....contro Golia.
L’onore nazionale è qualcosa di cui gli italiani, disattenti perfino all’interesse nazionale, hanno sempre riso di cuore. Chi lo ha difeso, su diverse barricate, in genere è finito male.
Chi lo ha calpestato, in molti modi, ha saputo trarre beneficio perfino dalle orme lasciate sul suo corpo.
Ma l’onore d’Europa non esiste, è una finzione moralistica, è bon ton. L’Europa commerciale e ancora pre-politica, costruita nei decenni, ha un solo punto d’onore: il rispetto per i suoi membri
e per chi li rappresenta pro tempore, e sopra tutto la reciproca legittimazione.
Caduta quella, cade tutto.
Se il direttore di Repubblica non fosse un inguaribile fazioso, malgrado le sue qualità, non avrebbe concertato con i suoi pupazzi il teatrino euroanti- berlusconiano, non avrebbe lavorato sodo per esportare in Europa il linguaggio e il metodo dei girotondi, non avrebbe cinicamente usato qualsiasi cosa, perfino quel Gianfranco Fini che, nelle parole di Martin Schulz, Silvio Berlusconi ha colpevolmente portato al governo del paese, al solo scopo di demolire l’immagine del presidente del Consiglio eletto.
Demolire un’immagine, character assassination nel linguaggio anglosassone, è cosa diversa dall’incalzare, dal combattere apertamente un leader politico. L’ipocrisia ha un limite oltre il quale non è più l’omaggio che il vizio reca alla virtù, e diventa vizio puro.
Cocaina democratica.
Il colmo dell’ipocrisia è scoprire ogni volta che la cultura istituzionale del premier non è quella di un politico professionale, allevato nell’alta scuola della prima Repubblica.
Lo sapevamo tutti, da subito. Non c’è bisogno di infiorettare un giudizio condiviso, anche da Berlusconi, con le prediche sui rischi del suo titanismo, sulla sua estraneità culturale alle buone
regole (ma anche alle manfrine) del ceto politico europeo e italiano.
Il fenomeno Berlusconi è appunto questo: la scomparsa per mano dei procuratori d’assalto di un sistema fondato sui partiti che avevano fatto la Costituzione, l’aprirsi di un vuoto, il colmarsi di quel vuoto nei modi possibili.
Una tastiera ampia
Nessuno sa che cosa sarebbe successo se Berlusconi fosse rimasto ad Arcore a curare i suoi affari di imprenditore.
Non lo sa nemmeno Mauro.
Si sa però che cosa è successo nel momento in cui l’imprenditore televisivo anomalo si è fatto politico anomalo: è stata sanata, per quanto in modo turbolento e incompiuto (ma non poteva essere diversamente), l’anomalia italiana, cioè l’incapacità del paese di darsi un sistema di alternanza alla guida del governo, un sistema fondato sulla libera scelta degli elettori.
Nessuna gaffe, nessuna irruzione della cultura e del temperamento dell’uomo comune dentro il discorso politico e il galateo istituzionale, può cancellare questo dato di fatto. Ed è dal disconoscimento di questo dato di fatto, cioè dal vero problema della nostra democrazia, che nascono i guai.
Quando il direttore di Repubblica se la prende con gli opinion leader liberali che non gli danno man forte nella demolizione di una figura politica e istituzionale che ha dominato il nostro paesaggio vincendo due volte le elezioni e facendo opposizione costituzionale per quasi sette anni, il suo argomentare polemico svela il punto debole dell’impianto. C’è chi sostiene Berlusconi riservandosi posizioni di critica frondista talvolta anche molto dura (siamo noi), c’è chi lo giudica caso per caso anche molto criticamente ma non intende prendere partito nell’arena dei demolitori (sono i terzisti), e c’è chi intende demolirlo facendosi talvolta spacciatore di quella cocaina democratica tirata a tre narici da settori allo sbando dell’opposizione.
Berlusconi ha una tastiera ampia. Se non avesse risposto alle offese di Martin Schulz in quel modo, avrebbe incassato il giudizio di Giorgio Napoletano sul suo discorso: “politicamente corretto”. E sappiamo tutti che Repubblica avrebbe volentieri pubblicato l’articolo scritto per il Foglio, per il Times di Londra e altri giornali europei.
Ma Berlusconi, come ripetiamo da tempo sulle colonne del nostro giornale, non è il presidente del Consiglio, non è il presidente del Consiglio europeo, è prima di tutto Berlusconi.
Il che è un limite dal punto di vista del professionismo politico, ma è un atout decisivo in una situazione anomala come quella italiana, in cui la tradizionale rappresentanza politica dei ceti moderati e maggioritari d’improvviso, all’inizio del decennio berlusconiano, fu drasticamente delegittimata come sistema da una magistratura politicizzata che in seguito arriverà a delegittimare perfino un superprofessionista come Massimo D’Alema e la sua Commissione bicamerale bipartisan, definita “figlia del ricatto” mentre lavorava alla riscrittura della Costituzione e al compimento della transizione.
Caro Mauro, la verità è che voi ve la tirate da liberali pensosi delle sorti dello Stato, ma in realtà non potete riconoscere legittimità a Berlusconi, nonostante sia un grande elettore di Carlo Azeglio Ciampi, nonostante abbia dato prove di responsabilità istituzionale negli anni di governo dell’Ulivo, nonostante la sua politica estera fantasiosa ma “politicamente corretta”, nonostante il compimento sotto il suo segno del sistema bipolare di tipo europeo, e questo perché di conflitti di interesse in Italia ce ne sono due.
Quello di Berlusconi, che il premier tratta con improvvida disattenzione e con argomenti da bar sport, invece di normarlo entro i limiti del possibile, come aveva promesso.
E quello vostro, di un grande giornale politico alla guida dell’opposizione e del partito delle procure in nome degli interessi malamente nascosti di un imprenditore-finanziere-editore che è parte civile nei processi contro Berlusconi, che gliel’ha giurata per evidenti motivi di bottega, che ai tempi della Sme andava a Palazzo Chigi con Prodi per battere cassa da Bettino Craxi e cercare di ottenere il solito sconto alle vongole nell’acquisto di un bene dello Stato. E’ per questo che non avete mai pubblicato e non pubblicherete mai quelle poche righe delle memorie di Carlo De Benedetti che testimoniano la vostra somma ipocrisia.
Per questo nascondete gli interessi particolari che difendete sotto il manto d’Arlecchino di una retorica non credibile.
Il Cav. vi dà qualche argomento di troppo, di tanto in tanto, ma le sue verità anomale sono sempre meglio delle vostre omissioni, reticenze e manipolazioni.
Giuliano Ferrara su il Foglio di oggi
saluti




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