Nucleare? Sì, grazie
| Venerdi 27 Giugno 2003 - 19:05 | Ugo Gaudenzi |
Quel referendum che abolì il nascente sistema nucleare italiano fu una vergognosa, e purtroppo voluta, jattura.
Perché rinunciammo alla nostra sovranità energetica diventando ancora più succubi e sudditi delle multinazionali atlantiche del petrolio e del carbone.
Perché rinunciammo al nostro patrimonio maggiore, al genio italiano in un settore di punta della ricerca scientifica nazionale.
Perché provocammo una ulteriore, gravissima, fuga dei nostri cervelli, subito comprati, all’estero, dagli atlantici, per utilizzarli nella cosiddetta “ricerca applicata”, quella, cioè, che serve esclusivamente a fare profitti.
Perché aprì le porte del nuovo “mercato -italia” - fatto in conseguenza di spezzatini della nostra industria pubblica - alle fameliche orde del “privato-è-bello” e degli appetiti taglia-lavoro delle corporations anglo-americane.
Perché significò rinunciare alle grandi commesse all’esportazione (Ansaldo docet) e ad una nascente compartecipazione “mediterranea” tra produzione e distribuzione dell’energia.
(Già... Chi si ricorda più della triangolazione (e integrazione) Italia-Francia-Iran in una società comune destinata ad accelerare la produzione di energia nucleare per uso civile? Chi si ricorda ancora della Iranian.Italian Petroleum, quella “Ip” che ancora marchia la rete dei distributori di benzina nazionali? Chi si ricorda più delle commesse agli italiani per le raffinerie nel Golfo o per il porto di Bandar Abbas? Nessuno. Ma fu allora che l’industria italiana di punta è stata suicidata.)
Leggiamo, sugli “autorevoli” quotidiani di regime, di destra e di sinistra, che la colpa dell’attuale deficit di corrente elettrica che imperversa in Italia - e che costringe all’acquisto di energia... nucleare francese - fu la “pressione dei verdi”, degli ecologisti.
Se non fosse tragico, ci sarebbe da ridere.
I “verdi” di allora erano sì una forza emergente, ma non tale da infastidire certo i padroni del vapore nazionale. Quei “verdi”, ricordiamolo, erano in realtà dei “demoproletari”. E furono cavallo ed idioti strumenti di quel forsennato atlantista di casa nostra dal nome “Marco” Giacinto Pannella, lo stesso che continua oggi la sua opera di distruzione dello Stato sociale, dello Stato nazionale, che predica l’Italia quale 51ma stella degli Usa, e che vorrebbe trasformare l’entità sionista israeliana in uno Stato “europeo”.
Allora, ai tempi di quel referendum, i giornali che appoggiarono l’abrogazione del sistema di aiuti pubblici ai comuni siti di centrali nucleari (ma non il sistema nucleare civile nel suo insieme, abrogato però immediatamente anch’esso...) si chiamavano “Lotta Continua”, “Il Manifesto” e “la Repubblica”. Quotidiano, quest’ultimo, di Monsieur Caracciolo, della famiglia Agnelli, proprietario di latifondi terrieri in quel di Capalbio, ritrovo chic della cosiddetta “sinistra” italiana, da “non contaminare” con la presenza di una centrale nucleare nel vicino comune di Montalto...
Viste queste premesse, furono dunque, secondo Voi, i “verdi” ad affossare la più che necessaria industria nucleare pubblica italiana?
La domanda è retorica.
E la risposta è semplice-semplice. E’ un NO tondo tondo.
Ad affossare il futuro dell’Italia fu il grande capitale, le multinazionali angloamericane del carbone e del petrolio, i governi imbelli, i politicanti venduti, insomma un’anti-Italia supportata da utili idioti.
rinascita - 2002




Rispondi Citando
