"L'Italia non è fatta di particolarismi"
Mentre il Polo si divide sulla devolution, Ciampi lancia un appello in favore dell'unità del Paese: "In Europa si mettono in comune i destini".
ROMA - Un appello per l’unità del Paese. Deciso e insistito. Carlo Azeglio Ciampi lo fa da Atene, ma è un messaggio ad uso interno della maggioranza di casa nostra. Mentre nel Polo ricominciano le ostilità sulla devolution, giocando sul filo sottilissimo dell’"interesse nazionale" da introdurre al progetto di legge costituzionale di Bossi già votato da Camera e Senato in prima lettura, il presidente della Repubblica ci tiene a difendere il vessillo della comune identità italiana.
"L'Italia è sorta - ha ammonito il capo dello Stato - non per contrapporre un particolarismo ad altri particolarismi, ma per unire gli abitanti della penisola in nome di una comune identità".
Lì accanto c'è il presidente della Repubblica ellenica Costantinos Stefanopoulos, col quale il capo dello Stato ha avuto un colloquio che ha segnato l'inizio della sua visita di stato in Grecia. Parlando dei dieci paesi che entreranno nell'Ue con la firma del trattato di adesione posta proprio ad Atene, Ciampi si è detto felice dei nuovi ingressi: "Li accogliamo con animo fraterno e nel sentimento di una comune appartenenza. Verranno a far parte di un Unione che per decenni è stata nei loro sogni e nella cui finalità hanno preso il solenne impegno di riconoscersi".
Subito dopo il capo dello Stato torna a tessere la tela europeista."Il discrimine dell'appartenenza europea è il pieno coinvolgimento in una comunità di destini, non la semplice adesione ad una alleanza o ad uno spazio economico di sicurezza".
(15 LUGLIO 2003, ORE 190)
Ma non era una brava persona?Il piduista sente odor di bruciato o teme di dover sciogliere le camere?Insistere da oltre tre anni,con bandierume vario,significa voler a tutti i costi far fuori la Lega.Perfino Fazio si scomoda a sostenere A.N.e del resto la storia insegna che i governatori della banca d'itaglia condizionano sempre i governi.Fino ad oggi la reticenza alle riforme, è figlia proprio di chi le ha pontificate in campagna elettorale Berlusconi docet.Fossi in Bossi,col cazzo mi fiderei di questo cialtrone.




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