I dossier delle spie fanno male, ma se tutti hanno una copia molto meno(ilfoglio)
Mandato da Il Legno Storto Giovedì, 10 luglio 2003, 03:18 uur.
ilfoglio
Stasi, la vera Mitrokhin
Bush rende l’archivio dei servizi Ddr. In vista sorprese, non terremoti politici.
Ma è delizioso il tempismo della Cia Dono di Wolf al Kgb di Putin

Roma. Markus Wolf, per più di trent’anni a capo del Dipartimento esteri della Stasi, il servizio segreto della Germania Est, è entrato da tempo tra le grandi figure dello
spionaggio internazionale, è uscito dignitosamente dal crollo del regime e ha potuto pubblicare delle memorie in cui fa poche concessioni al sentimentalismo e non rinnega di avere avuto fede nel sistema. Ma il Servizio da lui diretto con tanta efficienza, e in qualche caso spietatezza, si era trovato in una situazione eccezionalmente favorevole poiché poteva “penetrare” il suo obiettivo principale, la Germania Ovest, con agenti tedeschi a tutti gli effetti, che non avevano bisogno di ambientarsi in un paese “straniero”.

Molti erano entrati in Occidente durante il grande esodo dei profughi dai territori orientali e molti altri quando era possibile passare da Berlino Est a Berlino Ovest prendendo la metropolitana, prima della costruzione del Muro. Poi si potevano ricattare e arruolare dei tedeschi riparati all’Ovest che avevano lasciato parenti all’Est. Si poteva inoltre attingere al mercato delle ex spie naziste.

Ora che su Internet verranno pubblicati i nomi di circa 50 mila “collaboratori” della Stasi dal 1950 al 1989, grazie alla restituzione degli archivi dei servizi della Ddr al governo tedesco da parte della Cia che ne era venuta in possesso quando cadde il Muro, i giornali tedeschi hanno lanciato l’allarme per le molte sorprese che verranno fuori, ieri Repubblica ha raccontato la storia.
Si pensa a qualche politico o intellettuale ancora in servizio.
Nessuna conseguenza sul piano legale: il prudente governo tedesco ha prescritto il reato di spionaggio a favore della ex Ddr, ovvero di “cospirazione contro l’Occidente”.
Ma qualche straccio volerà comunque. Due sono gli aspetti più interessanti di questa vicenda, che esulano dalla normale letteratura spionistica e relativa traduzione cinematografica.
Il primo è che, dopo una prima fase più strettamente ideologica, quando alla fine degli anni 60 il cancelliere socialdemocratico Willy Brandt avviò la Ostpolitik, la
politica di dialogo con l’Est, il suo principale contenuto fu economico. Le aziende della Germania occidentale si lanciarono sui Laender dell’Est e molti imprenditori, per
fare affari, non disdegnarono di “collaborare” con la Stasi, e in cambio di contratti fornirono informazioni sulla tecnologia tedesco- occidentale molto ricercate sia dal regime comunista dell’Est sia da Mosca.

La spregiudicatezza di molti imprenditori potrebbe così risultare imbarazzante, ma essa si innesta nella seconda fase dello spionaggio, quello più interessato all’economia che non alla politica in senso stretto. Il secondo aspetto è di ordine più generale. L’opinione pubblica dovrà digerire un’immagine del popolo tedesco non molto edificante. Perché se è sempre possibile trovare qualcuno che tradisca il proprio paese, un’operazione così massiccia (i collaboratori sarebbero stati circa 50 mila), aperta su un vasto arco sociale e durata decenni, non fa bene all’immagine del paese.
Indubbiamente la restituzione dei dossier finiti in mano alla Cia era programmata, ma non si può non rilevare una certa coincidenza con il raffreddamento dei rapporti tra Germania e Stati Uniti fin dalla scorsa estate, quando il cancelliere Gerhard Schroeder disse no alla guerra in Iraq.

I file secretati su Kohl e non solo

La vicenda non fa bene alla Germania anche in ambito di Unione europea. Le spie tedesche dell’Ovest hanno infatti potuto trasmettere molte informazioni che ricavavano dai paesi alleati – industrie, ambienti politici e militari in primo luogo – e saranno in molti, se ne avranno voglia, a ricostruire perché certe cose andarono in modo imprevisto. Mentre proprio Berlino spinge con forza per una politica estera e di difesa europea comune, i contenuti del “dossier Rosenholz”, presso alcuni partner, specie quelli nuovi dell’Est, saranno indotti a riflettere sulla spregiudicatezza di tanti cittadini tedeschi. Comunque non ci sarà nessun terremoto politico, a meno di sorprese clamorose. Una sentenza della Corte federale tedesca del 2002 ha già stabilito che nastri e documenti della Stasi sull’ex cancelliere Helmut Kohl e su altri personaggi noti non dovranno essere resi pubblici.
Ma le storie dei servizi segreti non finiscono mai: sembra infatti che Markus Wolf abbia passato una copia degli elenchi all’ex Kgb, già diretto da Vladimir Putin.
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