La crisi è nelle mani di Berlusconi
Il premier ha incontrato Tremonti e Brancher. Come depotenziare gli ultimatum leghisti ma garantire anche ad An e Udc di contare di più? Per ora niente vertici di maggioranza. Fini rinuncia al gesto clamoroso.
ROMA - La crisi avanza, incombe, Bossi continua a ripetere che "la nave sta finendo sugli scogli" e che lunedì, alla segreteria federale, annuncerà alla Lega che il patto che portò la Casa delle libertà alla vittoria nel 2001 è ormai carta straccia.
Fini fa smentire di aver voluto, anche se solo per un attimo, buttare la spugna e tornare al partito anche se, a ben vedere, il niet dell'Udc all'ingresso nella "cabina di regia" per la politica economica tutto sommato gli ha consentito di rimescolare di nuovo le carte di una verifica e di un'intesa che convincevano poco sia lui che il partito.
E i centristi, con Follini, fanno sapere che per ora non è previsto alcune vertice di maggioranza: un modo sottile per dire che non si va a nessun tavolo comune - quello che Berlusconi aveva sempre cercato di schivare - se prima non sono chiari gli obiettivi politico-programmatici. E se Berlusconi non prenderà impegni concreti a rimettere mano alla squadra dei ministri una volta che sarà terminato il fatidico semestre di presidenza italiana della Ue.
Sullo sfondo un desiderio comune di tutti gli alleati e anche di quella parte di Forza Italia che ha sempre mal sopportato tesi, istanze e comportamentio leghisti: mettere la museruola al Carroccio, disarticolare l'asse solidissimo che lega via del Plebiscito a via Bellerio, smantellare quell'architrave dell'alleanza che è il tutoring di Tremonti su Bossi.
"Adesso andiamo a vedere", ha detto ieri sera Berlusconi entrando nel suo quartier generale dopo aver lasciato il dorato retiro di Positano dove per un giorno si è concesso all'amico Zeffirelli, all'aria buona e a un piccolo bagno di folla. Sì, perché gli sguardi sono ora tutti puntati su di lui. Tocca a lui riprendere in mano il filo di un'intesa che la bozza distribuita venerdì scorso ai leaders della maggioranza dopo una notta insonne trascorsa a conffontarsi con Bossi e Fini non è servita a suggellare.
Ieri sera, verso mezzanotte, Berlusconi ha visto Tremonti e Brancher, i due luogotenenti dell'accordo con Bossi. E' di tutta evidenza che i temi trattati sono quelli che riempiono le agende dei leaders della maggioranza: come imbrigliare Bossi ma nello stesso tempo evitare una spaccatura sulla devolution e le riforme ("Lunedì la segreteria mi chiederà cose concrete - incalza il Senatur - Berlusconi deve dirci il quando e il come perché qui non c'è più la certezza di niente, il patto del 2000 non è stato realizzato"); e poi come far contare di più An e soprattutto l'Udc ("Berlusconi eserciti la sua leadership e non accetti gli ultimatum di Bossi - è il ragionamento di Follini - c'è bisogno di una regia politica ed è compito del premier") che dietro il suo no all'ingresso in "cabina" non nasconde la voglia e la necessità di un rimpasto.
D'altronde, l'argomento con cui è stato argomentato il Grande Rifiuto mostra il nervo scoperto dell'universo ex dc: "Come potremmo far parte della cabina se non abbiamo nessun ministro economico?". Segno che il tema del rimpasto e dei ritocchi alla squadra di governo è pronto ad esplodere a gennaio. Ma che a questo punto l'Udc vuole la "certificazione" che di seggiole, poltrone e strapuntini prima o poi si parlerà.
Che si vada alla crisi nessuno ci crede, anche se l'alleanza scricchiola pericolosamente. Il Cavaliere ostenta serenità, perché sa che il collante sta proprio nell'irrinunciabilità della sua leadership. "Ma dove credono di andare - avrebbe confessato ieri a Zeffirelli e ai suoi interlocutori notturni - Ma questi cosa vogliono? Li ho sdoganati io....". Tuttavia il tema di spegnere l'incendio appiccato da Bossi rimane, An e Udc sono decisi a lasciar fare questa volta tutto a Berlusconi. E' lui il garante di Bossi, veda lui come farlo scendere a più miti consigli.
Il resto sobno voci dal sen fuggite. L'Udeur nell'alleanza al posto della Lega? Un boatos smentito dallo stesso Mastella che commenta con un "hic manebimus optime" - seppur condizionato - il suo no a un cambiamento di alleanza anche se con l'Ulivo ha un lungo elenco di recriminazioni. Un governo del Presidente con a capo il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio? Questa volta il commento è di Cossiga, che ne approfitta per distillare un'altrra goccia di veleno nei confronti del Quirinale. "Non siamo nel '94 e al Quirinale non c'è Scalfaro....".
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Quale sarà la soluzione? io prevedo una nuova cena ad Arcore..
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salucc




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