68 Pensieri sul '68 di Marcello Veneziani
L'ennesimo libro sul 68? L'ultima esaltazione letteraria della "rivoluzione" fallita? Un altro rimpianto su quei "favolosi
anni settanta"? Niente di tutto questo. Il libro di Marcello Veneziani, "68 pensieri sul 68" potrebbe al limite (diciamo al
limite perchè in verità non è solo questo) essere considerata un risposta (seria) al tristemente noto "Lettera a mio figlio
sul sessantotto" di Mario Capanna (ancora agli onori delle cronache! Incredibile!). Marcello Veneziani critica profondamente
quegli anni e soprattutto critica i protagonisti, chi ha voluto a tutti costi mitizzare quel periodo che di mitico non aveva
assolutamente niente. A sentire Veneziani si capisce che il '68 è stato solo un periodo di "follia" collettiva nel quale tutti
pensavano di poter fare e dire qualunque cosa, anzi si venne a creare una specie di "competizione" a chi la "sparava più grossa"
a chi partoriva l'assurdità maggiore. Il '68 secondo Veneziani non è stata una rivoluzione, tutt'altro: nel '68 si è solo
formata la futura classe dirigente, si formavano i "nuovi padroni" fra coloro che urlavano in piazza "a morte i padroni"!
Questa è la contraddizione del '68. Molti, moltissimi, quasi tutti i politici oggigiorno al governo, quasi tutti i direttori
di testate giornalistiche, quasi tutti i direttori di TG, tutti gli opinionisti televisivi e i conduttori di talk shows importanti
(insomma...), tutta questa gente è figlia del '68. Quindi, come si può parlare di rivoluzione? "68 pensieri sul '68" contiene
appunto 68 piccoli brani di facile lettura e di immediata comprensione che provano a spiegarci il '68 visto "da destra". Tanto
per dirla tutta, il 68-esimo ed ultimo "pensiero" di Marcello su questo argomento dice a proposito del '68 Italiano e dello
stesso periodo Turco (Italia e Turchia furono fra le nazioni più influenzate dalla "rivolta" sessantottina): "...in Turchia
i protagonisti del '68 sono stati mandati al patibolo, in Italia sono stati mandati al governo...". Meditate gente, meditate...
Da: http://utenti.lycos.it/agamalfi/newpage2.html
C'è poco da meditare. La gente come al solito è stata usata per scopi reconditi e la rivoluzione di qualsiasi genere sia, non va mai a vantaggio del popolo, ma di coloro i quali hanno bisogno del popolo che far cambiare la storia a proprio piacimento.
Una volta raggiunto lo scopo, il popolo se ne torni pure nella sua stalla.
L'unica ricetta possibile per cercare di cambiare le cose?
Meno calcio, meno audience a Zelig ed alle tette in Tv, meno MTV e più gratificazione a chi sa fare il suo mestiere in campo artistico-culturale, più letture culturali non in linea con quelle che il sistema impone e principalmente credere nei valori della nostra tradizione e della nostra storia.
Lo so che è come togliere ad un bambino una fetta di torta e dirgli di fare il compito di matematica.
Ma se il bambino deve crescere deve anche imparare che non si vive solamente per quella fetta di torta.
Un saluto.




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