....governo ladro!!!!
Non ci sono solo i Verdi a sparare contro la costruzione di nuove centrali elettriche, della cui necessità il black out di questi giorni costituisce una dimostrazione evidente. Anche i Ds, che hanno costituito un’organizzazione di partito chiamata “sinistra ecologista”, nicchiano. Sull’Unità Paolo Degli Espinosa sostiene una tesi che è stata riassunta, per la verità un po’ rudemente, nella formula “altro che nuove centrali, riduciamo gli sprechi”.
Dicevano così anche a Napoli per i rifiuti, e hanno finito per rimanere sepolti sotto l’immondizia e per autorizzare poi, in tutta fretta, la costruzione dei contestatissimi termodistruttori. Eppure le radici comuniste dell’attuale sinistra avrebbero fatto pensare a tutt’altro atteggiamento verso l’elettricità. In fondo la più celebre definizione del socialismo data da Lenin in persona suonava “i soviet più l’elettrificazione”. Persino i bambini venivano educati all’amore per l’energia, nucleare compreso. Fra i fumetti per i pionieri spiccava il personaggio di Atomino bip-bip, mentre i filmati di
propaganda erano zeppi di dighe idroelettriche sul Don e di colossali centrali.
Quando il movimento ecologista aprì le ostilità contro il nucleare, chiedendo la chiusura delle centrali in attività e il blocco della costruzione di quelle nuove, il congresso del Pci, seppure con una ristretta maggioranza, si espresse per la continuazione del programma nucleare. I filosovietici, però, erano già passati dall’altra parte. Armando Cossutta pronunciò un discorso in cui spiegava che il nucleare si poteva usare solo nei paesi socialisti, dove l’assenza del profitto garantiva che nessuno avrebbe rinunciato alle misure di sicurezza per fini di lucro. Il disastro di Chernobyl, pochi mesi dopo, negò alla radice la fondatezza del suo “ragionamento”, ma travolse anche l’energia nucleare italiana.
Ora neppure le centrali tradizionali godono più di buona stampa in una sinistra che fu produttivista e operaia e che ora, diventata snob, propaganda le utopie ambientalistiche, uno dei fattori più pesanti della crisi di competitività italiana.
Non sono più comunisti, e questo è certo bene, ma continuano a cercare miti salvifici che non esistono.
saluti




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