da www.iltempo.it
" UNA SINISTRA NON LIBERA DA CASTRO
di GIORGIO TORCHIA
BASTA Fidel, ma non "Basta con Fidel". Non è un gioco di parole, ma l'indicazione del malessere delle contraddizioni della sinistra italiana nei confronti del dittatore caraibico. I Ds, in questi giorni, hanno affisso manifesti con i quali invocano "democrazia, giustizia e libertà per il popolo cubano" e dicono al loro amico di sempre: "Basta Fidel", vale a dire finiscila col violare questi diritti. Un'altra cosa, invece, è il "Basta con Fidel", da cui prende le distanze la sinistra italiana. Una parte di essa, la componente che fa capo ai comunisti italiani di Armando Cossutta, allineati a Rifondazione , è finanche critica della posizione assunta dai Ds, che in realtà pone il problema di Fidel Castro dentro il sistema che ha creato e non fuori di esso.
Quel che può apparire così una decisa ed inedita presa di distanza della sinistra italiana post comunista dal regime cubano, è in realtà un'operazione diretta a scomporre il problema costituito dall'ultimo dittatore dell'emisfero occidentale e cioè: una cosa è chiedere a Fidel, come affettuosamente lo continuano a chiamare i compagni, di arrendersi alla realtà e di avviare una riforma del suo regime, un'altra è condannarlo in toto e chiedergli di allontanarsi da una scena nella quale è presente da circa mezzo secolo. Una longevità politica che ha superato quelle storiche di Franco, di Mao e di Kim Il Sung.
È una scelta ipocrita che si rifiuta di analizzare, e trarre le dovute conclusioni, su un problema di fondo: per ridare democrazia e libertà a Cuba ed al suo sventurato popolo bisogna proprio farla finita "con" Fidel. Castro in tutti questi anni è stata l'ultima icona del santuario comunista, le cui immagini, per impresentabilità, si sono perdute lungo la strada della storia. Fidel appariva il più presentabile, anche perché era l'ultimo sopravvissuto alla catastrofe del comunismo e del suo paese madre: l'Urss. Un comunismo, quello di Castro, a ritmo di samba ed innaffiato dal rum caraibico.
Lo stesso Fidel, con la sua barba, mantenuta in ricordo di una stagione rivoluzionaria che sembra appartenere alla preistoria, è un personaggio che per carisma, eloquio ed atteggiamenti, si distaccava dai burocrati del Pcus alla Breznev. Il suo regime, poi, in divisa verde oliva, si presentava come uno strano nazionalcomunismo in cui intravedere anche del peronismo, cioè una versione edulcorata del fascismo latino-americano. Simboli, parole d'ordine, estetica rafforzavano questa sensazione.
Ma se il regime di Fidel è sopravvissuto alla fine del comunismo ed ai cambiamenti epocali, il suo carisma ormai non funziona più. Giunto al potere all'insegna di "Cuba libre", ne fece una colonia dell'l'Urss ed arrivò al punto da spingere Mosca e Washington verso l'apocalisse nucleare, in occasione della crisi dei missili del 1962. Il castrismo in tutti questi anni si è sempre più radicalizzato come sistema totalitario ed oppressivo. Castro ha respinto tutti i tentativi, l'ultimo indiretto è quello del Papa con la sua visita a Cuba, di avviare un processo di graduale trasformazione democratica. Ha prodotto, con due milioni di cubani che vivono negli Usa, il più grande fenomeno di profughi della nostra storia contemporanea. Il canale della Florida è quel che resta della cortina di ferro. Violata costantemente da gente che cerca la libertà e finisce in preda ai marosi, davanti ai plotoni d'esecuzione castristi o uccisi mentre tentano al fuga.
Gorbaciov cercò di esportare a l'Avana la "perestrojka".Il risultato fu che il generale Ochoa, braccio destro di Fidel, ed alcuni suoi amici che pare volessero spingere verso il riformismo, finirono giustiziati. Fidel vuole restare la potere oltre la sua morte: ha designato il suo obliquo fratello Raul a succedergli. La Cuba rivoluzionaria - idealizzata da un "Che" Guevara che, come suggerisce Debrais bisognerebbe cominciare a guardare contro luce - è oggi un paese alle prese con la miseria, le divisioni sociali, la prostituzione ed una corruzione generalizzata. Il regime, che di questo accusa l'embargo americano ampiamente aggirato, si salva grazie agli investimenti, nel turismo, dei capitalisti europei e canadesi, e alla dollarizzazione dell’economia. All'epoca di Batista era il bordello degli americani. Oggi lo è degli europei. Fidel rifiuta il "cambio" e lo rifiuta la nuova classe dirigente generata dal regime che intende perpetuare, in chiave oligarchica, i suoi privilegi. Al punto in cui sono giunte le cose, l'unica soluzione è finirla, appunto, con Fidel.
martedì 8 luglio 2003 "
Finirla con Fidel a Cuba, con il comunismo e i suoi residui....ovunque. Ogni giustificazione della tirannide è una minaccia potenziale per la democrazia, in ogni luogo del mondo.
Saluti liberali




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