....lodo Maccanico o vattelapesca!

Se attacchi la signora Ilda Boccassini sul piano personale – la signora, non la dottoressa o il magistrato – lei ti risponderà che sul piano personale non puoi attaccarla, perché lei rappresenta l’accusa, rappresenta lo Stato, in teoria rappresenta noi.
Se la cosa non ti convince e torni allora ad attaccarla sul piano personale – la signora, il suo carattere, le sue bizze – allora lei ti risponderà che sul piano personale non puoi attaccarla, perché in questo modo offri il fianco alle “ minacce incredibili” che lei riceve tutti i giorni: complici probabilmente i “quintali di fango che sopno stati scaricati addosso a questo ufficio”.
Se allora attacchi il magistrato Ilda Boccassini per l’esercizio delle sue funzioni – non la signora, non la personalità singola – lei ti risponderà che in questo modo delegittimi l’indipendenza della magistratura: sempre che il Csm o l’Anm, nel puntualizzarlo, non l’abbiano preceduta.
Se allora stai zitto, e ti aspetti che di conseguenza stia zitta anche lei nel limitarsi a recepire una legge dello Stato –chiama Lodo Meccanico, sospende i processi per le cinque più alte cariche dello Stato, è stata controfirmata dal Presidente della Repubblica – lei piuttosto andrà al microfono e dirà così:”Questa legge viola palesemente e totalmente il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge”.
Se prosegui a stare zitto, e aspetti mestamente che la sfuriata abbia termine – è psicologicamente comprensibile, ti dici – lei alzerà il tiro e farà degli apprezzamenti sul capo del Governo: colpevole, a suo dire, di aver criticato il Tribunale di Milano in un luogo diverso dall’unica “sede istituzionale” in cui avrebbe dovuto criticarlo: il Tribunale di Milano.
Se in virtù di questo suo palese straripamento attacchi Ilda Boccassino su qualsiasi piano – personale, istituzionale, di merito – lei ti risponderà che nel caso non puoi farlo perché lei ha parlato “come cittadina”, che in tale veste si aspettava che Berlusconi etc…etc, giacchè Berlusconi “dovrebbe rappresentare questo Stato che rappresento anch’io”.

Lo rappresenta da cittadina? Da pubblica accusa? Da qualcosa d’altro? Comunque sia, se ancora fai spallucce, se aspetterai che cali la sera su un processo che meramente è stato sospeso, lei ancora una volta ti sorprenderà perché dirà che “discutiamo di un processo che non si farà mai più”. Pace, dunque? No, perché di lì a poco apprenderai che la medesima Boccassini, la sera prima, ha depositato una memoria d’accusa (nostra personalissima lettura: una requisitoria) che presto e sicuramente, beninteso non per sua volontà, finirà sull’Espresso o in un libro del solito copista di cancelleria.
Se al termine di questo calvario decidi infine di soprassedere, perché tanto la legge è legge e se ne riparlerà alla fine della legislatura, sorpresa finale: Ilda Boccassini dirà che la legge sull’immunità è “palesemente incostituzionale, e in contrasto con i principi cardine della nostra Costituzione” e si rivolgerà al suo Tribunale affinché verifichi la legittimità della legge stessa: meglio non fidarsi di altre istituzioni d’accatto come Parlamento della Repubblica e il Quirinale
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Nota a margine: resta inteso che qualsivoglia piano sarà stato scelto per criticare Ilda Boccassini – signora, magistrato, pubblica accusa, istituzione, santino da parabrezza- la medesima chiederà tre miliardi di risarcimento. Ci sarebbe da ridere se ci fosse da ridere.

Gli è che dopo una decina d’anni bisognerebbe incominciare ad ammetterlo: i piani personali esistono, e certo l’icona emblematica di Ilda Boccassini riguarda la magistratura nel suo complesso, sì, e in second’ordine riguarda solo una parte di essa, certo, e in terz’ordine riguarda la parte della Procura di Milano in cui il peggio della sinistra ripone ancor oggi troppe speranze.
Ma c’è anche un piano personale su cui potrebbero convergere – già convergono – esponenti della sinistra migliore e persino loro, persino tanti magistrati che pure Berlusconi non lo stimano per niente, magistrati semplicemente arcistufi d’essere ostaggio di una persona testimonial ormai prigioniera di se stessa, e che solo se stessa rappresenta. C’è una parte della magistratura che non è neppure propriamente schierata politicamente: non cerca partito perché ne fa già parte, il partito è ormai direttamente la magistratura, un potere che sembra considerare le forze di governo solo come un lubrificante che a seconda dei casi possa rendere scorrevoli o invischiati gli inesorabili ingranaggi. E’ una visione legalitaria dello Stato, ma Ilda Boccassini forse neppure la condivide, questa pur deprecabile visione: lei è oltre, perché lo Stato che lei serve, e che la stipendia, è ipotetico.
È sostanzialmente etico, è inesistente, e tuttavia venerato come una fede salvifica di cui pare sentirsi vestale.
Dicono che non rida da undici anni, da quando morì l’intimo amico Giovanni Falcone. Eppure un certo lutto nell’anima l’aveva come già presa ai tempi della fumosa Duomo connection, inchiesta che affrontò già allora senza sorriso, con seriosissimi occhiali scuri, dura, insofferente, litigiosa con chiunque, carica di “incontenibile soggettivismo e passione, individualismo, non disponibilità al lavoro di gruppo” come disse di lei l’ex procuratore capo Saverio Borrelli.

Da allora, in definitiva, non è assolutamente chiaro a quali grandi risultati abbiano condotto le sue inchieste: non è chiaro a noi e non è chiaro a tanti suoi colleghi che però ricordano le sue parole spesso vanesie e lamentose, l’atteggiamento solitario ed incompreso, gli appelli, le mozioni d’ordine contro questa o quest’altra legge, contro la sacrosanta smobilitazione dei lager di Pianosa e dell’Asinara, contro l’umanizzazione del 41bis, contro la riorganizzazione dei nuclei organizzati di investigazione, contro le riforme ipotizzate dalle commissioni bicamerali, contro Maria Concetta Riina figlia di Totò – colpevole di non aver rinnegato pubblicamente la figura del padre – e insomma l’icona della trincea e della ruota di scorta, una vita d’inferno e orribile ma pur così inevitabilmente voluta.
Ilda Boccassini, ieri, aveva una gonna blu coi pallini bianchi e degli occhialoni da sole diversi dal solito. Un’altra volta era tutta ricoperta di gioielli, di strani coralli. Chissà come sarà la prossima volta, chissà che cosa s’inventerà.
Intanto parla, declama, litiga, non saluta, si agita, “se credono di spaventarmi”, “non mi fermeranno”, e Previti è un bambino viziato, e Berlusconi doveva venire qui, e comunque mi minacciano, gettano tonnellate di fango, io magistrato, io pubblica accusa, io istituzione, io.

C’è il problema della magistratura, c’è il problema di Ilda Boccassini e forse ci sono i problemi di Ilda Boccassini.
Le facciamo tanti auguri, ma sarebbe ora di cominciare a distinguere,

Filippo Facci su il Giornale di giovedì 26 giugno 2003

saluti