Per niente avvilita, insomma, come ha

Per niente avvilita, insomma, come ha detto Cofferati, nel suo primo, accattivante giudizio sulla città di cui vorrebbe essere primo cittadino. Oggi Bologna festeggia i quattro anni dall'elezione del suo sindaco. Auguri. Credo che a dodici mesi dalla fine del primo tempo della sua partita amministrativa, tutta la città possa farglieli. Quelli che lo hanno votato, senza dubbio, come i cittadini che preferirono Silvia Bartolini.
I primi perchè sono consapevoli che dopo mezzo secolo di amministrazioni di diverso colore, non erano materialmente possibili (e opportune) drastiche inversioni di rotta. Occorrevano dosati colpi di timone, aggiustamenti successivi, riforme misurate. Una politica che stenta a guadagnare le luci della ribalta, che non conquista ogni giorno la prima fila del balletto mediatico, ma che ha il grande pregio della concretezza. Senza dimenticare, ovviamente, che questa giunta ha ereditato una città, un tessuto sociale, un impianto amministrativo di alto livello. Merito di chi ha governato, certo, e merito soprattutto di noi governati. Insomma: ricordiamoci sempre che è più difficile accelerare quando si va già a tutto gas, di quando si viaggia ancora in seconda. Bologna era un supercar, affidata a una squadra stanca, in attesa di un nuovo pilota e di uno staff che sapessero spremere risorse da un mezzo un po' vecchiotto, ma di grandissimo potenziale. Guazzaloca si é meso il casco, ed è partito. Non è detto che sia Schumacher, ma non c'è dubbio che di piazzamento in piazzamento, a fine campionato finisca per avere più punti di tutti.
Gli auguri, come detto, possono valere però anche per gli elettori dell'attuale minoranza. Quattro anni fa erano sotto choc.
Comprensibile. Dopo quello di Berlino, era caduto anche il muro di Bologna. Clamoroso. Soprattutto per chi guardava da fuori.
Noi «di qua» sapevamo come stavano le cose, qual era il logoramento dell'ex Pci e dei suoi quadri dirigenti e amministrativi. Quando la sera del 27 giugno si dimise l'allora segretario provinciale dei Ds, in molti ci chiedemmo: quando l'hanno nominato? Bene, anche la città di sinistra ha imparato a convivere con Guazzaloca, a salutarlo, a parlargli, a capire che a Palazzo D'Accursio è arrivato «uno di loro», un sindaco.
Possono votarlo o respingerlo, ma su questo approccio non ci sono dubbi. Oggi, la corsa di Guazzaloca arriva al quarto giro di boa. Quasi metà mandato, visto che oramai la gente ha capito che servono almeno un paio di legislature per lasciare un'impronta su una città. Auguri, dunque, la strada è ancora lunga e difficile. Soprattutto oggi che la luce dei riflettori inquadra di nuovo Bologna, nel tentativo di farne un caso, mentre noi (e Guazzaloca) vorremmo che restasse solo una città. La nostra.
Gabriele Cané