Impunità Atlantica
| Venerdi 4 Luglio 2003 - 183 | Paolo Emiliani |
La coerenza non abita alla Casa Bianca.
Gli americani hanno di fatto inventato i tribunali internazionali; sono stati ben felici di adoperare come marionette queste istituzioni fantoccio per poter scatenare la loro rappresaglia contro chiunque avesse osato affrontarli.
I processi di Norimberga e di Tokyo sono solo due esempi di questa pratica vergognosa con la quale i vincitori hanno preteso di giudicare i vinti.
Anche recentemente gli americani hanno preteso di processare i loro nemici e la signora Del Ponte si è sempre prestata in questa pratica di criminalizzazione, ancor prima di qualsiasi processo, dei nemici degli Usa.
Il rapimento, non esiste altro termine per definirlo, di Slobodan Milosevic ed un processo con sentenza già scritta si sono poi trasformati, per l’abilità del presidente serbo, in un atto d’accusa per la vile aggressione atlantica contro la Jugoslavia, ma questo è un altro discorso.
Gli americani hanno però scoperto che la Corte penale internazionale si sarebbe potuta trasformare in uno strumento dei popoli liberi per perseguire i loro crimini, le loro aggressioni a nazioni sovrane con pretesti risibili, l’uso indiscriminato di armi di distruzione di massa.
La Casa Bianca ha così deciso di non aderire a questa istituzione, da lei stessa inizialmente ispirata, ma questo non bastava per garantire l’impunità ai suoi sgherri che vanno in giro per il mondo ad ammazzare la gente, così ha deciso di boicottarla in ogni modo. E il modo preferito da Bush ed i suoi complici è quello degno di una cosca mafiosa: l’initmidazione e il ricatto.
L’amministrazione Usa ha così minacciato una cinquantina di Paesi di privarli del sostegno statunitense. Un provvedimento che scatterà qualora qualche Stato decida di non accettare gli accordi bilaterali a favore dei cittadini e dei militari Usa che possono essere perseguiti dlla Corte dell’Aja.
A ben 35 Paesi, infatti, ha denunciato il direttore esecutivo dell’Human Right Watch, sarebbero già stati tagliati gli aiuti militari.
In questo modo si apre però un grave contenzioso con l’Europa, in quanto la Commissione europea avrebbe già invitato tutti i Paesi a non firmare quell’accordo bilaterale. Succede così che quei Paesi che dipendono economicamente dagli Stati Uniti, ma che al contempo sperano in un ingresso nell’Unione europea, si trovano ora divisi tra due fuochi.
E’ il caso, per esempio, proprio della Serbia, inserita ora dagli Usa nella lista dei “cattivi”.
Tra i Paesi minacciati c'è, tra gli altri, la Tunisia come la Sierra Leone e l'Egitto. E poi, ancora, l'India, il Nepal, Timor Est, l'Afghanistan, lo Sri Lanka, le Filippine, le Seychelles e la Thailandia. Quindi la Bolivia, la Repubblica Domenicana, Panama e il Nicaragua. Quindi la Romania, la Georgia, la Bosnia-Herzegovina e l'Uzbekistan.
Ci sarebbe anche Israele, ma l’entità sionista è l’unica che non ha mai nulla da temere da Washington. Da sempre viola qualsiasi regola della comunità internazionale senza dover subire alcuna reazione.
Probabilmente Tel Aviv potrà aderire senza subire l’ira americana, perché è interesse di Washington quello di infilare, contro ogni regola, soprattutto della geografia, Israele nell’ambito Ue.
E il semestre presieduto da Berlusconi potrebbe essere propedeutico per questa decisione ispirata da Bush.
© rinascita - 2002




3 | Paolo Emiliani |
Rispondi Citando
