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Discussione: Lo Scaricabarile...

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    Exclamation Lo Scaricabarile...

    La Cia ammette: "Tutta colpa nostra"

    Il direttore generale dell'agenzia, George Tenet, si prende la responsabilità dello scandalo dell'uranio all'Iraq. Bush aveva accusato Saddam di traffico illecito di materiale nucleare. Ma le prove erano false.


    WASHINGTON - Traballa la poltrona del direttore della Cia, George Tenet, che, in una dichiarazione pubblica, ha ammesso che l'agenzia di intelligence ha commesso un errore lo scorso gennaio, nel lasciare che la vicenda del (falso) traffico di uranio Niger-Iraq finisse nel discorso sullo stato dell'Unione del presidente George W. Bush. Tenet si è assunto la responsabilità dell'errore: "Io sono il responsabile nella procedura di approvazione all'interno della mia agenzia". "Quelle 16 parole - ha aggiunto - non avrebbero dovuto essere inserite nel testo scritto per il presidente e la Cia avrebbe dovuto assicurare che quelle parole fossero rimosse".

    Per ora Tenet non sarebbe sul punto di dimettersi e nessuna richiesta del genere gli sarebbe arrivata dal governo. Anzi il governo Bush gli ha rinnovato il suo pieno appoggio. Lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer, ad Abuja, capitale della Nigeria, dove attualmente il presidente americano è in visita. Ma è certo che se lo scandalo sull'uranio si dovesse ingigantire tanto da toccare fortemente la Casa Bianca, il direttore della Cia se ne dovrebbe andare. Sul capo di Tenet, tra l'altro, pesa come una spada di damocle anche la tragedia dell'11 settembre. Una commissione del Congresso starebbe, infatti, per presentare il rapporto finale sugli errori commessi dai servizi di intelligence prima dell'attentato alle Due Torri.

    (12 LUGLIO 2003; ORE 9:45, aggiornato alle 110)
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

  2. #2
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    Predefinito I nodi arrivano al pettine?

    E ancora, mentre una parte del mondo dichiarava ingiustificata la guerra all'Iraq chiedendo le prove delle dichiarazioni di Bush, un' altra parte con Giuliano Ferrara (sul cui giornalismo ormai credo non vi siano più dubbi) in prima linea almeno in Italia credeva (o fingeva di credere) ad ogni panzana:

    Bush nei guai: falsi due motivi per l'attacco all'Iraq


    Bufera politica su Bush. Dopo il Nigergate, l'ipotesi di traffici di uranio dal Niger all'Iraq smonatata dalla Cia che ha ammesso: "Prove false", cade anche l'ipotesi di legami tra Saddam e a-Qaeda


    WASHINGTON - Una bufera politica quella che dovrà affrontare Bush al rientro dal viaggio africano. E tutte riguardano i motivi, che sembrano smontarsi, per cui si è mossa guerra all’Iraq. La Casa Bianca sta cercando di limitare i danni di quello che ormai tutti chiamano il Nigergate, ossia il fatto che l’Iraq avesse importato uranio dal Niger, una delle ipotesi sui cui si basò l’attacco di marzo a Baghdad. Ipotesi messa ora in seria discussione dalla Cia che ammette di aver fornito “prove false”. Ma quelle prove finirono anche nel discorso presidenziale sullo Stato dell’Unione e rischiano di minare la credibilità di Bush.
    Ma non è finita: due ex funzionari dell’intelligence americana si sono fatti avanti nelle ultime ore per sostenere che un’altro ipotesi su cui si rese necessario l’attacco all’Iraq, cioè il presunto legame tra il regime di Saddam Hussein e al-Qaeda, fa in realtà acqua da tutte le parti. “Non c’è nessuna significativa traccia di cooperazione tra l’Iraq e le operazioni della rete terroristica legata a Osama bin Laden”.

    Il Nigergate. I principali quotidiani americani cominciano a puntare il dito contro la Casa Bianca. Il New York Times ha scritto oggi: “La Casa Bianca deve fornire molte spiegazioni” e ha definito la vicenda dell’uranio “politicamente esplosiva”. Il caso ricorda la vicenda del Watergate, montata nel 1972 dal Washington Post, e che portò alle dimissioni dell’allora presidente Nixon.
    Nel centro della vicenda di oggi un “falso” documento in cui si parla di traffici di uranio dal Niger all’Iraq. Un documento che non si basa su alcuna prova, ma fu approvato da George Tenet, il capo della Cia che oggi ha ammesso le sue colpe. Sedici righe fasulle che però finirono nel discorso sullo Stato dell’unione pronunciato da Bush il 28 gennaio scorso. In più, non è chiaro, il ruolo giocato dal vicepresidente Dick Cheney in tutta la vicenda. Pare infatti che nel marzo 2002, la Cia inviò un esperto, Joseph Wilson, nel Paese africano per chiarire l’intera faccenda, ma questi rientrò senza prove. Wilson sostiene che la sua intera missione nacque su richiesta dell’ufficio del vicepresidente. Ma allora, è possibile che Cheney sapesse che le prove per un attacco in Iraq non sussistevano già dal marzo di un anno fa?

    Nessun legame Saddam-Osama. L’altro duro colpo che Bush dovrà affrontare è la costatazione, esibita da due ex analisti dell’intelligence, che non ci sono prove di legami tra l’Iraq e la rete terroristica responsabile degli attacchi dell’11 settembre. Un dato di fatto, in realtà, perché le numerose ispezioni condotte sul territorio iracheno dopo la caduta di Saddam non hanno portato a nulla. Secondo i due analisti : “Se ci sono state collaborazioni non sono state continuative ma sporadiche”.
    E anche i detenuti eccellenti, Khalid Sheikh Mohammed e Abu Zubaydah, gli esponenti di al Qaida di più alto livello nelle mani degli Usa, hanno negato di aver mai lavorato per il regime di Baghdad. Nega anche Farouk Hijazi, un ex esponente dell'intelligence ed ex diplomatico iracheno catturato nei mesi scorsi, il cui nome era emerso come quello di un possibile contatto tra l'Iraq e Mohamed Atta, il capo dei terroristi-kamikaze protagonisti dell'attacco all'America dell' 11 settembre 2001.

    (12 LUGLIO 2003, ORE 20:40)
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

 

 

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