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    Predefinito La schiavitù è ancora...

    ....a noi vicina.


    Una buona e una cattiva notizia vengono dalla Mauritania.
    La buona: un ex schiavo, Sghai Ould M’Barek, è stato nominato primo ministro dal presidente della Repubblica Maaouiya Ould Taya.
    La cattiva: la schiavitù esiste ancora in Mauritania e Sudan, e il traffico viene canalizzato verso i ricchi paesi del Golfo, lo denuncia da anni la Oil, organizzazione delle Nazioni Unite.
    Le due notizie congiunte ne forniscono una terza, con buona pace dei no-global che scandalosamente dell’argomento mai si sono occupati: lo schiavismo, oggi largamente praticato da
    musulmani in Sudan e Mauritania (per procacciare gli schiavi) e da ricchi musulmani nel Golfo (per comprarli), ha solide basi religiose, perché il Profeta ha spesso parlato di schiavi e schiavitù, regolamentandola e quindi legittimandola.
    In parole povere: a tutt’oggi una parte dell’Islam considera lecita la schiavitù adducendo solidissime sure del Corano, e quindi la pratica.
    L’ultima denuncia certa è del 31 ottobre del 1997 e riguarda un trafficante che ha confessato la vendita per 1.700 dollari l’uno, di decine di bambini mauritani neri con destinazione gli emirati di Dubai o Abhu Dabi, attraverso i voli Bamako-Dubai.
    Il vescovo della diocesi di el Obeid di Nairobi, monsignor Macram Max Gassis, denuncia però ancora oggi il funzionamento del centro sudanese di al Mujlad, dove intermediari mauritani, libici e iracheni trattano schiavi che le tribù arabo-musulmane sudanesi dei Baggara e dei Messiria razziano nei villagi neri degli animisti Dinka.

    L’ascesa politica dell’ex schiavo maritano Sghai Ould M’Barek è dunque parte di una vicenda drammatica e ignorata. Assieme a Messaoud O. Bilkheir, egli ha infatti fondato e guidato “el Hor”, un’organizzazione clandestina di schiavi che ha lottato per anni per raggiungere un risultato ottenuto solo 22 anni fa, nel 1981: l’abolizione formale, per legge, della schiavitù (in quell’anno l’Onu stimava non meno di 300 mila schiavi in Mauritania, più del 20 per cento della popolazione). In realtà il vero colpo alla schiavitù era stato dato dalla siccità degli anni 70 che ha sconvolto tutta l’Africa sahariana e subsahariana e ha distrutto l’economia pastoral- beduina che impiegava al massimo gli schiavi. Ma la schiavitù era radicata anche nelle città e aveva creato una sorta di classe di “liberti”, di schiavi istruiti e colti cui le grandi famiglie urbanizzate avevano via via affidato la gestione esecutiva degli affari e delle relazioni scritte, concedendo via via loro la libertà.
    Questi “liberti” costituiscono la leadership degli ex schiavi, gli “haratine”, “nuovi uomini liberi”, che si colloca subito al centro della vita politica mauritana, soprattutto dopo il golpe militare guidato nel ’78 dall’attuale presidente Maaouiya Ould Taya, che depone il dittatore Ould Daddah (libero comunque, sino a oggi, di guidare l’opposizione al nuovo regime).

    Ould Taya si distingue per un notevole pragmatismo e nel 1984 inserisce tre ministri ex schiavi nel suo governo, rafforzandone così la rappresentatività. Più tardi la sua realpolitik lo porta a bilanciare un drammatico errore – l’appoggio all’invasione irachena del Kuwait nel 1990 – con una sterzata a 180 gradi che porta la Mauritania a riconoscere in pieno lo Stato di Israele, entrando così nel flusso dell’appoggio politico ed economico degliStati Uniti. Da vent’anni in qua la vita politica mauritana è così attraversata dal dibattito sullo status degli ex schiavi, con una divaricazione crescente tra la loro leadership: Messaoud O. Bilkheir – ex ministro dell’Agricoltura – sostiene da sempre che essi hanno diritto a un indennizzo per la menomazione sociale e umana subita.
    Sghai Ould M’Barek, ex ministro della Giustizia, ritiene invece “sessantottina” questa pretesa (così ci si esprime sui giornali di Nouakchott) e affida agli sforzi per lo sviluppo la ricompensa e il riscatto anche per gli ex schiavi.

    Un mese fa, l’otto giugno, un serio tentativo di golpe effettuato da militari fondamentalisti alla testa di una colonna di carri armati è stato sconfitto soltanto grazie all’intervento dell’aviazione marocchina, richiesto dal presidente scappato di notte, con solo mezz’ora d’anticipo dal palazzo presidenziale e al prezzo di molte decine di morti. Oggi la nomina dell’ex schiavo Sghai Ould M’Barek nel nuovo governo assume dunque un significato preciso: drenare ogni e qualunque forma di simpatia verso il golpismo fondamentalista da parte dei parìa, cui, per la prima volta in un paese islamico, viene assegnato il pieno potere esecutivo.

    Carlo Panella


    Su il Foglio di oggi.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: La schiavitù è ancora...

    [QUOTE]In origine postato da mustang
    [B]....a noi vicina.


    Una buona e una cattiva notizia vengono dalla Mauritania.
    La buona: un ex schiavo, Sghai Ould M’Barek, è stato nominato primo ministro dal presidente della Repubblica Maaouiya Ould Taya.
    La cattiva: la schiavitù esiste ancora in Mauritania e Sudan, e il traffico viene canalizzato verso i ricchi paesi del Golfo, lo denuncia da anni la Oil, organizzazione delle Nazioni Unite.

    Le due notizie congiunte ne forniscono una terza, con buona pace dei no-global che scandalosamente dell’argomento mai si sono occupati:

    per Mustang,

    1)-perchè adesso i paesi del golfo li qualifica ricchi?ma non erano paesi del terzo e quarto mondo?
    2)- perchè i no-global dovrebbero interessarsi dei fatti altrui se non sono funzionali alle loro ideologie? Come potrebbero, con ragione, sostenere che la schiavitù di cui si parla è il prodotto dello sfruttamento capitalista?
    Meglio tacere perchè andare in quei paesi a gridare" no-schiavitù,si ai diritti" è molto pericoloso.
    Sono così codardi e vili che preferiscono rompere l'anima a chi non può reagire per timore delle rappresaglie dei magistrati organici i quali non si curano dei nostri diritti pensano solo ai loro privilegi che chiamano indipendenza ma verosimilmente si tratta di mancanza di sensibilità..

  3. #3
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    Predefinito Solo sui Paesi...

    ....del Golfo:

    li definisco ricchi perchè tali sono.
    Non sono certamente così sciocco da definirli terzo mondo.
    Ma mentre l'Europa, gli Usa, l'Australia e altri paesi occidentali sono "ricchi" del proprio lavoro, "quelli" son ricchi del lavoro degli altri. In questo senso si potrebbero mettere nel Terzo mondo.

    saluti

 

 

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