Ne abbiamo discusso per lungo tempo in modo particolare in contrapposizione con Angelino Dario e qualche altro....oggi finalmente una buona notizia :
Stop del Senato all'indultino
Il provvedimento, che passa ora all'esame dell'aula, è stato bocciato in commissione giustizia. Decisiva l'opposizione (scontata) di An e del Carroccio, ma anche di Udc e Ds.
ROMA - S’era capito da un po’ che per il cosiddetto indultino al Senato tirava una brutta aria. Ma ora se n’è avuta la conferma ufficiale. La Commissione Giustizia di Palazzo Madama ha infatti bocciato ogni ipotesi di clemenza carceraria, compresa quella che Enrico Buemi (Sdi) e Giuliano Pisapia (Rifondazione) erano riusciti a far votare tra mille difficoltà dalla Camera dei Deputati.
Alla vigilia del suo passaggio in aula il provvedimento ottiene quindi un no secco e diffuso che sicuramente graverà sul suo destino durante i lavori d’assemblea. Del resto lo schieramento trasversale che aveva detto sì al disegno di legge quando si trattò di approvarlo in prima lettura a Montecitorio, s’e quasi sfaldato al Senato. La cosa è apparsa evidente quando in commissione è stato subito bocciato in toto l'articolo 1 dell'indultino, quello nel quale erano contenute le norme più rilevanti dell'intero provvedimento. E difatti il presidente della Commissione Antonino Caruso (An) ha ritenuto che fosse inutile proseguire. Più logico dare mandato al relatore affinché riferisca un parere negativo all'assemblea.
E proprio in aula dal 6 aprile prossimo si arriverà alla vera e propria resa dei conti su questo testo. Ma le premesse sono più che pessimistiche. Al reiterato no di Alleanza nazionale e Lega (partiti già fortemente contrari a questo sconto di pena condizionato quando lo si votò a Montecitorio) si sono infatti aggiunti quelli di Quercia e Udc. A questo proposito il diessino Giuseppe Ayala ha oggi definito il testo approvato dalla Camera ''inqualificabile, oltre che sicuramente incostituzionale''. Per lui va quindi ''gettato via'' per valutare se esistano le condizioni politiche per approvarlo con quella maggioranza dei due terzi che prescrive la Costituzione. Una tesi quella dell’incostituzionalità del ddl che è stata subito sposata anche dal senatore del Biancofiore Melchiorre Cirami. Il quale propone di ritornare sul più ortodosso indulto a tutto tondo, magari da abbinare come da prassi consolidata ad un’amnistia.
Un’ipotesi quest’ultima che sembra non dispiacere ai Democratici di sinistra. Per loro parla Guido Calvi. Che da un lato sottolinea come in teoria non sia ancora precluso un sì al provvedimento nel momento in cui l’aula lo esaminerà con nuovi emendamenti. Ma dall’altro si fa anche lui promotore di un ritorno all’indulto vero e proprio. “Noi - specifica - abbiamo presentato sia alla Camera che al Senato un disegno di legge in questo senso, che esclude, sia chiaro, dalla sua applicazione chi abbia commesso reati di criminalità organizzata e di terrorismo. E' auspicabile, a questo punto, che possa riprendere un confronto serio e sgombro da motivazioni propagandistiche o elettoralistiche”.
Inutile dire che intanto l’agonia annunciata di quello sconto di pena di tre anni per chi si comporta ben nei cinque successivi al rilascio fa invece indignare i radicali. “In silenzio, approfittando della disattenzione generale, la commissione Giustizia del Senato ha scritto una pagina di infamia. - dichiara durissimo il loro segretario Daniele Capezzone - E ora si passa in Aula, e ciascuno può immaginare con quali prospettive''.
(1 APRILE 2004, ORE 175) IL NUOVO




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