da www.iltempo.it
" PSICHIATRIA USATA COME ARMA POLITICA
di RUGGERO GUARINI
DUNQUE l’ultima su Berlusconi è che sarebbe un pazzo. Un pazzo pericoloso. Un pazzo da manicomio.
I manicomi non ci sono più. Ma proprio quelli che li hanno chiusi li riaprirebbero volentieri per chiuderci dentro solo lui - quel pazzo scatenato che sta a palazzo Chigi.
E che dà continue prove della sua follia raccontando agli italiani una frottola dopo l’altra.
Certo un tipo come lui sarebbe meglio sbatterlo in galera.
Ma se proprio non si riesce a mandarlo al gabbio bisognerebbe internarlo in uno speciale ospedale psichiatrico: quello che nel paese dei pazzi a piedi libero (giacché da un pezzo vi è stato deciso che la follia non esiste) sarà tuttavia necessario, facendo un’eccezione, riaprire appositamente per lui.
Parola degli esperti del ramo Politica e Follia. Che l’altra sera hanno comunicato i risultati della loro perizia sulla pazzia del premier dal teleteatrino dell’Infedele, il talk-shaw condotto per "La Sette" da Gad Lerner. Dove per l’occasione un autentico cannone della categoria, il professor Mauro Mancia, audace esploratore dei misteri dell’inconscio, e in particolare di quello dei matti ammalati di egolatrìa delirante, ha definito Silvio Berlusoni un paranoico affetto da narcisismo furioso. Dipingendo tutti gli italiani che votano per lui come degli idioti ammaliati dalla sua follia.
Sarà superfluo aggiungere che questo eminente psicopompo, esponendo la sua diagnosi ora coi toni vagamente oracolari di una sibilla barbuta, ora con gli accenti soavemente minatori di un profeta biblico, ha brillantemente conseguito due successi con un botto solo. Giacché se da un lato ha dimostrato di conoscere perfettamente la propria materia esibendo impavidamente tutti i sintomi dei morbi che pretende di curare, dall’altro ha fondato una nuova scienza: la psichiatria politicamente corretta.
Che del tutto nuova tuttavia non è. Giacché in sostanza è la stessa che nei paesi del socialismo reale permetteva com’è noto di disfarsi degli oppositori che il Partito non riusciva a fucilare, chiudere alla Lubianka o spedire nel gulag definendoli schizofrenici e affidandoli come tali alle cure dei castigamatti di stato.
Il più evidente dei sintomi della paranoia narcisistica del Cavaliere sarebbe naturalmente la sua famosa megalomania.
Che si esprimerebbe soprattutto nella sua tendenza a raccontare fandonie. E questo è forse il dettaglio più gustoso della faccenda. Giacché tutte le possibili fregnacce raccontate da tutti i veri o presunti ballisti del passato, del presente e del futuro, anche le più madornali e spropositate, di fronte a quella immane, colossale, gigantesca, micidiale e atroce bubbola che è stato il comunismo (le cui menzogne e follie il dottor Mancia ritiene ovviamente indegne della sua attenzione scientifica), sono soltanto (come direbbe Totò) quisquilie, bagattelle e pinzillacchere.
Sembrerebbe dunque ragionevole concludere che il caso dei nostri psichiatri politicamente corretti è in fondo quello del bue che dà del cornuto all’asino. Ma forse sono soltanto dei pazzi che dicono scemenze per non sembrare cretini.
lunedì 9 dicembre 2002 "
Saluti liberali




Rispondi Citando
1-58.
)
Scemi gli ingegneri allora...
Nobis ardua 