Dal sito del barbieredellasera
11.07.2003
CHERCHEZ LE GRAIN
di Figaro
Il problema della maggioranza non riguarda solo i ruttini a tavola di Umberto Bossi
Proviamo a cercare la grana.
Nel senso che vorremmo proporre un’interpretazione delle fibrillazioni in seno alla maggioranza di governo leggermente diversa da quelle che leggiamo sulle pagine dei giornali in questi giorni.
A compulsare gli umori dei politici, in particolare quelli della Lega e di Alleanza Nazionale (vedi l’interessante intervista a Gianfranco Fini di Francesco Verderami sul Corriere della Sera di quest’oggi, 11 luglio) parrebbe che i dissensi interni alla maggioranza siano determinati dalle bizze della Lega Nord sulla devolution o dai ruttini di Bossi, dallo strapotere del ministro dell’Economia Giulio Tremonti o dallo scarso esercizio di leadership da parte del presidente Berlusconi e via cianciando.
Noi crediamo invece che le cause di tanto rumore siano da cercare nel faticoso cammino al Senato della legge del ministro Maurizio Gasparri sul riassetto del sistema radiotelevisivo italiano.
Dobbiamo ad alcuni valenti colleghi, come Giovanni Valentini di Repubblica o Dario di Vico del Corriere della Sera alcuni articoli di straordinario interesse pubblicati negli ultimi giorni sulla legge in discussione al Senato.
Chi non li ha letti se li procuri e vada a cercare, per ulteriore serena documentazione, i pezzi pubblicati da Michele Polo sul sito www.lavoce.info.
Per non farla troppo lunga (il modo per chiarirvi le idee ve lo abbiamo appena indicato) spiegheremo in due parole che la legge, se passasse così come Gasparri l’ha formulata, consentirebbe alle aziende di proprietà di Silvio Berlusconi di espandere il rastrellamento di risorse pubblicitarie (ecco la grana) per cifre che oscillano dagli 800 ai 1500 milioni di euro che non sono proprio bruscolini.
Nell’arco di un paio d’anni, inoltre, verrebbe meno il divieto, per i titolari di tre concessioni televisive, di possedere anche giornali quotidiani. In buona sostanza, il dominio di Silvio Berlusconi sul sistema dei media italiani potrebbe rafforzarsi enormemente proprio verso lo scadere della legislatura.
All’arrancare della legge Gasparri al Senato potrebbe essere associato anche il nervosismo degli uffici stampa Mediaset, tutti concentrati (vedi la rubrica delle lettere del Corriere della Sera e di Repubblica di oggi 11 luglio) a sostenere la bontà dell’impianto della riforma.
Paolo Calvani, direttore della comunicazione Mediaset arriva perfino a sostenere sul Corriere, non senza temerarietà, che “è pura invenzione parlare di abnorme concentrazione delle risorse pubblicitarie”.
In proposito vi rimandiamo a un bel pezzo di Salvatore Bragantini che il Barbiere ha ripreso dal Corsera giorni fa.
E’ ragionevole pensare che alcuni partiti della coalizione ne abbiano le scatole piene dell’espansionismo ultramiliardario di Silvio Berlusconi.
Fino quando si è trattato di approvare leggi ad personam (rogatorie, Cirami, Lodo Schifani) per mettere al riparo il capo della coalizione da pericolosi processi, la coalizione di centro destra ha serrato i ranghi.
Un capo della coalizione messo sotto schiaffo per corruzione di magistrati non avrebbe fatto comodo a nessuno. Non si puo’ dimenticare che se oggi il post fascista Gianfranco Fini è il numero due del governo e un tipo così stravagante come Umberto Bossi ministro, lo si deve al buon vecchio Silvio.
Ma qui si tratta di soldi. Per la prima volta, direttamente e sfacciatamente, non è più la persona del leader a dover essere favorita dalla legislazione, bensì la sua roba. E nessuno regala 1.500 milioni di euro a qualcuno in cambio di nulla.
Possiamo dunque immaginare che qualcuno, all’interno della maggioranza, si stia chiedendo (finalmente): ma chi ce lo fa fare di sganciare tutti questi soldi a Silvio Berlusconi? A noi che ce ne viene?
Già. Che ve ne viene?




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