di Vladimiro Frulletti

CECINA (Livorno) «Gli immigrati devono avere il diritto di voto». Si è aperto con questa, perentoria, affermazione del Presidente della Toscana, Claudio Martini il IX° meeting antirazzista organizzato dall’Arci a Cecina in provincia di Livorno. La otto giorni (l’iniziativa si concluderà il 19 luglio)di incontri, laboratori e spettacoli (che vede la collaborazioni di numerose associazioni antirazziste italiane, di istituzioni e della federazione delle chiese evangeliche) è dedicata al tema delle frontiere. Ma quest’anno la manifestazione ha anche un nome, un cognome e un volto. Quello del pacifista e antirazzista Dino Frisullo, deceduto per una grave malattia all’inizio di giugno. Frisullo per tutta la vita si è battuto in favore dei migranti e dei popoli sottomessi. In Turchia finì anche in carcere in nome del popolo curdo.

E in un paese, come l’Italia, dove con la legge Bossi-Fini le barriere si stanno alzando sempre più (al meeting non potrà partecipare un professore universitario algerino, Mourad Kahloula, a cui è stato negato il visto) e dove c’è chi pensa di rispondere ai migranti in cerca di pace e cibo con le cannonate, la Toscana risponde con una forte affermazione dei diritti di cittadinanza. Non per niente contro la proposta di var votare (e di essere votati)tutti i residenti della regione, indipendentemente dalla loro cittadinanza, si sono scagliate le destre toscane. Da queste parti, a dire il vero, la Lega di Bossi non ha molti sostenitori, ma al suo posto Forza Italia e An reggono benissimo la parte anche da sole. Così, di fronte alla loro netta opposizione di scrivere nel prossimo Statuto della Toscana il diritto di elettorato attivo e passivo per gli immigrati (la proposta è del gruppo Ds), Martini, appena messo piede a Cecina, ha voluto ribadire che i tempi sono maturi. «Credo che sia dovere di un’istituzione al passo con i tempi - spiega il presidente toscano - impegnarsi per garantire il diritto di voto attivo e passivo agli stranieri con regolare permesso di soggiorno residenti in Toscana». Una posizione che ha trovato il consenso esplicito anche della Cisl. Martini non nega che debba essere studiata bene dal punto di vista giuridico, ma auspica che « un dibattito politico sereno consenta di arrivare ad una indicazione chiara in questo senso all’interno dello Statuto regionale». Anche perché «Si tratta di persone - dice - che contribuiscono allo sviluppo della nostra regione ed è un loro diritto e una responsabilità partecipare attivamente alla vita politica». In verità sul voto agli immigrati il centrosinistra toscano non è compatto. E se appare scontata la contrarietà delle destre, meno comprensibile sembra l’atteggiamento di Margherita, verdi, Sdi e Pdci che insieme a Rifondazione comunista in commissione Statuto non hanno sostenuto l’emendamento Ds di riconoscere «...l’elettorato attivo e passivo di tutti i residenti nella regione». Anche perché invece a Firenze hanno sottoscritto la delibera della Quercia che propone di consentire agli stranieri residenti a Firenze da almeno due anni di partecipare alle elezioni dei Consigli di circoscrizione.
Così nel parco della Cecinella, dove si sta svolgendo il meeting, i temi generali della pace, della globalizzazione e dell’immigrazione si vengono di continuo a incrociare con le loro concretissime traduzioni locali. Dire ma anche agire.