k'este rutta o no?....e si embo isperemas de achere impare finzaas sas politicas![]()


k'este rutta o no?....e si embo isperemas de achere impare finzaas sas politicas![]()


Embo Maureddu Pili no est prus presidente de sa zunta rezionale, ma ista trancuilla chi a eletziones novas non bi annamus ca su collante chi mantenet ritzu su cussitzu rezionale no est sa pulitiga ma s'istipendiu de 13000 € chi tocat a donzi cussizeri.
A propositu apo perditu su numeru tuo de telefono, mannamilu chin d'sunu SMS a su 339 4232098.
Chin salude.
Bustianu


Giunta Regionale....no has a essi chistionendi de su "Gubernu de Logu"?Originally posted by juanna maria
k'este rutta o no?....e si embo isperemas de achere impare finzaas sas politicas![]()
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L'accettazione di un unico principio è l'essenziale impegno richiesto a chiunque oltrepassi la linea in terra che delimita il territorio politico nazionalista. E' enunciato all'Art.3 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino adottata dall'Assemblea nazionale costituente francese il 6 agosto 1789 e recita: " Il pricipio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che non emani espressamente da essa".
I nazionalisti, che si definiscono tali in quanto vivono il loro impegno esclusivamente in funzione degli interessi della Nazione sarda, ritengono che il principio d'ogni sovranità risieda essenzialmente nella Nazione dei sardi ed operano in un quadro di federalismo europeo per il ristabilimento con mezzi democratici e politici della sovranità sarda oggi insufficiente, in pericolo di regressione, combattuta e in parte negata. Si organizzano allora politicamente su base sarda senza riconoscere nessuna autorità esterna e tanto meno italiana. Ben vengano le Berritas e sos Elmettos, una volta uniti e oggi separati, che platealmente divisi e in mediatica concorrenza, competono a chi compie azioni più eclatanti per tener desto l'orgoglio e l'identità nazionale sui temi scottanti del colonialismo. Sappiamo tutti che i riflettori ad un certo punto si spengono e gli spettatori si abituano alle novità. Una volta fuori dal teatro chiedono concretamente sovranità, libertà, lavoro, leggi, nuove istituzioni, programmi e governo per i sardi. Il metodo è sempre quello: una testa un voto e governa la maggioranza. Ma le leggi elettorali manovrano con incentivi e disincentivi la concreta possibilità per l'elettorato nazionalista di contare autorevolmente nel Consiglio regionale che è il luogo dove si decide concretamente il futuro della Nazione e dei singoli sardi. Prova del nove di una ancora lontana unità dei nazionalisti (e di una loro alleanza con uno degli schieramenti italiani) è il varo di una nuova legge elettorale che restauri la "specialità autonomistica sarda". Ben venga qualsiasi governo, della maggioranza ricostituita e rafforzata, balneare o montagnino, dei saggi o dei tecnici, istituzionale o colore de su cane fuende. In meno di un anno non è che si possa fare molto ed al punto in cui siamo anche una buona ordinaria amministrazione sarebbe meglio del caos e della crisi permanente vissuta fino ad oggi. Siccome un qualsiasi Governo deve reggersi su di una maggioranza numerica e programmatica è essenziale che la chiave di volta della prossima maggioranza dovrà essere la "nuova legge elettorale". Non la legge italiota fatta per le Autonomie ordinarie imposta da Roma, ma una legge elettorale autonomistica più avanzata possibile, fatta dai sardi (è in loro potere farla) per la propria Autonomia speciale. Questa legge dovrà essere un meccanismo, non leonino, truffaldino, furbesco o paracolonialista, che permetta a chiunque di essere rappresentato giustamente in ragione delle forze espresse, delle idee veicolate e delle alleanze sottoscritte, senza meccanismi ricattatori o forche caudine di sorta. La legge elettorale dovrà consentire all'area nazionalista la sua presenza rafforzata da accordi politici anche elettorali fra tutte le componenti nazionaliste. Evidentemente i partiti italioti di destra come di sinistra e centro faranno, come stanno facendo, vento contrario, approfittando della cronica disunione nazionalista. Eppure i tempi sono maturi. Il risveglio d'identità nazionale è fortissimo ed ubiquitario. E' particolarmente rilevante fra i giovani sotto i trent'anni, pronti a tutto pur di lottare ed impegnarsi in nome della Sardegna.Pare che in questi ultimi dieci anni i giovani non hanno subito nessun processo d'ideologizzazione. La morsa dei partiti ideologici, in declino o scomparsi, si è allentata se non vaporizzata lasciando nella confusione ma nella libertà di pensiero diverse generazioni di giovani che però sono il nerbo della società come del corpo elettorale. Apparentemente si sono rivolti al privato, al consumismo, alle mode esterne e sembrano aver decisamente abbandonato la sardità per adottare modelli di vita colonizzanti. Qualcuno li definisce anche qualunquisti o disimpegnati solo perchè non rispondono più a schemi superati o sbagliati, ancora punto di riferimento o di proselitismo per operatori politici sopravissuti alla prima repubblica. Il partito del marketing politico, del messaggio mediatico, del leader onnipotente e di Orwelliana memoria, non ha presa nelle coscienze ma solo in superficie. Lo stesso si può dire per l'ex partito che si fa stato che abbandonati i miti sovietici, il lavaggio del cervello e l'esposizione delle reliquie dei santi comunisti, mostra solo l'attaccamento al potere per il potere ed il clientelismo ad uso esclusivo di una nomenclatura di parvenu della politica e dell'imprenditoria. Anche le schegge ricostituite della DC pur mantenendo una loro centralità non riescono ad unirsi, divise come sono per arraffare pezzi di torta del potere, nel sogno irrealizzabile di ricostituire il partito dei cattolici che invece ormai militano ovunque faccia più piacere o comodo. I giovani, non sono più arpionabili, arruolabili, ideologizzabili e per questo sono anche confusi ed ondivaghi nel voto, quando non s'astengono im massa formando il più forte partito in circolazione. Proprio perchè ormai immuni dalle ideologie e soprattutto da quelle ancora veicolate dai partiti italiani filocolonialisti ed antisardi è bastata la minaccia delle scorie nucleari per farli mobilitare in nome della Sardegna. In nome dell'unica idealità immortale che è sgorgata dai loro cuori perchè nasce dalle nostre spiagge, dalle colline, dai fiumi riarsi, dagli ovili e dalle periferie cittadine, dalla luce sarda e dall'odore del mirto e del lentischio, dal loro sangue, dalla nostra cultura e dalla lingua sarda pur a volte tagliata, dalla storia imparata a scuola e fuori, dal loro libero ragionamento e dalle intuizioni ancestrali. E' l'idea svincolata anche da vetuste interpretazioni sardiste, d'appartenenza alla Nazione sarda, al popolo dei nuraghi e della Sassari che si nutre di desiderio di libertà e giustizia tipico dei sardi. La corale opposizione alle scorie significa voglia autodeterminazione ovvero d'essere padroni a casa propria, ospitali e non ospiti nella nostra Isola. I giovani sono colti ed attenti politicamente. Sono però ancora senza risposta perchè disprezzano chi è disunito. Non tengono in nessun conto anche il miglior discorso o programma politico nazionalista o sardista che dir si voglia se è pronunciato da chi si divide dai proprio fratelli. Da chi non possiede l'umiltà e la lungimiranza politica di scavalcare quella linea tracciata per terra per abbracciare i propri fratelli nazionalisti. Ecco, il vento si è levato, inaspettato e forte. Amici nazionalisti uniamoci! Offriamo ai giovani un soggetto politico nazionalista di riferimento. Mostriamo unità in un mondo che si divide. Non sarà nostro tutto il mondo, ma quello della nostra Patria Sarda sì.
Mario Carboni


no! parlavo della giunta della patagoniaOriginally posted by Josto
Giunta Regionale....no has a essi chistionendi de su "Gubernu de Logu"?![]()


Quale Gubernu de Logu! E' la combriccola dei vu' mangià!


Hapu cumprendiu, ma bolia nai chi tui iscris unu idioma chi no si cumprendit, chi parit italianu ma no est italianu, chi parit sardu ma no est sardu.
Jaja mia candu deu chistionada di ainci mi narada: "chistiona s'italianu chi su sardu no ddu scis chistionai, cussu no est sardu, est italianu porceddinu".
Tandus tu puru decididì, sighis su cunsillu de jaja mia: o Sardu o Italianu, chen'e confusionis (custu est feti unu cunsillu ma a marolla podis fai totu su chi ti parit)![]()
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