa quante sofferenze, miserie, morti provocherà nel breve periodo. L'importante è dare di nuovo all'umanità un orizzonte di speranza. E nella Matrix Mondiale la speranza è morta da tempo...
    Non è così semplice...nel collasso potremmo innescare cose in grado di mandare a monte l'ecosistema. Per questo bisogna muoversi con cautela...Il bisturi, non la motosega.
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

  5. #25
    Giu' la maschera!
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    In Origine Postato da ScimmioneNudo
    Questo è quello che apprezzo di te Hyde, sai ammettere le cose.

    Non mi ricordo in che 3d ne parlammo ma mi pareva giusto di ricordare che ci fosse una feroce diatriba para-scientifica tra Stiglitz e l'FMI per via delle pesanti accuse da lui mosse.

    La verità? Per me sta nel mezzo...

    Tra circa sei mesi potremmo dire se la politica di Greespan del taglio mostruso (era dal 58) che sta facendo darà i suoi frutti, certo che leggendo questo 3d pare proprio che fosse l'unica soluzione...
    Grazie amico. Oggi m`e` stato dato il permesso di coprire la questione in piu` profondita` (per un proggetto..con due "g"..non mi ricordo piu' ..scolastico). Non vedo l`ora di coprirlo in dettaglio!
    Hyde, di ritorno da una serata pazza!!!!!
    Mr. Hyde


  6. #26
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    Predefinito Re: e qui viene il difficile

    In Origine Postato da metapolis
    Gli Usa sono al tramonto, ma questo tramonto ci costera' sangue, fame e disperazione per diverso tempo perche' il mostro dara' innumerevoli e formidabili colpi di coda.

    La Cina non e' vicina e non e' meglio degli Stati Uniti.

    La soluzione sta nell'essere autocentrati e padroni del nostro destino.
    E di un altro sistema di sviluppo politico-sociale, improntato sulla nostra cultura grecoromana e sulla nostra considerazione di noi stessi
    Lo so, lo so la Cina è uno skifo, basta vedere cosa fanno in Tibet, la mia non era una speranza, era una constatazione e molto probabilmente non sarà un passaggio indolore, anzi.
    Fatto sta che le lobby americane stanno vendendo gli USA alla Cina loro (le lobby) rimarranno in piedi e potenti e cambieranno solo vestito, fino al prossimo capovolgimento di fronti... loro ci guadagnano sempre, tirano le fila del modo fomentano guerre e rivoluzioni e vendono le arnmi agli uni e agli altri e finanziano la ricostruzione su entrambi i fronti... poi speculano, mandano in rovina una nazione e ne alimentano e crescono un altra finchè non sarà di nuovo tempo di spostarsi, come nomadi ai margini del deserto così oggi come in passato... e intanto promuovono il cosidetto "progresso" della tecnologia ovviamente ma non del benessere interiore...
    L'autocentrismo lo vedo utopico sarebbe ostacolato da tutti...

  7. #27
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    In Origine Postato da Fuori_schema
    Ridi ridi Hyde che mamma ha fatto gli gnocchi...

    In quanto al punto esposto da Tahoeman, in primis gli consiglierei di leggerselo tutto.

    In seconda istanza cio' espresso come "domanda" e' un riferimento orientativo sul dato espresso e non un'affermazione.

    D'altra parte siete cosi' abituati a ritenervi i portatori della verita' che continuate a rigirarvi la frittata (ormai marcia) senza capire che al di la' della forma espressiva di racconto, questo articolo dice tante verita' che forse voi ritenete "secondarie" e "trascurabili".

    Saluti

    Luca Loi
    Ma lascia stare, non capiscono cosa sia il buonsenso, figuriamoci l'elasticità mentale... una parola per un altra, embè? ci fermiamo alla forma?

    Sono i classici che guardano il dito che indica la luna e non la luna!

  8. #28
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    Caro il mio Hyde, mi spiace ma Sbancor mi sa che di economia ne capisce un po' piu' di te. Nei mercati ci vive ogni giorno.

    Ti posto un altra sua analisi. (E' del Settembre 2002 ma tuttora valida)

    Visto che al Cavaliere non piacciono le analisi ,ne costruirò una semplicemente apocalittica.
    E mentre vergo queste note mi auguro solo di non portare sfiga. Ci manca solo che le mie lucide previsioni siano accompagnate da un rapida smaneggiata dei testicoli o dalla pronta individuazione di oggetti di ferro!
    Dunque smentendo ancora una volta gli ottimisti, ed evidentemente l’essere ottimisti è un mestiere, ed anche ben retribuito, i “mercati” continuano a non credere alla ripresa U.S.A.
    Solo il fatto di non crederci, rende la ripresa incerta. Previsioni autoavverantesi in un universo psichico fortemente depresso, come ha già ricordato Bifo, che l’anfetamina di prossime e infinite guerre può per un po’ contrastare. Finché non si scoprirà che il rimedio è peggiore del male. Già perché la nuova configurazione dell’offerta, fatta essenzialmente di nuove tecnologie, mal si presta a essere soddisfatta dalla domanda militare che solo in parte riesce a supplire, attraverso il meccanismo del moltiplicatore, al crollo della domanda aggregata. Non vorrei contraddire Christian Marazzi, ma l’”attenzione”, di cui lui depreca giustamente la mancanza in questa società isterica, per funzionare, nell’universo del capitale, deve essere anch’essa “attenzione aggregata”.
    Aggregata a che, mi chiederete? Ai $, signori miei, ai verdi $.
    Lo abbiamo visto nell’ultimo trimestre del 2001 e nel primo 2002. La crescita della domanda militare fra l’1 ed il 2% del PIL con un moltiplicatore implicito del 2,5% riesce certamente a fermare la caduta e a rigenerare almeno il ciclo delle scorte, ma non può assicurare la ripresa. Anche perché queste guerre – lasciatemi essere un po’ cinico – sono davvero a bassa intensità. In tutta la guerra afghana saranno morti una cifra compresa fra 5- 50.000 persone, in gran parte civili. Nella triste contabilità militare vuol dire che questa guerra corrisponde come intensità, cioè numero di morti, diviso periodo di conflitto, a circa ¼ di quanti ne morivano in una battaglia standard della I° guerra Mondiale, fronte del Carso, perché sulla Marna i numeri erano molto più alti: 10.000 furono solo i soldati uccisi in un giorno a Verdun dai plotoni d’esecuzione che “giustiziavano” i disertori e i “codardi” di fronte al nemico.
    Poco, troppo poco.
    Questo i mercati lo hanno capito, come hanno capito che dell’alto prezzo del greggio ai politici americani, in gran parte finanziati da petrolieri, non può assolutamente fregare di meno. Anzi un attacco all’Irak che coinvolgesse anche l’Iran, altro asso del male, renderebbe finalmente economicamente conveniente lo sfruttamento dei pozzi in Alaska!
    No. Per rilanciare la “nuova economia” servirebbe una guerra dei mondi, uno scontro interplanetario ad alta tecnologia. Ma neanche l’Hubble, il più grande telescopio del mondo, ha avvistato astronavi nemiche al largo della centuria di Orione. Quindi occorre rassegnarsi.
    Certo un attacco all’Arabia Saudita potrebbe per un po’ vivacizzare l’atmosfera! Noi lo consigliamo caldamente visto che probabilmente dietro gli attentati dell’ 11 settembre c’e una ideologia wahabita, e l’unico centro mondiale del wahabismo è Riad.
    Ma nonostante che la maggioranza dei parenti delle vittime sia convinta di ciò, Washington fa finta di niente e sceglie altrove i suoi nemici.
    Insomma, nell’incapacità della dirigenza americana, la politica militare si è separata dalla teoria geopolitica. E i danni li vedremo presto.
    A meno che la chiave interpretativa di tutto quanto sta succedendo non sia l’eliminazione programmata e metodica di testimoni scomodi. E Saddam di fronte a un tribunale internazionale avrebbe molto da raccontare: dalla salita al potere del partito Bath, alla guerra Irak- Iran, alla I° guerra del Golfo!
    Ma, tornando all’economia, occorre notare, con rammarico, come la situazione si sia aggravata. E’ come se i Mercati intravedessero un abisso, prossimo venturo e stessero correggendo disperatamente il valore dei titoli. Inutili sembrano le politiche monetarie. Da quando Greenspan ha tagliato per la prima volta il costo del denaro (3 gennaio 2001) il Dow Jones ha perso il 29% ed il Nasdaq il 55%. Molti analisti incominciano a parlare di una possibile rottura a quota 7.000 per il Dow Jones.
    Ma se dal centro dell’impero ci spostiamo nelle ricche periferie del secondo cerchio, Europa e area del Sol Levante, la situazione è peggiore. I giapponesi hanno annunciato che la Bank of Japan (BOJ acquisterà direttamente azioni sul mercato, non per sostenere il mercato azionistico, ma per correre in aiuto alle principali Banche, piene di titoli industriali che si deprezzano continuamente. L’ultima asta dei Titoli di Stato Giapponesi è andata deserta…
    L’Europa ha dovuto abbandonare di fatto il patto di stabilità per evitare di squalificare i suoi maggior aderenti, Italia, Francia e Germania.
    Ma il vero terrore che agita i mercati è una crisi sistemica del sistema bancario. Una crisi finanziaria non diventa una depressione se si evita che dal mercato dei titoli la crisi si diffonda alle banche. Questa era la vecchia e sana teoria con cui, dopo il ’29, si riorganizzarono i mercati finanziari e creditizi. Teoria abbandonata di fatto, insieme al Glass Steagall Act negli Stati Uniti e negletta anche in Europa, con l’abolizione, ad esempio in Italia della Legge Bancaria del ’36.
    Ed ecco dunque le banche con parte dei loro attivi ridotti a carta straccia dal crollo dei titoli. Banche che si indebitano sull’interbancario, banche che guardano ai propri vecchi gioielli, le SGR di gestione del risparmio altrui, come a delle scatole vuote, da cui sono scappati migliaia di clienti rovinati dalla dabbenaggine dei “gestori professionisti”.
    Negli USA si mormora che JP.Morgan-Chase Manhattan e Citybank siano sull’orlo della catastrofe. La miscela di ”derivati” e di “enroniti” ha minato le basi del sistema bancario U.S.A. anche Credit Suisse-First Boston, famosa per gli arbitraggi sui titoli a tassi usurai praticati in America Latina, boccheggia.
    E poi le Assicurazioni che fino a qualche hanno fa vendevano polizze vita con un rendimento “garantito” al 10% e in questi anni hanno avuto solo rendimenti negativi…E la bolla “immobiliare” sta per scoppiare negli States, come si intravede già nelle difficoltà di Fannie Mae, un istituto specializzato nell’acquisto e nelle garanzie sui mutui casa a riportare i propri asset su una duration più sensata: il massimo è 6 mesi, ma Fannie veleggia oltre i 14.
    L’economia americana è fatta da tre bolle: la bolla finanziaria in borsa, la bolla immobiliare e la bolla sul dollaro. L’esplosione della prima provoca l’esplosione delle altre e mette a nudo l’Impero, che come ogni Impero è impero del debito. Debito commerciale con l’estero, debiti personali all’interno. Nessun paese al mondo ha mai raggiunto un deficit commerciale annuo di 129,59 miliardi di dollari: gli USA lo hanno fatto in un solo trimestre.
    Ciò vuol dire che l’economia USA è tutta un “bluff”?
    Assolutamente no. La sua capacità di innovare tecnologie e relazioni organizzative è enorme. Ma, come ci insegna Schumpeter, prima ancora di Marazzi, l’innovazione è un fattore di crisi, in quando spinge al ribasso i prezzi. E se l’innovazione non è accompagnata da una forte crescita della domanda mondiale, fatta per la maggior parte da salari, si traduce in una spirale deflattiva, in licenziamenti e, quindi in nuova riduzione della domanda mondiale. Una rovina.

    Al di là di tutte le chiacchiere in merito ad una imminente ripresa economica che ancora oggi vengono profuse ci sono dei punti saldi che ci teniamo a fissare ancora una volta.

    Innanzitutto nessuna ripresa economica in grado di dare vita a un nuovo lungo mercato bullish sarà di fatto possibile fino a quando la maggior parte dei debiti presenti nei sistemi economici (e in particolare in quello americano) non saranno stati ripagati e i bilanci complessivi di individui, società e Stati sovrani non saranno stati ripuliti e risanati da tutti gli eccessi accumulati negli ultimi 20 anni.

    Fino ad allora i mercati azionari potranno rimbalzare come successo due giorni fa, potranno farlo per poche ore o per alcune settimane come succede da due anni a questa parte, tuttavia in una prospettiva di medio lungo termine ogni rimbalzo rappresenta niente altro che un’opportunità per smobilizzare con minor danno i propri investimenti azionari (con tutte le eccezioni legate a singoli settori o singole società);

    La condizione di cui sopra identifica un processo assolutamente necessario che, a questo punto dati gli squilibri in cui versano i macro aggregati economici, NON potrà NON essere indolore. Lo scenario migliore in cui si possa ragionevolmente sperare è un lungo periodo di stagnazione economica.

    Lo scenario peggiore ha invece probabilità di realizzarsi che al momento riteniamo più elevate di quelle associate alla ripresa economica tanto propagandata, probabilità che aumentano col passare del tempo e con il parallelo ingigantirsi dei problemi alla base del sistema economico mondiale (debiti e crediti) e di quelli, ancora ben più gravi, del sistema economico americano. Tale scenario si condenserebbe in una depressione economica ben più grave di quella degli anni trenta ed estesa a livello mondiale, con tutti i pericoli di instabilità sociale che potrebbero derivarne.

    La festa è finita due anni e mezzo fa. Chi si ostina a non accettarlo nega la storia e l’esperienza storica di altri periodi analoghi. Le luci si sono spente, la musica, ovvero il canto delle sirene che ha attratto milioni di investitori nella più grande bolla speculativa della storia, continua ancora a essere diffusa (per quanto oramai risulti stonata anche alle orecchie del peggior “musicofilo”), e coloro che sono stati guidati nel più insano stato di ubriachezza e confusione economica stanno procedendo a tentoni, nel buio più completo, in cerca di una indolore via d’uscita.

    Tutto quello che riescono a trovare, tuttavia, sono ancora più droghe e alcolici, distribuiti generosamente (ma con un caro hidden-cost che emergerà in futuro) da chi ha organizzato e diretto la festa sotto la coordinazione del Cavaliere Comandante dell’Impero Britannico, alias Alan Greenspan, il maestro di tutte le bolle finanziarie ed economiche.

    Il sistema economico così come è strutturato adesso (e cioè prevalentemente sulla continua creazione di credito e assunzione di nuovo debito) non può permettersi una recessione significativa, il cui compito tradizionale è sempre stato quello ripulire il sistema dagli squilibri dei macro aggregati. E’ per questo che si sta cercando di evitare la recessione a tutti i costi: essa rappresenta un lusso che le economie non possono più permettersi. C’è il rischio concreto, infatti, che una eventuale recessione possa spingere gran parte delle ricchezze fondate sull’illusione monetaria in una spirale distruttiva. L’unico mezzo a disposizione per impedire il peggio rimane la somministrazione a oltranza di una cura (la discesa dei tassi) i cui ingredienti (i crediti), paradossalmente, stanno alla base di tutti gli eccessi e quindi all’origine di tutti i problemi (i debiti) che pesano sull’economia reale.

    Il dilemma è inevitabilmente circolare e non ha soluzione indolore se non l’abbandono definitivo dello schema di Ponzi, ovvero del ricorso, secondo una curva di crescita esponenziale, a nuovo debito in sostituzione del debito giunto a scadenza più gli interessi maturati. Una uscita che si rivelerà tanto più lunga e difficile quanto più sarà ordinata, e tanto più catastrofica ma risanatrice quanto più sarà rapida.

    In sostanza il rischio maggiore, il worst-case scenario che si sta profilando all’orizzonte, è la bancarotta congiunta dei principali paesi industrializzati. Uno scenario che potrebbe portare alla crisi del sistema monetario e quindi alla massiccia implosione delle valute esistenti che di fatto, non essendo garantite e sostenute da alcun asset reale, sono indifendibili da qualunque banca centrale.

    La conseguenza immediata di questo scenario sarebbe la vaporizzazione della maggior parte dei risparmi incorporati nella moneta cartacea e negli asset finanziari, a cui seguirebbe per esperienza storica una elevatissima instabilità sia economica che sociale.

    Al di là di tutte le chiacchiere da bar (portate avanti anche dai presunti esperti) sulla impossibile ripresa economica questi sono i rischi reali che chi gestisce l’economia non può, a questo punto del processo, non aver preso in seria considerazione, ma di cui non può parlare per non favorire e far scattare il panico. Come dimostra l’esperienza storica, infatti, quel panico si tradurrebbe inevitabilmente e senza scampo in un automatico e rapido realizzarsi dello scenario temuto (classico esempio di aspettative self-fulfilling).

    L’unica maniera per rimandare il crash (senza la garanzia di riuscire a evitarlo) è spingere i tassi progressivamente verso lo zero percento (come si è fatto in Giappone e si sta facendo adesso negli USA), cercando di sostenere il più a lungo possibile lo schema di Ponzi del debito, nell’attesa forse di un miracolo economico ma con il rischio crescente che la via d’uscita assuma, per intervento di un fattore non controllabile, quei caratteri di rapidità e quindi di accelerazione altamente distruttiva.

    Saluti

    Luca Loi
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  9. #29
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    Caro il mio Hyde, mi spiace ma Sbancor mi sa che di economia ne capisce un po' piu' di te. Dietro questo pseudonimo si nasconde un noto e influente esperto di finanza internazionale. Nei mercati ci vive ed opera ogni giorno.

    Ti posto un altra sua analisi. (E' del Settembre 2002 ma tuttora valida)

    Visto che al Cavaliere non piacciono le analisi ,ne costruirò una semplicemente apocalittica.
    E mentre vergo queste note mi auguro solo di non portare sfiga. Ci manca solo che le mie lucide previsioni siano accompagnate da un rapida smaneggiata dei testicoli o dalla pronta individuazione di oggetti di ferro!
    Dunque smentendo ancora una volta gli ottimisti, ed evidentemente l’essere ottimisti è un mestiere, ed anche ben retribuito, i “mercati” continuano a non credere alla ripresa U.S.A.
    Solo il fatto di non crederci, rende la ripresa incerta. Previsioni autoavverantesi in un universo psichico fortemente depresso, come ha già ricordato Bifo, che l’anfetamina di prossime e infinite guerre può per un po’ contrastare. Finché non si scoprirà che il rimedio è peggiore del male. Già perché la nuova configurazione dell’offerta, fatta essenzialmente di nuove tecnologie, mal si presta a essere soddisfatta dalla domanda militare che solo in parte riesce a supplire, attraverso il meccanismo del moltiplicatore, al crollo della domanda aggregata. Non vorrei contraddire Christian Marazzi, ma l’”attenzione”, di cui lui depreca giustamente la mancanza in questa società isterica, per funzionare, nell’universo del capitale, deve essere anch’essa “attenzione aggregata”.
    Aggregata a che, mi chiederete? Ai $, signori miei, ai verdi $.
    Lo abbiamo visto nell’ultimo trimestre del 2001 e nel primo 2002. La crescita della domanda militare fra l’1 ed il 2% del PIL con un moltiplicatore implicito del 2,5% riesce certamente a fermare la caduta e a rigenerare almeno il ciclo delle scorte, ma non può assicurare la ripresa. Anche perché queste guerre – lasciatemi essere un po’ cinico – sono davvero a bassa intensità. In tutta la guerra afghana saranno morti una cifra compresa fra 5- 50.000 persone, in gran parte civili. Nella triste contabilità militare vuol dire che questa guerra corrisponde come intensità, cioè numero di morti, diviso periodo di conflitto, a circa ¼ di quanti ne morivano in una battaglia standard della I° guerra Mondiale, fronte del Carso, perché sulla Marna i numeri erano molto più alti: 10.000 furono solo i soldati uccisi in un giorno a Verdun dai plotoni d’esecuzione che “giustiziavano” i disertori e i “codardi” di fronte al nemico.
    Poco, troppo poco.
    Questo i mercati lo hanno capito, come hanno capito che dell’alto prezzo del greggio ai politici americani, in gran parte finanziati da petrolieri, non può assolutamente fregare di meno. Anzi un attacco all’Irak che coinvolgesse anche l’Iran, altro asso del male, renderebbe finalmente economicamente conveniente lo sfruttamento dei pozzi in Alaska!
    No. Per rilanciare la “nuova economia” servirebbe una guerra dei mondi, uno scontro interplanetario ad alta tecnologia. Ma neanche l’Hubble, il più grande telescopio del mondo, ha avvistato astronavi nemiche al largo della centuria di Orione. Quindi occorre rassegnarsi.
    Certo un attacco all’Arabia Saudita potrebbe per un po’ vivacizzare l’atmosfera! Noi lo consigliamo caldamente visto che probabilmente dietro gli attentati dell’ 11 settembre c’e una ideologia wahabita, e l’unico centro mondiale del wahabismo è Riad.
    Ma nonostante che la maggioranza dei parenti delle vittime sia convinta di ciò, Washington fa finta di niente e sceglie altrove i suoi nemici.
    Insomma, nell’incapacità della dirigenza americana, la politica militare si è separata dalla teoria geopolitica. E i danni li vedremo presto.
    A meno che la chiave interpretativa di tutto quanto sta succedendo non sia l’eliminazione programmata e metodica di testimoni scomodi. E Saddam di fronte a un tribunale internazionale avrebbe molto da raccontare: dalla salita al potere del partito Bath, alla guerra Irak- Iran, alla I° guerra del Golfo!
    Ma, tornando all’economia, occorre notare, con rammarico, come la situazione si sia aggravata. E’ come se i Mercati intravedessero un abisso, prossimo venturo e stessero correggendo disperatamente il valore dei titoli. Inutili sembrano le politiche monetarie. Da quando Greenspan ha tagliato per la prima volta il costo del denaro (3 gennaio 2001) il Dow Jones ha perso il 29% ed il Nasdaq il 55%. Molti analisti incominciano a parlare di una possibile rottura a quota 7.000 per il Dow Jones.
    Ma se dal centro dell’impero ci spostiamo nelle ricche periferie del secondo cerchio, Europa e area del Sol Levante, la situazione è peggiore. I giapponesi hanno annunciato che la Bank of Japan (BOJ acquisterà direttamente azioni sul mercato, non per sostenere il mercato azionistico, ma per correre in aiuto alle principali Banche, piene di titoli industriali che si deprezzano continuamente. L’ultima asta dei Titoli di Stato Giapponesi è andata deserta…
    L’Europa ha dovuto abbandonare di fatto il patto di stabilità per evitare di squalificare i suoi maggior aderenti, Italia, Francia e Germania.
    Ma il vero terrore che agita i mercati è una crisi sistemica del sistema bancario. Una crisi finanziaria non diventa una depressione se si evita che dal mercato dei titoli la crisi si diffonda alle banche. Questa era la vecchia e sana teoria con cui, dopo il ’29, si riorganizzarono i mercati finanziari e creditizi. Teoria abbandonata di fatto, insieme al Glass Steagall Act negli Stati Uniti e negletta anche in Europa, con l’abolizione, ad esempio in Italia della Legge Bancaria del ’36.
    Ed ecco dunque le banche con parte dei loro attivi ridotti a carta straccia dal crollo dei titoli. Banche che si indebitano sull’interbancario, banche che guardano ai propri vecchi gioielli, le SGR di gestione del risparmio altrui, come a delle scatole vuote, da cui sono scappati migliaia di clienti rovinati dalla dabbenaggine dei “gestori professionisti”.
    Negli USA si mormora che JP.Morgan-Chase Manhattan e Citybank siano sull’orlo della catastrofe. La miscela di ”derivati” e di “enroniti” ha minato le basi del sistema bancario U.S.A. anche Credit Suisse-First Boston, famosa per gli arbitraggi sui titoli a tassi usurai praticati in America Latina, boccheggia.
    E poi le Assicurazioni che fino a qualche hanno fa vendevano polizze vita con un rendimento “garantito” al 10% e in questi anni hanno avuto solo rendimenti negativi…E la bolla “immobiliare” sta per scoppiare negli States, come si intravede già nelle difficoltà di Fannie Mae, un istituto specializzato nell’acquisto e nelle garanzie sui mutui casa a riportare i propri asset su una duration più sensata: il massimo è 6 mesi, ma Fannie veleggia oltre i 14.
    L’economia americana è fatta da tre bolle: la bolla finanziaria in borsa, la bolla immobiliare e la bolla sul dollaro. L’esplosione della prima provoca l’esplosione delle altre e mette a nudo l’Impero, che come ogni Impero è impero del debito. Debito commerciale con l’estero, debiti personali all’interno. Nessun paese al mondo ha mai raggiunto un deficit commerciale annuo di 129,59 miliardi di dollari: gli USA lo hanno fatto in un solo trimestre.
    Ciò vuol dire che l’economia USA è tutta un “bluff”?
    Assolutamente no. La sua capacità di innovare tecnologie e relazioni organizzative è enorme. Ma, come ci insegna Schumpeter, prima ancora di Marazzi, l’innovazione è un fattore di crisi, in quando spinge al ribasso i prezzi. E se l’innovazione non è accompagnata da una forte crescita della domanda mondiale, fatta per la maggior parte da salari, si traduce in una spirale deflattiva, in licenziamenti e, quindi in nuova riduzione della domanda mondiale. Una rovina.

    Al di là di tutte le chiacchiere in merito ad una imminente ripresa economica che ancora oggi vengono profuse ci sono dei punti saldi che ci teniamo a fissare ancora una volta.

    Innanzitutto nessuna ripresa economica in grado di dare vita a un nuovo lungo mercato bullish sarà di fatto possibile fino a quando la maggior parte dei debiti presenti nei sistemi economici (e in particolare in quello americano) non saranno stati ripagati e i bilanci complessivi di individui, società e Stati sovrani non saranno stati ripuliti e risanati da tutti gli eccessi accumulati negli ultimi 20 anni.

    Fino ad allora i mercati azionari potranno rimbalzare come successo due giorni fa, potranno farlo per poche ore o per alcune settimane come succede da due anni a questa parte, tuttavia in una prospettiva di medio lungo termine ogni rimbalzo rappresenta niente altro che un’opportunità per smobilizzare con minor danno i propri investimenti azionari (con tutte le eccezioni legate a singoli settori o singole società);

    La condizione di cui sopra identifica un processo assolutamente necessario che, a questo punto dati gli squilibri in cui versano i macro aggregati economici, NON potrà NON essere indolore. Lo scenario migliore in cui si possa ragionevolmente sperare è un lungo periodo di stagnazione economica.

    Lo scenario peggiore ha invece probabilità di realizzarsi che al momento riteniamo più elevate di quelle associate alla ripresa economica tanto propagandata, probabilità che aumentano col passare del tempo e con il parallelo ingigantirsi dei problemi alla base del sistema economico mondiale (debiti e crediti) e di quelli, ancora ben più gravi, del sistema economico americano. Tale scenario si condenserebbe in una depressione economica ben più grave di quella degli anni trenta ed estesa a livello mondiale, con tutti i pericoli di instabilità sociale che potrebbero derivarne.

    La festa è finita due anni e mezzo fa. Chi si ostina a non accettarlo nega la storia e l’esperienza storica di altri periodi analoghi. Le luci si sono spente, la musica, ovvero il canto delle sirene che ha attratto milioni di investitori nella più grande bolla speculativa della storia, continua ancora a essere diffusa (per quanto oramai risulti stonata anche alle orecchie del peggior “musicofilo”), e coloro che sono stati guidati nel più insano stato di ubriachezza e confusione economica stanno procedendo a tentoni, nel buio più completo, in cerca di una indolore via d’uscita.

    Tutto quello che riescono a trovare, tuttavia, sono ancora più droghe e alcolici, distribuiti generosamente (ma con un caro hidden-cost che emergerà in futuro) da chi ha organizzato e diretto la festa sotto la coordinazione del Cavaliere Comandante dell’Impero Britannico, alias Alan Greenspan, il maestro di tutte le bolle finanziarie ed economiche.

    Il sistema economico così come è strutturato adesso (e cioè prevalentemente sulla continua creazione di credito e assunzione di nuovo debito) non può permettersi una recessione significativa, il cui compito tradizionale è sempre stato quello ripulire il sistema dagli squilibri dei macro aggregati. E’ per questo che si sta cercando di evitare la recessione a tutti i costi: essa rappresenta un lusso che le economie non possono più permettersi. C’è il rischio concreto, infatti, che una eventuale recessione possa spingere gran parte delle ricchezze fondate sull’illusione monetaria in una spirale distruttiva. L’unico mezzo a disposizione per impedire il peggio rimane la somministrazione a oltranza di una cura (la discesa dei tassi) i cui ingredienti (i crediti), paradossalmente, stanno alla base di tutti gli eccessi e quindi all’origine di tutti i problemi (i debiti) che pesano sull’economia reale.

    Il dilemma è inevitabilmente circolare e non ha soluzione indolore se non l’abbandono definitivo dello schema di Ponzi, ovvero del ricorso, secondo una curva di crescita esponenziale, a nuovo debito in sostituzione del debito giunto a scadenza più gli interessi maturati. Una uscita che si rivelerà tanto più lunga e difficile quanto più sarà ordinata, e tanto più catastrofica ma risanatrice quanto più sarà rapida.

    In sostanza il rischio maggiore, il worst-case scenario che si sta profilando all’orizzonte, è la bancarotta congiunta dei principali paesi industrializzati. Uno scenario che potrebbe portare alla crisi del sistema monetario e quindi alla massiccia implosione delle valute esistenti che di fatto, non essendo garantite e sostenute da alcun asset reale, sono indifendibili da qualunque banca centrale.

    La conseguenza immediata di questo scenario sarebbe la vaporizzazione della maggior parte dei risparmi incorporati nella moneta cartacea e negli asset finanziari, a cui seguirebbe per esperienza storica una elevatissima instabilità sia economica che sociale.

    Al di là di tutte le chiacchiere da bar (portate avanti anche dai presunti esperti) sulla impossibile ripresa economica questi sono i rischi reali che chi gestisce l’economia non può, a questo punto del processo, non aver preso in seria considerazione, ma di cui non può parlare per non favorire e far scattare il panico. Come dimostra l’esperienza storica, infatti, quel panico si tradurrebbe inevitabilmente e senza scampo in un automatico e rapido realizzarsi dello scenario temuto (classico esempio di aspettative self-fulfilling).

    L’unica maniera per rimandare il crash (senza la garanzia di riuscire a evitarlo) è spingere i tassi progressivamente verso lo zero percento (come si è fatto in Giappone e si sta facendo adesso negli USA), cercando di sostenere il più a lungo possibile lo schema di Ponzi del debito, nell’attesa forse di un miracolo economico ma con il rischio crescente che la via d’uscita assuma, per intervento di un fattore non controllabile, quei caratteri di rapidità e quindi di accelerazione altamente distruttiva.

    Saluti

    Luca Loi
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




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    Caro il mio Hyde, mi spiace ma Sbancor mi sa che di economia ne capisce un po' piu' di te. Nei mercati ci vive ogni giorno.

    Sbancor e` l`autore del post principale? Se vive nei mercati ogni giorno (quella e` finanza piu` che economia per`altro, la sai la differenza vero..) allora e` una vergogna ancora maggiore che abbia commesso errori cosi` elementari. Comunque vediamo la seguente.


    Dunque smentendo ancora una volta gli ottimisti, ed evidentemente l’essere ottimisti è un mestiere, ed anche ben retribuito, i “mercati” continuano a non credere alla ripresa U.S.A.
    Solo il fatto di non crederci, rende la ripresa incerta.

    Certo, la ripresa non e` una cosa facile. Resta il fatto che noi siamo cresciuti del 1.4% DURANTE una guerra, l`Europa resta in stagnazione.
    TAGLIO
    Aggregata a che, mi chiederete? Ai $, signori miei, ai verdi $.
    Lo abbiamo visto nell’ultimo trimestre del 2001 e nel primo 2002. La crescita della domanda militare fra l’1 ed il 2% del PIL con un moltiplicatore implicito del 2,5% riesce certamente a fermare la caduta e a rigenerare almeno il ciclo delle scorte, ma non può assicurare la ripresa.

    Infatti non si stava cercando di uscire da recessione con una guerra..almeno che non si voglia credere a teorie di complotto. Ma senza divagare, resta il fatto che sebbene con il calo di business confidence dovuto alla guerra (un fattore ASSAI non piccolo), l`economia USA e` riuscita a crescere.

    Anche perché queste guerre – lasciatemi essere un po’ cinico – sono davvero a bassa intensità. In tutta la guerra afghana saranno morti una cifra compresa fra 5- 50.000 persone, in gran parte civili. Nella triste contabilità militare vuol dire che questa guerra corrisponde come intensità, cioè numero di morti, diviso periodo di conflitto, a circa ¼ di quanti ne morivano in una battaglia standard della I° guerra Mondiale, fronte del Carso, perché sulla Marna i numeri erano molto più alti: 10.000 furono solo i soldati uccisi in un giorno a Verdun dai plotoni d’esecuzione che “giustiziavano” i disertori e i “codardi” di fronte al nemico.
    Poco, troppo poco.

    Al tipo piace divagare...

    Questo i mercati lo hanno capito, come hanno capito che dell’alto prezzo del greggio ai politici americani, in gran parte finanziati da petrolieri, non può assolutamente fregare di meno. Anzi un attacco all’Irak che coinvolgesse anche l’Iran, altro asso del male, renderebbe finalmente economicamente conveniente lo sfruttamento dei pozzi in Alaska!
    La questione in Alaska non e` solo economica..e queste sono solo pure speculazioni.


    Certo un attacco all’Arabia Saudita potrebbe per un po’ vivacizzare l’atmosfera! Noi lo consigliamo caldamente visto che probabilmente dietro gli attentati dell’ 11 settembre c’e una ideologia wahabita, e l’unico centro mondiale del wahabismo è Riad.
    WOw, ora siamo al terrorrismo..basta, questo articolo e` persino peggio di quello precedente. Ma perche` non inizi a leggere l`economist o il financial times se vuoi cronache economico(per il primo)/finanziarie serie?
    Mr. Hyde


 

 
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