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Usa: basta aiuti a chi è con la Corte penale internazionale

L'amministrazione Bush minaccia 50 Paesi che intendono aderire allo strumento giudiziario della comunità internazionale. "Niente aiuti a chi non difende i cittadini americani".

di Melissa Bertolotti

WASHINGTON – Niente più aiuti militari ai Paesi che sosterranno la Corte penale internazionale. L’amministrazione Bush mostra i muscoli. E, sui toni di “o con noi o contro di noi”, minaccia una cinquantina di Paesi di privarli del sostegno statunitense. Un provvedimento che scatterà qualora qualche Stato decida di non accettare gli accordi bilaterali a favore dei cittadini e dei militari Usa che possono essere perseguiti da tale Corte.

La denuncia, firmata dal direttore esecutivo dell’Human Right Watch, precisa che alcuni interventi sono già stati apportati dall’amministrazione Bush. A ben 35 Paesi, infatti, sarebbero già stati tagliati gli aiuti militari per aver deciso di non firmare l’accordo che protegge i cittadini statunitensi dalla giurisdizione della Corte penale internazionali.

Un invito, a non firmare quell’accordo bilaterale, sarebbe poi giunto dalla Commissione europea. Con un risultato: quei Paesi che dipendono economicamente dagli Stati Uniti, ma che al contempo sperano in un ingresso nell’Unione europea, si trovano ora divisi tra due fuochi. E’ il caso della Serbia, inserita dagli Usa nella lista dei “cattivi”, tanto desiderosa di accelerare il suo ingresso europeo quanto dipendente dagli aiuti internazionali.

Tra i Paesi minacciati c'è, tra gli altri, la Tunisia come la Sierra Leone, Israle come l'Egitto. E poi, ancora, l'India, il Nepal, Timor Est, l'Afghanistan, lo Sri Lanka, le Filippine, le Seychelles e la Thailandia. Quindi la Bolivia, la Repubblica Domenicana, Panama e il Nicaragua. Quindi la Romania, la Georgia, la Bosnia-Herzegovina e l'Uzbekistan.

A peggiorare la situazione arriva anche la decisione del Belgio di svuotare la legge che attribuiva ai suoi tribunali il ruolo di garante in materia di giurisdizione internazionale. I giudici belgi, infatti, potevano finora perseguire chiunque si fosse macchiato di crimini contro l’umanità, anche se straniero, e per crimini non commessi sul territorio nazionale.

(4 LUGLIO 2003, ORE 13)