I messicani non votano

Luis Hernández Navarro
Domenica si è votato per le elezioni legislative in Messico, a tre anni dall'elezione a presidente di Vicente Fox, che interruppe un potere, quello del Pri, che durava da oltre settant'anni. Questo articolo è comparso su La Jornadaq di Città del Messico. Non c'è niente da celebrare, nelle elezioni dell'8 luglio. Il grande vincitore è stata l'astensione. Quasi il 60 per cento dell'elettorato ha disertato le urne. Altri hanno annullato il loro voto. Partiti politici e funzionari pubblici, la classe politica nel suo insieme, ha ricevuto un severo avvertimento da milioni di persone disincantate nei confronti della politica istituzionale.
Quelli che si sono imbarcati in campagne energiche per convincere gli elettori a frequentare le urne non sono stati ascoltati. Il fossato che separa i politici professionisti dai cittadini è sempre più grande. Questo aumento dell'astensionismo ha a che fare con quattro fatti che hanno modificato la fisionomia del paese e che i partiti politici non sembrano aver per niente compreso nelle loro modalità di intervento politico. Il primo è l'esodo che ha allontanato milioni di persone dai luoghi di nascita e lavoro, e ha fatto della migrazione [tanto interna quanto verso gli Stati uniti] e della delocalizzazione territoriale un fenomeno centrale del Messico contemporaneo.
Il secondo è la "changarizzazione" [da "changarro", che allude ai costumi del Messico del nord, da cui proviene il liberista presidente Fox, Ndt.] della base produttiva e la precarizzazione del lavoro, che hanno dissolto identità e lealtà tradizionali associate al mondo del lavoro e a clientele elettorali. La terza è l'emergenza delle reti informatiche, che hanno provocato, soprattutto tra i giovani urbani, nuove sensibilità e diverse forme di relazione. Infine, colpisce il crescente numero di conflitti sociali in tutto il paese, che si sviluppano al margine dei partiti politici e dei tradizionali intermediari sociali.
Nonostante la sconfitta nelle elezioni presidenziali di tre anni fa, il Pri [Partido revolucionario insitucional, al potere per settant'anni, Ndt.] è stato il partito più votato. Il suo recupero è notevole. Nonostante la sua crisi e i conflitti interni, gli scandali per corruzione in cui è stato coinvolto e il discredito dei suoi principali dirigenti, nessuno ha riempito il vuoto nazionale che il suo abbandono della presidenza ha lasciato. Di più: parrebbe che nessuno possa riempirlo nel breve pìeriodo. Il suo voto duro si mantiene contro vento e marea.
Messo di fronte all'alternativa tra iniziare un'offensiva a fondo contro il tricolor [così è chiamato il Pri, Ndt.] o negoziare per mantenere la governabilità, il governo di Vicente Fox ha scelto la trattativa con il suo avversario. Invece di fare giustizia e giudicare i crimini del passato, è stata offerta ai "priisti" una amnistia di fatto. Sono stati mantenuti in posti chiave della pubblica amministrazione, anche, molti dei suoi dirigenti. L'esecutivo gli ha così fornito tempo e risorse per il recupero. Le elezioni mostrano che il Pri non è solo un partito, ma parte di una cultura politica profondamente radicata tanto nella popolazione che in altre formazioni partitiche. Il clientelismo e le reti di scambio di favori per voti si mantengono praticamente intatti in settori popolari. Le elezioni hanno messo in mostra, inoltre, che una parte dei signori del denaro continuano a vedere in quel partito il migliore strumento per salvaguardare i loro interessi.
La scivolata del Pan [Partido de acción nacional, di destra, il partito di Fox, Ndt.] è notevole. E' il grande sconfitto della giornata. Gli elettori lo hanno penalizzato. L'effetto Fox a scala elettrale si è trasformato nel difetto Fox. Il governo del cambiamento ha fatto pochi cambiamenti nell epolitiche pubbliche. Negli ultimi tre anni l'economia non è cresciuta, non si è combattuta la corruzione del passato è si è avuta una regressione nella separazione tra Chiesa cattolica e Stato. Alleati chiave del governo di Fox, all'inizio della sua amministrazione, come gli imprenditori e Washington, si sono convertiti, col passar del tempo, in critici.
Il Prd [Partido de la revolucion democratica, centrosinistra, Ndt.] ha recuperato in parte la sconfitta sofferta nelle elezioni presidenziali del Duelmila. Il fatto più notevole è il suo trionfo a Città del Messico, prodotto della popolarità di López Obrador [il sindaco, Ndt.]. E' rimasto, tuttavia, ben lontano dal 26,5 per cento che ottenne nel 1997.

La Jornada, 7 luglio 2003