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Un inno per la Trinacria
La Sicilia è la prima regione ad avere un inno regionale. E subito nasce la polemica
"Sei tu il sorriso che fa ritornare/sei la Montagna di cui senti il cuore/con l'universo non ti cambierei!/Madreterra di Uomini e Dei". Attacca così "Madreterra" l'inno della Regione Siciliana, la prima delle 20 sorelle dello Stivale ad avercene uno tutto per sé. La presentazione è avventuta domenica 15 giugno in occasione del Festival di Taormina in un ambiente non propriamente entusiasta.
Infatti, prima ancora che l'orchestra iniziasse ad intonarlo dal pubblico si sono levati fischi e ululati. «Gli insulti non erano destinati alla composizione, ma erano una contestazione di tipo politico» ha precisato Vincenzo Spampinato, l'autore catanese che ha dato musica e parole all'inno. Insomma, gli improperi erano tutti per il presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro che della trovata è l'ideatore e che in quel momento stava sul palco.
L'inno della Sicilia non è stato scelto tra arie celebri come il "Va' pensiero" che Bossi ha abbinato alla Padania e non è stato nemmeno commissionato a un artista strafamoso. La Giunta il compositore l'ha scelto per concorso.
«Mesi fa ho ricevuto una busta dalla Regione - ricorda Spampinato - nella quale si diceva che era aperta la selezione per trovare un nuovo inno regionale. So che questo invito è stato spedito a diversi musicisti siciliani, quelli che hanno comprovata esperienza, secondo il registro della Siae. Dopo il primo momento di scetticismo mi sono messo a lavorare e ho scritto qualcosa che mi piaceva. L'ho proposto alla commissione. So che hanno valutato al "buio", cioè senza sapere chi fossi. Poi hanno giudicato. Così per la prima volta ho vinto qualcosa».
Già prima di essere reso pubblico, l'inno aveva generato polemiche. L'accusa era di aver fatto in qualche modo "un favore a Bossi" e a suoi progetti di secessione. Ma Cuffaro dal canto suo ha commentato che l'inno «vuole essere un segnale affinchè il federalismo e le identità del Paese non siano motivo di divisione, ma al contrario di unità». Poi sono piovute critiche sul contenuto: qualcuno ha parlato di retorica, di "inno alla rassegnazione" e addirittura di "inno maschilista".
Bordate che Spampinato non accetta: «Sono critiche senza senso. Quello che ho scritto è retorica? Può essere, ma allora ogni cosa è retorica! Io penso che se uno crede in quello che scrive non è retorica. E io credo in quel che ho scritto. L'inno deve essere inteso solo come un momento di aggregazione, di gioia collettiva, è sentirsi parte di un'identità sociale, una comunità che esiste storicamente. Perché la Sicilia non deve essere più "terra di conquista", ma "terra che conquista"».
E sul fatto di aver fornito un assist alle tesi leghiste? «Io - continua Spampinato - di politica non mi occupo. Questo inno è una canzone scritta da un siciliano che canta il suo orgoglio per essere italiano nato in Sicilia. E poi la canzone è in italiano non in dialetto».
La Regione si è presa tutti i diritti d'autore sull'inno, che dovrebbe diventare anche un disco e sarà suonato nelle cerimonie ufficiali. Secondo gli accordi non sarà mai un'alternativa a quello di Mameli, ma sarà suonato subito dopo. Per la realizzazione dell'opera l'autore ha ricevuto un cachet di 100mila euro, Iva compresa.
Ma Spampinato precisa che: «A parte che ho speso un sacco di soldi per realizzare l'opera e registrarla, ho incassato infinitamente meno di quello che molti colleghi prendono per fare una sola serata. Eppoi sono soldi spesi per il divertimento e la socializzazione, cose che non dovrebbero avere prezzo».
Verissimo, ma a ogni buon conto la sommetta non è per niente trascurabile, soprattutto tenuto conto delle infinite emergenze che affliggono la Grande Isola
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Chissà da dove vengono i soldi che hanno speso...




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