Pagina 2 di 12 PrimaPrima 123 ... UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 117
  1. #11
    Laudetur Jesus Christus
    Data Registrazione
    17 May 2009
    Messaggi
    96
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La questione giudaica e "La Civiltà Cattolica"

    Riporto da "La Civiltà cattolica, anno 89, vol IV del I Ottobre 1938, quaderno 2119, della cui gloriosa pubblicazione conservo decine di annate ben conservate, appartenenti a mio nonno e, in precedenza, raccolte da suo padre, questo intervento efficace e sobrio, ma non per questo meno chiarificatore sulla questione giudaica all'epoca del fascismo.

    Laudetur Jesus Christus

    --------------------------------------------------------------

    Di Ebrei, di questione ebraica, di pericolo e di " problema " giudaico è un gran parlare da tempo.

    In Italia, udiamo ripeterci da molte parti, ed è confermato anche dalla più autorevole voce della politica italiana, non si vuole imitare la Germania in genere, né l'acerbità nazistica in particolare contro gli oppositori, venuti dal giudaismo.

    Ma, anche fra noi, gravi provvedimenti furono decretati contro gli Ebrei, o sono già in corso, e la stampa quotidiana li commenta, com'è suo costume, e a suo modo li giustifica, ma con una vivacità di linguaggio e una così ardimentosa facilità di logica e di storia, di citazioni e di polemica che noi, senza forti riserve, non potremmo accettare. Eppure vi abbiamo trovato più volte, contro il solito, fatto con onore il nome del nostro periodico, allegatone frasi, proposizioni, o anche interi articoli, antichi di quasi mezzo secolo fa, sebbene alludessero a condizioni sociali, o polemiche dottrinali, assai diverse dalle presenti. Ma - cosa per noi non meno grave - si vollero mettere quegli scritti del nostro periodico, di quasi mezzo secolo fa, in recisa ed aperta opposizione al sentimento odierno degli altri cattolici, ed a quello perfino dell'autorità ecclesiastica, che è dire della Chiesa gerarchica e docente, di fronte alla quale deve cedere ogni autorità di maestro o scrittore privato.

    Su ciò abbiamo già aperto il nostro animo e chiarito il pensiero dei nostri predecessori ed il nostro nel precedente quaderno (1), sebbene i nostri intelligenti e fedeli lettori non ne avessero di bisogno. Essi avevano, infatti, col semplice riscontro dei passi allegati potuto verificare da sé ed accertare quanto dalle moderne citazioni dei giornali uscisse monco o travisato quel pensiero; anzi, in alcuni tratti, affatto incongruo e lesivo della giustizia e della carità. Ora l'una e l'altra assolutamente, noi, come i nostri predecessori, vogliamo usata e rivendicata anche verso gli Ebrei, sia pure con la certezza che non l'useranno essi con noi. Né certo l'hanno usata mai nelle passate persecuzioni, da essi o scatenate o promosse contro la Chiesa, in accordo sia con la massoneria, troppo da essi sostenuta, sia con altri partiti sovversivi ed anticristiani, dalla " grande " rivoluzione francese specialmente, fino ai nostri giorni.

    Ma ciò non c'indusse punto, né c'indurrà mai a voler ricambiare della stessa moneta, bensì ad impedirli semplicemente dal loro mal fare ed a premunire gli altri dalla loro strapotenza, e ciò per il bene comune, morale e religioso sopra tutto, e per la salvezza degli stessi Giudei.

    Gli uomini invece della politica, sopra accennati, per i loro fini o motivi d'interessi politici che non tocca a noi ora discutere cominciarono proprio sul loro primo trionfare, prima in Russia e poi in Germania, a rivoltarsi contro gli Ebrei, quando si accorsero di averli avversari, fautori malfidi o aperti oppositori dei nuovi metodi o "ideologie" di governo, prima che dei pretesi diritti o interessi di stirpe o di razza. Come è evidente, quella mossa antigiudaica, sia del comunismo internazionalista o bolscevismo russo, sia del socialismo nazionalista o nazismo germanico, non fu maturata da nessuna considerazione religiosa, se non anzi agevolata dall'odio o avversione generale di tali partiti contro ogni religione positiva, anche l'ebraica: odio dissimulato nel nazismo, ostentato nel bolscevismo. Non può quindi dar luogo a qualsiasi pur lontano richiamo contro la Chiesa o il Clero, nonché a quelle recriminazioni a cui usano abbandonarsi i vecchi persecutori, a loro volta divenuti perseguitati, e con essi i vecchi liberali, della massoneria specialmente, loro naturali alleati, com'è noto.

    L'Italia non entra nella lizza se non dopo tre lustri e più di fascismo dominante e con più miti consigli, come sentiamo, non ostante i prodromi sopra accennati. Ci dichiara anzi il Regime fascista, uno dei giornali più accreditati o rappresentativi del partito, in un suo articolo del 30 agosto passato, col titolo Un tremendo atto di accusa: "Confessiamo che il Fascismo è molto inferiore, sia nei propositi, sia nell'esecuzione, al rigore della Civiltà Cattolica". E sopra aveva detto di accorgersi, dopo aver letto lo "studio vigoroso" del nostro periodico (dell'autunno 1890) che "gli Stati e le società moderne, e persino le più sane e coraggiose nazioni d'Europa, l'Italia e la Germania, hanno molto da imparare dai Padri della Compagnia di Gesù"; ed appunto, come conchiude, da questa, ch'egli chiama "leale e coraggiosa battaglia dei sapienti e irreprensibili Gesuiti".

    Grazie dell'elogio insolito, che troviamo ripetuto pure, in termini più o meno calorosi, da altri periodici e giornali quasi a gara, come vediamo anche dai molti ritagli che ce ne comunica alla giornata "L'eco della stampa". Ed a questo coro di lodi - tanto poco vi siamo avvezzi! - avremo noi il mal garbo o la scortesia ingrata di rispondere con la freddezza del riserbo, della correzione o della critica? Non intendiamo ciò; ma più di ogni lode o popolarità, in un argomento specialmente che tocca le ragioni della carità e della giustizia, ci preme di chiarire il pensiero nostro e quello dei nostri defunti colleghi e maestri; perché noi siamo certi che anch'essi troverebbero queste lodi più sgradite delle critiche, se dovessero palliare sotto la loro egida una qualsiasi offesa di carità e di giustizia contro il prossimo, fosse pure il prossimo in sé meno simpatico, quello degli Ebrei, specialmente se stretti in intima alleanza con la massoneria, come apparivano alla data degli articoli accennati, del 1890.

    E non vi è chi ci fa dire, generalmente e senza niuna distinzione, ciò che invece nella nostra rivista fu negato esplicitamente? Ma particolarmente si suppone che siano della rivista stessa i suggerimenti e rimedi da altri autori proposti e da essa discussi e rigettati, come quello fra i più gravi, non solo di considerare gli Ebrei come stranieri, ma di "confiscarne i beni perché roba di malo acquisto": suggerimento che, dato così generalmente e senza nessuna distinzione sa troppo di ingiustizia o di vendetta, e perciò riesce troppo difforme dallo spirito cristiano e religioso.

    Fortunatamente, gli articoli del nostro periodico, dell'ultimo trimestre del 1890 (2), che furono i più largamente sfruttati nella presente polemica, si possono riscontrare da chiunque voglia, in fonte. E diciamo in fonte, perché furono, è vero, ristampati a parte, ma non sempre correttamente, anche nella più recente edizione, da cui hanno attinto, crediamo noi, i giornalisti (3). In questa, per l'appunto, un gravissimo errore di stampa - certamente involontario, per l'omissione di una riga e lo spostamento di altre - rende inintelligibile il passo della confiscazione, di cui si parla. Si trova esso nel terzo articolo, che discute i "rimedi", dopo che nel primo si sono indagate le "cause" e nel secondo gli "effetti", della moderna invasione giudaica nell'Europa.

    Fra i "rimedi" o proposte di soluzione della vessata questione, sono riferite anzitutto dal nostro periodico, ma escluse, "alcune proposte di pubblicisti, non già mossi da maltalento di socialismo contro le ricchezze degli ebrei ma caldi di uno zelo per la religione e la patria, che per altro si desidererebbe meglio temperato da giustizia". La prima di tali proposte è appunto il rimedio che "sarebbe più radicale di tutti, ma non conforme allo spirito cristiano"; la confisca dei beni e il bando delle persone. Quindi l'autore dell'articolo riportava bensì le ragioni più forti allegate dai proponenti, e il voto espressone anche da un congresso di antisemiti - che "si applichino ai giudei le leggi che i giudei stessi hanno fatto approvare e sancire dai framassoni governanti dei paesi cattolici contro la Chiesa", cioè che "si dichiarino nazionali tutti, senza eccezione, i beni dei giudei" - ma senza punto approvarle, conchiudeva:

    "Non è mente nostra diffonderci in un esame critico di sì fatta proposta. Notiamo soltanto, che della sua esecuzione abbondano gli esempi nelle storie. Ma, per essere legittima, bisognerebbe, prima di tutto, che la confisca fosse decretata da chi esercita regolarmente nelle nazioni la pubblica autorità: ed in secondo luogo, che si effettuasse con certe norme di giustizia e di carità cristiana".

    "Non tutti gli ebrei - soggiungeva - sono ladri, arruffoni, bari, usurai, framassoni, farabutti e corruttori dei costumi. In ogni luogo se ne conta un numero, che non è complice delle furfanterie degli altri. Perché involgere questi innocenti nella pena dovuta a' rei?". Così egli col buon senso e la equità del cristiano e del religioso, che gli era propria. Né tace le ragioni che a queste oppongono "i sostenitori dell'eroico rimedio", come il dire che "nelle guerre più giuste e più sante perisce gran numero d'innocenti, che questa non è vendetta, ma legge di necessaria difesa ecc.". Ma egli non le approva senza riserva, e quanto al provvedimento generale di cui si parla, conchiude anzi che "la giustizia e la carità avrebbero in ogni caso buone ragioni da far valere contro la crudezza delle sue troppo draconiane disposizioni".

    Similmente rigetta l'altro rimedio, che dovrebbe essere di necessario compimento al primo, del bando generale dell'ebreo come straniero dal nostro suolo, ammesso pure il fatto che "se esso vi sta o vi sta per toglierlo a noi cristiani o vi sta per congiurare ai danni della nostra fede"; giacché infine "si tratta di un nemico che mira a spropriarci della terra ed a privarci del cielo". Ma un siffatto rimedio, specialmente se si avesse da praticare in tutti i paesi civili, "non sarebbe generalmente possibile, anzi contrarierebbe i disegni di Dio", che vuole la conservazione di Israele, sebbene così disperso, come "un palpabile argomento della verità del Cristianesimo". E "ammesso pure che fosse ora praticabile, sarebbe difforme dal modo di vedere e di operare della Chiesa romana". Ed a quest'ultimo proposito l'autore aveva allegato già l'esempio dei papi e dei principi cattolici, e citato anche la testimonianza dei due ebrei convertiti, i fratelli Lémann: i quali notano come "i Papi hanno sempre permesso con benevolenza il soggiorno nella città loro; e questo popolo errabondo, pur avendo libertà di non andarvi, sempre vi andava e chiamava anzi per gratitudine Roma il paradiso degli ebrei". Se ciò avveniva, era perché quei giudei più assennati dei moderni riconoscevano che le leggi di separazione o " interdizione" loro poste, erano non meno a difesa loro propria che a tutela dei cristiani, impedendo ogni mutua offesa o violazione di diritto da una parte e dall'altra.

    Ora su questo ultimo punto insiste precisamente la nostra rivista nel 1890, e l'oppone alla condotta del liberalismo e massonismo allora dominanti, per trovare "il solo modo di accordare il soggiorno degli ebrei col diritto dei cristiani". E questo sarebbe, secondo essa, di "regolarlo con leggi tali che al tempo stesso impediscano agli ebrei di offendere il bene dei cristiani, ed ai cristiani di offendere quello degli ebrei": leggi quindi non odiose, ma giuste; di eccezione, non di persecuzione, anzi di mutuo vantaggio, come si disse.

    E' vero che ciò sembrerà violare quella piena "eguaglianza civile" che il liberalismo si fece vanto di concedere loro senza limitazione alcuna. E il nostro polemista lo riconosce, ma contro le ragioni dei vecchi liberali richiama il pensiero del de Pascal, uno degli scrittori antiliberali del secolo passato, che "volere un diritto comune fra condizioni sociali disparate, è come volere una misura eguale fra stature diverse. L'equo, il necessario è invece il rispetto eguale a tutti i diritti differenti", quali corrono, ad esempio, fra nazionali e stranieri. E fra questi ultimi vanno annoverati, a loro stessa confessione, gli ebrei, generalmente parlando; se è vero che "il cosmopolitismo della loro stirpe è dai giudei medesimi confessato".

    Il nostro antecessore del secolo passato crede adunque che la totale eguaglianza civile, data dal liberalismo agli ebrei, che li collegò quindi con la massoneria, non solo e loro indebita, non avendone essi diritto, ma "anzi è perniciosa non meno ad essi che ai cristiani". Egli era perciò di opinione che "presto o tardi, per amore o per forza, si avrà da rifare" ciò che si era disfatto, da cento anni in qua, negli antichi ordinamenti civili, per amore di novità, di pretesa libertà o falso progresso. "E forse - egli soggiungeva - gli ebrei medesimi saranno costretti di supplicare che si rifaccia". Ora la ragione di questa previsione sta appunto sotto i nostri occhi: perché proprio oggi "la strapotenza alla quale il diritto rivoluzionario li ha oggi sollevati, viene scavando loro sotto i piedi un abisso, pari nella profondità alla altezza in cui sono assorti".

    Ma sopra ogni altra cosa, vi è il troppo giusto motivo di ben considerare se non sia troppo vero e confermato dall'esperienza di mezzo secolo quanto egli denunciava fin dal 1890: che "la uguaglianza, largita agli ebrei dalla setta anticristiana, ovunque si è usurpato il governo dei popoli, ha partorito l'effetto di collegare l'ebraismo col massonismo nella persecuzione alla Chiesa Cattolica e di innalzare la razza giudaica sopra i cristiani, nella potenza occulta e nella opulenza manifesta".

    Eppure né per il presente, né per tutto il cinquantennio passato, non è venuto proprio né da parte della Chiesa, né da reggitori o governi cattolici, ossia da quelli che più erano danneggiati dall'ebraismo, nessuna mossa violenta, di rappresaglia o di lotta contro gli ebrei, non ostante la loro strapotenza. E' venuta per ultimo proprio dalla Germania, protestantica e nazista, come prima dalla Russia zarista e poi dalla comunistica e internazionalistica, che pure agli ebrei era per gran parte debitrice della sua rivoluzione, come è noto e fu anche dimostrato su queste pagine (4).

    Da questi rapidi cenni ognuno vede quanto lo scrittore del nostro periodico, sebbene tanto vivacemente commosso dalla persecuzione religiosa - che allora infieriva in Italia ed era attribuita in massima parte, sia pure con qualche esagerazione, alla strettissima alleanza della massoneria col giudaismo anticristiano - fosse tuttavia sollecito di non proporre, contro i mali da lui deplorati, nessun "rimedio" od opposizione che non riuscisse pienamente consona alle supreme ragioni della giustizia e della carità. Si fa quindi troppo evidente che il suo pensiero non fu bene inteso, anzi fu interamente svisato da chi lo ebbe a rappresentare come un programma di vendetta o di rappresaglia, se non anzi di guerra senza quartiere, quale sarebbe certamente suggerita dalle considerazioni meramente umane e interessate della politica. Esso era invece un caldo e ben motivato richiamo alla vigilanza e alla difesa. efficace ma pacifica, contro un pericolo e disordine civile, non meno che religioso e morale, della società moderna, minacciata dal giudaismo.

    Non negheremo però che la forma o lo stile, più che la sostanza del pensiero, possa, dopo quasi cinquant'anni, apparire di qualche acerbità, ora che la lotta, sia della massoneria come del giudaismo sembrerà a molti mitigata; nella forma almeno, se non nella sostanza. Ma checché sia di ciò, il difetto dello stile e della forma non attenua la forza del ragionamento, né il valore quindi delle conclusioni nella loro sostanza.

    Quella severità di linguaggio oscurò tuttavia agli occhi di qualche studioso il concetto dominante di quegli antichi articoli, per quello che concerne il vecchio liberalismo e lo spirito della rivoluzione. Così il ch. Roberto Mazzetti ne riconosce bensì "la nobiltà dell'intenzione e la serietà indiscutibile e la larghezza d'orizzonte nell'indagine e la impressionante molteplicità di dati storici e la pregnanza delle idee antigiudaiche"; ma trova poi "da notare che non è affatto accettabile il concetto dominante circa il valore della rivoluzione, così detta francese, circa il significato della civiltà democratica e liberale del secolo XIX e, quindi, circa il Risorgimento italiano". E posto ciò, egli avrebbe ragione di non ammettere, come "storicamente valido il coprire di quella che era una momentanea degenerazione dello spirito del Risorgimento tutto il Risorgimento stesso"; ed oltre a questo, di trovare illogico che la questione ebraica fosse posta nella seconda metà del secolo XIX "col medesimo spirito con cui si sarebbe posta nel secolo XVIII e prima ancora" (5), supponendo "l'origine giudaica della rivoluzione del 1789 e della civiltà democratica e liberale del secolo XIX".

    Ora appunto a cotesta "degenerazione" dello spirito del risorgimento mirano i colpi del nostro vivace polemista del 1890, sebbene l'impeto della polemica non gli abbia sempre richiamato alla penna tutte le fredde ed opportune distinzioni. Del resto, è ben certo che egli non dava né poteva dare tutta la colpa dei disordini sociali da lui deplorati al giudaismo ed alla massoneria con esso collegato, né perciò voleva ferire, proprio senza distinzione, tutto il Risorgimento, tutta la civiltà democratica ecc.

    Nella interpretazione del Mazzetti noi troviamo quindi un grosso abbaglio; al quale, non neghiamo, può aver data ansa il linguaggio generico dell'articolo, che nel calore della polemica non poteva scendere a tutte le precisioni desiderabili: non è cioè tutto il complesso moto del Risorgimento che egli ha dinnanzi ed impugna; è l'indirizzo anticattolico che vi si era immischiato; è il connubio del liberalismo con la massoneria; è insomma quella "degenerazione" appunto che il Mazzetti stesso riconosce e deplora. Ma questi la suppone "momentanea"; laddove tale non fu, certamente, né così ristretta come a lui sembra. Quanto generale anzi e radicata fosse tale "degenerazione" tra i liberali del Risorgimento - anche se non collegati con la massoneria così esplicitamente, come credeva il nostro confratello di cinquant'anni fa - risulta dallo stesso "studio introduttivo", che il Mazzetti premette alla sua raccolta di testimonianze sulla questione ebraica, e più ancora dai passi citati appresso, di un R. Lambruschini, di Massimo D'Azeglio, di G. B. Giorgini, di C. Cattaneo, di V. Gioberti, tutti buoni rappresentanti del liberalismo e perciò difensori del giudaismo, sebbene in diverse gradazioni e per motivi diversi.

    In un siffatto consenso a difesa dei giudei, che si accompagnava non di rado ad uno strano accordo di persecuzione, di vessazione e disprezzo della Chiesa, del Clero, degli Ordini religiosi, allora spogliati e dispersi senza pietà, non si poteva vedere, su quell'ultimo scorcio del secolo XIX, quanto ora vi scorge il Mazzetti: che "il Risorgimento italiano, specie nel suo fiore fu filosemita non perché fosse una diabolica instaurazione di nuovo paganesimo, non perché fosse una settaria negazione del cristianesimo, ma perché intimamente religioso e fervido di ricchezza di vita morale, sognò e volle un mondo di spiriti religiosamente liberi, in cui più non fosse distinzione antiumana fra Barbaro e Greco, Ebreo e Romano" ecc.

    Un siffatto ideale di unità e concordia che sarebbe fondamentalmente cristiano, se bene inteso e schiettamente applicato - non era di tutti, e quantunque riaffermato con sincerità e con forza nel liberalismo mitigato del d'Azeglio, del Giorgini, del Manzoni segnatamente, non era poi applicato nei riguardi del clero e del laicato cattolico dall'altra scuola o "corrente" del liberalismo anticlericale, sempre così gretto ed accanito nella sua opposizione alla Chiesa che accreditava purtroppo l'opinione corrente di un connubio con la massoneria incredula ed il giudaismo anticristiano. Diamo pure che vi sia stato su ciò della esagerazione e dell'abbaglio anche dall'altra parte, per la facile propensione a generalizzare; ma era ben il caso di dire, a scusa di chi esagerava nell'attribuire troppa importanza all'ingerenza massonica ed ebraica, che un tale abbaglio non mancava di fondamento; avverandosi l'effato filosofico, che interdum falsa sunt probabiliora veris.

    Il simile possiamo dire sul punto dell'origine giudaica della rivoluzione del 1789; la quale non è affermata negli articoli menzionati, in modo esclusivo, ma semplicemente concomitante; per quanto cioè nel complesso moto rivoluzionario, che doveva trasformare la società civile, ebbe una sua parte, e tra le più nefaste e scristianeggiatrici, l'ingerenza dei Giudei e dei loro amici. Ma. con questa concorse pure in gran maniera quella giansenistica, regalistica e incredula dei parlamentari, dei "filosofi" e di altri partiti avversi alla Chiesa ed al Papa; e per tutte queste molteplici e violente spinte rivoluzionarie gli stessi ben pensanti e il clero medesimo andò travolto e lasciò prendere alla fiumana irrompente della rivoluzione quel corso rovinoso che minacciò di finire, con gli orrori del "Terrore", nell'abisso delle barbarie.

    Posta la tanta molteplicità e varietà di cause che concorsero a quello straordinario cataclisma sociale uno degli avvenimenti più complessi della storia umana, come anche recenti studi hanno dimostrato - riconosciamo che sarebbe davvero "semplicistico" assegnargli per unica e precipua causa l'ingerenza giudaica, sia pure rafforzata dalla massoneria, com'era opinione del vecchio Barruel. In ciò conveniamo col Mazzetti come anche gli concediamo che sarebbe del pari semplicistico il "voler sostenere la origine e la funzione esclusivamente capitalistica, secondo lo spirito del materialismo storico, del gran moto rinnovatore del liberalismo moderno".

    Ma da lui dissentiamo nell'attribuire cotale "semplicismo" antistorico al nostro collega; giacché questi non intendeva allora di involgere tutto l'intero "moto rinnovatore"; bensì mirava, come dicemmo, alle sue degenerazioni da quella primitiva ispirazione, di origine fondamentalmente cristiana, verso una giusta e ben compresa libertà e fratellanza di individui e di popoli. Questa fu bensì, o apparve ai più, "l'anima di verità" dell'errore e il nobile impulso iniziale che attrasse molti alla professione e proclamazione dei famosi principi del 1789; ma purtroppo degenerò così presto in un moto anticristiano, violento e sovvertitore dell'ordine sociale, che anche le origini prime e la iniziale ispirazione apparvero a molti prettamente anticristiane.

    Nella deviazione del moto, pertanto, più che nella sua iniziale ispirazione e direzione, si troverà avverato ciò che osserva il Mazzetti, e non si oppone al nostro pensiero: che "in questo moto (del liberalismo), gli ebrei hanno portato un valido contributo in Italia come in Europa in genere; ma essi furono un ruscello, un piccolo affluente, non il maestoso e gonfio fiume della storia moderna" (pag. 118). Il ruscello cioè e l'affluente - diremo noi nel senso ben inteso degli articoli del 1890 - intorbidò il maestoso fiume non solo, ma lo disarginò talora e lo sospinse alle devastazioni, religiose e morali, sotto il manto della libertà e del progresso. Si ebbero così magni passus extra viam; e di essi poterono bensì profittare gli Israeliti che il liberalismo davvero "liberò politicamente e umanamente", ma non del pari le classi medie, né molto meno le altre "classi e categorie popolari", se parliamo col Mazzetti di verace e "integrale umanamento", di un moto cioè o avviamento della "futura storia d'Italia verso il regno di un romano e cristiano umanesimo integrale in cui è l'anima più vera della vita italiana", come parrebbe al benevolo nostro critico. Per il malo fermento della massoneria e del giudaismo, infiltratosi fino dalle origini, il liberalismo parve favorire troppo spesso l'apostasia delle nazioni dalla vita dello spirito, da Dio e dalla sua Chiesa. E la sua vantata "liberazione" a che cosa riuscì nella pratica? A sguinzagliare le classi medie e le inferiori, la borghesia ed il proletariato, verso una mentita libertà, che era licenza sfrenata e riusciva infine ad una sorte di schiavitù, anche economica e morale. A ciò alludeva la risentita frase del nostro, che "tutto il dolce del liberalismo finiva con attirarle ( le nazioni) fra le strette della vorace piovra del giudaismo".

    La frase saprà di "semplicismo", e sia pure. Ma il certo è che il liberalismo così traviato, come il giudaismo ed il massonismo da esso protetto, venne a punirsi da sé, nei medesimi effetti tristissimi della sua "degenerazione" o deviazione, partecipe della pena, come fu complice della colpa, del suo protetto, il giudaismo. E di quello possiamo dire ciò che di quest'ultimo scriveva il nostro collega nel 1890, ben presago di quanto si è poi venuto maturando e che possiamo riscontrare più al vivo in questi ultimi tempi: "sente già rumoreggiare da lontano la tempesta di quella rivoluzione sociale che esso ha in gran parte generato e pare debba essere l'esterminatrice sua e dei rinnegati che seco hanno stretto alleanza".

    Le parole sono forti, ma più duro ancora è l'esito che fin d'allora esse preanunciavano e che al presente tutti possono già vedere verificato in diversi paesi, mentre in altri si va purtroppo avverando.

    Conchiudiamo tuttavia, per debito di verità e di lealtà, che ciò non è avvenuto e non avviene per colpa unica, e neppure forse la più grave, degli ebrei; avviene altresì per colpa della complicità o dell'inerzia di tanti cristiani e cattolici sviati; e le colpe di costoro non è giustizia addossare sugli ebrei per infierire ai loro danni.

    L'ordine delle considerazioni in cui ci siamo tenuti finora, ci esime dall'entrare nell'esame e nella discussione dei tanti altri particolari aspetti della questione giudaica; tanto più che di non pochi si è già trattato, più o meno ampiamente, nel nostro periodico (6).

    Di altri punti che riguardano particolarmente il lato politico, economico, finanziario e simili, come il "capitalismo ebraico" in particolare, il "mito giudaico" e le prime reazioni oppostevi dalla coscienza italiana, con le accuse e le difese degli ebrei, secondo la tradizione liberale e laica, si troverà pure una larga esposizione nello "studio introduttivo" del Mazzetti all'opera sopra citata (7). Egli appunto passa in un'erudita rassegna, anche se non del tutto adeguata per "un secolo di cultura italiana" fino allo scoppio della guerra mondiale, le varie opinioni, discussioni e proposte che si dibatterono in Italia; o piuttosto gli "atteggiamenti con cui i nostri pensatori esaminarono quella questione": atteggiamenti che egli ordina giustamente "secondo tre fondamentali correnti: una cattolica tradizionale; una cattolica liberale; una laica su basi economiche e giuridiche".

    Notiamo solo, tra le varie riserve che l'indirizzo liberale dell'autore ci suggerisce, come tutte e tre queste correnti vadano talora miste e confuse, per le diversità dei rigagnoli, diciamo così, che vi confluiscono. Diversa e non poco manchevole è la precisione di dottrina e spesso anche diverse le deficienze di ortodossia, dal giansenismo al cattolicesimo liberale, rappresentato, ad esempio, dall'abate Raffaele Lambruschini, la cui concezione umanistica non pare a noi così "intimamente religiosa, e in concreto, cattolica", ma piuttosto laica, e di un laicismo che fraintende e svisa il cattolicesimo genuino. Esso e ben lontano perciò dal concetto del Manzoni, del Tommaseo, del Rosmini, e vicino invece a quello del Gioberti, tanto tenero verso gli ebrei, come verso "i buoni e generosi Valdesi", quanto acerbo ed intollerante verso i cattolici da lui dissenzienti, designati col nomignolo di gesuiti, per lui il più odioso e calunniato.

    La fallacia, nel resto, dell'argomentazione liberale per la abolizione delle antiche leggi che regolavano la vita della nazione giudaica in mezzo ai popoli cristiani, è riconosciuta dallo stesso Mazzetti, che ben vi ravvisa pure qualche ingenuità. E tale è, ad es., l'insistere che fanno nell'attribuire i vizi degli ebrei all'effetto naturale delle leggi stesse, e vederne il rimedio invece nel sempre più "legarli alla vita moderna" mercé la piena eguaglianza dei diritti, senza nessuna tutela dei diritti dello stesso popolo cristiano. Ciò era un lasciar loro del tutto libero il campo, e questo a loro stesso danno, come ragionava il nostro periodico. Del quale infine il Mazzetti medesimo loda "l'opera coordinatrice ed ispiratrice", onde "la cultura italiana impostava, in tutta la ricchezza delle sue direzioni, e svolgeva, con indiscutibile serietà di preparazione scientifica, la questione ebraica". Ma appunto perché tale quell'opera del nostro periodico, non poteva dipartirsi, anche nella vivacità spiegabile della polemica, e dallo studio sincero della verità e dall'equilibrio doveroso della giustizia e della carità cristiana, che noi abbiamo dimostrato.

    E. Rosa S. I.

  2. #12
    Spirito del combattimento
    Data Registrazione
    11 Apr 2009
    Località
    Firenze
    Messaggi
    88
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito "effetti collaterali" del mondo senza Dio...

    Il sindaco: "Aboliamo armi atomiche", sosteniamo proposte Obama

    Hiroshima, 6 Agosto - Solenne cerimonia oggi a Hiroshima per il sessantaquattresimo anniversario del primo attacco atomico della storia, che fece centinaia di migliaia di morti. Circa 50mila persone, tra cui anche dei sopravvissuti della bomba sganciata dagli Stati Uniti, si sono radunate presso il monumento dedicato alle vittime. Alla cerimonia hanno partecipato anche il premier giapponese Taro Aso e i rappresentanti di una sessantina di Paesi. Alle 8.15 (ora locale, l'una e un quarto del mattino in Italia), il momento esatto dell'attacco, i presenti si sono alzati in piedi e hanno pregato in silenzio. Il sindaco di Hiroshima, Tadatoshi Akiba, ha colto l'occasione per invitare la comunità internazionale a sostenere il presidente americano Barack Obama nella sua proposta di abolizione delle armi nucleari. "L'abolizione delle armi nucleari ha il sostegno non solo degli 'hibakusha' (i sopravvissuti della bomba atomica), ma anche della maggioranza dei popoli e delle nazioni di questo pianeta", ha detto Akiba. "Noi siamo la grande maggioranza del mondo e ci qualifichiamo come 'Obamaggioranza', e chiediamo al resto del mondo di unirsi a noi per eliminare tutte le armi atomiche entro il 2020". Negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale (il conflitto era già terminato in Europa), il bombardiere americano B-29 Enola Gay sganciò la bomba atomica su Hiroshima. La città giapponese fu rasa al suolo e morirono circa 140mila persone. Tre giorni dopo un nuovo ordigno fu sganciato su Nagasaki, dove morirono altre 80mila persone. Il 15 agosto il Giappone si arrese.

  3. #13
    Moderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Cermenate (CO)
    Messaggi
    23,572
     Likes dati
    136
     Like avuti
    264
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La Questione delle questioni

    Gentile Virgiglio,

    ho unificato il tuo contributo in questo thread preesistente per renderlo più organico ad un "corpus teologico" da sempre presente in questo forum.

  4. #14
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Psychopathologie du judaïsme

    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #15
    In memoriam F. Spadafora
    Data Registrazione
    24 Jun 2009
    Messaggi
    883
     Likes dati
    1
     Like avuti
    31
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: "effetti collaterali" del mondo senza Dio...

    Citazione Originariamente Scritto da Sùrsum corda! Visualizza Messaggio
    Il sindaco: "Aboliamo armi atomiche", sosteniamo proposte Obama

    Hiroshima, 6 Agosto - Solenne cerimonia oggi a Hiroshima per il sessantaquattresimo anniversario del primo attacco atomico della storia, che fece centinaia di migliaia di morti. Circa 50mila persone, tra cui anche dei sopravvissuti della bomba sganciata dagli Stati Uniti, si sono radunate presso il monumento dedicato alle vittime. Alla cerimonia hanno partecipato anche il premier giapponese Taro Aso e i rappresentanti di una sessantina di Paesi. Alle 8.15 (ora locale, l'una e un quarto del mattino in Italia), il momento esatto dell'attacco, i presenti si sono alzati in piedi e hanno pregato in silenzio. Il sindaco di Hiroshima, Tadatoshi Akiba, ha colto l'occasione per invitare la comunità internazionale a sostenere il presidente americano Barack Obama nella sua proposta di abolizione delle armi nucleari. "L'abolizione delle armi nucleari ha il sostegno non solo degli 'hibakusha' (i sopravvissuti della bomba atomica), ma anche della maggioranza dei popoli e delle nazioni di questo pianeta", ha detto Akiba. "Noi siamo la grande maggioranza del mondo e ci qualifichiamo come 'Obamaggioranza', e chiediamo al resto del mondo di unirsi a noi per eliminare tutte le armi atomiche entro il 2020". Negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale (il conflitto era già terminato in Europa), il bombardiere americano B-29 Enola Gay sganciò la bomba atomica su Hiroshima. La città giapponese fu rasa al suolo e morirono circa 140mila persone. Tre giorni dopo un nuovo ordigno fu sganciato su Nagasaki, dove morirono altre 80mila persone. Il 15 agosto il Giappone si arrese.
    non capisco il senso di questo post: siccome il mondo è senza Dio allora meglio le bombe atomiche?:gratgrat:

  6. #16
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La Questione delle questioni

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 93/09 del 26 ottobre 2009, Sant’Evaristo

    Un popolo di poeti, eroi, navigatori e… circoncisi

    Intervista di Alain Elkann a Renzo Gattegna. Gattegna: L’Italia miglior amico di Israele

    Dopo tre anni di presidenza come valuta la situazione degli ebrei in Italia?
    Per la prima volta nella loro plurisecolare storia vivono un lungo periodo, che dura da 65 anni, in una condizione di completa libertà e uguaglianza e nel rispetto dei diritti fondamentali. Non c’è dubbio che essere nati e aver vissuto in uno Stato nel quale il rispetto dei diritti delle minoranze è regolato e garantito dalle leggi, ha avuto l’effetto di liberare gli ebrei da ataviche oppressioni, dalla tradizionale riservatezza e da qualsiasi forma di chiusura difensiva che, in passato, derivava dall’isolamento culturale e fisico rappresentato, sia simbolicamente che concretamente, dalla chiusura nei ghetti. La nostra esperienza passata ci pone in una condizione privilegiata per dare, all’interno della società italiana, l’apporto della nostra cultura e della nostra civiltà nel rispetto dei diritti delle minoranze.
    Come si posiziona la comunità ebraica italiana nei confronti di Israele?
    I vincoli che legano gli ebrei allo Stato d’Israele non sono solo di carattere religioso o di carattere nazionale ma sono costituiti da diverse componenti storiche, culturali e di natura emozionale. Questi vincoli, proprio per la loro complessità, non sono in competizione o in conflitto col senso di appartenenza che gli ebrei italiani sentono verso l’Italia. L’Italia, a differenza di altri Paesi, non è mai stata considerata una terra di transito o di residenza temporanea; ciò è dimostrato dal fatto che quella italiana è la più antica comunità europea, presente fin dai tempi dell’antica Roma e quindi elemento integrante e fondante della società e della nazione italiana. La creazione dello Stato d’Israele, nel 1948, e la contemporanea rinascita dell’ebraico come lingua viva e parlata sono percepiti e vissuti dagli ebrei, a qualsiasi nazione appartengano, come la riscoperta di un patrimonio comune e la rinascita di un centro di vita culturale e civile.
    Come valuta i rapporti fra il governo italiano e quello israeliano?
    Nell’attuale momento politico il legame di amicizia tra lo Stato d’Israele e lo Stato italiano è molto forte e lo stesso primo ministro israeliano ha riconosciuto che l’Italia è il Paese europeo che intrattiene con Israele i migliori rapporti. Il contributo dell’Italia, sia in campo politico sia in campo militare, è molto importante. Basti pensare alla presenza del contingente di 2500 militari, inquadrati nelle forze Onu, che stanno dando un aiuto fondamentale per il mantenimento del cessate il fuoco al confine tra Israele, Libano e Siria.

    Crede che la politica di Obama cambierà qualcosa in Medio Oriente?
    Ritengo che la politica di Obama si stia differenziando notevolmente da quella del predecessore e soprattutto ritengo che sia alla ricerca di un nuovo tipo d’approccio alle aree più critiche e in particolare al Medio Oriente. Credo tuttavia che sia soprattutto l’inaugurazione di un nuovo stile nella politica internazionale, che non comporterà un allentamento dei tradizionali rapporti di amicizia e di collaborazione fra Usa e Israele.
    Perché quest’anno per la Giornata europea della cultura ebraica, il 6 settembre, è stata scelta, come città capofila in Italia, Trani?
    Si tratta del lancio di una sfida, difficile e impegnativa, che è finalizzata alla riscoperta di un capitolo, quasi sconosciuto, della storia d’Italia. Nel Meridione nel corso del XVI secolo molte famiglie per sopravvivere decisero di convertirsi al cattolicesimo ma ancora oggi, dopo 500 anni, esistono nuclei che conservano tradizioni di matrice ebraica. Si tratta di fenomeni limitati ma che ai nostri occhi appaiono meritevoli di interesse e approfondimento.

    Esiste ancora l’antisemitismo in Italia?
    Secondo i nostri sondaggi ci sono piccoli gruppi che si ispirano ideologicamente e politicamente ai principi della discriminazione razziale. Emerge tuttavia dalle statistiche che il numero e la gravità degli episodi di antisemitismo sono in Italia inferiori a quelli di altri Paesi europei. Quando questi episodi si verificano la reazione dello Stato e dell’opinione pubblica dimostrano l’esistenza degli anticorpi necessari a combattere questa tendenza.

    Come sono i rapporti con la Chiesa?
    Dal Concilio Vaticano II si è aperta una nuova stagione molto positiva nei rapporti con la Chiesa cattolica. Esiste un dialogo, sono in corso contatti a vari livelli e inoltre la Chiesa ha fermamente condannato tutte le posizioni antisemite o negazioniste della Shoah emerse, anche recentemente, all’interno del clero.
    L’Iran fa paura?
    In queste ultime settimane sta sorprendendo il mondo con l’emersione di una forte opposizione interna. Nessuno sospettava che potesse esistere, all’interno di un sistema oppressivo e teocratico, la possibilità di sviluppi tali da indebolire una classe dirigente che da anni mette in pratica una politica minacciosa nei confronti di Israele, Usa e tutto il mondo occidentale.

    (Da La Stampa del 26 luglio 2009)

    ___________________________

    Il materiale da noi pubblicato è liberamente diffondibile, è gradita la citazione della fonte: Centro Studi Giuseppe Federici

    Archivio dei comunicati: http://www.centrostudifederici.org/stampa

    Per cancellarsi dalla lista: info@centrostudifederici.org

  7. #17
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La Questione delle questioni

    Ultima modifica di Luca; 01-11-09 alle 02:45

  8. #18
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La Questione delle questioni


  9. #19
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La Questione delle questioni


  10. #20
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La Questione delle questioni

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 97/09 del 6 novembre 2009, San Severo

    Terra Santa - Ennesime discriminazioni israeliane contro la Chiesa

    Molti politici e i giornalisti del centro-destra, sulla questione dei crocifissi, hanno esternato proclami antimusulmani senza citare la massoneria e il laicismo, i cui principi sono alla base della decisione europeista contro il simbolo cattolico.
    Gli stessi politici e i giornalisti del centro-destra evitano prudentemente di ricordare come gli ambienti ebraici italiani a più riprese hanno auspicato la rimozione della croce dai luoghi pubblici (vedere il ns comunicato n.96/09 del 4.11.2009).
    Ora attendiamo (invano?) che denuncino l’ennesima discriminazione dello stato israeliano nei confronti della Chiesa cattolica.

    Israele restringe i visti per sacerdoti e religiosi in Terra Santa, di Arieh Cohen

    Negato il visto a due sacerdoti africani; il visto per sacerdoti europei ridotto a un anno. Le autorità ecclesiastiche preoccupate e (per ora) timorose di alzare la voce per paura delle conseguenze. La causa delle restrizioni: il fondamentalismo del partito Shas. L’Accordo fondamentale del ’93 stabilisce la libertà della Chiesa nel poter “dispiegare” il suo personale nella terra di Gesù. A rischio il carattere universale e internazionale della Chiesa. Sta per scoppiare una nuova crisi dei visti.

    Tel Aviv (AsiaNews) – Il ministero israeliano degli Interni sta rifiutando visti di entrata a sacerdoti e membri di ordini religiosi e sta anche riducendo il loro periodo di permanenza in Terra Santa. Fra essi non vi sono solo personalità del mondo arabo, ma anche notissime personalità ed esperti biblici dall’Europa e dall’Africa. La politica restrittiva si è acutizzata da quanto lo Shas, il partito fondamentalista, e ritornato a controllare il ministero degli Interni nel nuovo governo Netanyahu. Esso sta provocando nuove difficoltà ne rapporto fra Israele e la Chiesa cattolica e il Vaticano.
    L’ultima tornata dei negoziati fra Santa Sede e Israele si è conclusa il 29 ottobre. In modo prevedibile, si è riaffermata la buona “atmosfera” e la reciproca buona volontà, sebbene non vi sia alcun segno sul quando sarà varato l’Accordo tanto atteso. È pur vero che diversi osservatori guardano come un segnale positivo l’aver fissato altri due giorni di lavoro nella sessione di novembre, e la Plenaria per il 10 dicembre in Vaticano. In essa, per la prima volta, la delegazione vaticana sarà guidata da mons. Ettore Balestrero, nuovo Sottosegretario per i rapporti con gli Stati.
    Come si sa, l’Accordo in discussione da più di 10 anni, intende giungere a ridare sicurezza alla Chiesa in Israele, riconfermando la storica esenzione dalle tasse e salvaguardando la proprietà dei Luoghi santi.
    Eppure nuove difficoltà si aprono ogni giorno per la Chiesa, e non solo dal punto di vista fiscale.
    Il ritorno dello Shas alla guida del ministero degli Interni sta portando nuovi problemi ai sacerdoti e ai religiosi. Nella natura delle cose in Terra Santa, la maggioranza di essi, che vengono da altri Paesi, hanno bisogno di un permesso di entrata nello Stato perché possano lavorarvi.
    Nei primi anni di vita dello Stato d’Israele, essi avevano la possibilità di divenire residenti (sebbene anche allora, veniva loro negata sempre la cittadinanza). In seguito, lo Stato ha attuato una politica di diniego della residenza, offrendo solo dei visa che necessitano essere rinnovati dopo un certo periodo.
    All’inizio questi visa erano dati per cinque anni alla volta; in seguito il periodo è stato ridotto a due anni per gli europei, a un anno per cittadini di Paesi arabi (citando preoccupazioni di sicurezza).
    L’ultima volta che lo Shas ha controllato il ministero degli Esteri, diversi anni fa, l’emissione e il rinnovo dei visti sono stati fermati in blocco. Dall’oggi al domani circa 200 personalità ecclesiastiche sono stati ridotti a migranti illegali e hanno rischiato l’arresto e la deportazione.
    Solo la diffusione della notizia nell’opinione pubblica mondiale e una forte pressione internazionale ha permesso la riapertura dei visti, seppure con condizioni peggiori.
    A tutt’oggi fonti ecclesiali affermano che i problemi rimangono e non sono confinati solo a religiosi o sacerdoti provenienti da Paesi arabi. Almeno due preti africani, attesi a Gerusalemme per lavorare in un centro di studi biblici, non hanno ricevuto il visto. A diversi sacerdoti europei, che pure hanno lavorato e vissuto in Israele per molti anni, è stato negato perfino il visto per due anni. Alcuni hanno ricevuto il visto solo per un anno, sebbene essi siano molto noti e Israele sia stata la loro casa per tanto tempo.
    Ciò che è in gioco è il carattere internazionale della presenza della Chiesa cattolica nella Terra Santa. Come Roma, anche la Terra Santa è un luogo dove appare evidente l’universalità della Chiesa cattolica. Se a seminaristi, preti, religiosi da tutto il mondo si rende impossibile il lavoro, la preghiera, la pastorale in Terra Santa, in pratica si minaccia questo carattere specifico (universalità) della presenza della Chiesa nella terra del Redentore.
    Le autorità cattoliche in Terra Santa, profondamente preoccupate da quanto succede, sono però esitanti nell’alzare la voce, per timore che ogni dichiarazione pubblica possa avere conseguenze negative sulle loro istituzioni. Ma è possibile che a breve scoppi una nuova “crisi dei visti” se la direzione non viene corretta.
    Per persuadere lo Stato a riprendersi il controllo dei visti, togliendolo ai fondamentalisti, le autorità ecclesiastiche possono basarsi proprio sull’Accordo Fondamentale fra la Santa Sede e lo Stato di Israele del 1993. In esso, all’art.3, Par. 2, si afferma che lo Stato riconosce il diritto della Chiesa a “dispiegare” il proprio personale in Israele.
    Il frate francescano p. David Maria A. Jaeger è un noto esperto nelle relazioni Chiesa-Stato in Israele. Egli è stato parte del gruppo bilaterale che ha scritto l’Accordo. Raggiunto da AsiaNews egli conferma che il senso di quanto scritto nell’Accordo e in riferimento alla libertà del personale ecclesiastico di entrare in Terra Santa, fa notare l’uso non comune della parola “dispiegare”.
    “Naturalmente – aggiunge – più oltre nel testo la Chiesa riconosce il diritto dello Stato di garantire la sicurezza della sua gente. Nel presente contesto, ciò significa che lo Stato può in buona fede rifiutare il permesso di entrata a individui che potrebbero mettere a rischio la sicurezza pubblica; ma d’altro canto, lo Stato non può sostituirsi al giudizio della Chiesa per ciò che riguarda il personale che essa voglia ‘dispiegare’ in Israele per le sue istituzioni e per i suoi scopi, da qualunque parte del mondo essi vengano”.
    P. Jaeger ha precisato che egli non vuole commentare i fatti e le violazioni di cui si parla. Come giurista, egli dice, “ho fiducia che la chiave per la soluzione di ogni difficoltà su questo punto sta proprio nell’Accordo Fondamentale del 1993”.

    (AsiaNews del 31.10.2009, VATICANO - ISRAELE Israele restringe i visti per sacerdoti e religiosi in Terra Santa - Asia News )

    ___________________________

    Il materiale da noi pubblicato è liberamente diffondibile, è gradita la citazione della fonte: Centro Studi Giuseppe Federici

    Archivio dei comunicati: http://www.centrostudifederici.org/stampa

    Per cancellarsi dalla lista: info@centrostudifederici.org

 

 
Pagina 2 di 12 PrimaPrima 123 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Questioni di metodo e questioni strategiche
    Di Muntzer nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 02-02-10, 19:52
  2. La Questione delle questioni
    Di Der Wehrwolf nel forum Tradizione Cattolica
    Risposte: 147
    Ultimo Messaggio: 01-02-09, 13:57
  3. Il sud non deve occuparsi delle questioni del nord
    Di alessandro74 (POL) nel forum Fondoscala
    Risposte: 73
    Ultimo Messaggio: 21-06-06, 00:17
  4. Attualità delle "Questioni del leninismo"
    Di Catilina nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 20-12-02, 15:07
  5. Lenin e la questione delle nazionalita'
    Di pietro nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 26-04-02, 10:29

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito